{"id":60398,"date":"2020-11-02T12:45:44","date_gmt":"2020-11-02T11:45:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60398"},"modified":"2020-11-02T12:43:24","modified_gmt":"2020-11-02T11:43:24","slug":"erdogan-e-macron-le-liberta-francesi-alla-prova-della-geopolitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60398","title":{"rendered":"Erdo\u011fan e Macron: le libert\u00e0 francesi alla prova della geopolitica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Lorenzo Palaia)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/erdoganMacron.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sta creando tensione trasversale, dall\u2019Europa occidentale al Golfo Persico e oltre, il conflitto verbale innescatosi tra il Presidente turco Erdo\u011fan e quello francese Macron. Mentre quest\u2019articolo viene scritto, decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Dacca, Bangladesh, dando alle fiamme immagini del Capo dell\u2019Eliseo. Riassumiamo brevemente gli eventi.<\/p>\n<p>In un recente discorso pubblico Erdo\u011fan ha dato del matto al suo omologo d\u2019Oltralpe, accusandolo di avere invisa la libert\u00e0 religiosa e di reprimere la minoranza musulmana francese. Oltre a consigliargli quindi di consultare un medico, ha paragonato la condizione dei musulmani francesi a quella degli ebrei in Europa prima della\u00a0<em>Shoah<\/em>. La Francia ha richiamato l\u2019ambasciatore per consultazioni, innescando una crisi che ha costretto le cancellerie e la stampa europee a prendere posizione in maniera pi\u00f9 o meno netta, e dall\u2019altra parte causando la chiamata al boicottaggio delle merci francesi. Quest\u2019iniziativa, partita da associazioni del commercio dei Paesi del Golfo (Qatar e Kuwait\u00a0<em>in primis<\/em>), \u00e8 stata s\u00f9bito fatta propria dalla societ\u00e0 civile del mondo islamico, diffondendosi in maniera endemica e poi venendo rilanciata persino da alcuni Stati, inclusa la stessa Turchia. La risposta della Francia \u00e8 stata speculare, con l\u2019invito al boicottaggio delle merci turche.<\/p>\n<p>Ma per capire veramente quanto successo occorre considerare un contesto molto pi\u00f9 ampio, che comprende questioni interne alla Francia (tra cui non ultime, a partire dai fatti di cronaca, la libert\u00e0 di credo e il rapporto della societ\u00e0 francese con la minoranza musulmana), questioni geopolitiche che coinvolgono diversi Paesi europei e non, e questioni interne alla Turchia e al mondo islamico.<\/p>\n<p>Prendiamola alla larga e consideriamo quello che negli ultimi mesi \u00e8 accaduto al largo delle coste anatoliche e delle isole del Dodecaneso. La disputa di lunga data tra Grecia e Turchia per le acque territoriali e il loro sfruttamento energetico ha avuto di recente una recrudescenza. In s\u00e9guito alla stipula dell\u2019accordo sulle acque tra Tripoli e la Sublime Porta di circa un anno fa, la Turchia si \u00e8 vista riconosciuta dalla controparte una vasta area marina in competizione con la Grecia, e questo ha significato di conseguenza il decisivo supporto turco al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e il rovesciamento delle sorti della guerra civile libica (arrivata ora a un cessate il fuoco, sembra, definitivo) che ha tolto le castagne dal fuoco anche all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Altra conseguenza \u00e8 stata che Ankara ha cominciato a trattare quelle acque come fossero le proprie mandando navi a fare indagini geologiche, preludio alla ricerca e allo sfruttamento del gas, provocando l\u2019irritazione della Grecia e di Cipro. In giugno sembrava che la mediazione della Cancelliera Merkel avesse distolto i turchi dal proseguire, ma poi l\u2019accordo sulle acque territoriali tra Atene e il Cairo, del tutto analogo e in conflitto con quello turco-libico, ha riaperto il dissidio. A questo va aggiunto un incidente in estate con una nave francese impegnata nella missione europea di pattugliamento Irini, minacciata da un vascello militare turco con un segnale luminoso che i francesi si sono legati al dito, nonch\u00e9 vari altri episodi che vanno annoverati tra gli sgarbi reciproci.