{"id":60557,"date":"2020-11-11T09:01:45","date_gmt":"2020-11-11T08:01:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60557"},"modified":"2020-11-09T21:36:52","modified_gmt":"2020-11-09T20:36:52","slug":"fabio-lanza-nuova-era-vecchi-dualismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60557","title":{"rendered":"Fabio Lanza: Nuova era, vecchi dualismi"},"content":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Fabio Lanza)<\/p>\n<p>Ringrazio Marco Fumian per aver\u00a0<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/10\/01\/marco-fumian-sinologi-nella-nuova-era\/\">iniziato questa conversazione<\/a>, davvero necessaria, e per avermi invitato a rispondere. Vista dall\u2019America, convulsa da pandemia, autoritarismo incipiente e incompetente, tensioni razziali troppo a lungo represse, ed esausta per una elezione contestata, il dualismo che Fumian riassume appare a un tempo pi\u00f9 assurdo e pi\u00f9 pericoloso. Fra i think tank ed esperti che contano in termini di relazioni internazionali, il consenso sembra essere che fra USA e RPC si sia arrivati a una \u201cnuova guerra fredda\u201d, in cui la Cina rappresenta non solo un generico \u201cavversario\u201d, uno dei tanti concorrenti nella globale competizione per risorse e mercati, ma un vero e proprio modello alternativo, in termini ideologici e strutturali, e come tale una minaccia esistenziale per gli USA e il mondo \u201cdemocratico\u201d. Coerentemente con questa valutazione, la strategia da adottare nei confronti della Cina \u00e8 quella del \u201ccontenimento\u201d e della progressiva \u201cseparazione\u201d (decoupling) delle due economie.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup>\u00a0Questa non \u00e8 una valutazione dovuta unicamente all\u2019instabilit\u00e0 che caratterizza il governo Trump o limitata al partito repubblicano, e pertanto non credo che la sconfitta elettorale dell\u2019amministrazione reggente porter\u00e0 sostanziali cambiamenti in questo ambito. Biden non usa le espressioni dichiaratamente razziste di Trump (\u201ckung-fu flu\u201d, \u201cChina virus\u201d) e adotta toni pi\u00f9 morbidi, ma l\u2019atteggiamento di fondo \u00e8 lo stesso. Non a caso, durante la campagna elettorale, Trump e Biden si sono accusati a vicenda di essere al soldo del PCC e hanno fatto a gara per chi sarebbe stato pi\u00f9 intransigente con il governo cinese. L\u2019establishment di Washington sembra aver deciso: la Cina degli ultimi decenni, perennemente intrappolata in un eterno e sempre incompleto processo di divenire \u201ccome noi,\u201d in marcia verso il capitalismo e magari la democrazia, \u00e8 ora diventata il nemico comunista e dittatoriale in una nuova guerra fredda, potenzialmente capace di produrre un contagio ben pi\u00f9 grave di ogni coronavirus.<\/p>\n<p>\u00c8 forse troppo presto per capire quali saranno le conseguenze di questa nuova situazione per gli studi cinesi negli USA, ma i paradigmi della relazioni internazionali tendono a influenzare, direttamente o indirettamente, le inclinazioni dell\u2019accademia, specialmente in un campo quale gli area studies, storicamente molto \u201csensibile\u201d ai venti della politica. Non \u00e8 un caso che nei decenni passati, quando si guardava con ottimismo alla Cina e alle sue masse di produttori\/consumatori, siano fiorite le ricerche sulla societ\u00e0 civile, l\u2019opinione pubblica, ecc. Difficile dire che cosa porter\u00e0 il ritorno a una visione della Cina come un nemico, autoritario e alieno, ma ci sono segnali abbastanza preoccupanti, in particolare una tendenza crescente a tracciare ineluttabili linee di continuit\u00e0 fra il presente regime e l\u2019epoca maoista, sia essa identificata come fonte primaria dell\u2019autoritarismo odierno o fallita alternativa al capitalismo.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup>\u00a0Molto pi\u00f9 praticamente pericolosa \u00e8 la situazione dei tanti studiosi e studenti cinesi nelle universit\u00e0 americane, ora oggetto di rinnovati pregiudizi razzisti e di generalizzate accuse di spionaggio.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup>\u00a0Gli studenti, in particolare, sono ostaggi in un\u2019insostenibile congiuntura: bloccati in Cina dal virus e dalle restrizioni ai visti imposte da Trump, si svegliano nel cuore della notte per seguire corsi online, probabilmente monitorati dalla censura cinese, e continuano a pagare rette astronomiche a universit\u00e0 per cui costituiscono una fonte di reddito ormai indispensabile.