{"id":60881,"date":"2020-11-20T12:21:24","date_gmt":"2020-11-20T11:21:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60881"},"modified":"2020-11-20T12:21:24","modified_gmt":"2020-11-20T11:21:24","slug":"alcune-riflessioni-sul-ruolo-della-stampa-italiana-nellaffrontare-il-dibattito-sulla-cina-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60881","title":{"rendered":"Alcune riflessioni sul ruolo della stampa italiana nell\u2019affrontare il dibattito sulla Cina contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Gianluigi Negro)<\/p>\n<p>Accogliendo l\u2019invito della presente rivista a sviluppare insieme a colleghi sinologi e ricercatori interessati alla Cina contemporanea un dialogo sui \u201c<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/10\/01\/marco-fumian-sinologi-nella-nuova-era\/\">sinologi della nuova era<\/a>\u201d, questo testo propone una breve riflessione sul ruolo della stampa italiana nel fornire prospettive e informazioni sulla Cina di oggi e nel contribuire a dar forma a un immaginario sul Paese da parte dell\u2019opinione pubblica italiana.<\/p>\n<p>Questo testo si sviluppa su due direzioni: la prima propone una panoramica sugli agenti coinvolti nel portare avanti la copertura mediatica e il dibattito su temi legati alla Cina contemporanea; la seconda suggerisce spunti di riflessione sul potenziale coinvolgimento di esponenti della sinologia italiana nell\u2019attivit\u00e0 mediatica, enfatizzando l\u2019importanza della conoscenza della cultura e della lingua cinese da parte di chi fa informazione.<\/p>\n<p><strong>La stampa italiana e la Cina oggi<\/strong><\/p>\n<p>Il servizio di Milena Gabanelli per la sua rubrica Data Room trasmesso lo scorso 27 Settembre su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/dataroom-milena-gabanelli\/coronavirus-cina-covid-morti-colpe\/f411efea-00eb-11eb-8a00-13bbbd5f28b0-va.shtml\">Corriere.it<\/a>\u00a0e il TG La7 costituisce solo l\u2019ultimo di una serie di episodi che mettono in luce alcune criticit\u00e0 di un\u2019analisi giornalistica che, pur condividendo una serie di fonti e dati accurati, sembra sottovalutare l\u2019importanza di tenere in considerazione la specificit\u00e0 delle dinamiche socio-culturali e di avvalersi di fonti in lingua originale che si rivelano invece fondamentali per gettare luce sulla complessit\u00e0 della Cina contemporanea.<\/p>\n<p>Il contributo di Gabanelli \u00e8 interessante per almeno tre motivi. Il primo \u00e8 stato evidenziato da Lucrezia Poggetti, ricercatrice presso l\u2019istituto di ricerca Merics: Poggetti sottolinea come sia un\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/lucrepogge\/status\/1310672234185453575\">bene<\/a>\u00a0che anche i telegiornali abbiano iniziato a ospitare delle analisi sulla Cina contemporanea. Il secondo motivo \u00e8 che il servizio di Gabanelli ha contribuito ad animare un dibattito nel mondo del giornalismo e dell\u2019accademia in merito alle modalit\u00e0 di copertura mediatica e alla selezione degli argomenti oggetto di tale copertura da parte degli stessi media. Il terzo motivo \u00e8 riconducibile all\u2019importanza di una prospettiva diacronica per interpretare le trasformazioni nella percezione da parte dell\u2019opinione pubblica italiana sulla Cina contemporanea che si sta affermando come imprescindibile interlocutore geopolitico in una prospettiva globale. Se infatti a maggio un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/laps-iai_2020_covid.pdf\">sondaggio<\/a>\u00a0dell\u2019Istituto affari Internazionali e del Laboratorio Analisi Politiche Sociali riportava come le modalit\u00e0 di gestione dell\u2019emergenza sanitaria COVID-19 da parte di Pechino venissero considerate un modello da seguire,\u00a0 gi\u00e0 a settembre un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecfr.eu\/publications\/summary\/the_new_china_consensus_how_europe_is_growing_wary_of_beijing\">rapporto<\/a>\u00a0dello European Council of Foreign Relations evidenziava un ritorno a una diffidenza verso la Cina da parte dell\u2019opinione pubblica europea e italiana in particolare. Quest\u2019ultimo dato \u00e8 stato nuovamente ridimensionato dalle rilevazioni del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pewresearch.org\/global\/2020\/10\/06\/unfavorable-views-of-china-reach-historic-highs-in-many-countries\/\">rapporto<\/a>\u00a0Pew Research Center a inizio ottobre secondo cui su un campione di 14 paesi tra le maggiori economie avanzate solo l\u2019Italia registrava un minimo riscontro positivo sulla gestione del COVID-19 da parte della Cina: il 51% degli intervistati aveva infatti un\u2019opinione positiva, il 49% era invece allineato a un parere negativo pi\u00f9 pronunciato negli altri paesi\u00a0 (61%).