{"id":60510,"date":"2020-11-09T09:30:41","date_gmt":"2020-11-09T08:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60510"},"modified":"2020-11-08T22:11:15","modified_gmt":"2020-11-08T21:11:15","slug":"rivoluzione-dottobre-e-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60510","title":{"rendered":"Rivoluzione d\u2019Ottobre e democrazia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">riproponiamo questo intervento di Domenico Losurdo pubblicato nell&#8217;agosto del 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il testo \u00e8 la rielaborazione nella forma della Conferenza pronunciata a Napoli, presso la libreria Feltrinelli, il 6 luglio 2007, nell\u2019ambito del ciclo \u00abI venerd\u00ec della politica\u00bb promosso dalla Societ\u00e0 di studi politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ho sviluppato i temi qui accennati in tre libri ai quali rinvio per gli approfondimenti e i riferimenti bibliografici: Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005); Il linguaggio dell\u2019Impero (Laterza, 2007), Stalin. Storia e critica di una leggenda nera (Carocci, 2008) (D.L)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ideologia e la storiografia oggi dominanti sembrano voler compendiare il bilancio di un secolo drammatico in una storiella edificante, che pu\u00f2 essere cos\u00ec sintetizzata: agli inizi del Novecento, una ragazza fascinosa e virtuosa (la signorina Democrazia) viene aggredita prima da un bruto (il signor Comunismo) e poi da un altro (il signor Nazi-fascismo); approfittando anche dei contrasti tra i due e attraverso complesse vicende, la ragazza riesce alfine a liberarsi dalla terribile minaccia;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">divenuta nel frattempo pi\u00f9 matura, ma senza nulla perdere del suo fascino, la signorina Democrazia pu\u00f2 alfine coronare il suo sogno d\u2019amore mediante il matrimonio col signor Capitalismo; circondata dal rispetto e dall\u2019ammirazione generali, la coppia felice e inseparabile ama condurre la sua vita in primo luogo tra Washington e New York, tra la Casa Bianca e Wall Street. Stando cos\u00ec le cose, non \u00e8 pi\u00f9 lecito alcun dubbio: il comunismo \u00e8 il nemico implacabile della democrazia, la quale ha potuto consolidarsi e svilupparsi solo dopo averlo sconfitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">1. La democrazia quale superamento delle tre grandi discriminazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sennonch\u00e9, questa storiella edificante nulla ha a che fare con la storia reale. La democrazia, cos\u00ec come oggi la intendiamo, presuppone il suffragio universale: indipendentemente dal sesso (o genere), dal censo e dalla \u00abrazza\u00bb, ogni individuo dev\u2019essere riconosciuto quale titolare dei diritti politici, del diritto elettorale attivo e passivo, del diritto di votare per i propri rappresentanti e di essere eventualmente eletto negli organismi rappresentativi. E cio\u00e8, ai giorni nostri la democrazia, persino nel suo significato pi\u00f9 elementare e immediato, implica il superamento delle tre grandi discriminazioni (sessuale o di genere, censitaria e razziale) che erano ancora vive e vitali alla vigilia dell\u2019ottobre 1917 e che sono state superate solo col contributo, talvolta decisivo, del movimento politico scaturito dalla rivoluzione bolscevica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cominciamo con la clausola d\u2019esclusione, macroscopica, che negava il godimento dei diritti politici alla met\u00e0 del genere umano e cio\u00e8 alle donne. In Inghilterra, le signore Pankhurst (madre e figlia), che promuovevano la lotta contro tale discriminazione e dirigevano il movimento femminista delle suffragette, erano costrette a visitare periodicamente le patrie prigioni. La situazione non era molto diversa negli altri grandi paesi dell\u2019Occidente. Era Lenin invece, in Stato e rivoluzione, a denunciare l&#8217;\u00abesclusione delle donne\u00bb dai diritti politici come una conferma clamorosa del