{"id":60513,"date":"2020-11-10T02:56:42","date_gmt":"2020-11-10T01:56:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60513"},"modified":"2020-11-10T07:59:39","modified_gmt":"2020-11-10T06:59:39","slug":"sul-merito-e-sul-valore-lorigine-di-un-bene-collettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60513","title":{"rendered":"Sul merito e sul valore, l\u2019origine di un bene collettivo"},"content":{"rendered":"<p>di DAVIDE IEZZI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Torino)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche mese or sono, mi \u00e8 stato possibile leggere <a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58238\">una buona e vasta riflessione<\/a> circa la natura di un oggetto, forse pi\u00f9 di ogni altro, fonte di brame, turpiloqui, tradimenti, ruberie e grande parte dei conflitti armati: il denaro o, come user\u00f2 riferirmi in questo mio contributo, la moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Breve storia simbolica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda cui forse \u00e8 pi\u00f9 difficile rispondere circa la moneta \u00e8 la datazione della sua nascita; questo non tanto per l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019archeologia di stabilire un luogo e un tempo, ma perch\u00e9 davvero \u00e8 difficile definire cosa sia moneta e da quale momento in poi includerla nei processi storici. Indubbiamente, tale Istituto richiede un certo contesto economico per svilupparsi, il quale, coi propri bisogni (ricordiamo sempre pi\u00f9 pratici che teorici), richiama la sua funzione di uniformit\u00e0. Ci \u00e8 possibile stabilire, pertanto, un\u2019analogia tra i sistemi economici individuati nel campo dell\u2019antropologia economica e la nascita della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione, la distribuzione e la circolazione dei beni e dei servizi sono al centro del campo di studio dell\u2019antropologia economica. Riprendendo le riflessioni di Polanyi, il quale ha riscritto la concezione dell\u2019economia come di una relazione sociale strutturale tra gli esseri umani e tra questi e la natura, possiamo considerare la moneta come l\u2019istituzionalizzazione politica di un meccanismo nato spontaneamente dalle necessit\u00e0 del mercato. Entro il perimetro, sovente invisibile e implicito, delle istituzioni politiche si compiono le operazioni considerate, normalmente, come economiche: la produzione, la distribuzione e lo scambio dei beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forme di circolazione delle risorse possono essere essenzialmente ricondotte a tre tipi: le forme rette dal principio della reciprocit\u00e0; quelle basate sulla ridistribuzione e infine quelle fondate sullo scambio. Naturalmente, ciascuna di queste strutture sociali poggia su un diverso supporto politico, mediante processi di istituzionalizzazione: la simmetria (ossia l\u2019orizzontalit\u00e0 dei rapporti umani), la centralit\u00e0 (ovvero una forte verticalizzazione del potere) e il mercato rispettivamente. Il dipolo reciprocit\u00e0\/simmetria \u00e8 alla base delle economie delle societ\u00e0 organizzate su gruppi di parentela, ove gli scambi si verificano principalmente tra parenti, in modo del tutto paritario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla seconda categoria, fondata sul binomio ridistribuzione\/centralit\u00e0, inerivano i sistemi economici feudali, in cui era presente un\u2019Autorit\u00e0 che richiamava a s\u00e9 gran parte delle risorse prodotte (le famose corv\u00e9e), per poi restituire parte dei beni alla periferia, secondo una regola definita dallo stesso centro di potere. \u00c8 proprio alla terza categoria, fondata sulla coppia scambio\/mercato, cui appartiene gran parte della nostra quotidiana operosit\u00e0 occupazionale, comandata dalla legge della domanda e dell\u2019offerta. L\u2019introduzione della moneta ha notevolmente influenzato numerosi sistemi basati sugli istituti della simmetria e della