<\/p>\n<p><strong>L\u2019esempio della visita di Xi Jinping a Roma nel marzo 2019<\/strong><\/p>\n<p>Da queste ultime riflessioni si pu\u00f2 dedurre come il ruolo dei media nella selezione degli argomenti trattati e nella scelta del taglio interpretativo con cui presentare tali argomenti sia centrale nell\u2019influenzare l\u2019opinione pubblica italiana, alimentando un determinato immaginario sulla Cina contemporanea. Un ulteriore esempio a supporto di tale riflessione pu\u00f2 essere costituito dall\u2019analisi della copertura mediatica della visita di Xi Jinping in Italia nel marzo 2019. Il primo dato di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1445\/96445\">questa<\/a>\u00a0ricerca metteva in luce come, nonostante la portata storica dell\u2019evento, i quotidiani pi\u00f9 prolifici, almeno in termini di numero di articoli pubblicati a riguardo, fossero testate regionali (Il Messaggero e la Sicilia) e con un forte taglio economico (Il Sole 24 Ore). Il secondo aspetto \u00e8 invece di natura contenutistica: numerosi articoli che affrontavano l\u2019argomento della visita di Xi Jinping a Roma erano caratterizzati da un approccio narrativo e riportavano aneddoti specifici (ma parziali) finalizzati a portare avanti una narrazione sulla Cina come Paese focalizzato sull\u2019importanza del controllo e della sorveglianza:\u00a0 sia\u00a0<em>il Giornale\u00a0<\/em>che il\u00a0<em>Giornale di Sicilia\u00a0<\/em>ad esempio hanno sottolineato il dispiegamento di forze dell\u2019ordine per garantire la sicurezza di Xi durante la sua visita in Italia alludendo all\u2019eccesso di controllo e spiegamento di forze dell\u2019ordine sia a Roma che a Palermo. A supporto di questa tesi \u00e8 opportuno citare lo studio di David Craig che gi\u00e0 nel\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/107769900308000404\">2003<\/a>\u00a0sottolineava come il ricorso ad aneddoti debba essere necessariamente associato a un\u2019analisi di natura etica. Il terzo aspetto \u00e8 legato alla presentazione di immagini evocative e simboliche per fornire un\u2019analisi mediatica dell\u2019evento (<a href=\"https:\/\/it.ejo.ch\/giornalismo-sui-media\/giornali-italia-cina\">qui<\/a>\u00a0dettagli). \u00c8 verosimile che questo tipo di copertura mediatica tendenzialmente focalizzata su un resoconto aneddotico pi\u00f9 che su un\u2019analisi approfondita dei contenuti della discussione possa aver contribuito a diffondere un sentimento ambivalente verso la possibilit\u00e0 di rafforzare la reciprocit\u00e0 nelle relazioni politiche ed economiche con la Cina. Un esempio particolarmente calzante in tal senso \u00e8 offerto dalla descrizione della first lady Peng Liyuan paragonata a una giovane Elisabetta II durante la sua visita a Palazzo Colonna a Roma. Un espediente che rischia di suggerire un parallelismo tra l\u2019imperialismo storico britannico e le pi\u00f9 recenti velleit\u00e0 imperialiste della leadership cinese.<\/p>\n<p><strong>Il problema delle fonti (e della lingua)<\/strong><\/p>\n<p>Pur evitando generalizzazioni, \u00e8 legittimo ritenere che un pi\u00f9 diretto coinvolgimento di esponenti della sinologia avrebbe contribuito a fornire una lettura degli eventi pi\u00f9 approfondita e articolata facendo leva non solo sulla consultazione di fonti in lingua ma anche su una pi\u00f9 puntale interpretazione di rituali e dinamiche socioculturali legate a questa visita di stato.