{"id":60846,"date":"2020-11-19T09:00:48","date_gmt":"2020-11-19T08:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60846"},"modified":"2020-11-18T22:49:46","modified_gmt":"2020-11-18T21:49:46","slug":"ricreando-la-plebe-un-saggio-di-nadia-urbinati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60846","title":{"rendered":"Ricreando la plebe. Un saggio di Nadia Urbinati"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di MicroMega (Marco d&#8217;Eramo)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2020\/11\/recensione-nadia-urbinati-Pochi-contro-molti.-Il-conflitto-politico-nel-XXI-secolo-Laterza.jpg\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"NaN\" \/><\/p>\n<p>Perch\u00e9 il conflitto \u00e8 scomparso dal vocabolario politico? \u00c8 questa la domanda che assilla, e a cui cerca di rispondere, il breve, stimolante saggio di Nadia Urbinati \u201c<em>Pochi contro molti. Il conflitto politico nel XXI secolo\u201d<\/em> (Laterza, pp. 108, 12,00 euro). Il conflitto non va confuso con l\u2019antagonismo o con la contrapposizione. Il conflitto \u00e8 portato avanti da forze organizzate con l\u2019obiettivo di riconfigurare il futuro (delle relazioni di lavoro, dei rapporti di potere, della struttura sociale, delle diseguaglianze economiche\u2026), mentre le dimostrazioni anche di massa, anche violente, \u201cper i bisogni insoddisfatti e la fatica quotidiana del vivere\u201d hanno come dimensione il presente, non il futuro. \u201cLa precariet\u00e0 delle condizioni di vita, il non poter contare su un futuro certo: questo stato di puro presente \u00e8 ci\u00f2 che annichila l\u2019azione politica generale.\u201d<\/p>\n<p>La tesi del libro \u00e8 che la ragione per cui il conflitto \u00e8 scomparso va cercata in due processi simultanei e sinergici. Il primo \u00e8 quello che Urbinati chiama \u201cl\u2019affermarsi di una concezione minimalista della democrazia\u201d. Le recenti elezioni Usa ci ricordano che repubblica rappresentativa non \u00e8 sinonimo di democrazia: pu\u00f2 esserne forse una condizione necessaria, ma di sicuro non sufficiente. I padri fondatori degli Stati uniti vollero creare una repubblica, non certo una democrazia. Urbinati sembra muoversi, senza citarlo esplicitamente, nella scia di Aristotele che nel libro IV della <em>Politica<\/em>, oltre ai classici tre tipi di regime analizzati in precedenza (monarchia, aristocrazia, democrazia), ne introduce un quarto, la <em>politia<\/em>, \u201cuna mistione di oligarchia e democrazia\u201d. (IV, 1293b). Noi abbiamo vissuto e viviamo in una <em>politia <\/em>che per un periodo, quello del secondo dopoguerra, ha pencolato pi\u00f9 verso la democrazia, con la dialettica dei partiti politici, con le rappresentanze sindacali, con la redistribuzione sociale. Da tempo ormai la <em>politia <\/em>pende invece verso l\u2019oligarchia.<\/p>\n<p>rbinati fa risalire questa svolta al famoso rapporto su <em>La crisi della democrazia<\/em> consegnato alla Commissione Trilaterale nel 1975 in cui scova una straordinaria citazione: lamentandosi per l\u2019eccessiva copertura mediatica della guerra del Vietnam, il rapporto sostiene che i democratici \u201csono inclini a schierarsi con l\u2019umanit\u00e0 invece che con l\u2019autorit\u00e0 e le istituzioni\u201d. Secondo i tre autori (Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki), le democrazie occidentali erano andate in crisi perch\u00e9 avevano travalicato il loro compito, secondo una visione minimalista della democrazia gi\u00e0 enunciata da Joseph Alois Schumpeter nel 1941: la democrazia deve essere solo un metodo di selezione della classe politica, fondato sul suffragio universale individuale e segreto, per mezzo di una competizione elettorale ciclica.