centralit\u00e0, anche se esistono societ\u00e0 che limitano l\u2019uso del denaro in circuiti circoscritti. Quel che \u00e8 indubbio \u00e8 che ciascun sistema economico, bench\u00e9 soggetto a evoluzione, non abbandona mai processi e funzioni gi\u00e0 acquisite, semmai ne riduce il peso complessivo. La monetizzazione pare, dunque, essere vitalmente legata ai meccanismi di scambio e di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualit\u00e0 di prima e rudimentale definizione possiamo dire che la moneta viene costituita da una classe di oggetti, dotata di una serialit\u00e0 discreta (ossia un potersi ripetere, relativamente, sempre uguale a se stessi), riconosciuta all\u2019interno di una comunit\u00e0 come capace di rappresentare un valore e poter essere usata, dunque, per semplificare gli scambi. La moneta naturalmente \u00e8 un\u2019idea condivisa ma nasce come qualcosa di molto tangibile e conserva esclusivamente questa natura sino all\u2019avvento della rivoluzione informatica. La moneta \u00e8 uno strumento potente per espandere e agevolare gli scambi commerciali perch\u00e9, introducendo una mediazione oggettiva del senso di equit\u00e0 alla base di ogni rapporto di scambio, consente di dare una norma collettiva all\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La norma \u00e8 una fonte di stabilit\u00e0 e di pacificazione, elementi essenziali e ricercati da ogni comunit\u00e0 umana, soprattutto in merito alle attivit\u00e0 di precipuo interesse come il frutto del proprio lavoro e lo scambio di tali frutti. La complessificazione dell\u2019economia come processo sociale strutturale passa attraverso la cristallizzazione di compromessi e patti, da quel momento in avanti aventi forma di legge e istituti collettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente la moneta fu, probabilmente, qualcosa di facilmente reperibile nel proprio territorio dalla popolazione ivi insediata (ossa, sassolini, conchiglie et similia), ma tale condizione pu\u00f2 perdurare solo se il circuito economico \u00e8 chiuso, vale a dire fintantoch\u00e9 ogni attore aderisce alle stesse regole di impiego dello strumento. Il movente per la ricerca dei metalli preziosi \u00e8 presumibilmente legato all\u2019universalit\u00e0 del loro potere attrattivo ed estetico sui popoli umani, con una costanza transculturale notevole. Alcuni Autori osservano anche due altri aspetti importanti: la non facile deperibilit\u00e0 del materiale impiegato e la rapida verifica della sua fattura, bench\u00e9 su quest\u2019ultimo aspetto l\u2019oro sia soggetto a facili travestimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019antichit\u00e0 sino alla seconda met\u00e0 del \u2018900, sebbene in modi molto diversi, i metalli preziosi hanno svolto un ruolo determinante nel condizionare la moneta, sia per il suo valore sia per la diffusione e il successo come intermediario degli scambi. In questo senso, la moneta assume un ruolo di merce, sebbene con la nascita della finanza, l\u2019adeguatezza allo scambio assoluto, cio\u00e8 svincolato da beni e servizi terzi, non abbandona mai la moneta. Con la fine del Gold Exchange Standard (si veda la Conferenza di Bretton Woods) nel 1971 viene fatta coincidere la nascita della moneta legale. Quest\u2019ultima viene sovente definita \u201cfiat\u201d, per sottolinearne la natura transitoria, momentanea e fugace, in altri termini non costituita su rapporti sostanziali e oggettivi, come viene ritenuto al contrario il valore intrinseco dell\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa, infatti, si basa sull\u2019autorit\u00e0 della Legge. \u00c8 lo Stato a imporne la circolazione, sia mediante l\u2019uso della forza in caso qualche attore economico si rifiutasse di accettarla per l\u2019estinzione di un debito, sia mediante un\u2019azione positiva: la tassazione. In questo caso, la prima autorit\u00e0 a riconoscere un valore alla moneta diviene proprio lo Stato, ossia il soggetto politico per eccellenza, e