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che va sottolineato \u00e8 che la Francia si \u00e8 s\u00f9bito posta a difesa degli interessi greco-ciprioti in asse con Egitto, Haftar, Israele ed Emirati, promuovendo esercitazioni congiunte a largo di Creta. La Germania invece ha mantenuto una posizione mediana per i suoi storici legami con la Turchia, e anche l\u2019Italia \u2013 pur partecipando all\u2019esercitazione franco-greca \u2013 ha allo stesso tempo partecipato a un\u2019esercitazione con Ankara, per salvaguardare noti interessi energetici e di sicurezza nel Mediterraneo orientale e in Libia. Ciononostante anche il Presidente del Consiglio \u2013 in merito alle ultime affermazioni sulla salute mentale di Macron \u2013 ha dovuto prendere le parti del Capo di Stato francese, augurandosi che la cooperazione positiva messa in piedi con la Sublime Porta non venga meno. Il nodo sta proprio nel prossimo Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, che dovrebbe decidere quale linea intraprendere nei confronti turchi e se mettere sanzioni, esito comunque improbabile vista la contrariet\u00e0 di Berlino e gi\u00e0 fallito a settembre.<\/p>\n<p>Per mettere a fuoco meglio la strategia turca bisogna guardare anche a cosa succede pi\u00f9 a Est. Oltre a intervenire direttamente per risolvere l\u2019instabilit\u00e0 in Libia, Ankara dapprima \u00e8 intervenuta in Siria e ora sta arbitrando il conflitto territoriale tra Armenia e Azerbaigian soccorrendo direttamente gli amici azeri. Va ricordato che mentre questi sono musulmani, gli armeni sono cristiani e \u201cprotetti\u201d dalla Francia, anche qui in aperto contrasto con Ankara dunque. Il Governo turco ha poi provveduto a trasformare la ex Basilica di Santa Sofia, simbolo della cristianit\u00e0 tutta, in moschea; si \u00e8 dichiarato paladino dei palestinesi \u2013 abbandonati da quasi tutti i Paesi arabi \u2013 minacciati dal Piano di annessione israelo-statunitense. Non \u00e8 difficile dedurre da questi elementi la strategia politica di Erdo\u011fan all\u2019interno della Umma, che \u00e8 quindi anche una strategia di primato religioso.<\/p>\n<p>\u0400 interessante notare come la nostra opinione pubblica, oltre alle cancellerie europee, si sia schierata rispetto agli ultimissimi sviluppi, con alcuni dei pi\u00f9 atlantisti come David Carretta critici verso la presa di posizione abbastanza netta (ma aperta al dialogo) di Giuseppe Conte, e quasi pi\u00f9 vicini al Presidente francese che al nostro. La stessa Presidente della Comunit\u00e0 Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, ha stigmatizzato fortemente le parole di Erdo\u011fan rispetto al paragone con gli ebrei perseguitati, invitando il Premier a prendere una posizione pi\u00f9 decisa. Tra i giudizi pi\u00f9 duri vanno annoverati sicuramente quelli dell\u2019olandese Mark Rutte e dell\u2019austriaco Sebastian Kurz, mentre il pi\u00f9 equilibrato \u00e8 stato certamente il Premier maltese Robert Abela: \u00abnon possiamo permettere che una guerra di parole renda il mondo molto peggiore\u00bb; \u00absperiamo che un dialogo possa ripartire al pi\u00f9 presto\u00bb. Da notare invece che la stampa cattolica italiana ha perlopi\u00f9 evitato di trattare la questione.