{"id":60884,"date":"2020-11-20T12:24:35","date_gmt":"2020-11-20T11:24:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60884"},"modified":"2020-11-20T12:24:35","modified_gmt":"2020-11-20T11:24:35","slug":"quel-che-non-stavamo-cercando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60884","title":{"rendered":"Quel che (non) stavamo cercando"},"content":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alfio Squillaci)<\/p>\n<p>\u00c8per me sempre una esperienza imbarazzante leggere Baricco. Dopo aver dato il mio assenso entusiasta al suo saggismo musicale nell\u2019ormai lontanissimo 1992 (\u201cL\u2019anima di Hegel e le mucche del Wisconsin\u201d), sono andato gi\u00f9 di delusione in delusione sia con la narrativa, \u201cCity\u201d, sia con la saggistica, \u201cThe Game\u201d. Mi ero ripromesso di ignorarlo dopo la lettura di quest\u2019ultimo volumone,\u00a0o di considerarlo una mera presenza della realt\u00e0 culturale del nostro Paese, tipo: \u201cE poi c\u2019\u00e8 Baricco\u201d senza aggiungere Evviva o Abbasso, considerarlo\u00a0cio\u00e8 uno di quei fatti culturali che bisogna accettare senza commenti, come una funzione religiosa, una messa per esempio, a cui si assista da increduli, con partecipazione impartecipe quindi, assistendo\u00a0 al rito e non aderendo al mito, in ultima fila, in piedi, mentre masse di fedeli tra i banchi si inchinano e turibolano.<\/p>\n<p>La messa come \u00e8 noto \u00e8 s\u00ec un \u201cmito\u201d, ovvero una \u201cnarrazione\u201d (la vita e soprattutto il sacrificio di Cristo) ma anche una \u201crappresentazione\u201d ove gli elementi suggestivi quali i fiori, l\u2019incenso, l\u2019organo, la voce suadente del\u00a0 prete (il libro si pu\u00f2 anche ascoltare infatti dalla voce di Baricco),\u00a0 catturano la nostra attenzione e forse ci distraggono. Ora,\u00a0<a href=\"https:\/\/libroprivato.it\/pc.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in questo \u201clibro\u201d<\/a>\u00a0al tempo del Game\u00a0Baricco \u00e8 proclive proprio alla rappresentazione, alla funzione rituale suggestiva,\u00a0all&#8217;\u201desperienza\u201d estatica: soffoca pertanto l\u2019elemento logico-discorsivo nella sua \u201corazione\u201d (ops, \u201csaggio\u201d), infatti\u00a0 pigiando sui cerchi in basso dello schermo dello smartphone il lettore pu\u00f2 costruirsi il suo percorso personale tra i 33 \u201cframmenti\u201d (quanti gli anni di Cristo?). E pertanto si pu\u00f2 passare dall&#8217;\u201dintroibo ad altare dei\u201d alla comunione e poi alla \u201cite missa est\u201d ma anche alla consacrazione dell\u2019Eucarestia,\u00a0 ad libitum,\u00a0 seguendo un ordine random suggerito in alternativa a quello consecutivo dei capitoli.<\/p>\n<p>Ma nel momento in cui ci si fa spazio fra i melismi gregoriani (come quello dolciastro di chiamare gli uomini suggestivamente \u201cgli umani\u201d) e si tenta di acciuffare qualche concetto, solo qualcosa a lacerti emerge. Dopo un inizio ipnotico stile Kyrie eleison (\u201cci\u00f2 che un medico decide di chiamare malattia, \u00e8 una malattia. Ci\u00f2 che un virologo decide di chiamare virus, \u00e8 un virus. Ci\u00f2 che un epidemiologo decide di chiamare \u201cpandemia\u201d, \u00e8 una pandemia\u201d), ecco subito la Voce narrante di Baricco annunciare che non \u00e8\u00a0 proprio cos\u00ec,\u00a0 che invece ci troviamo davanti a una \u201ccreatura mitica\u201d, ossia una figura che nasce in uno spazio mentale chiamato mito, e qui la Voce ci dice, forzando lo stile orfico e approdando nel flou, che il mito\u00a0\u201c\u00e8 uno dei principali gesti grazie a cui gli umani si assicurano un destino\u201d. Mirabile dictu! Ma che vuol dire il nostro Oracolo esattamente? Certamente con quella parola \u201cgesto\u201d,\u00a0 non vuol intendere un movimento del corpo, ma una movenza verbale e\/o mentale, si suppone. Ma \u00e8 di un solido chic detto cosi, diciamolo.