<\/p>\n<p>In questa lettura minimalista, \u201cai \u2018molti\u2019 spetterebbe essenzialmente di recarsi ai seggi, ai \u2018pochi\u2019 di mettere in essere la gara elettorale. Il legame tra gli uni e gli altri \u00e8 il consenso in cambio di promesse e, a fine mandato, di rendiconto. I \u2018pochi\u2019 e i \u2018molti\u2019 godono degli stessi diritti di libert\u00e0, civili e politici, ma le procedure e le istituzioni sono preordinate allo scopo di tener fuori i \u2018molti\u2019 dall\u2019esercizio del potere, \u2018usandoli\u2019 come tribunale giudicante e autorizzante\u201d. Riportare la democrazia nei suoi binari minimalisti, questo lo scopo che \u00e8 stato perseguito (e raggiunto) dagli anni \u201970 del secolo scorso a oggi.<\/p>\n<p>In questa concezione della democrazia, il popolo esemplare deve essere \u201capatico\u201d e silenzioso ed esprimersi ogni tot anni solo attraverso le schede elettorali. Se nel frattempo si pronuncia in altre forme e con altri mezzi, viene scoraggiato in ogni modo (anche con l\u2019uso della forza, aggiungo io). Gi\u00e0 a questo stadio la scissione del popolo in due, da un lato i pochi che \u201csi annusano e si scelgono\u201d (C. Writght Mills), che si isolano in quartieri esclusivi o addirittura in enclave barricate, accampano \u201cnatura divina\u201d (Gianbattista Vico); dall\u2019altro i molti, sempre pi\u00f9 sbarrati nelle possibilit\u00e0 di ascesa sociale, sempre pi\u00f9 privati dei diritti fondamentali, in particolare l\u2019istruzione e la salute, e perci\u00f2 sempre pi\u00f9 marcati anche fisicamente (da obesit\u00e0, dall\u2019essere sdentatati). Se posso introdurre un episodio autobiografico: quando pi\u00f9 di 50 anni fa arrivai per la prima volta in Africa nera, ero talmente ottuso che non vedendo quasi mai occhiali sui visi della popolazione locale, mi dissi che gli africani dovevano avere una vista da lince, non che non avevano abbastanza soldi per comprarsi lenti correttive!<\/p>\n<p>Per descrivere il secondo processo che ha provocato la scomparsa del conflitto dal nostro vocabolario politico bisogna ricorrere a una parola che serpeggia sottotraccia in tutto il testo di Urbinati, ma compare solo una volta di sfuggita, verso la fine. \u00c8 la parola \u201cplebe\u201d. Perch\u00e9 quello che \u00e8 successo negli ultimi quarant\u2019anni \u00e8 stato un lungo processo di ricostruzione della \u201cplebe\u201d: come gi\u00e0 sapeva Rousseau, la plebe non \u00e8 altro che il popolo senza istruzione universale. I due popoli di cui qui si parla nel saggio, i pochi e i molti, sono in realt\u00e0 i patrizi e i plebei: e la democrazia minimalista \u00e8 quella che consente ai pochi, all\u2019oligarchia, di governare i molti, la plebe. Non a caso, discutendo di uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale, Urbinati pu\u00f2 citare solo due tribuni della plebe, i Gracchi: il problema oggi \u00e8 che, se si \u00e8 fatto di tutto per ricostituire la plebe, a quest\u2019ultima non \u00e8 stato consentito di conquistarsi il tribunato. Oggi nessun tribuno difende gli interessi della plebe. Se esiste la parola \u201cgoverno dei pochi\u201d (oligarchia), osserva Urbinati, non \u00e8 mai stato coniato il termine <em>pollocrazia<\/em>, \u201cgoverno dei molti\u201d.<\/p>\n<p>Tre brevi critiche. La prima \u00e8 che per rivalutare i conflitti, Urbinati si riferisce direttamente a Machiavelli, quando osserva che \u201ci buoni ordini\u201d \u201csono l\u2019esito di un potere strappato alle oligarchie\u201d. Nel passo dei <em>Discorsi<\/em> che qui \u00e8 parafrasato, Machiavelli si sbilancia molto di pi\u00f9: dice che i \u201cbuoni ordini\u201d possono essere ottenuti solo attraverso i \u201ctumulti\u201d, cio\u00e8 i sollevamenti, non i semplici conflitti: \u201cIo dico che coloro che dannono i tumulti intra i Nobili e la Plebe mi pare che biasimino quelle cose che furono la causa prima nel tenere libera Roma\u2026\u201d (libro primo, cap. IV). Il tumulto contraddice l\u2019idea gradualista del conflitto riformatore e riformista. Il tumulto introduce l\u2019elemento della violenza in politica, fattore singolarmente assente dal saggio.