non pi\u00f9 una regola socialmente accettata insita nel Mercato. Sebbene sia abitudine contrapporre il concetto di moneta legale a quello di moneta merce, nei fatti tale considerazione accademica \u00e8 smentita. Ogni giorno decine di grandi investitori comperano e vendono moneta, ricercandone un guadagno. Questa pratica, in fin dei conti, \u00e8 la struttura della finanziarizzazione dell\u2019economia reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un capitolo a parte \u00e8 l\u2019effetto dell\u2019espansione monetaria (aumento della quantit\u00e0 di moneta circolante). In particolare, in caso di recessione e dunque in presenza di almeno due condizioni, come l\u2019aumento della disoccupazione e la contrazione dei consumi, una maggiore quantit\u00e0 di moneta fornisce un impulso, ossia una maggiore disponibilit\u00e0 di mezzi di pagamento e una maggiore propensione ai consumi. \u00c8 vero che, a seconda dei meccanismi di finanziamento del Bilancio di Stato, questo potrebbe generare maggiore debito pubblico assoluto ma i suoi effetti verrebbero presto riassorbiti dall\u2019aumento del prodotto interno lordo e dall\u2019aumento delle entrate tributarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Merito e valore nei sistemi monetari<\/em><br \/>\nLa probabilit\u00e0 \u00e8 un concetto di base del funzionamento dei sistemi complessi e la fisica contemporanea ha perfettamente integrato questo concetto filosofico nelle proprie teorizzazioni e modellizzazioni. Vi \u00e8 per\u00f2 un modello idraulico, per cos\u00ec dire intuitivo e ingenuo, che viene spesso impiegato in senso metaforico per il funzionamento monetario. Naturalmente si tratta di una semplificazione che non rispetta alcuni assunti fondamentali: 1) la moneta \u00e8 \u201ccomprimibile\u201d, ossia pu\u00f2 variare in valore rappresentato mediante i meccanismi di svalutazione e rivalutazione; 2) il sistema monetario al contrario dei sistemi idraulici \u00e8 sovente autopoietico, ovvero tende a definire di per s\u00e9, istante per istante, la propria geografia e la propria temporalit\u00e0; 3) il sistema monetario \u00e8 un sistema sufficientemente aperto, nella misura in cui non \u00e8 possibile determinare a priori l\u2019ammontare degli scambi in ingresso e in uscita dal sistema monetario del valore e della sua rappresentazione sotto forma di moneta; 4) le leggi che governano i sistemi monetari sono un gruppo complesso di azioni pubbliche e private, non pienamente intelligibili, che deviano istante per istante i flussi di moneta, senza rispondere necessariamente alla razionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello idraulico del funzionamento monetario \u00e8 fortemente fuorviante perch\u00e9 restituisce l\u2019illusione di avere a che fare con qualcosa di tangibile di per s\u00e9 e non con un meccanismo convenzionale di mediazione degli scambi. Questo naturalmente presuppone anche il contrastare la nozione acquisita che la moneta sia misura del valore. Possiamo definire il valore economico come la percezione della disparit\u00e0 dell\u2019utilit\u00e0 espressa da un bene o un servizio rispetto a un bene o un altro servizio. Qualora, per assurdo, ogni merce (con merce intendiamo in generale un oggetto presente sul mercato, immateriale o materiale) fosse disponibile a ciascun consumatore nella sua quantit\u00e0 idealmente ottimale, il costrutto del \u201cvalore economico\u201d perderebbe di significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visto che il valore \u00e8 percezione e la percezione \u00e8 individuale, soggettiva, oscillatoria e condizionata, certamente lo statistico pu\u00f2 al pi\u00f9 aspirare a una sua rappresentazione e non a una sua misura <em>stricto sensu<\/em>. Rappresentare il valore nel mercato e non misurarlo significa recepire l\u2019assunto che la percezione pu\u00f2 influenzare la rappresentazione del percetto e la rappresentazione del percetto pu\u00f2 influenzare la sua rappresentazione. Le implicazioni