<\/p>\n<p>Delineato quindi lo scontro che si sta consumando a tutti i livelli e le varie posizioni in campo, considerato che il Sultano tende a farsi garante anche dei confratelli dispersi nel Vecchio Continente, dovrebbe essere ovvio che la questione religiosa non \u00e8 un affare scisso da quello geopolitico, ma che anzi l\u2019identit\u00e0 culturale contribuisce a definire la parti e ha lo stesso valore del gas o della sicurezza nazionale. Mentre per il Governo di Ankara questa identit\u00e0 si chiama Islam, per Parigi si chiama\u00a0<em>la\u0457cit\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>Tutti ricordiamo che il 7 gennaio 2015, in un attentato terroristico islamista, furono uccise dodici persone, e tredici rimasero ferite, nella redazione del periodico satirico parigino Charlie Hebdo. La causa scatenante erano state delle vignette che prendevano di mira dileggiandola la figura di Maometto. Anni prima,\u00a0 nel 2005, vi era stato il precedente delle vignette danesi che aveva scatenato furibonde proteste tra i musulmani. L\u2019attentato del 2015 aveva provocato altres\u00ec una serie di reazioni di solidariet\u00e0 in Occidente, ma anche di critica. La manifestazione al grido di\u00a0<em>Je suis Charlie<\/em>\u00a0aveva suscitato in molti l\u2019interrogativo se, per esprimere solidariet\u00e0 alle vittime e condannare gli attentatori, bisognasse in blocco anche associarsi all\u2019intento delle vignette e al loro contenuto.<\/p>\n<p>Venne in nostro aiuto Papa Francesco che \u2013 tornando sulla questione in un viaggio in aereo verso lo Sri Lanka \u2013 dopo aver detto che uccidere in nome di Dio \u00e8 un\u2019aberrazione, dopo aver ribadito il principio della libert\u00e0 di credo religioso, dopo aver sostenuto che \u00e8 un dovere oltrech\u00e9 un diritto dire quello che si pensa, aggiunse che c\u2019\u00e8 sempre un limite che \u00e8 quello dell\u2019offesa, ch\u00e9 \u00abse qualcuno offende mia madre in contraccambio si deve aspettare un pugno\u00bb.<\/p>\n<p>In occasione dell\u2019inizio del processo agli attentatori questo settembre, il Presidente francese \u00e8 tornato sulla questione del terrorismo islamista (che nel frattempo nel Paese aveva generato altri attentati come quello al Bataclan e i suoi 137 morti!), difendendo il diritto della libert\u00e0 di espressione, anche quando irride e fino al suo estremo che giunge, testualmente, al \u00abdiritto alla blasfemia\u00bb. Va notato quindi che Macron, nel condannare gli attentati e l\u2019Islam radicale, non prende affatto le distanze dalle vignette ma le rilancia. Questa visione \u00e8 stata fatta propria dal professor Samuel Paty, che ha deciso di mostrare ai suoi studenti la satira\u00a0<em>de quo<\/em>\u00a0per insegnare ai suoi studenti, a suo dire, la libert\u00e0 di espressione.<\/p>\n<p>\u0400 bene che ognuno guardi queste immagini e se ne faccia un\u2019idea personale, in ordine a valutare se siano idonee a diventare simbolo di libert\u00e0 d\u2019espressione; ma trattandosi di valutazioni molto soggettive non vi entreremo. Qui interessa solo individuare le differenze tra diverse concezioni di libert\u00e0. L\u2019epilogo della vicenda del povero professor Paty \u00e8 noto: uno studente diciottenne ceceno, rifugiato politico nel Paese dei Lumi dal marzo scorso, lo ha decapitato e successivamente \u00e8 stato fatto fuori dai gendarmi. Questa volta per\u00f2 non c\u2019\u00e8 stata la massiccia presa di posizione contro l\u2019attentatore assunta nel 2015 anche da molti Capi di Stato musulmani. Il 2 ottobre Macron \u00e8 tornato sulla questione in maniera pi\u00f9 pesante che nel mese precedente. Pur ribadendo di non considerare tutti i musulmani degli estremisti, volendo fare una differenza, ha per\u00f2 dichiarato l\u2019Islam una \u00abreligione in crisi in tutto il mondo\u00bb e ha proposto un \u00abIslam illuminista\u00bb.<\/p>\n<p>Chi ha risposto di nuovo \u00e8 stato Erdo\u011fan, fino ad arrivare alla recente esacerbazione di cui ormai il lettore \u00e8 avvertito. Come Macron intenda creare questo \u201cIslam illuminato\u201d \u00e8 presto detto: una riforma della legge del 1905 che regola i rapporti tra Stato e Chiesa. Tra le novit\u00e0 dovrebbe esserci, oltre a un controllo sui finanziamenti alle moschee, anche una forma di certificazione degli imam, sulla cui educazione e nomina il Governo dovrebbe avere una qualche consistente parte. Inoltre la norma metterebbe uno stop al loro distaccamento da altri Paesi, dovendo essere certificati\u00a0<em>made in France<\/em>.