{"id":60428,"date":"2020-11-03T09:30:47","date_gmt":"2020-11-03T08:30:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60428"},"modified":"2020-11-03T09:27:01","modified_gmt":"2020-11-03T08:27:01","slug":"mes-capitolo-chiuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60428","title":{"rendered":"MES, capitolo chiuso?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Eugenio Pavarani)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef) deliberata dal consiglio dei ministri il 5 ottobre e il successivo Documento programmatico di bilancio non prevedono l\u2019utilizzo della linea di credito del Mes per il potenziamento della sanit\u00e0. Nelle 200 pagine dei due testi il Mes non viene nemmeno nominato, diversamente dagli altri strumenti predisposti dall\u2019Unione Europea per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia. In sostanza, con questi due provvedimenti il governo esclude ufficialmente il ricorso al Mes dalla manovra di finanza pubblica per il triennio 2021-2023. &lt;&lt;Per ora il Mes non serve; e comunque c\u2019\u00e8 tempo fino a dicembre 2022&gt;&gt;, ha dichiarato il Ministro dell\u2019economia nel corso dell\u2019audizione in Parlamento il 12 ottobre. Il giorno successivo, in occasione della comunicazione del Presidente del consiglio alla Camera in vista del Consiglio europeo, Brunetta e Lupi hanno presentato una risoluzione che avrebbe impegnato il governo al tempestivo utilizzo della linea di credito del Mes per le spese sanitarie direttamente e indirettamente imputabili all\u2019epidemia da Covid-19. Con il parere negativo del Ministro per gli affari europei, che si \u00e8 espresso per conto del governo, e con 409 voti contrari e soltanto 81 favorevoli la risoluzione \u00e8 stata respinta. Non se ne parla pi\u00f9; argomento chiuso. Lo ha ribadito Conte nella conferenza stampa del 18 ottobre sulla manovra di bilancio: il ricorso al Mes per finanziare spese sanitarie aggiuntive rispetto a quelle gi\u00e0 stanziate a legislazione vigente implicherebbe aumenti del deficit e del debito che sarebbero incompatibili con i valori gi\u00e0 elevatissimi stabiliti dalla manovra di bilancio. Fare spazio ai fondi erogati dal Mes senza sfondare deficit e debito programmati, come ha detto Conte, &lt;&lt;significa introdurre prima o poi nuove tasse e tagli di spesa&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La determinazione del governo risulta difficilmente comprensibile per l\u2019opinione pubblica anche perch\u00e9 \u00e8 stato pressante l\u2019orientamento nella direzione opposta proposto da una campagna mediatica che ha ignorato (o non capito) le reali motivazioni della svolta governativa. Da un lato, la gente avverte l\u2019esigenza di potenziare i presidi sanitari a seguito della riaccensione della pandemia e, dall\u2019altro, vede il rifiuto di accedere ad un finanziamento finalizzato alla sanit\u00e0 che potrebbe arrivare in tempi brevi (seppure rateizzato in sei mesi) e a tassi di interesse molto contenuti. Ci sono motivazioni ragionevoli dietro la decisione del governo o ci sono soltanto opportunismi politici ? In realt\u00e0, la decisione \u00e8 fondata su vincolanti esigenze economiche facilmente comprensibili se si alza lo sguardo dal presente e si mettono in prospettiva temporale le conseguenze sugli equilibri finanziari prospettici che saranno prodotte, nei prossimi anni, dalle scelte di finanza pubblica effettuate nell\u2019emergenza contingente. Si tratta di motivazioni pregiudiziali che stanno a monte di ogni altra considerazione; motivazioni che sgombrano definitivamente il tavolo da ogni discussione in merito alle eventuali condizionalit\u00e0, alla sorveglianza rafforzata, ai calcoli di convenienza economica, all\u2019effetto stigma, alla condizione di creditore privilegiato e alle dirette conseguenze sul costo del debito ordinario. Non si fa perch\u00e9 non si pu\u00f2 fare; non ci sono le condizioni. Punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Chi invoca il Mes (36 miliardi) ed esulta per l\u2019ex Recovery Fund ora Ngeu (209 miliardi) sembra aver dimenticato che soltanto pochi mesi fa dovevamo fare i conti con vincoli di bilancio stringenti (deficit e debito) cui ci richiamavano sia la Commissione europea, sia le pressioni sul costo del debito da parte del mercato dei titoli di stato. La lettura della Nadef mette in chiaro l\u2019impatto che i prestiti