sono chiare, non solo la moneta pu\u00f2 stimolare l\u2019attivit\u00e0 del consumo, pu\u00f2 rallentarla, pu\u00f2 condizionarla verso alcune forme utili alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendo, per approfondire ulteriormente, un\u2019osservazione piuttosto frequente nel dibattito sulla natura della moneta, specialmente nell\u2019ambiente intellettuale figlio del liberaleurocomunismo: la moneta acquista valore dalla sua capacit\u00e0 di soddisfare un bisogno. Da qui discenderebbe poi il terrore per la \u201ccartastraccia\u201d, la \u201cliretta\u201d e le famose \u201ccarriole di denaro\u201d per acquistare un misero tozzo di pane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, il semplice affermare che la moneta \u201cacquista valore\u201d significa individuare nella moneta soltanto una funzione di merce. Gi\u00e0 Marx parlava di valore d\u2019uso e valore di scambio come componenti che determinano il \u201cprezzo\u201d (riferendosi chiaramente a Smith e al suo <em>La ricchezza delle Nazioni<\/em>). In quest\u2019ottica dunque, la moneta acquisisce un valore, ossia \u00e8 \u201cprezzata\u201d, in base allo scambio che posso farne per appropriarmi di altri beni. Un\u2019impostazione che mi permetto di giudicare piuttosto arcaica e ancorata alla logica mercatista. Non solo, ma intravvedo anche un principio tautologico tra le righe. La capacit\u00e0 di soddisfare un bisogno \u00e8 causa del valore, ma siccome la moneta \u00e8 creata al fine soddisfare il bisogno, allora essa \u00e8 causa del proprio valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moneta si configura come una rappresentazione tangibile del principio di equit\u00e0, trae il proprio valore ex post la sua coniazione e tale valore \u00e8 estrinseco. Potremmo definire concettualmente il concetto di valore come il rapporto che sussiste tra due diversi stati di compimento. Dati due sistemi, ha pi\u00f9 \u201cvalore\u201d il sistema pi\u00f9 compiuto (compiuto secondo la propria Regola, che certamente varia da sistema a sistema). Un incremento di \u201cvalore\u201d \u00e8 un avvicinarsi o un allontanarsi dallo stato ottimale, che naturalmente \u00e8 un divenire, un dinamismo. Il valore \u00e8, per necessit\u00e0, un concetto relativo, basato sul fatto che nel Reale esiste discrepanza, eterogeneit\u00e0 e diversit\u00e0 (se tutti gli esseri umani divenissero Dei, nulla di ci\u00f2 a cui attribuiamo \u201cvalore\u201d lo conserverebbe perch\u00e9 gi\u00e0 ognuno aderirebbe al proprio stato ottimale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, la moneta (indipendentemente dagli accidenti, ovvero che sia oro, carta o conchiglie) \u00e8 rappresentazione del valore, in questo specifico caso economico, per distinguere da un valore personale, storico, culturale, religioso e cos\u00ec via. In quanto costrutto psicosociale, la moneta obbedisce primariamente alle leggi della mente e solo in seguito a quelle poste dalla fisica. Quando una moneta si svaluta, ci\u00f2 che cambia non \u00e8 il \u201cvalore\u201d ma la capacit\u00e0 di rappresentarlo. Un indebolimento o un rafforzamento della moneta, altro non dipende che dal rapporto fiduciario soggiacente agli scambi tra esseri umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In risposta a Marco Di Croce mi sento di affermare che il merito \u00e8 un relativo soggettivo, il valore \u00e8 un relativo oggettivo. Cosa intendere con questa affermazione? Nel primo caso si parla della valenza socialmente riconosciuta di un\u2019attivit\u00e0 umana, ossia il lavoro. Si tratta di una valenza che non discende da dogmi o principi eterni e immutabili, essendo culturalmente e storicamente dipendente. Nel secondo caso, abbiamo un concetto che, pur essendo vincolato al contesto storico, inerisce a un bene o un servizio oggetto di scambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo ritenere inconciliabili le prospettive che fondano rispettivamente la moneta sul merito o sul valore? Riprendo