\u00a0<a href=\"https:\/\/riforma.it\/it\/articolo\/2020\/10\/07\/islam-francese-macron-prova-stringere-i-controlli\">Riforma<\/a>\u00a0riporta che l\u2019incontro al Ministero dell\u2019Interno con le rappresentanze delle varie confessioni (la legge deve avere carattere di astrattezza e si rivolge quindi a tutti) ha suscitato qualche perplessit\u00e0 e cautela, riassumibile con \u00abattendiamo di vedere il testo\u00bb.<\/p>\n<p>Yasser Louati, del Comit\u00e9 Justice e Libert\u00e9s pour Tous, sottolinea come il concetto di \u00abseparatismo\u00bb, che Macron usa per definire un certo tipo di Islam, venga direttamente dal linguaggio coloniale con cui si additavano dalla Francia i movimenti indipendentisti. La critica che molti musulmani francesi rivolgono al loro Presidente \u00e8 che egli abbia deciso, nonostante i distinguo verbali, di coinvolgerli tutti in questa crociata. La France Insoumise di Jean-Luc M\u00e9lenchon \u00e8 forse l\u2019unico partito che porta avanti una posizione diversificata, soprattutto mettendo in luce le condizioni materiali oggettivamente svantaggiate in cui la minoranza musulmana francese vive. Ma proprio a sinistra, come sempre in quanto luogo di confine, si vedono le difficolt\u00e0 e le contraddizioni di tale dibattito, riportato in un bell\u2019articolo di Emre \u00d6ng\u00fcn su\u00a0<a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/no-non-abbiamo-diritto-allislamofobia\/\">Jacobin Italia<\/a>. Anche i pi\u00f9 critici sono divisi tra la necessit\u00e0 di riconoscere l\u2019islamofobia come elemento principale del razzismo nella societ\u00e0 francese \u2013 mentre la destra al contrario parla di \u201ccattofobia\u201d \u2013 e la formulazione tipicamente illuminista di un preteso diritto a entrambe (a essere islamofobi o cattofobi) in quanto manifestazioni del pensiero. Ecco quindi il nocciolo della libert\u00e0 francese, ovverosia il \u00abdiritto alla blasfemia\u00bb rivendicato dal Presidente Macron.<\/p>\n<p>\u0400 una dottrina molto diversa da quella della Chiesa cattolica, ma anche da quella giuridica italiana che punisce le offese al sentimento religioso in quanto sentimento della comunit\u00e0. La\u00a0<em>la\u0457cit\u00e9\u00a0<\/em>si configura come la spinta della religione all\u2019interno delle mura domestiche e dei luoghi di culto, come un fatto privato che non entra nella vita pubblica, salvo poi farlo di prepotenza a colpi d\u2019arma da fuoco. Alcuni denunciano che la legge del 2004 sul divieto dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, che ha vietato alle donne di indossare il velo, sia stata frutto di un\u2019errata interpretazione della laicit\u00e0: da neutralit\u00e0 dell\u2019amministrazione rispetto al credo, a neutralit\u00e0 dei privati che frequentano i luoghi pubblici. Ma questa lettura rimane invero minoritaria anche se la legge si configura come una discriminazione\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0verso i musulmani, dal momento che gli unici a non dover modificare il loro comportamento sono i perlopi\u00f9 atei e agnostici francesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/10\/31\/erdogan-e-macron-le-liberta-francesi-alla-prova-della-geopolitica\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/10\/31\/erdogan-e-macron-le-liberta-francesi-alla-prova-della-geopolitica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Lorenzo Palaia) &nbsp; &nbsp; Sta creando tensione trasversale, dall\u2019Europa occidentale al Golfo Persico e oltre, il conflitto verbale innescatosi tra il Presidente turco Erdo\u011fan e quello francese Macron. 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