europei eserciterebbero sul deficit e sul debito e aiuta a fare un bagno di realt\u00e0; aiuta a mettere i piedi per terra e a moderare gli entusiasmi per la &lt;&lt;pioggia di miliardi&gt;&gt;. Nella redazione dei piani di finanza pubblica il governo non pu\u00f2 prescindere dalla considerazione che la sospensione delle regole di bilancio europee \u00e8 assicurata soltanto per il prossimo anno e il programma anti-pandemico di acquisto di titoli da parte della Bce \u00e8 garantito soltanto fino a giugno 2021. Chiusa questa parentesi di neutralizzazione dei dogmi su cui si regge l\u2019architettura dell\u2019eurozona (contenimento dei debiti pubblici e indipendenza della banca centrale), si torner\u00e0 alle regole pre-Covid, ma arriveremo al redde rationem con un livello degli squilibri di finanza pubblica enormemente aumentato. Per questi motivi la redazione della Nadef \u2013 sotto l\u2019occhio vigile della Commissione \u2013 ha dovuto contemperare due esigenze: sostenere l\u2019economia con una finanza pubblica che sia espansiva ma non fino al punto di pregiudicare la possibilit\u00e0 di portare deficit e debito, in tempi ragionevoli, su un sentiero di riequilibrio. Il deficit e il debito saranno spinti a fine anno a livelli di record storico, rispettivamente al 10,8% e al 158% del Pil. Secondo i programmi del governo il debito in rapporto al Pil crescer\u00e0 dal 134,8% del 2019 al 158% del 2020. Crescer\u00e0 di 23,2 punti percentuali in un anno. In un solo anno si determiner\u00e0 pressoch\u00e9 lo stesso incremento che si \u00e8 cumulato nel corso di 10 anni dal 2008 al 2018 (+24,1 punti percentuali) e la previsione potrebbe risultare ampiamente ottimistica. Oltre questi limiti non si ritiene di poter andare considerando che, ai livelli programmati dalla Nadef, occorreranno ben 10 anni per riportare il rapporto debito\/Pil ai valori del 2019. Non c\u2019\u00e8 spazio per ulteriore debito. Perfino l\u2019utilizzo della quota a debito del Ngeu (127,6 miliardi) \u00e8 rinviato dalla Nadef, per quasi il 70%, al triennio 2024-2026. Il che equivale a dire all\u2019Unione Europea: grazie per gli aiuti che ci proponete, ma non ce li possiamo permettere; ne riparleremo fra tre anni e vedremo se sar\u00e0 possibile utilizzarli tenendo conto che si tratta di prestiti e che vanno ad aumentare il debito pubblico. Viene infatti precisato nella Nadef che si far\u00e0 ricorso a questi fondi soltanto nella misura in cui sia possibile sostituire con questi prestiti il finanziamento di programmi di spesa gi\u00e0 deliberati (a legislazione vigente) in modo da non impattare sull\u2019indebitamento netto. Proprio per questo motivo sono stati invece richiesti i fondi del prestito Sure perch\u00e9, essendo il loro utilizzo destinato a sostituire le somme gi\u00e0 raccolte e stanziate per la cassa integrazione, non genereranno n\u00e9 nuovo deficit, n\u00e9 nuovo debito. Anche per questo motivo 16 paesi hanno fatto ricorso al Sure e nemmeno uno ha attivato la linea pandemica del Mes. Insomma, se e quando saranno attivati, i prestiti europei non verranno destinati al finanziamento di nuovi investimenti aggiuntivi ma alla sostituzione di debito gi\u00e0 contratto con il mercato con debito europeo meno oneroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se si facesse ricorso al Mes il deficit salirebbe al 13% e il debito al 164%, valori molto pi\u00f9 alti di quelli programmati dalla Nadef e probabilmente non avallabili dalla Commissione europea. In sostanza, bisognerebbe \u201caggiornare di nuovo\u201d l\u2019aggiornamento al Def approvato soltanto pochi giorni fa e sarebbe necessario ottenere, preventivamente e informalmente, il parere positivo della Commissione per non avere, poi, una probabile bocciatura ufficiale. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra domanda che ci si deve porre: siamo certi che sarebbe possibile (e sensato) dimostrare e rendicontare 36 miliardi di spese che siano connesse al contrasto del Covid-19 ? 