carattere mistificatorio della \u00abdemocrazia capitalistica\u00bb. Tale discriminazione veniva cancellata in Russia gi\u00e0 dopo la rivoluzione di febbraio, da Gramsci salutata come \u00abrivoluzione proletaria\u00bb per il ruolo di protagonista svolto dalle masse popolari, com\u2019era confermato dal fatto che la rivoluzione aveva introdotto \u00abil suffragio universale, estendendolo anche alle donne\u00bb. La medesima strada era poi imboccata dalla repubblica di Weimar, scaturita dalla \u00abrivoluzione di novembre\u00bb, scoppiata in Germania a un anno di distanza dalla rivoluzione d\u2019ottobre e sull\u2019onda e a imitazione di quest\u2019ultima. Successivamente, in questa direzione si muovevano anche gli USA. In Italia e in Francia, invece, le donne conquistavano i diritti politici solo dopo la seconda guerra mondiale, sull\u2019onda della Resistenza antifascista, alla quale i comunisti avevano contribuito in modo essenziale o decisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Considerazioni analoghe si possono fare a proposito della seconda grande discriminazione, che ha anch\u2019essa caratterizzato a lungo la tradizione liberale: mi riferisco alla discriminazione censitaria, che escludeva dai diritti politici attivi e passivi i non proprietari, i non abbienti, le masse popolari. Gi\u00e0 efficacemente combattuta dal movimento socialista e operaio, pur fortemente indebolita, essa continuava a resistere pervicacemente alla vigilia della rivoluzione d\u2019ottobre. Nel saggio sull\u2019imperialismo e in Stato e rivoluzione Lenin richiamava l\u2019attenzione sulle persistenti discriminazioni censitarie, camuffate mediante i requisiti di residenza o altri \u00ab&#8221;piccoli&#8221; (i pretesi piccoli) particolari della legislazione elettorale\u00bb, che in paesi come la Gran Bretagna comportavano l&#8217;esclusione dai diritti politici dello \u00abstrato inferiore propriamente proletario\u00bb. Si pu\u00f2 aggiungere che proprio nel paese classico della tradizione liberale ha tardato in modo particolare ad affermarsi pienamente il principio \u00abuna testa, un voto\u00bb. Solo nel 1948 sono dileguate le ultime tracce del \u00abvoto plurale\u00bb, a suo tempo teorizzato e celebrato da John Stuart Mill: i membri delle classi superiori considerati pi\u00f9 intelligenti e pi\u00f9 meritevoli godevano del diritto di esprimere pi\u00f9 di un voto, ci\u00f2 che faceva rientrare dalla finestra la discriminazione censitaria cacciata dalla porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda l\u2019Italia, sui manuali scolastici si pu\u00f2 leggere che la discriminazione censitaria \u00e8 stata cancellata nel 1912. In realt\u00e0 continuavano a sussistere le \u00abpiccole\u00bb clausole di esclusione denunciate da Lenin. Ma non \u00e8 questo il punto pi\u00f9 importante. La legge varata in quell\u2019anno concedeva graziosamente i diritti politici solo a quei cittadini di sesso maschile che, pur di modeste condizioni sociali, si fossero distinti o per \u00abtitoli di cultura e di onore\u00bb o per il valore militare mostrato nel corso della guerra contro la Libia terminata poco prima. In altre parole, non si trattava del riconoscimento di un diritto universale, bens\u00ec di una ricompensa in primo luogo per quanti avevano dato prova di coraggio e di ardore bellico nel corso di una conquista coloniale dai tratti brutali e talvolta genocidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, anche l\u00e0 dove il suffragio (maschile) era divenuto universale o pressoch\u00e9 universale, esso non valeva per la Camera Alta, che continuava a essere appannaggio della nobilt\u00e0 e delle classi superiori. Nel Senato italiano vi sedevano, in qualit\u00e0 di membri di diritto, i principi di Casa Savoia: tutti gli altri erano nominati a vita dal re, su segnalazione del presidente del Consiglio. Non dissimile era la composizione delle altre Camere Alte europee che, a eccezione di quella francese, non erano elettive bens\u00ec caratterizzate da un intreccio di ereditariet\u00e0 e nomina