{"id":60334,"date":"2020-10-30T10:30:37","date_gmt":"2020-10-30T09:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60334"},"modified":"2020-10-29T23:50:33","modified_gmt":"2020-10-29T22:50:33","slug":"mes-ce-lo-chiede-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60334","title":{"rendered":"Mes, \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>SOLDI E POTERE (Carlo Clericetti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Sul Corriere della Sera Lucrezia Reichlin, una economista molto autorevole, propone una nuova versione del \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d in cui fa rientrare anche la richiesta del prestito al Mes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La Bce pu\u00f2 fare quel che sta facendo, dice Reichlin, perch\u00e9 esiste un consenso politico, lo stesso che \u00e8 stato necessario per consentire a Draghi di pronunciare il whatever it takes. La Bce sta di fatto finanziando gli Stati \u2013 cosa esplicitamente vietata dal suo statuto \u2013 e per di pi\u00f9 non rispetta nemmeno la proporzione stabilita (secondo la capital key, ossia il peso relativo di ciascun paese nel suo capitale): infatti, per esempio, compra pi\u00f9 titoli italiani di quanto sarebbe previsto. Eppure n\u00e9 il Consiglio, n\u00e9 la Commissione la richiamano all\u2019ordine. Questo accade \u2013 afferma l\u2019economista &#8211; appunto perch\u00e9 si \u00e8 raggiunto un consenso politico su quanto \u00e8 necessario per affrontare la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il consenso, sostiene Reichlin, si \u00e8 formato attorno a un complesso di strumenti: Recovery, bilancio, e anche il Mes e il Sure (il fondo contro la disoccupazione). Ci\u00f2 significa che bisogna usarli tutti, altrimenti quel consenso potrebbe venire meno. Quindi l\u2019Italia non faccia la schizzinosa con il Mes e la Spagna con il Recovery, perch\u00e9 altrimenti c\u2019\u00e8 il rischio che il \u201crubinetto\u201d Bce si chiuda, perch\u00e9 nessuna banca centrale pu\u00f2 attuare interventi illimitati se il consenso politico manca, come si \u00e8 visto nel 2011 quando gli interventi non hanno funzionato perch\u00e9 in Europa non c\u2019era accordo su cosa fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quelli \u2013 le ha ricordato su Twitter Francesco Saraceno, altro economista \u2013 non hanno funzionato appunto perch\u00e9 mancava la dichiarazione che sarebbero stati \u201cillimitati\u201d, la sola cosa che scoraggia la speculazione dal mettersi contro una banca centrale. E\u2019 questo un punto cruciale che a molti economisti e a qualche banchiere centrale \u2013 per non far nomi, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, per esempio \u2013 sembra sfuggire. Chi rifiuta di accettare questo concetto dimostra di non aver capito come funzionano i mercati finanziari: un rifiuto incomprensibile, dato che la storia ha fornito prove che dovrebbero aver convinto chi non sia accecato da un\u2019ideologia. Si pu\u00f2 ricordare ad esempio l\u2019\u201daccordo del Plaza\u201d (dal nome dell\u2019albergo di New York dove nel 1985 si svolse la riunione di ministri e banchieri centrali del G5), che mise fine all\u2019apprezzamento del dollaro; la rovina dello Sme nel 1992, causata dal rifiuto della Bundesbank di proseguire gli interventi, violando il patto dell\u2019accordo di cambio; l\u2019ormai mitica frase di Draghi, che stronc\u00f2 l\u2019attacco ai debiti pubblici senza bisogno di impiegare un euro. E infine, storia di ieri, l\u2019infelice dichiarazione di Christine Lagarde (\u201cNon \u00e8 compito della Bce occuparsi degli spread\u201d) subito seguita da una bufera sui mercati, altrettanto repentinamente placatasi in seguito alla precipitosa retromarcia della presidente Bce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che pi\u00f9 colpisce nella tesi di Reichlin, che i meccanismi europei li conosce bene, essendo stata tra l\u2019altro direttrice della ricerca nella Bce, \u00e8 comunque un altro aspetto: dovremmo richiedere il Mes non perch\u00e9 ci sia necessario o perch\u00e9 sia conveniente (come sottolineano gli altri sostenitori dell\u2019adesione), ma \u201cper disciplina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Meglio sarebbe dire \u201ccome atto di sottomissione\u201d. Il Mes \u00e8 nato nel 2012, formalmente per aiutare i paesi in crisi, ma, di fatto, \u00e8 stato il prezzo pagato per avere il consenso tedesco al whatever it takes: chi chiede aiuto deve essere commissariato. Poi, se \u00e8 un governo \u201camico\u201d lo si tratta bene. Alla Spagna guidata dal conservatore Mariano Rajoi, che vi \u00e8 ricorsa per i salvataggi bancari, non sono stati richiesti programmi particolari. Ma con la Grecia guidata dal \u201csinistro\u201d Alexis Tsipras sappiamo com\u2019\u00e8 andata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo imparato da tempo che l\u2019Europa \u00e8 guidata da un potere di fatto, cio\u00e8 da un nucleo di paesi raccolto intorno alla Germania. Alcuni per dipendenza economica, altri per vicinanza ideologica, con il caso particolare della Francia che tenta di dare l\u2019illusione \u2013 in questo con l\u2019aiuto di Berlino \u2013 di avere pari dignit\u00e0 e potere, ma \u00e8 ormai da tempo solo il pi\u00f9 importante dei sottoposti. Il guaio di questa situazione \u00e8 che le idee tedesche in economia \u2013 orrore del debito anche se serve per investire, bassi consumi interni, crescita trainata solo dall\u2019export \u2013 pu\u00f2 magari funzionare per un solo paese, ma non per una unione di 27. Condanna molti dei paesi membri a una sostanziale stagnazione (quando va bene). E soprattutto non pu\u00f2 pretendere che una fra le tre pi\u00f9 importanti aree economiche del mondo cresca solo per l\u2019export. E\u2019 inevitabile che prima o poi questo provochi reazioni, e infatti con Trump le reazioni sono arrivate. La Cina lo ha capito: i suoi avanzi commerciali record sono ormai un ricordo, e ora punta sui consumi interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Facciamo un bilancio della guida tedesca, del suo modo di gestire le crisi, delle sue idee in economia. Il risultato \u00e8 che gli squilibri tra paesi e all\u2019interno di essi sono aumentati e la crescita dell\u2019area \u00e8 stata la pi\u00f9 bassa del mondo. L\u2019obiettivo di ridurre i debiti pubblici, considerato fondamentale, \u00e8 clamorosamente fallito, quello di avere un\u2019inflazione stabile ma moderatamente positiva lo stesso. I tagli alla spesa pubblica ora, con l\u2019emergenza Covid, presentano il conto. In tutti i paesi si scatenano periodicamente vasti movimenti di protesta, e i partiti che hanno guidato la politica nell\u2019ultimo ventennio nei casi migliori sono lontani dai loro massimi, nei peggiori sono crollati a livelli di irrilevanza o sono addirittura scomparsi. Sar\u00e0 il caso di prendere atto di questi risultati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno dir\u00e0 che infatti con questa crisi sono state fatte scelte nuove e importanti, come la sospensione del Patto di stabilit\u00e0, il Recovery Fund che comprende una parte importante di sussidi (ma anche quelli, col tempo, li ripagheremo quasi del tutto), l\u2019emissione di bond europei, l\u2019azione della Bce. E\u2019 vero, ma sono tutte decisioni presentate come eccezionali per rispondere a una situazione eccezionale, e gi\u00e0 si sono levate voci che chiedono un ritorno alla \u201cnormalit\u00e0\u201d appena possibile. E\u2019 vero, ma gli Stati stanno ferocemente litigando su aumenti del bilancio europeo dello zero-virgola. E\u2019 vero, ma le riforme in cantiere \u2013 da quella del Patto di stabilit\u00e0, a quelle per il completamento dell\u2019unione bancaria, a quella dello stesso Mes \u2013 si muovono nella logica del passato, anzi inasprendola e aggiungendo errori di valutazione il cui esito sarebbe disastroso, almeno per alcuni paesi e prima di tutti il nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il Mes \u00e8 la quintessenza di quella logica. Scrive Saraceno: \u201cIl MES sanitario oggi non aiuta i paesi membri. In alcuni di essi avvelena i pozzi, distorce un\u2019istituzione, il MES appunto, creata per altri scopi (la stabilit\u00e0 finanziaria). Mi sembra evidente che sia una mina vagante proprio per quel consenso politico che Reichlin difende. Quindi, proprio prendendo sul serio l&#8217;invito di Reichlin mi domando: per salvare il consenso politico europeo, non dovremmo noi economisti suggerire ai nostri dirigenti di abbandonare una volta per tutte il MES che nessuno vuole (e di cui nessuno tranne noi italiani parla)?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non \u00e8 tutto, perch\u00e9 Reichlin trascura di dire che non sono solo l\u2019Italia e la Spagna a \u201cmettere in pericolo\u201d il consenso politico europeo. Sul Recovery anche il Portogallo ha gi\u00e0 dichiarato che far\u00e0 come la Spagna e si scommette che la Francia far\u00e0 altrettanto. E quanto al Mes, visto che nessuno Stato (nessuno!) ha intenzione di chiederlo, dove starebbe il \u201cconsenso\u201d? Forse Reichlin si riferisce all\u2019invito all\u2019Italia di Angela Merkel a prendere il prestito sanitario. (Cosa mai si arriva a vedere! Una leader tedesca che invita un paese a indebitarsi\u2026). Ma allora diciamola in un altro modo: la Germania ha parlato, mica la vorremo contrariare? E\u2019 quello il \u201cconsenso politico\u201d che conta\u2026 Lasciamo perdere, allora, il discorso del \u201cconsenso sul pacchetto\u201d, e chiamiamo le cose come stanno: si vuole che l\u2019Italia sottoscriva il prestito Mes perch\u00e9 all\u2019occorrenza questo strumento opaco e irresponsabile politicamente e giuridicamente possa commissariarla e imporre le sue ricette. All\u2019occorrenza, cio\u00e8 se questo governo o uno dei prossimi dovesse deviare da quello che il \u201cconsenso europeo\u201d (cio\u00e8 di Berlino\u2026.) ritiene giusto. E\u2019 l\u2019eterna logica del \u201cvincolo esterno\u201d: anche quello ha dato pessima prova, e merita un posto nella discarica delle politiche sbagliate che l\u2019Italia e l\u2019Europa perseguono da un trentennio.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SOLDI E POTERE (Carlo Clericetti) \u00a0Sul Corriere della Sera Lucrezia Reichlin, una economista molto autorevole, propone una nuova versione del \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d in cui fa rientrare anche la richiesta del prestito al Mes. La Bce pu\u00f2 fare quel che sta facendo, dice Reichlin, perch\u00e9 esiste un consenso politico, lo stesso che \u00e8 stato necessario per consentire a Draghi di pronunciare il whatever it takes. 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