{"id":6082,"date":"2012-03-06T03:04:21","date_gmt":"2012-03-06T03:04:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=6082"},"modified":"2012-03-06T03:04:21","modified_gmt":"2012-03-06T03:04:21","slug":"luniversita-che-vogliamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=6082","title":{"rendered":"L&#039;Universit\u00e0 che vogliamo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#39;<b>Universit&agrave; italiana<\/b> sopravvive, difficoltosamente, in una condizione di disagio e di crescente emarginazione che ha pochi termini di confronto nella storia recente. Essa ha visto fortemente ridotte le risorse economiche per il suo funzionamento, molto prima che si manifestasse la crisi mondiale e malgrado le modeste dotazioni di partenza rispetto agli altri Paesi industrializzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i saperi umanistici e buona parte delle scienze sociali sono da tempo sfavoriti, a beneficio di discipline che si immaginano pi&ugrave; direttamente utili alla crescita economica, o genericamente al <b>&#39;Mercato&#39;<\/b>. Si tratta di una tendenza in atto da anni che ci accomuna all&#39;Europa e a larga parte del mondo. A tutti gli insegnamenti viene richiesto di fornire un <i>sapere utile<\/i>, trasformabile in <i>valore di mercato<\/i>, altrimenti sono ritenuti economicamente non sostenibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci&ograve; oggi si sta scatenando negli atenei la definizione dei <b>&#39;criteri di valutazione&#39;<\/b>, al fine di misurare la &#39;produttivit&agrave;&#39; scientifica degli studiosi, come si misura una qualsivoglia quantit&agrave; calcolabile. Anche per questo, le Universit&agrave; europee sono sotto l&#39;assedio quotidiano di un flusso continuo di disposizioni normative, che soffocano i docenti in pratiche quotidiane di interpretazioni e applicazioni quasi sempre di breve durata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre minore &egrave; il tempo per gli studi e la <b>ricerca<\/b>, mentre la vita quotidiana di chi vive nelle Facolt&agrave; &ndash; docenti, studenti, personale amministrativo &ndash; &egrave; letteralmente soffocata da compiti organizzativi interni mutevoli, spesso di difficile comprensione, quasi sempre pleonastici.<\/p>\n<div class=\"fotodxdid\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" alt=\"laurea\" src=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/foto\/250\/laurea__.jpg\" title=\"Laurea\" \/><br \/>\n\t<b>Oggi si sta scatenando negli atenei la definizione dei &#39;criteri di valutazione&#39;, al fine di misurare la &#39;produttivit&agrave;&#39; scientifica degli studiosi<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi crediamo che questo modello di <b>Universit&agrave; europea<\/b>, avviato con il cosiddetto &ldquo;processo di Bologna&rdquo; abbia rivelato il suo totale fallimento. Il numero dei laureati non &egrave; aumentato, le percentuali degli abbandoni nei primi anni sono rimaste pressoch&eacute; identiche, diminuiscono le immatricolazioni, si fa sempre pi&ugrave; ristretta l&#39;autonomia universitaria, i saperi impartiti sono sempre pi&ugrave; frammentati e tra di loro divisi, tecnicizzati, mai riconnessi a un progetto culturale, a un modello di societ&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci&ograve; riguarda non solo il <b>nesso saperi\/mercato<\/b>, ma anche il modello sociale, come &egrave; evidente alla luce dell&#39;innalzamento delle tasse d&#39;iscrizione, delle politiche di numero chiuso e della scelta di segmentare, alla luce di politiche classiste, il sistema universitario nazionale facendosi schermo del mito dell&#39;eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fondo di questo fallimento c&#39;&egrave; una esperienza storica recente che illumina sinistramente l&#39;intero quadro europeo. &Egrave; quello che possiamo chiamare il grandioso <b>scacco americano<\/b>. Gli USA, elaboratori del modello che l&#39;UE ha voluto tardivamente imitare, sono il Paese che in assoluto ha investito di pi&ugrave; nella formazione universitaria e nella ricerca, finalizzate ad accrescere la potenza economica. Ma a dispetto dell&#39;immenso fiume di risorse e la finalizzazione spasmodica delle scienze alla produzione di brevetti e scoperte strumentali, i risultati sono stati irrisori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande ondata di nuovi <b>posti di lavoro<\/b> qualificati non si &egrave; verificata. Anzi, gli investimenti nel sapere hanno accompagnato un fenomeno dirompente: la distruzione della <i>middle class<\/i>. Per concludere con una apoteosi: gli USA, che hanno visto trionfare negli ultimi decenni nuove tecnoscienze come l&#39;informatica e la genetica, hanno trascinato il mondo nella pi&ugrave; grave crisi economico-finanziaria degli ultimi 80 anni.