regia. Persino per quanto riguarda il Senato della Terza Repubblica francese, che pure aveva alle spalle una serie ininterrotta di sconvolgimenti rivoluzionari culminati nella Comune, \u00e8 da notare che esso risultava da un&#8217;elezione indiretta ed era costituito in modo tale da garantire una marcata sovra-rappresentanza alla campagna (e alla conservazione politico-sociale), a danno ovviamente di Parigi e delle maggiori citt\u00e0, a danno cio\u00e8 dei centri urbani considerati il focolaio della rivoluzione. Anche in Gran Bretagna, nonostante la secolare tradizione liberale alle spalle, la Camera Alta (interamente ereditaria, eccettuati pochi vescovi e giudici), non aveva nulla di democratico, e netto era il controllo esercitato dall\u2019aristocrazia sulla sfera pubblica: era una situazione non molto diversa da quella che caratterizzava Germania e Austria. \u00c8 per questo che un illustre storico (Arno J. Mayer) ha parlato di persistenza dell\u2019antico regime in Europa sino al primo conflitto mondiale (e alla rivoluzione d\u2019ottobre e alle rivoluzioni e agli sconvolgimenti che hanno fatto seguito a essa)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In quegli anni neppure negli USA erano assenti i residui di discriminazione censitaria. Rispetto all\u2019Europa, per\u00f2, l\u2019antico regime si presentava in una versione diversa: l\u2019aristocrazia di classe si configurava come aristocrazia di razza. Nel Sud del paese il potere era nelle mani degli ex-proprietari di schiavi, che nulla avevano perso della loro arroganza razziale o razzista e che non a caso erano bollati dai loro avversari quali Borboni; non era certo dileguato il regime talvolta celebrato dai suoi sostenitori e talaltra criticamente analizzato dagli studiosi contemporanei come una sorta di ordinamento castale, in quanto fondato su raggruppamenti etnico-sociali resi impermeabili dal divieto di miscegenation, e cio\u00e8 dal divieto di rapporti sessuali e matrimoniali inter-razziali, severamente condannati e puniti in quanto suscettibili di mettere in discussione la white supremacy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">2. La duplice dimensione della discriminazione razziale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E veniamo cos\u00ec alla terza grande discriminazione, quella razziale. Prima della Rivoluzione d\u2019Ottobre essa era pi\u00f9 viva che mai e manifestava la sua vitalit\u00e0 in due modi. A livello globale il mondo era caratterizzato dal dominio incontrastato, per dirla con Lenin, di \u00abpoche nazioni elette\u00bb ovvero di un pugno di \u00abnazioni modello\u00bb che attribuivano a se stesse \u00abil privilegio esclusivo di formazione dello Stato\u00bb, negandolo alla stragrande maggioranza dell\u2019umanit\u00e0, ai popoli estranei al mondo occidentale e bianco e pertanto indegni di costituirsi quali Stati nazionali indipendenti. E dunque, le \u00abrazze inferiori\u00bb erano escluse in blocco dal godimento dei diritti politici gi\u00e0 per il fatto di essere considerate incapaci di autogoverno, incapaci di intendere e di volere sul piano politico. Tale esclusione era ribadita a un secondo livello, a livello nazionale: nell\u2019Unione sudafricana e negli USA (il paese sul quale soprattutto ci soffermeremo), i popoli di origine coloniale erano ferocemente oppressi: essi non godevano n\u00e9 dei diritti politici n\u00e9 di quelli civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Si pensi ad esempio ai linciaggi che, tra Otto e Novecento, negli Stati Uniti erano riservati in particolare ai neri. Un illustre storico statunitense (Vann Woodward) ne ha dato una descrizione secca ma tanto pi\u00f9 efficace e raccapricciante:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abNotizie dei linciaggi erano pubblicate sui fogli locali e carrozze supplementari erano aggiunte ai treni per spettatori, talvolta migliaia, provenienti da localit\u00e0 a chilometri di distanza. Per assistere al linciaggio, i bambini delle scuole potevano avere un giorno libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spettacolo poteva includere la castrazione, lo scoiamento, l&#8217;arrostimento, l&#8217;impiccagione, i colpi d&#8217;arma da fuoco. I souvenir per acquirenti potevano includere le dita delle mani e dei piedi, i denti, le ossa e persino i genitali della vittima, cos\u00ec come cartoline illustrate dell&#8217;evento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo qui all\u2019opera non la democrazia propriamente detta di cui favoleggia la storiella edificante di cui ho parlato agli inizi, bens\u00ec quella che eminenti studiosi statunitensi hanno definito la Herrenvolk democracy, una democrazia riservata esclusivamente al popolo dei signori, il quale esercitava una terroristica white supremacy non solo sui popoli di origine coloniale (afroamericani, asiatici ecc.) ma talvolta anche sugli immigrati provenienti da paesi (quali l\u2019Italia) considerati di dubbia purezza razziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora negli anni \u201930 i neri, che pure nel corso della prima guerra mondiale erano stati chiamati a combattere e a morire per la \u00abdifesa\u00bb del paese, continuavano a subire un regime di terrore che al tempo stesso funzionava come una ripugnante societ\u00e0 dello spettacolo. Eloquenti sono di per s\u00e9 i titoli e le cronache dei giornali locali del tempo. Li riprendiamo dall\u2019antologia (100 Years of Lynchings) curata da uno studioso afroamericano (Ralph Ginzburg): \u00abGrandi preparativi per il linciaggio di questa sera\u00bb. Nessun particolare doveva essere trascurato: \u00abSi teme che colpi d\u2019arma da fuoco diretti al negro possano andare fuori bersaglio e colpire spettatori innocenti, che includono donne con i loro bambini in braccio\u00bb; ma se tutti si atterranno alle regole, \u00abnessuno sar\u00e0 deluso\u00bb. L\u2019inedita societ\u00e0 dello spettacolo procedeva in modo implacabile. Vediamo altri titoli: \u00abil linciaggio eseguito pressoch\u00e9 come previsto nell\u2019annuncio pubblicitario\u00bb; \u00abla folla applaude e ride per l\u2019orribile morte di un negro\u00bb; \u00abcuore e genitali recisi dal cadavere di un negro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A subire il linciaggio non erano solo i neri colpevoli di \u00abstupro\u00bb ovvero, il pi\u00f9 delle volte, di rapporti sessuali consensuali con una donna bianca. Bastava molto meno per essere condannati a morte: l\u2019\u00abAtlanta Constitution\u00bb dell\u201911 luglio 1934 informava dell\u2019avvenuta esecuzione di un nero di 25 anni \u00abaccusato di aver scritto una lettera \u201cindecente e insultante\u201d a una giovane ragazza bianca della contea di Hinds\u00bb; in questo caso la \u00abfolla di cittadini armati\u00bb si era accontentata di riempire di pallottole il corpo dello sciagurato. Per di pi\u00f9, oltre che sui \u00abcolpevoli\u00bb, la morte, inflitta in modo pi\u00f9 o meno sadico, incombeva anche sui sospetti. Continuiamo a sfogliare i giornali dell\u2019epoca e a leggere i titoli: \u00abAssolto dalla giuria, poi linciato\u00bb; \u00abSospetto impiccato a una quercia sulla pubblica piazza di Bastrop\u00bb; \u00abLinciato l\u2019uomo sbagliato\u00bb. Infine la violenza non si limitava a prendere di mira il responsabile o il sospetto responsabile del misfatto a lui attribuito: accadeva che, prima di procedere al suo linciaggio, venisse data alle fiamme e bruciata completamente la capanna in cui abitava la sua famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 da aggiungere che la terza grande discriminazione finiva col colpire anche certi membri e certi settori della stessa casta o razza privilegiata. Sfogliando sempre l\u2019antologia relativa ai cento anni di linciaggi negli USA, ci imbattiamo nel titolo di un articolo del \u00abGalveston (Texas) Tribune\u00bb del 21 giugno 1934: \u00abUna ragazza bianca \u00e8 rinchiusa in carcere, il suo amico negro \u00e8 linciato\u00bb. Su quella ragazza bianca il regime di terroristica white supremacy si abbatteva in modo duplice: sia privandola della