<\/p>\n<p>Se da un lato il coinvolgimento di profili sinologici in ambito giornalistico appare marginale, dall\u2019altro molti esponenti del giornalismo italiano che si occupano di Cina risultano poco inclini a consultare e incorporare fonti in lingua cinese. Le fonti che vengono consultate e a cui si fa esplicito riferimento sono spesso tratte da pubblicazioni di testate giornalistiche riconducibili al contesto mediatico europeo, e soprattutto anglosassone, o riprese da fonti ufficiali cinesi in lingua inglese: tra le pi\u00f9 consultate si ricordano il liberale South China Morning Post e Caixin, ma anche organi di stampa pi\u00f9 vicini alla voce ufficiale come Global Times e China Daily.<\/p>\n<p>Questo secondo aspetto merita una riflessione approfondita che non si limita ovviamente al contesto mediatico ma che pu\u00f2 essere allargata a diversi ambiti del sapere che riguardano la Cina. Gi\u00e0 nel 2000 Curran e Park suggerivano l\u2019importanza di una riflessione in merito alla necessit\u00e0 di \u201cde-occidentalizzare\u201d lo studio dei media denunciando l\u2019egemonia culturale sia contenutistica che linguistica dei media del mondo anglosassone. A distanza di vent\u2019anni, il problema linguistico sembra non essere stato del tutto superato come conferma il recente studio di Suzina su Media Culture and Society intitolato \u201c<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/full\/10.1177\/0163443720957906?fbclid=IwAR3Ps5JW4LLJpv0U02X1YbyrWf05XVTBwvaVLCN1zcrjaFcGxxCNwM0utcw#articleShareContainer\">English as lingua franca. Or the sterlization of scientific world<\/a>\u201d. Sarebbe auspicabile che si affermassero pi\u00f9 iniziative del calibro di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.chinesestorytellers.com\/\">Chinese Storytellers<\/a>, e con un profilo pi\u00f9 ampio,\u00a0<a href=\"https:\/\/newbloommag.net\/\">New Bloom<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/newnaratif.com\/\">New\u00a0Naratif<\/a>, che negli ultimi anni hanno provato a dare voce a giornalisti e scrittori troppo spesso relegati ai margini dei media mainstream.<\/p>\n<p>Un\u2019interpretazione corretta delle fonti, almeno nel contesto cinese, passa quindi da almeno due binari linguistici che riflettono due agende mediatiche diverse. Gi\u00e0 nel 2016 Alessandra Lavagnino\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/cina-modernita-cultura-istituzioni-dalle-libro-alessandra-c-lavagnino-bettina-mottura\/e\/9788843081950\">notava<\/a>\u00a0come a margine della riforma del sistema dei media in Cina avviata fin dall\u2019ultimo decennio del XX secolo, testate giornalistiche, radiofoniche e televisive cinesi fossero chiamate a raggiungere un pubblico sempre pi\u00f9 vasto composto da un\u2019audience cinese residente nella Cina continentale ma anche all\u2019estero, oltre che da un pubblico internazionale. Pi\u00f9 recentemente Bettina Mottura ha\u00a0<a href=\"https:\/\/riviste.unimi.it\/index.php\/AMonline\/article\/view\/10113\">dimostrato<\/a>\u00a0empiricamente come i contenuti riportati dai media cinesi in lingua originale siano caratterizzati da un\u2019impronta pi\u00f9 burocratica e istituzionale, mentre gli stessi argomenti presentati a un pubblico internazionale e quindi non riportati in cinese ma in inglese (o in francese), presentino delle scelte lessicali pi\u00f9 dirette e finalizzate a consolidare la narrazione che si vuole diffondere sulla Cina e a celebrare gli impegni assunti dalla dirigenza. La selezione delle fonti e la capacit\u00e0 di comprendere e interpretare le sfumature del linguaggio politico sono le premesse fondamentali per poter comprendere tutte le sfaccettature della stessa notizia riportata in lingue diverse.<\/p>\n<p>Un ulteriore limite nell\u2019analisi della comunicazione mediatica in Cina \u00e8 legato al fatto che escludendo Il Corriere, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, la RAI, AGI e pochi altri organi di stampa, \u00e8 sempre pi\u00f9 raro trovare dei corrispondenti in loco. Anche in questo caso, il problema non riguarda esclusivamente l\u2019Italia ma rivela una\u00a0<a href=\"https:\/\/theconversation.com\/with-foreign-bureaus-slashed-freelancers-are-filling-the-void-at-their-own-risk-108664\">crisi economica<\/a>\u00a0del giornalismo diffusa anche fuori dai nostri confini nazionali.