<\/p>\n<p>Questo ci porta alla seconda critica: nel volume si sente una sorta di nostalgia per la socialdemocrazia d\u2019un tempo, per il compromesso tra lavoro e capitale che aveva consentito la creazione e il mantenimento dello stato sociale. Ma non possiamo ignorare che quel compromesso era reso necessario dalla presenza dell\u2019Unione sovietica nello scacchiere mondiale (paradossi della storia: una dittatura che angariava i propri sudditi, contribuiva indirettamente al benessere dei sudditi altrui): appena l\u2019Urss \u00e8 scomparsa, quel compromesso \u00e8 diventato superfluo e infatti il crollo sovietico ha segnato non solo la scomparsa dei partiti comunisti occidentali, ma anche la fine dei partiti socialdemocratici (hanno resistito solo l\u00e0 dove hanno rinunciato alla propria socialdemocrazia, come nel New Labour di Tony Blair). Forse, da questo punto di vista, i conflitti non sono solo scomparsi, ma sono anche stati spazzati via.<\/p>\n<p>L\u2019ultima critica riguarda la categoria del populismo. Urbinati usa questo termine nel suo senso di destra (Salvini, Orb\u00e1n, Erdo\u011fan, Bolsonaro\u2026) trascurando che questo epiteto \u00e8 stato affibbiato a Podemos, Siriza, Bernie Sanders, persino al sociologo Pierre Bourdieu e a Papa Francesco.<\/p>\n<p>Quest\u2019uso \u00e8 l\u2019unica traccia di concessione al conformismo in un testo che invece fornisce moltissimi spunti di riflessione e che sembra andare in una direzione opposta al \u201cbenpensantismo\u201d che taccia di populismo qualunque discorso che si rivolga alla plebe. Il libro va nella direzione dentro (dei pochi)\/fuori (dei molti).<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 proprio la direzione per cui all\u2019opposizione destra\/sinistra si sostituisce l\u2019antitesi discorso legittimo\/discorso illegittimo, come scrive bene Pierre Manent: \u201cLa polarit\u00e0 destra\/sinistra attribuisce una legittimit\u00e0 uguale ai due poli\u2026 Invece il nuovo dispositivo si caratterizza per l\u2019ineguale legittimit\u00e0: il populismo in quanto tale \u00e8 tendenzialmente illegittimo, mentre la politica rispettabile \u00e8 tendenzialmente la sola legittima &#8230; tendiamo a passare da un ordine che riposa sul confronto tra opinioni ugualmente legittime a un ordine basato sul confronto tra opinioni legittime e opinioni illegittime, tra ortodossia ed eresia politiche.\u201d<\/p>\n<p><strong>Fonte :\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/ricreando-la-plebe-un-saggio-di-nadia-urbinati\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/ricreando-la-plebe-un-saggio-di-nadia-urbinati\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte foto :\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2020\/11\/recensione-nadia-urbinati-Pochi-contro-molti.-Il-conflitto-politico-nel-XXI-secolo-Laterza.jpg\">http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2020\/11\/recensione-nadia-urbinati-Pochi-contro-molti.-Il-conflitto-politico-nel-XXI-secolo-Laterza.jpg<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di MicroMega (Marco d&#8217;Eramo) Perch\u00e9 il conflitto \u00e8 scomparso dal vocabolario politico? \u00c8 questa la domanda che assilla, e a cui cerca di rispondere, il breve, stimolante saggio di Nadia Urbinati \u201cPochi contro molti. 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