sua libert\u00e0 personale, sia colpendola pesantemente nei suoi affetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">3. Movimento comunista e lotta contro la discriminazione razziale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In che direzione, a quale movimento e a quale paese guardavano le vittime di tale orrore, per cercare solidariet\u00e0 e ispirazione nella lotta di resistenza e di emancipazione? Non \u00e8 difficile indovinarlo. Subito dopo la rivoluzione d\u2019ottobre, gli afroamericani che aspiravano a scuotersi di dosso il giogo della white supremacy erano spesso accusati di bolscevismo, ma pronta era la replica di un militante nero che non si lasciava intimidire: \u00abSe lottare per i nostri diritti significa essere bolscevichi, ebbene io sono bolscevico e che gli altri si rassegnino una volta per sempre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sono gli anni in cui i neri che diventavano militanti del Partito comunista degli USA o che visitavano la Russia sovietica facevano un\u2019esperienza inedita e esaltante: si vedevano finalmente riconosciuti nella loro dignit\u00e0 umana; su un piano di parit\u00e0 con i loro compagni potevano partecipare alla progettazione di un mondo nuovo. Si comprende allora che essi guardassero a Stalin come al \u00abnuovo Lincoln\u00bb, al Lincoln che avrebbe messo fine questa volta in modo concreto e definitivo alla schiavit\u00f9 dei neri, all\u2019oppressione, alla degradazione, all\u2019umiliazione, alla violenza e ai linciaggi che essi continuavano a subire. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi per questa visione. Si tenga presente che per lungo tempo, nel periodo in cui la discriminazione razziale e il regime di supremazia bianca infuriavano pressoch\u00e9 indisturbati all\u2019interno degli USA e a livello mondiale nel rapporto tra metropoli capitalistica e colonie, il termine \u00abrazzismo\u00bb ha avuto una connotazione positiva, quale sinonimo di comprensione sobria e scientifica della storia e della politica, una comprensione scientifica che solo gli ingenui (per lo pi\u00f9 socialisti o comunisti) si ostinavano a ignorare o a mettere in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quando interveniva il momento di svolta nella storia degli afroamericani? Nel dicembre 1952 il ministro statunitense della giustizia inviava alla Corte Suprema, che era stata chiamata a discutere la questione dell\u2019integrazione nelle scuole pubbliche, una lettera eloquente: \u00abLa discriminazione razziale porta acqua alla propaganda comunista e suscita dubbi anche tra le nazioni amiche sull\u2019intensit\u00e0 della nostra devozione alla fede democratica\u00bb. Gi\u00e0 per ragioni di politica estera occorreva sancire l\u2019incostituzionalit\u00e0 della segregazione e della discriminazione anti-nera. Washington \u2013 osserva lo storico statunitense (Vann Woodward) che ricostruisce tale vicenda \u2013 correva il pericolo di alienarsi le \u00abrazze di colore\u00bb non solo in Oriente e nel Terzo Mondo ma nel cuore stesso degli Stati Uniti: anche qui la propaganda comunista riscuoteva un considerevole successo nel suo tentativo di guadagnare i neri alla \u00abcausa rivoluzionaria\u00bb, facendo crollare in loro la \u00abfede nelle istituzioni americane\u00bb. In altre parole, non si poteva arginare la sovversione comunista senza mettere fine al regime di white supremacy. E dunque: la lotta ingaggiata dal movimento comunista e la paura del comunismo finivano con lo svolgere un ruolo essenziale nella cancellazione negli USA (e poi nel Sudafrica) della discriminazione razziale e nella promozione della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto s\u2019impone una riflessione. Le opzioni politiche di ciascuno di noi possono essere le pi\u00f9 diverse. E, tuttavia, chi voglia fondare le sue affermazioni su una sia pur elementare ricostruzione storica, deve riconoscere un punto essenziale: la storiella edificante dalla quale abbiamo preso le mosse, e che continua a essere strombazzata dall\u2019ideologia