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup>)<\/p>\n<p>Il governo di Xi Jinping, dal canto suo, rivendica la legittimit\u00e0 dell\u2019alternativa cinese a scopi di propaganda interna e internazionale \u2014 anche se, in termini pratici, non sembra in alcun modo interessato a promuoverne l\u2019adozione in altri paesi. Il \u201csocialismo con caratteristiche cinesi\u201d rimane un modello nazionale e nazionalista, il cui senso principale risiede nel suo porsi in contrapposizione ideologica rispetto all\u2019egemonia americana piuttosto che nel configurare un esempio da imitare. Ma la propaganda cinese ha sicuramente influenzato certi ambienti della \u201csinistra\u201d (americana e non solo), con individui e gruppi di \u201ctankies\u201d che, soprattutto nei social media, diffondono senza requie la retorica di Pechino, proponendo l\u2019immagine di una Cina anti-imperialista e anti-capitalista e attaccando ferocemente chiunque osi sottolinearne i comportamenti criminali (Hong Kong, Xinjiang, repressione dei lavoratori, ecc.)<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/sup><\/p>\n<p>A dispetto di questa apparente contrapposizione, le prospettive dell\u2019establishment USA e quelle del CCP di Xi Jinping \u2014 o della sinistra tankie \u2014 sono di fatto coincidenti. Entrambe, per motivi diversi e con obbiettivi spesso opposti, producono l\u2019immagine di una Cina \u201cdiversa da noi\u201d, separata per la sua natura ideologica, politicamente e intellettualmente incommensurabile. Emissari della RPC in Africa e nei paesi della BRI (Belt and Road Initiative) si premurano di sottolineare che \u201cnoi non siamo come loro, non siamo colonialisti\/imperialisti\u201d. I tankies pro-Cina negano in maniera veemente che le azioni del governo cinese possano rappresentare una forma di imperialismo (non a Hong Kong, non in Xinjiang) perch\u00e9 la RPC \u00e8 anti-imperialista e socialista per natura. In modo speculare, per l\u2019establishment americano (e per chi in Europa ne segue l\u2019esempio), la Cina \u201cnon \u00e8 come noi\u201d: come ai tempi della guerra fredda, la RPC rappresenta una forma patologica di stato, un errore nel processo del naturale sviluppo delle nazioni. Il messaggio \u00e8 identico, anche se con fini opposti, e incarna perfettamente la modalit\u00e0 della \u201cCina come eccezione\u201d.<\/p>\n<p>Questa modalit\u00e0 ha una lunga storia e molti precedenti, lo sguardo orientalista dell\u2019Occidente sempre intento a proiettare sulla \u201cpagina bianca\u201d della Cina una visione inversa di s\u00e9, sia essa positiva o negativa. In questa prospettiva, i tankies su Twitter non sono molto distanti dai pensatori dell\u2019illuminismo che vedevano nell\u2019impero cinese il regno della razionalit\u00e0; sono solo pi\u00f9 colpevoli perch\u00e9, a differenza di Voltaire, hanno a loro disposizione molte pi\u00f9 fonti su cui basare un giudizio. Questa modalit\u00e0 della \u201cCina come eccezione\u201d \u00e8 anche a fondamento della disciplina della \u201csinologia\u201d, intesa come lo studio della Cina come un luogo separato, regolato da strutture di pensiero esclusive e radicalmente differenti, e che come tale richiede un approccio singolare, diverso da quello richiesto per qualsiasi altro paese.<\/p>\n<p>Fumian si chiede e ci chiede come intervenire in questa pericolosa e assurda congiuntura. Come primo passo, per noi studiosi di cose cinesi, proporrei di cercare di essere meno sinologi, di prendere le distanze dalla sinologia. Ci\u00f2 significa innanzitutto demolire programmaticamente i modelli, le frasi, le trite strutture ideologiche che interpretano la Cina come un posto speciale o differente \u2014 o \u201cpi\u00f9 differente\u201d di qualsiasi altro posto, compresi quelli da cui scriviamo \u2014 e prestare invece attenzione alle condizioni sociali, politiche, ed economiche che il discorso sull\u2019eccezionalit\u00e0 cinese nasconde, non importa chi lo proponga. E quelle condizioni oggi hanno un nome, il capitalismo globale e la sua potenziale crisi.<\/p>\n<p>Di questa situazione globale, la Cina, lungi dall\u2019essere un attore autonomo e anomalo, \u00e8 parte riconosciuta e costituente. La RPC, al di l\u00e0 di qualsiasi fantomatica \u201ccaratteristica cinese\u201d, \u00e8 un paese capitalista, pienamente inserito nei circuiti del capitale globale, attraverso i quali la Cina esporta e importa capitali e forza lavoro, ed \u00e8 suscettibile alle crisi, tensioni, e sbilanciamenti che caratterizzano questa fase della storia del capitalismo. L\u2019idea di un contenimento o di un decoupling dell\u2019economia cinese da quella americana \u00e8 palesemente assurda, visto il livello di compenetrazione. Non \u00e8 solo che, per fare l\u2019esempio pi\u00f9 banale, il laptop su cui scrivo questo pezzo \u00e8 stato prodotto in una fabbrica di propriet\u00e0 taiwanese, con manodopera cinese, per una ditta americana. Pi\u00f9 profondamente, come hanno sottolineato gli economisti Zhun Xu e Isabella Weber, le economie cinesi e americane sono evolute fino a diventare di fatto complementari.