<\/p>\n<p>Il caso italiano ci pone di fronte a un paradosso. Secondo una ricerca su database FACTIVA in effetti \u00e8 possibile notare come negli ultimi 5 anni sia stato registrato un aumento consistente in termini di articoli focalizzati sulla Cina, a fronte di quasi 400 000 articoli pubblicati. Nonostante l\u2019oggettivo interesse crescente sulla Cina, \u00e8 tuttavia possibile notare come le testate giornalistiche che propongono un\u2019estesa copertura mediatica sul Paese hanno spesso un carattere locale e tendono a non ampliare l\u2019analisi mediatica sulla Cina contemporanea in un contesto globale e internazionale. Queste criticit\u00e0 pongono dei limiti oggettivi nel poter formare un\u2019opinione pubblica consapevole della complessit\u00e0 del ruolo della Cina come interlocutore per l\u2019Italia ma anche per il resto del mondo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9560\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro1.png?resize=259%2C300\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"300\" data-attachment-id=\"9560\" data-permalink=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/19\/gianluigi-negro-alcune-riflessioni-sul-ruolo-della-stampa-italiana-nellaffrontare-il-dibattito-sulla-cina-contemporanea\/negro1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro1.png?fit=416%2C481\" data-orig-size=\"416,481\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"negro1\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro1.png?fit=259%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro1.png?fit=416%2C481\" \/>\u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9561\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro2.png?resize=219%2C300\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"300\" data-attachment-id=\"9561\" data-permalink=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/19\/gianluigi-negro-alcune-riflessioni-sul-ruolo-della-stampa-italiana-nellaffrontare-il-dibattito-sulla-cina-contemporanea\/negro2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro2.png?fit=325%2C445\" data-orig-size=\"325,445\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"negro2\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro2.png?fit=219%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/sinosfere.com\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/negro2.png?fit=325%2C445\" \/><\/p>\n<p><strong>Alcune idee per il futuro<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni emergono almeno tre spunti di riflessione che potrebbero rafforzare e valorizzare il potenziale del sinologo di oggi almeno nel settore dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>In prima istanza emerge l\u2019importanza che il sinologo partecipi attivamente al processo di copertura mediatica degli organi di stampa sulla Cina e quindi la necessit\u00e0 di stabilire un dialogo basato sulla reciprocit\u00e0 tra mondo del giornalismo e sinologia che potrebbero completarsi a vicenda. Il ruolo fondamentale del sinologo non si limiterebbe chiaramente alla competenza linguistica ma interesserebbe anche l\u2019approfondimento di aspetti socioculturali, fondamentali per adottare un approccio conoscitivo interdisciplinare sulla Cina contemporanea.<\/p>\n<p>In seconda battuta, \u00e8 auspicabile che il sinologo sia anche coinvolto pi\u00f9 direttamente nel dibatto giornalistico anche nei mezzi di informazione mainstream attraverso interviste, talk show, editoriali per garantire una diffusione delle informazioni pi\u00f9 trasversale e diretta a un bacino d\u2019utenza pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Il sinologo contemporaneo ha anche maturato una certa familiarit\u00e0 con l\u2019uso dei nuovi media e dei social media cinesi che ospitano dibattiti e discussioni su temi legati alla realt\u00e0 contemporanea, adottando un linguaggio in continua evoluzione, spesso caratterizzato dall\u2019uso di metafore, giochi di parole e allusioni che possono essere interpretate solo grazie a una conoscenza profonda del contesto linguistico e culturale e a un esercizio costante della lingua viva. La capacit\u00e0 di analizzare i contenuti pubblicati nei social media possono rivelarsi importanti per gettare luce sui temi focali del dibattito pubblico e per misurare l\u2019opinione pubblica generalizzata, fornendo in questo modo chiavi interpretative per comprendere questioni rilevanti della societ\u00e0 cinese contemporanea ancora troppo spesso descritta come monolitica e caratterizzata da stereotipi. Questa narrativa \u00e8 spesso alimentata dall\u2019approccio giornalistico dei quotidiani a tiratura regionale che dedicano sempre pi\u00f9 copertura alla Cina.