{"id":60951,"date":"2020-11-24T08:00:17","date_gmt":"2020-11-24T07:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60951"},"modified":"2020-11-23T22:17:31","modified_gmt":"2020-11-23T21:17:31","slug":"onda-su-onda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60951","title":{"rendered":"Onda su onda"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL PONTE (Lanfranco Binni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/1200px-JEAN_LOUIS_THEODORE_GERICAULT_-_La_Balsa_de_la_Medusa_Museo_del_Louvre_1818-19.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"819\" \/><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pf-content\">\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Si susseguono, devastanti e a ritmo incalzante, le \u201condate\u201d delle quattro grandi crisi connesse con la Covid-19: la crisi sanitaria provocata da una pandemia fuori controllo in gran parte del mondo; la crisi economica che accentua le derive malthusiane del capitalismo in tutte le sue forme, arcaiche e neoliberiste; la crisi politica delle \u201cdemocrazie\u201d liberali occidentali; la crisi climatica del pianeta. Su ognuno di questi terreni i processi in corso sono tumultuosi, complessi e \u201ccaotici\u201d. La pandemia ha accelerato e messo a nudo le vere realt\u00e0, concrete e drammatiche, di una storia catastrofica. In questo numero del \u00abPonte\u00bb di fine anno ne scrivono Giuliano e Piergiovanni Pelfer (<i>Il Coronavirus e la fine delle certezze<\/i>), Emiliano Brancaccio (<i>Catastrofe o rivoluzione<\/i>), Giancarlo Scarpari (<i>Che ve ne sembra dell\u2019America?<\/i>). In particolare il testo di Brancaccio sollecita un aperto confronto teorico-politico sulle necessarie e radicali alternative alla \u201ccatastrofe\u201d dell\u2019antropocene capitalistico.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Cattive nuove dal fronte dei virus<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Sostiene la microbiologa e virologa Maria Rita Gismondo, nella sua rubrica\u00a0<i>Antivirus<\/i>\u00a0su \u00abil Fatto Quotidiano\u00bb del 12 novembre, che stanno circolando in Italia e in Europa, \u201cfuori controllo\u201d, almeno sei varianti di SarsCoV2. Il titolo dell\u2019articolo:\u00a0<i>Virus, la mutazione \u00e8 pi\u00f9 \u201ccattiva\u201d<\/i>. Ne riporto integralmente il testo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il \u201cmostro\u201d non si arrende e si manifesta ancora con tutte le sue peggiori armi. Mentre la storia ci riferisce epidemie e pandemie che nel tempo, grazie alle mutazioni del virus che le ha prodotte, si sono estinte, studi recenti di genotipizzazione ci hanno dimostrato che non sta accadendo cos\u00ec per SarsCoV2. Per mesi ci siamo meravigliati perch\u00e9 il virus che ci sta affliggendo non mutava. Siamo rimasti in attesa che si facesse avanti una mutazione, dando per scontato, come ci insegna la virologia, che questa avrebbe reso la pandemia meno aggressiva fino a estinguersi. Le mutazioni sono arrivate, ma nulla di quanto ci saremmo aspettati. Recenti studi hanno evidenziato ben cinque varianti (19A, 19B, 20A, 20B e 20C). Circolano in Italia e studi in corso ne stanno verificando la circolazione in Europa. Anche se non si conosce l\u2019effetto di ciascuna mutazione, certamente i virus che le presentano non sono affatto pi\u00f9 \u201cdeboli\u201d. Nel frattempo ecco arrivare un\u2019altra notizia su una ulteriore variante che si sta manifestando nei visoni. La prima osservazione \u00e8 stata fatta in Belgio in circa un migliaio di esemplari. Oggi si pensa che il virus abbia gi\u00e0 infettato decine di migliaia di visoni, e molti di questi sono stati esportati in altri paesi, compresa l\u2019Italia. Il virus con la nuova mutazione si diffonde molto rapidamente