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">6)<\/sup>) In questo contesto, l\u2019imperialismo non \u00e8 prerogativa esclusiva di questa o quell\u2019altra nazione, piuttosto varie entit\u00e0 statali e non-statali sono coinvolte, in tempi e modi differenti, nell\u2019estrazione di risorse e nello sfruttamento sistematico di altre parti del mondo. L\u2019imperialismo va dunque considerato un sistema globale, in cui la Cina (o gli USA, o l\u2019Europa) a volte agisce come un potere imperialista e altre no.<\/p>\n<p>Il compito di chi studia la storia, la societ\u00e0, la politica cinesi \u00e8 di tracciare come la Cina sia parte di questo sistema globale, e come le contraddizioni che questo sistema crea negli Usa o in Europa siano simili o comparabili a quelle che crea in Cina. In questo contesto, la Cina non \u00e8 n\u00e9 un nemico n\u00e9 un modello alternativo al capitalismo; la Cina \u00e8 capitalismo.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_7\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">7)<\/sup>\u00a0E soffre delle stesse piaghe che il capitalismo produce altrove (con caratteristiche locali, ovviamente). Come sottolinea Jake Werner, la recente svolta \u201crepressiva\u201d in Cina non coincide esattamente con il governo di Xi Jinping, ma si manifesta piuttosto dopo la crisi economica del 2008, come reazione a quella crisi, e corrisponde alla crescita di simili tendenze ultranazionaliste e autoritarie in altre nazioni, dal Brasile, all\u2019India, dalla Gran Bretagna all\u2019Ungheria.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_8\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">8)<\/sup><\/p>\n<p>Non ci possiamo per\u00f2 limitare a ripetere, seguendo Margaret Thatcher, che \u201cnon c\u2019\u00e8 nessuna alternativa\u201d al sistema vigente di cui la Cina \u00e8 parte integrante. Il nostro compito \u00e8 anche di rivelare che gli operai di Foxconn non sono i nemici dei nostri disoccupati. Che i migranti dell\u2019Anhui a Shenzhen soffrono in modo non molto diverso degli immigrati nella Central Valley. Che il cambiamento climatico \u00e8 disastroso soprattutto per le comunit\u00e0 pi\u00f9 povere e svantaggiate. Che la tecnologia del controllo sociale non \u00e8 una peculiarit\u00e0 dei malvagi comunisti, ma un modello che ci apprestiamo alacremente a imitare (Simone Pieranni lo ha fatto egregiamente).<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_9\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">9)<\/sup>\u00a0Il nostro compito \u00e8 anche delineare i principi di una solidariet\u00e0, e smantellare la pericolosa idiozia di una nuova guerra fredda.<\/p>\n<p>Con questo progetto in mente, con alcuni colleghi negli USA, Australia, Europa, e Hong Kong, abbiamo deciso di formare un gruppo,\u00a0<a href=\"https:\/\/criticalchinascholars.org\/\">Critical China Scholars<\/a>, che si propone di fornire prospettive diverse \u2014 e di sinistra \u2014 sulla Cina, partendo dal presupposto che \u201calla radice delle ingiustizie nel mondo ci sono sistemi politici ed economici \u2014 capitalismo, autoritarismo, imperialismo, razzismo, e patriarcato \u2014 che trascendono i confini nazionali\u201d. Ci opponiamo alla retorica razzista e guerrafondaia che demonizza la Cina ed i cinesi, ma siamo nello stesso tempo solidali con i movimenti che resistono all\u2019oppressione dello stato cinese. Queste due posizioni non solo possono, ma debbono coesistere, in quanto interdipendenti. C\u2019\u00e8 forse poco che possiamo fare, come studiosi della Cina, di fronte a forze sistemiche e transnazionali, ma la retorica attorno alla Cina degenera quotidianamente, ed \u00e8 nostro dovere rivelarne l\u2019assurdit\u00e0, e insieme proporre prospettive non solo pi\u00f9 corrette ma davvero pi\u00f9 giuste.<\/p>\n<p>[Fabio Lanza \u00e8 professore di storia della Cina moderna presso l\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Arizona. Fra le sue ricerche, incentrate soprattutto sullo studio dell\u2019attivismo politico e dello spazio urbano nella Cina del Novecento, si segnalano i volumi <em>Behind the Gate. Inventing Students in Beijing<\/em>\u00a0(New York: Columbia University Press, 2010) e\u00a0<em>The End of Concern: Maoism, Activism and Asian Studies<\/em> (Durham: Duke University Press, 2017).]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Fabio Lanza) Ringrazio Marco Fumian per aver\u00a0iniziato questa conversazione, davvero necessaria, e per avermi invitato a rispondere. Vista dall\u2019America, convulsa da pandemia, autoritarismo incipiente e incompetente, tensioni razziali troppo a lungo represse, ed esausta per una elezione contestata, il dualismo che Fumian riassume appare a un tempo pi\u00f9 assurdo e pi\u00f9 pericoloso. 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