dominante, \u00e8 per l\u2019appunto una storiella. Se per democrazia intendiamo quantomeno l\u2019esercizio del suffragio universale e il superamento delle tre grandi discriminazioni, \u00e8 chiaro che essa non pu\u00f2 essere considerata anteriore alla Rivoluzione d\u2019Ottobre e non pu\u00f2 essere pensata senza l\u2019influenza che quest\u2019ultima ha esercitato a livello mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">4. La discriminazione razziale tra USA e Terzo Reich<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se da un lato spingeva le sue vittime a riporre le loro speranze nel movimento comunista e nell\u2019Unione Sovietica, dall\u2019altro il regime di white supremacy vigente negli USA e a livello mondiale suscitava l\u2019ammirazione del movimento nazista. Nel 1930, Alfred Rosenberg, che poi sarebbe diventato il teorico pi\u00f9 o meno ufficiale del Terzo Reich, celebrava gli Stati Uniti, con lo sguardo rivolto soprattutto al Sud, come uno \u00absplendido paese del futuro\u00bb che aveva avuto il merito di formulare la felice \u00abnuova idea di uno Stato razziale\u00bb, idea che si trattava allora di mettere in pratica, \u00abcon forza giovanile\u00bb, senza fermarsi a mezza strada. La repubblica nord-americana aveva coraggiosamente richiamato l\u2019attenzione sulla \u00abquestione negra\u00bb e anzi l\u2019aveva collocata \u00abal vertice di tutte le questioni decisive\u00bb. Ebbene, una volta cancellato per i neri, l\u2019assurdo principio dell\u2019uguaglianza doveva essere liquidato sino in fondo: occorreva trarre \u00able necessarie conseguenze anche per i gialli e gli ebrei\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non c\u2019\u00e8 dubbio, il regime di white supremacy ha profondamente ispirato il nazismo e il Terzo Reich. \u00c8 un\u2019influenza che ha lasciato tracce profonde anche sul piano categoriale e linguistico. Proviamo a interrogarci sul termine-chiave suscettibile di esprimere in modo chiaro e concentrato la carica di de-umanizzazione e di violenza genocida insita nell\u2019ideologia nazista. In questo caso non c\u2019\u00e8 bisogno di ricerche particolarmente tormentose: \u00e8 Untermensch il termine-chiave, che in anticipo priva di qualsiasi dignit\u00e0 umana quanti sono destinati a essere schiavizzati al servizio della razza dei signori o a essere annientati quali agenti patogeni, colpevoli di fomentare la rivolta contro la razza dei signori e contro la civilt\u00e0 in quanto tale. Ebbene, il termine Untermensch, che un ruolo cos\u00ec centrale e cos\u00ec nefasto svolge nella teoria e nella pratica del Terzo Reich, non \u00e8 altro che la traduzione dall\u2019americano Under Man! Lo riconosce Rosenberg, il quale esprime la sua ammirazione per l\u2019autore statunitense Lothrop Stoddard: a lui spetta il merito di aver per primo coniato il termine in questione, che campeggia come sottotitolo (The Menace of the Under Man) di un libro pubblicato a New York nel 1922 e della sua versione tedesca (Die Drohung des Untermenschen) apparsa tre anni dopo. Per quanto riguarda il suo significato, Stoddard chiarisce che esso sta a indicare la massa di \u00abselvaggi e barbari\u00bb, \u00abessenzialmente incapaci di civilt\u00e0 e suoi nemici incorreggibili\u00bb, con i quali bisogna procedere a una radicale resa dei conti, se si vuole sventare il pericolo che incombe di crollo della civilt\u00e0. Elogiato, prima ancora che da Rosenberg, gi\u00e0 da due presidenti statunitensi (Harding e Hoover), Stoddard \u00e8 successivamente ricevuto con tutti gli onori a Berlino, dove incontra non solo gli esponenti pi\u00f9 illustri dell\u2019eugenetica nazista, ma anche i pi\u00f9 alti gerarchi del regime, compreso Adolf Hitler, ormai lanciato nella sua campagna di decimazione e schiavizzazione degli \u00abindigeni\u00bb ovvero degli Untermenschen dell\u2019Europa orientale, e impegnato nei preparativi per l\u2019annientamento degli Untermenschen ebraici, considerati i folli ispiratori della rivoluzione bolscevica e della rivolta degli schiavi e