<\/p>\n<div class=\"fotosxdid\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" alt=\"facolta lettere filosofia\" src=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/foto\/250\/facolta_lettera_filosofia.jpg\" title=\"Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia\" \/><br \/>\n\t<b>Tutti i saperi umanistici e buona parte delle scienze sociali sono da tempo sfavoriti<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lezione storica ci dice che il <b>sapere tecnoscientifico<\/b>, da s&eacute;, interamente finalizzato alla crescita economica e senza un progetto equo e solidale di societ&agrave;, privo della luce della cultura critica, &egrave; destinato a fallire. Inseguire gli USA su questa strada &egrave; aberrante. La crisi in cui versa il mondo rivela l&#39;erroneit&agrave; irrimediabile di una strategia da cui bisogna uscire al pi&ugrave; presto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tale ragione, i firmatari del presente <b><i>Manifesto<\/i><\/b> indicano i punti programmatici cui dovrebbe ispirarsi un progetto di universit&agrave; che avvii la fuoriuscita dal modello liberistico di un&#39;Europa ormai sull&#39;orlo del collasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre al pi&ugrave; presto abolire il fallimentare <b>sistema del 3+2<\/b> dall&#39;organizzazione degli studi e ripristinare i <b>precedenti Corsi di Laurea<\/b>, prevedendo lauree brevi per le Facolt&agrave; che vogliono organizzarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre <b>abolire i crediti<\/b> (i famigerati CFU) come criteri di valutazione degli esami. Il fatto che essi siano utilizzati anche nel resto d&#39;Europa &egrave; una buona ragione per incominciare a scardinare il misero economicismo che &egrave; stato iniettato anche negli atenei del Vecchio Continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre ripensare i <b>criteri di valutazione<\/b> che riguardano i saperi umanistici. Noi crediamo giusto che l&#39;Universit&agrave; resti pubblica, sostenuta da risorse pubbliche. Una condizione che implica anche un controllo &ndash; certamente mediato, ma serio, non propagandistico &ndash; del buon uso delle risorse provenienti dal contributo fiscale di tutti i cittadini. Ma tale controllo deve riguardare soprattutto i Consigli di Amministrazione degli Atenei, che devono diventare assolutamente trasparenti, con adeguata pubblicit&agrave;, nelle loro scelte e nei loro bilanci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&rsquo;organo di <b>autogoverno degli Atenei<\/b> sul piano didattico e della ricerca non pu&ograve; essere comunque il CdA, ma il Senato Accademico, democraticamente eletto, in modo da rappresentare equamente tutte le discipline e tutte le figure di coloro che nell&rsquo;Universit&agrave; lavorano e studiano.<\/p>\n<div class=\"fotodxdid\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" alt=\"libro\" src=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/foto\/250\/__libro.jpg\" title=\"Un libro\" \/><br \/>\n\t<b>Sempre minore &egrave; il tempo per gli studi e la ricerca<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre ripristinare la figura del <b>ricercatore<\/b> a tempo indeterminato abolita dalla legge Gelmini. Occorre immediatamente dar vita a un meccanismo di rapido reclutamento di nuovi ricercatori, con liste nazionali di idoneit&agrave;, che tengano conto della produzione scientifica, dell&rsquo;esperienza maturata nell&rsquo;attivit&agrave; didattica, nell&rsquo;attivit&agrave; gestionale, e nell&rsquo;organizzazione culturale: le Facolt&agrave; dovranno poter scegliere all&rsquo;interno di quelle liste e chiamare liberamente gli idonei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma &egrave; necessario al pi&ugrave; presto bandire <b>concorsi per la docenza<\/b> in tutte le Facolt&agrave;. I docenti (compresi i ricercatori) italiani sono i pi&ugrave; vecchi d&#39;Europa e i numerosi pensionamenti hanno sguarnito gravemente tante Facolt&agrave;. Oggi si piangono ipocrite lacrime sulla disoccupazione della giovent&ugrave;. Ma quale migliore occasione per il governo in carica di fornire risorse ai ricercatori senza lavoro, ai tanti giovani che passano dai dottorati ai master senza mai trovare un approdo, una istituzione in cui continuare studi e ricerche?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&Egrave; infine necessario spendere le energie dei docenti per <b>riorganizzare i saperi<\/b>, il loro studio e la loro trasmissione nelle Universit&agrave;. La complessit&agrave; sempre pi&ugrave; interrelata del mondo vivente e della societ&agrave; ci impone un diverso modo di studiare, ci chiede un dialogo tra le discipline, una organizzazione degli studi che non esalti la solitaria eccellenza individuale, ma la cooperazione fra campi diversi della conoscenza, cos&igrave; come la societ&agrave; ci chiede la cura collettiva dei beni comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Piero Bevilacqua (Storia contemporanea, Sapienza, Roma)<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Angelo d&rsquo;Orsi (Storia del pensiero politico, Universit&agrave; di Torino)<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#39;Universit&agrave; italiana sopravvive, difficoltosamente, in una condizione di disagio e di crescente emarginazione che ha pochi termini di confronto nella storia recente. 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