<\/p>\n<p>In ultima istanza \u00e8 importante ricordare che una copertura mediatica pi\u00f9 profonda e articolata sulla Cina se da un lato potrebbe rivelarsi funzionale a plasmare un\u2019opinione pubblica italiana pi\u00f9 preparata e consapevole, dall\u2019altro potrebbe anche svolgere un ruolo chiave nel coinvolgere nel dibattito mediatico e nella fruizione dei contenuti mediatici anche la comunit\u00e0 cinese che vive in Italia, gettando in questo modo anche le premesse per un modello di integrazione efficace e trasversale. Di particolare importanza in questo senso sono i recenti contributi di\u00a0<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/06\/13\/stefania-stafutti-noi-rimaniamo-pandemia-e-comunita-cinesi-in-italia\/\">Stefania Stafutti<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/07\/30\/valentina-pedone-non-fai-rumore-il-silenzio-intorno-allespressione-culturale-sinoitaliana-durante-la-stagione-covid-19\/\">Valentina Pedone<\/a>\u00a0capaci di dare voce a una serie di iniziative organizzate dalla comunit\u00e0 sino italiana durante il lockdown tra febbraio e giugno 2020. Sul fronte dei media italiani vanno segnalati e accolti con favore i lavori di Huang Miaomiao per La Nazione e l\u2019Huffington Post; il palinsesto di Radio Italia Cina e i recenti articoli di Jada Bai e Angelo Ou su China Files.<\/p>\n<p>Restituendoci un immaginario sulla Cina contemporanea che tenga conto di complessit\u00e0 e specificit\u00e0 socio-culturali, la sinologia pu\u00f2 quindi contribuire a formare un\u2019opinione pubblica consapevole, equilibrata e variegata che possa mettere da parte letture ideologizzate, falsi miti, forzature distopiche, pregiudizi interpretativi e narrazioni monolitiche su un Paese che \u00e8 in constante evoluzione, che svolge un ruolo fondamentale nello scenario geopolitico globale e che \u00e8 destinato a diventare un interlocutore imprescindibile con cui \u00e8 auspicabile imparare a confrontarsi, dialogare e convivere. La sinologia fornisce preziose chiavi interpretative per aiutarci a comprendere la Cina di oggi, mettendoci in condizione di raccogliere consapevolmente le sfide e le opportunit\u00e0 che il nuovo assetto geopolitico mondiale in continua evoluzione ci porr\u00e0 domani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span lang=\"IT-CH\">Gianluigi Negro \u00e8 Ricercatore a tempo determinato presso l\u2019Universit\u00e0 di Siena, Dipartimento di Scienze della Formazione, Scienze Umane e della Comunicazione Interculturale (DSFUCI).<\/span>\u00a0Dopo aver<span lang=\"IT-CH\">\u00a0conseguito il dottorato in Scienze della Comunicazione\u00a0 presso Universit\u00e0 della Svizzera italiana (USI), facolt\u00e0 di Scienze della Comunicazione, ha condotto progetti di post-dottorato finanziati dalla Sino-Swiss Science and Technology Research Cooperation presso gli\u00a0\u00a0istituti di Giornalismo e Comunicazione della Peking University e della Tsinghua University. La sua ricerca si focalizza sullo sviluppo storico di internet e del sistema dei media in Cina.<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Gianluigi Negro) Accogliendo l\u2019invito della presente rivista a sviluppare insieme a colleghi sinologi e ricercatori interessati alla Cina contemporanea un dialogo sui \u201csinologi della nuova era\u201d, questo testo propone una breve riflessione sul ruolo della stampa italiana nel fornire prospettive e informazioni sulla Cina di oggi e nel contribuire a dar forma a un immaginario sul Paese da parte dell\u2019opinione pubblica italiana. 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