36 miliardi in rapporto ad una spesa complessiva di 120 miliardi per la sanit\u00e0 (il 30% in pi\u00f9) ? Spese che, per di pi\u00f9, dovrebbero essere una tantum per non gravare sul sentiero di rientro del deficit e del debito. Siamo certi che il Mes e la Commissione lo consentirebbero ? Curiosamente si tratterebbe all\u2019incirca della stessa cifra (37 miliardi) che, secondo un report della fondazione Gimbe, \u00e8 stata sottratta negli ultimi 10 anni alla crescita del finanziamento del sistema sanitario; crescita che sarebbe stata necessaria per mantenere, non per aumentare, la qualit\u00e0 dei servizi. E lo si \u00e8 fatto per ragioni di equilibrio del bilancio pubblico sotto la pressione della Commissione e delle regole europee di finanza pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per il finanziamento della sanit\u00e0 nel 2020 il governo ha gi\u00e0 stanziato 5,4 miliardi in pi\u00f9 rispetto al 2019 (7,1 miliardi complessivi nei prossimi 4 anni). Si tratta di importi gi\u00e0 compresi nei saldi di finanza pubblica programmati dalla Nadef. Se fosse necessario ed urgente aumentare ancora di pi\u00f9 la spesa sanitaria, il governo potrebbe farlo, senza indebitarsi ulteriormente, utilizzando soldi che ha in cassa: a fine settembre aveva sul conto di tesoreria in Banca d\u2019Italia una giacenza di circa 80 miliardi derivante dal fatto che il Tesoro ha emesso titoli in misura maggiore rispetto alla concreta capacit\u00e0 di spesa dei fondi stanziati nel corso dell\u2019anno con i vari decreti a sostegno dell\u2019economia. Insomma i 36 miliardi che ci verrebbero concessi dal MES li abbiamo gi\u00e0 sul conto corrente, anzi ne abbiamo il doppio. Non solo non c\u2019\u00e8 la pioggia (di miliardi) ma non c\u2019\u00e8 nemmeno la siccit\u00e0, non manca la liquidit\u00e0 e la capacit\u00e0 di procurarla. Anche volendo ricorrere al debito ulteriore, oltre i limiti stabiliti dalla Nadef, il governo potrebbe farlo a tassi di interesse negativi. Gli investitori istituzionali sono infatti disposti a pagare pur di aggiudicarsi i titoli di stato italiani per scadenze fino a 4 anni. Evidentemente scommettono su ulteriori ribassi dei tassi di interesse sul nostro debito, ribassi che farebbero aumentare il prezzo dei titoli sottoscritti generando un guadagno in conto capitale. E sarebbero debiti contratti senza condizionalit\u00e0 di alcun genere, senza sorveglianza rafforzata e senza ricorrere ad un organismo pensato e regolamentato per soccorrere e disciplinare paesi dell\u2019eurozona non pi\u00f9 in grado di accedere al mercato finanziario. L\u2019Italia non si trova in questa condizione e l\u2019esito delle aste nel corso del 2020 indica che la domanda di titoli di stato italiani da parte degli investitori \u00e8 di gran lunga superiore agli importi emessi e i tassi di aggiudicazione sono in costante diminuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo che il governo ha accantonato il ricorso al Mes per le fondate ragioni economiche sopra richiamate, ai sostenitori irriducibili non rimane altra argomentazione se non quella che non vogliono o forse non possono dichiarare: l\u2019opportunit\u00e0 che il Mes offre di incanalare la nostra finanza pubblica verso un percorso di sorveglianza rafforzata da parte delle istituzioni europee. In tal modo, con la cessione da parte nostra della residua sovranit\u00e0 fiscale, si potrebbe arrivare ad una drastica correzione degli squilibri secondo i principi e le regole europee nel caso in cui, come \u00e8 molto probabile, le previsioni del governo si rivelassero eccessivamente ottimistiche e fondate su ipotesi non realistiche. Il sentiero di riduzione del debito delineato dalla Nadef poggia infatti su due condizioni auspicabili ma invano attese da molti anni: crescita e inflazione. In assenza di queste due travi portanti del progetto governativo, verrebbero riproposte le sole terapie che l\u2019Unione Europea conosce: austerit\u00e0 e svalutazione interna; questa volta in dosi da cavallo. Non credo che sarebbe facile convincere il paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/11\/02\/mes-capitolo-chiuso\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/11\/02\/mes-capitolo-chiuso\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Eugenio Pavarani) La Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef) deliberata dal consiglio dei ministri il 5 ottobre e il successivo Documento programmatico di bilancio non prevedono l\u2019utilizzo della linea di credito del Mes per il potenziamento della sanit\u00e0. Nelle 200 pagine dei due testi il Mes non viene nemmeno nominato, diversamente dagli altri strumenti predisposti dall\u2019Unione Europea per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia. 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