in proposito proprio le parole di Marco Di Croce, le quali senza dubbio esprimono uno spirito in linea con la Carta costituzionale, per meditare: \u201c[\u2026] Il denaro, infatti, \u00e8 concesso a un uomo da altri uomini che gli hanno riconosciuto di aver fatto qualcosa di buono e gli hanno proposto di cederlo in cambio di quel simbolo monetario che comporta un riconoscimento sociale del merito di un lavoro. Che il denaro abbia la funzione di rappresentare il merito degli uomini non \u00e8 disputabile. Che tale funzione sia svolta con successo o meno, ovvero che in un dato momento vi sia una conformit\u00e0 sufficiente o meno tra la distribuzione del denaro fra i membri di una societ\u00e0 e la reale distribuzione del merito di cui sono degni quegli stessi membri, \u00e8 oggetto di discussione politica. [\u2026]\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse pi\u00f9 che un\u2019inadeguata distribuzione del merito credo vi sia un meccanismo di attribuzione carente e, estremamente variabile sul piano individuale, su cosa sia meritevole, in che misura e per quali attivit\u00e0. In questo senso trovo molto debole l\u2019identificazione del meccanismo monetario come legato alla generazione di una rappresentazione sociale del merito, proprio perch\u00e9 quest\u2019ultimo \u00e8 fortemente condizionato da pregiudizi, stereotipi, storia individuale, cultura, ideologia, religione e altre determinazioni ambientali. L\u2019idea che al lavoro sia associato un merito e che a causa di esso venga pattuito un compenso \u00e8 un\u2019idea, a parer mio, forzata, perch\u00e9 pare essere pi\u00f9 un augurio di come il rapporto tra sistema occupazionale e quello monetario dovrebbe essere e non un\u2019analisi di come esso \u00e8 realmente. Un tale assetto, financo imperfetto e con grandi sperequazioni, non potrebbe mai tollerare ingenti e, soprattutto, sistematiche disparit\u00e0 tra salario e professione, non solo tradizionalmente prestigiosa, ma in effetti utilissima, al contrario di quel che accade ogni giorno (oggi, in Italia, un medico arriva a percepire all\u2019incirca mille euro, un ingegnere ottocento, un avvocato seicento).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rinforzo di questa tesi, possiamo osservare che a memoria d\u2019uomo neppure nelle epoche mercatiste protocapitalistiche (vale a dire gi\u00e0 monetizzate) si \u00e8 mai verificata un\u2019esatta, spontanea o pianificata, corrispondenza tra salario e utilit\u00e0 della professione. Non avvenne nel fiorentissimo e ricco Medioevo italiano, dove per tutelare gli interessi di categoria si dovette ricorrere a forme organizzate di stato sociale come le corporazioni professionali. \u00c8, perci\u00f2, da\u00a0 escludere che il rapporto triadico tra merito sociale, valore e moneta sia un affare causalmente legato e non, al pi\u00f9, correlazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concordo, al contrario, con l\u2019idea che sia compito della politica creare nuova cultura, introducendo un vincolo sempre pi\u00f9 forte nella logica di un\u2019associazione intima tra lavoro, merito e moneta, a patto che esso non si trasformi in un espediente sibillino per introdurre la convinzione liberale di una determinazione rigida della quantit\u00e0 e del valore monetario. Sarebbe facile asserire che, essendo il lavoro un\u2019attivit\u00e0 finita e la moneta una sua espressione, non sia lecito intervenire sulla moneta senza un corrispettivo e parallelo comportamento del mercato occupazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE IEZZI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Torino) Qualche mese or sono, mi \u00e8 stato possibile leggere una buona e vasta riflessione circa la natura di un oggetto, forse pi\u00f9 di ogni altro, fonte di brame, turpiloqui, tradimenti, ruberie e grande parte dei conflitti armati: il denaro o, come user\u00f2 riferirmi in questo mio contributo, la moneta. 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