dei popoli delle colonie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ben lungi dal poter essere assimilate l\u2019una all\u2019altra quali nemiche mortali della democrazia, Unione Sovietica e Germania hitleriana si sono storicamente collocate su posizioni contrapposte: la prima ha svolto un ruolo d\u2019avanguardia nella lotta contro la terza grande discriminazione (quella razziale), mentre la seconda si \u00e8 distinta nella lotta per radicalizzare ed eternizzare la terza grande discriminazione e, nel far ci\u00f2, si \u00e8 richiamata all\u2019esempio costituito dagli USA. Nel complesso, l\u2019analisi storica costringe a riconoscere il contributo essenziale o decisivo fornito dal movimento scaturito dalla rivoluzione d\u2019ottobre al superamento delle tre grandi discriminazioni e dunque alla realizzazione di un presupposto ineludibile della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">5. Un incompiuto processo di democratizzazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Conviene ora porsi un\u2019ultima domanda: le tre grandi discriminazioni sono oggi del tutto dileguate? Gi\u00e0 diversi anni fa, un eminente storico statunitense, Arthur Schlesinger Jr, che \u00e8 stato anche consigliere del presidente John Kennedy, tracciava un quadro ben poco lusinghiero della democrazia nel suo paese: \u00abL&#8217;azione politica, una volta imperniata sull&#8217;attivismo, s\u2019impernia ora sulla disponibilit\u00e0 finanziaria\u00bb. Dati i \u00abcosti spaventosamente alti delle recenti campagne elettorali\u00bb, si delineava nettamente la tendenza a \u00ablimitare l\u2019accesso alla politica a quei candidati che hanno fortune personali o che ricevono denaro da comitati d\u2019azione politica\u00bb, ovvero da \u00abgruppi di interessi\u00bb e lobbies varie. In altre parole, era come se la discriminazione censitaria, cacciata dalla porta, fosse rientrata dalla finestra. Conviene prenderne atto: la campagna neoliberista contro i \u00abdiritti sociali ed economici\u00bb, solennemente proclamati e sanciti dall&#8217;ONU nel 1948 ma denunciati da Friedrich August von Hayek quali espressione dell&#8217;influenza (da lui considerata rovinosa) della \u00abrivoluzione marxista russa\u00bb, ha finito con l\u2018investire anche i diritti politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019atto di accusa contro la Rivoluzione d\u2019Ottobre formulato dal patriarca del neoliberismo (e premio Nobel per l\u2019Economia nel 1974) si pu\u00f2 e si deve leggere un grande riconoscimento. Quella rivoluzione ha contribuito alla realizzazione dei diritti economici e sociali e all\u2019edificazione anche in Occidente; non a caso, ai giorni nostri, al venire meno della sfida del movimento comunista corrisponde lo smantellamento dello Stato sociale nella stessa Europa, con il risultato che la discriminazione censitaria finisce col ripresentarsi in forme nuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E per quanto riguarda le altre due grandi discriminazioni? Non c\u2019\u00e8 tempo per un\u2019analisi approfondita, ma non posso fare a meno di una breve osservazione a proposito della terza grande discriminazione. Certo, la storia non \u00e8 l\u2019eterno ritorno dell\u2019identico, come pretendeva Nietzsche. Sarebbe errato e fuorviante ignorare i mutamenti intervenuti e i risultati conseguiti dalla lotta di emancipazione. Ai giorni nostri nessuno oserebbe fare professione di razzismo e proclamare ad alta voce la necessit\u00e0 di difendere o ristabilire la white supremacy. Non bisogna per\u00f2 dimenticare che, storicamente, un aspetto essenziale della terza grande discriminazione \u00e8 stato la gerarchizzazione dei popoli e delle nazioni. L\u2019ha ben compreso Lenin che abbiamo visto definire l\u2019imperialismo come la pretesa di \u00abpoche nazioni elette\u00bb ovvero di poche \u00abnazioni modello\u00bb di riservare esclusivamente a se stesse il diritto di costituirsi in Stato nazionale indipendente. \u00c8 stata abbandonata una volta per sempre tale pretesa? In occasione di