<\/p>\n<p>Noi si era rimasti a Platone per il quale, secondo il suo maggior studioso italiano Giovanni Reale, il mito\u00a0\u00e8 \u00abpensare per immagini\u00bb, mentre il logos \u00e8 un \u00abpensare per concetti\u00bb; e anche per\u00a0Georges Sorel, il pi\u00f9 grande diffusore moderno di miti collettivi, il mito agisce come un\u00a0\u201cfascio motore di immagini\u201d che tende a muovere le masse all\u2019azione. No, troppo semplice dirlo cos\u00ec. Ed ecco che\u00a0 la Voce, quelle poche volte che abbandona lo stile alto e rarefatto degli oracoli e imbocca il sentiero del logos, della concettualizzazione, la si vede gi\u00e0\u00a0 prendere di mira l\u2019illuminismo (ti pareva) come fonte di ogni nequiizia mentale e infatti eccola approdare alla suggestiva proposizione:\u00a0\u00a0\u201cla resa senza condizioni al metodo scientifico ci ha resi incapaci di leggere il mito, di capire la sua produzione e perfino di dare valore alla sua presenza nella vita degli umani\u201d. Possibile? Ma di cosa parla? Si fa fatica immaginare le masse italiane voltairriane, in polpe di seta e scarpine di raso, elegantemente illuministe e scientiste che non riescono a vedere la Pandemia sotto veste di\u00a0\u201ccreatura mitica\u201d. E poi: se la Pandemia \u00e8 una creatura mitica, chi l\u2019ha creata? L\u2019immaginario collettivo? Non si sa, la Voce, come il Dio di Eraclito, non dice n\u00e9 s\u00ec n\u00e9 no: accenna. Suggerisce che sia una creatura del Game, e che sia stata affrontata dalla scienza periclitante come un giocatore di scacchi novecentesco, secondo strategie desuete.<\/p>\n<p>Non \u00e8 proprio una Voce dal sen fuggita quella che ci parla negli auricolari, ma quasi. Ecco avanzare infatti\u00a0l\u2019opzione alla Agamben: mass\u00ec, non ci avevamo pensato, c\u2019\u00e8 una Autorit\u00e0 Centrale che manovra gli \u201cumani\u201d, ma non come nel film \u201cMetropolis\u201d di Fritz Lang dove sembravano lobotomizzate: no le masse italiane sono ansiose di obbedire.\u00a0 Ed ecco un \u201cframmento\u201d recitare:\u00a0\u201cL\u2019incredibile disciplinarsi di moltitudini dietro autorit\u00e0 politiche fino al giorno prima disprezzate, d\u00e0 alla figura mitica della Pandemia l\u2019autorit\u00e0 di dire che un sordo desiderio di disciplina serpeggiava sotto la pelle di una civilt\u00e0 a cui piaceva immaginarsi libera, aperta, ribelle, perfino caotica\u201d. Ma ricordiamo tutti invece che erano fottute di paura e cantavano sui balconi. E ci mancava poi che non affiorasse l\u2019allusione al perfido potere politico, il quale grazie alla\u00a0 Pandemia \u00e8 \u201ctornato\u00a0al centro del campo in una restaurazione fulminea che l\u2019ha recuperato da un\u2019agonia irreversibile\u201d. \u00c8 meglio che teniamo questo Potere nell\u2019indeterminatezza vaga che ha\u00a0 il \u201cPalazzo\u201d pasoliniano, perch\u00e9\u00a0 se gli dessimo un volto dovremmo sovrapporgli con incredulit\u00e0 la faccia di Conte, di Di Maio, di Speranza. Loro il Potere? La Spectre?<\/p>\n<p>Infine\u00a0c\u2019\u00e8\u00a0un \u201cframmento\u201d in cui l\u2019evoluzione del discorso prende movenze da gioco di societ\u00e0,\u00a0 tipo:\u00a0\u201cse la Pandemia \u00e8 un urlo, cosa stiamo urlando? Lo vogliamo \u201cveramente\u201d sapere, o preferiamo rinviare l\u2019appuntamento con noi stessi e concentraci a curare i sani e i malati \u2013 ovvio dettato quotidiano?\u201d. Si resta stupefatti da questa trovata\u00a0e si resiste all\u2019impulso\u00a0di rivoltarsi sul pavimento in preda a scosse epilettiche. E vien voglia\u00a0 semplicemente di controbattere: e se la Pandemia fosse pi\u00f9 terra terra un colpo di tosse,\u00a0una polmonite bilaterale,\u00a0 una macchina dell\u2019ossigeno a cui si viene attaccati? No?<\/p>\n<p>Tutta cos\u00ec la prosa di Baricco. Suggestiva e orfica, pitica, eleusina, elegante e chic. Allusiva ed evanescente. Prendere o lasciare. Io dopo aver letto e ascoltato al contempo la Voce sono rimasto come intronato dalla forte suggestione del mito della Pandemia e dalla mirabile sinestesia Voce\/Testo. Ma che voglia di urlare e di spruzzare droplet\u00a0 in giro m\u2019era rimasta\u00a0 in corpo durante tutta la lettura\/ascolto\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alfio Squillaci) \u00c8per me sempre una esperienza imbarazzante leggere Baricco. Dopo aver dato il mio assenso entusiasta al suo saggismo musicale nell\u2019ormai lontanissimo 1992 (\u201cL\u2019anima di Hegel e le mucche del Wisconsin\u201d), sono andato gi\u00f9 di delusione in delusione sia con la narrativa, \u201cCity\u201d, sia con la saggistica, \u201cThe Game\u201d. 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