{"id":60283,"date":"2020-10-27T09:30:31","date_gmt":"2020-10-27T08:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60283"},"modified":"2020-10-27T00:17:26","modified_gmt":"2020-10-26T23:17:26","slug":"la-vecchia-economia-funzionava-solo-per-pochi-tenercela-sarebbe-una-sconfitta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60283","title":{"rendered":"La vecchia economia funzionava solo per pochi. Tenercela sarebbe una sconfitta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Luca Poggi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo shock causato dalla pandemia ha avuto una conseguenza immediata, il regime di distanziamento sociale, e una indotta, la crisi economica. A soffrirne di pi\u00f9 sono state, in entrambi i casi, le fasce pi\u00f9 svantaggiate della popolazione. Se \u00e8 gi\u00e0 stato ampiamente notato, a titolo esemplificativo, che la quarantena \u00e8 pi\u00f9 dolce in una villa che in un monolocale, ci sentiamo di dover aggiungere la grande incertezza che aleggia tra i titolari di piccole attivit\u00e0 commerciali, i lavoratori a basso salario e i disoccupati, i primi su cui storicamente si scaricano gli effetti delle recessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non sono mancate le manifestazioni di dissenso, nei confronti della gestione politica del virus e pi\u00f9 in generale verso un sistema economico che divide le risorse iniquamente nella prosperit\u00e0 quanto nella crisi. Tuttavia, l\u2019incapacit\u00e0 da parte di tali movimenti di trasformarsi in un cambiamento reale fa s\u00ec che l\u2019ardore e la speranza lascino presto spazio alla disillusione. Poich\u00e9, come si \u00e8 detto, il problema risiede nella struttura economica piuttosto che nelle istituzioni, queste ultime sempre pi\u00f9 a corto di strumenti di intervento, \u00e8 anche difficile capire da chi pretendere un miglioramento delle proprie condizioni. Si ritorna cos\u00ec alla vecchia storia secondo cui il nostro sistema economico, seppur pessimo, resta sempre il migliore tra quelli possibili, se neanche stavolta si \u00e8 riusciti a cambiarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Che ci saranno dei cambiamenti importanti, comunque, \u00e8 facilmente intuibile da alcuni spunti che ci ha lasciato il periodo di quarantena. Su quanto aspettarci, ci sono una serie di considerazioni da fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Prima questione, il lavoro. Dal punto di vista delle imprese, la crisi ha portato con s\u00e9 un enorme problema fondamentale: se non posso produrre, perch\u00e9 accollarmi il costo di una forza lavoro inutile? La tendenza del mercato lavorativo a richiedere manodopera sempre pi\u00f9 flessibile (anche detta lavoro precario) \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0 da diversi anni, ma la violenza con cui il lockdown ha colpito la produzione potrebbe rappresentare un punto di svolta definitivo. Che la stragrande maggioranza dei mestieri manuali sia completamente automatizzabile \u00e8 cosa ormai nota, ci\u00f2 che finora ha impedito la sostituzione dell\u2019uomo con la macchina \u00e8 l\u2019enorme costo di conversione da sopportare. Costo che per\u00f2, alla luce di un crollo atteso della produzione industriale del 10%, sembra improvvisamente avere molto pi\u00f9 senso rispetto a pochi mesi fa. Le macchine non prendono il coronavirus, non hanno le ferie, non scioperano, e comunque se qualcosa non va basta spegnerle, o riprogrammarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa constatazione ha una conseguenza immediata: siccome una volta sopportati questi costi fissi si ottiene un vantaggio abissale rispetto ai concorrenti, e visto che tali costi saranno sopportabili solo da poche imprese di dimensioni particolarmente grandi, c\u2019\u00e8 il serio rischio, per le piccole e medie imprese operanti nei settori coinvolti dall\u2019automazione, di sparire dal mercato. (si veda Autor, 2010, The polarization of Job Opportunities in the US Labor Market: implications for Employment and Earnings).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa ne sar\u00e0, in questo scenario, della conseguente nuova massa di disoccupati? Basta che si specializzino e tornerano a lavorare, dice la teoria economica. Ci\u00f2 \u00e8 senz\u2019altro possibile per qualche individuo isolato, ma \u00e8 ragionevole nutrire qualche dubbio sulla validit\u00e0 a livello aggregato. Sappiamo che il sistema produttivo di un Paese si adatta rapidamente ai cambiamenti tecnologici, ma non abbiamo alcuna certezza che tale adattamento debba coinvolgere l\u2019intera forza lavoro preesistente. Pu\u00f2 essere, semplicemente, che tra qualche anno molti di noi saranno inutili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte, una soluzione alternativa sarebbe l\u2019erogazione di un sussidio di disoccupazione permanente, un vero e proprio reddito di cittadinanza, ma chi dovrebbe esserne il distributore? Lo stato non \u00e8 in grado di sopportare spese tanto ingenti, n\u00e9 ha la forza di imporre un regime di tassazione pi\u00f9 gravoso alle imprese per finanziarsi, dal momento che rischierebbe di vederle sparire in un batter d\u2019occhio verso lidi fiscalmente pi\u00f9 accoglienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa situazione di impotenza dello stato potrebbe non limitarsi a quanto appena detto. I cambiamenti e le misure di cui si sta discutendo per uscire dalla crisi, infatti, hanno prevalentemente, se non esclusivamente, carattere economico, e come tali vengono discusse da istituzioni economiche (banche centrali) ed attori privati del mercato (grandi imprese). Gli stati nazionali, e soprattutto i cittadini elettori, ne prendono semplicemente atto, si regolano di conseguenza senza avere mai effettivamente troppa voce in capitolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In ossequio alla dottrina neoliberista, se ci sono problemi, innanzitutto va rimesso in moto il normale funzionamento del libero mercato, poi si pu\u00f2 pensare ad altro. Questo approccio un po\u2019 dogmatico \u00e8 ormai dato per scontato, al punto che la discussione sulla possibilit\u00e0 che sia sbagliato \u00e8 ridotta ad esercizio intellettuale per gli accademici. Immediata conseguenza: se l\u2019obiettivo non \u00e8 attuare politiche sociali mirate ma assicurare il funzionamento del mercato e lasciare che questi faccia il resto, non \u00e8 di politici che abbiamo bisogno, ma di economisti. Gi\u00e0 che ci siamo tenuti questo sistema economico, insomma, facciamolo amministrare da chi lo conosce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La vicenda che meglio incarna il contrasto tra democrazia ed economia \u00e8 stato il dibattito intorno al Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, ed in particolare alle condizionalit\u00e0 annesse (per cui si rimanda a questo articolo di Rethinking Economics Italia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa dobbiamo aspettarci, allora, da queste istituzioni economiche? Probabilmente niente di diverso da quanto successo finora. Il loro obiettivo fondamentale \u00e8 fornire liquidit\u00e0 agli attori del mercato nei tempi e nei modi in cui questo la richiede, indipendentemente dall\u2019utilizzo che ne viene fatto. L\u2019importante \u00e8 che ci sia sempre denaro a sufficienza, se non in abbondanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 ha permesso a numerose imprese di utilizzare ingenti finanziamenti per accrescere fittiziamente il valore delle proprie azioni (il famoso \u201cbuy-back\u201d americano) o per distribuire dividendi, piuttosto che assumere nuovi lavoratori, schiodarne i salari dal minimo sindacale o investire in ricerca. \u00c8 normale che le imprese prediligano gli interessi degli investitori a quelli della collettivit\u00e0, mentre sarebbe compito di attori come le banche centrali o il Fondo Monetario Internazionale quello di supportare anche il pubblico, oltre al privato. Le occasioni per questi ultimi di mettere in discussione i propri meccanismi ci sono stati: il fatto che poco e nulla sia cambiato negli anni pu\u00f2 essere dovuto a molte ragioni che ignoriamo, ma sicuramente non lascia presagire alcuna inversione di rotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche sul fronte ambientale, forse la pi\u00f9 grande battaglia collettiva dei giovani di tutto il mondo in tempi recenti, le prospettive non sono esattamente rosee. In un recente articolo di Alessandro Faini, Lorenzo Scalzitti e Luca Poggi di Rethinking Economics (tradotto in italiano per il blog del Sole 24 Ore) viene evidenziata la ricorrenza sistematica dei picchi di inquinamento nei periodi immediatamente successivi alle crisi economiche. Bisogna tornare a produrre e recuperare quanto perso, e quanto pi\u00f9 il calo della produzione \u00e8 stato ampio, tanto pi\u00f9 ripida sar\u00e0 la risalita delle emissioni. Il fatto che l\u2019attuale crisi abbia portato con s\u00e9 un crollo dell\u2019offerta senza precedenti storici lascia poco spazio alla speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Prima dello scoppio della crisi erano gi\u00e0 molte le difficolt\u00e0 che la popolazione mondiale, o almeno la sua maggior parte, si trovava ad affrontare. La crisi ha aggravato ed ampliato molte di queste difficolt\u00e0 ed ha aggiunto ulteriore incertezza sul futuro. Va notato che in un primo momento il virus ci ha dato, forse, un po\u2019 di speranza nel cambiamento, nel fatto che si potessero mettere in discussione quei meccanismi che generano costantemente povert\u00e0 e disuguaglianze. L\u2019isteria con cui si sta rapidamente cercando di \u201ctornare alla normalit\u00e0\u201d ci fa presagire un futuro avaro di miglioramenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 dunque il rischio che il perpetuarsi di questa normalit\u00e0 continui ancora a lungo a rappresentare un ostacolo alla realizzazione di obiettivi di uguaglianza e giustizia in qualunque societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-vecchia-economia-per-pochi-tenercela-sconfitta-crisi\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-vecchia-economia-per-pochi-tenercela-sconfitta-crisi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO\u00a0 (Luca Poggi) Lo shock causato dalla pandemia ha avuto una conseguenza immediata, il regime di distanziamento sociale, e una indotta, la crisi economica. 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