gravi conflitti politici e diplomatici, l\u2019Occidente e in particolare il suo paese-guida si rivolgono al Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU perch\u00e9 autorizzi l\u2019intervento militare da loro auspicato o programmato, ma al tempo stesso dichiarano che, anche in assenza di autorizzazione, essi si riservano il diritto di scatenare sovranamente la guerra contro questo o quel paese. E\u2019 evidente che, arrogandosi il diritto di dichiarare superata la sovranit\u00e0 di altri Stati, i paesi occidentali si attribuiscono una sovranit\u00e0 dilatata e imperiale, da esercitare ben al di l\u00e0 del proprio territorio nazionale, mentre per i paesi da loro presi di mira il principio della sovranit\u00e0 statale \u00e8 dichiarato superato e privo di valore. In forme nuove si riproduce la dicotomia (nazioni elette e realmente fornite di sovranit\u00e0\/popoli indegni di costituirsi in Stato nazionale autonomo) che \u00e8 propria dell\u2019imperialismo e del colonialismo. Con la forza delle armi continua a esser fatto valere il principio della gerarchizzazione dei popoli e delle nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel caso degli USA questa sedicente gerarchia \u00e8 proclamata ad alta voce e viene persino religiosamente trasfigurata. Nel settembre del 2000, nel condurre la campagna elettorale che l\u2019avrebbe portato alla presidenza, George W. Bush enunciava un vero e proprio dogma: \u00abLa nostra nazione \u00e8 eletta da Dio e ha il mandato della storia per essere un modello per il mondo\u00bb. \u00c8 un dogma ben radicato nella tradizione politica statunitense. Bill Clinton aveva inaugurato il suo primo mandato presidenziale, con una proclamazione ancora pi\u00f9 enfatica del primato degli USA e del diritto-dovere a dirigere il mondo: \u00abLa nostra missione \u00e8 senza tempo\u00bb!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Si direbbe che alla white supremacy sia subentrata la western supremacy ovvero l\u2019American supremacy. Resta fermo il principio della gerarchizzazione dei popoli e delle nazioni, una gerarchizzazione naturale, eterna e persino consacrata dalla volont\u00e0 divina, come nella monarchia assoluta dell\u2019Antico regime! Almeno per quanto riguarda la sua dimensione internazionale, la terza grande discriminazione non \u00e8 dileguata. Detto altrimenti: almeno per quanto riguarda i rapporti internazionali, siamo ben lontani dalla democrazia. Il processo di democratizzazione iniziato con la rivoluzione d\u2019ottobre \u00e8 ancora ben lungi dalla sua conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Testo pubblicato dalla Casa editrice \u00abLa Scuola di Pitagora\u00bb, Napoli.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/30782-rivoluzione-dottobre-e-democrazia\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/30782-rivoluzione-dottobre-e-democrazia<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI riproponiamo questo intervento di Domenico Losurdo pubblicato nell&#8217;agosto del 2017 Il testo \u00e8 la rielaborazione nella forma della Conferenza pronunciata a Napoli, presso la libreria Feltrinelli, il 6 luglio 2007, nell\u2019ambito del ciclo \u00abI venerd\u00ec della politica\u00bb promosso dalla Societ\u00e0 di studi politici. Ho sviluppato i temi qui accennati in tre libri ai quali rinvio per gli approfondimenti e i riferimenti bibliografici: Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005); Il linguaggio dell\u2019Impero (Laterza, 2007),&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":98,"featured_media":44758,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/download.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fJY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60510"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/98"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60510"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60514,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60510\/revisions\/60514"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}