e ha gi\u00e0 imparato a infettare l\u2019uomo. Un salto di specie cos\u00ec rapido \u00e8 quasi un evento unico. Oltre a una aggressivit\u00e0 ancora tutta da valutare, questo \u201cnuovo mostro\u201d potrebbe vanificare terapie e profilassi che sono in studio. Mi riferisco agli anticorpi monoclonali e ai vaccini, in particolare. Se la (o le) mutazione (i) dovesse (ro) risultare localizzata proprio nella parte di virus utilizzato come target del vaccino, gli studi e le prove fatte fino a oggi sarebbero da cestinare, cos\u00ec come le terapie immunologiche. Si fa veramente fatica a essere ottimisti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>E se fosse una sindrome e non una pandemia?<\/i>, aveva intitolato Maria Rita Gismondo un altro suo articolo del 3 ottobre, stesso quotidiano, stessa rubrica. Anche in questo caso le implicazioni teoriche e pratiche erano (e sono) numerose. Riporto integralmente anche questo testo, che in Italia non ha suscitato, come l\u2019autrice auspicava, riflessioni pubbliche:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Richard Horton, il 26 settembre, ha pubblicato su \u00abLancet\u00bb un articolo che non rimarr\u00e0 inosservato. Il titolo \u00e8 gi\u00e0 eloquente,\u00a0<i>COVID-19 is not a pandemic<\/i>\u00a0(\u00abil Covid-19 non \u00e8 una pandemia\u00bb). L\u2019autore sostiene che l\u2019approccio nella gestione della diffusione, ma soprattutto della patologia sia sbagliato, perch\u00e9 la crisi sanitaria \u00e8 stata affrontata come determinata dalla malattia infettiva. Affermazione scioccante che mina alla base otto mesi di gestione del fenomeno. Horton non \u00e8 un matto, \u00e8 uno degli editorialisti pi\u00f9 quotati di \u00abLancet\u00bb. Con qualsiasi altra firma avremmo abbandonato l\u2019articolo con una smorfia sarcastica. Invece \u00e8 Horton. Certamente non \u00e8 un \u201cnegazionista\u201d, ma uno che ha un orizzonte sempre \u201cpi\u00f9 in l\u00e0\u201d. Condanna i governi che hanno gestito la crisi solo come una catena di contagio virale da interrompere. Sostiene che, in realt\u00e0, interagiscono due categorie di malattie: l\u2019infezione dovuta a SARS-CoV-2 e una serie di malattie non trasmissibili. Queste condizioni si raggruppano all\u2019interno dei gruppi sociali secondo modelli di disuguaglianza profondamente radicati nelle nostre societ\u00e0. Secondo Horton non \u00e8 una pandemia, ma una sindrome (pi\u00f9 elementi patologici). Significa che \u00e8 necessario un approccio pi\u00f9 sfumato. Limitare il danno richieder\u00e0 un\u2019attenzione maggiore alle malattie non trasmissibili e alla disuguaglianza socioeconomica. Le sindemie sono caratterizzate da interazioni biologiche e sociali tra condizioni e stati, interazioni che aumentano la suscettibilit\u00e0 di una persona a danneggiare o peggiorare i loro risultati di salute. Da qui la deduzione logica che, piuttosto che esclusivamente tracciare il virus, bisogna agire sulle condizioni che lo favoriscono. Eliminare, ove possibile (esposizione degli anziani e dei malati cronici), migliorare le condizioni sociali. Detto cos\u00ec, ci stupisce meno, visto che molti di noi abbiamo affermato che si tratta di un opportunista. Dobbiamo, lo fa intendere anche Horton, eliminare le opportunit\u00e0 che rendono facile al virus di colpirci.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019opportunismo \u201cresiliente\u201d del virus deve dunque essere affrontato sui terreni delle sue interazioni sociali, economiche e climatiche, considerando quindi la \u201cpandemia\u201d una crisi essenzialmente politica; a questa lettura della questione virale Horton ha dedicato negli scorsi mesi un libro importante,\u00a0<i>Covid-19. La catastrofe<\/i>\u00a0(Roma, Il Pensiero Scientifico, 2020). E la \u201cpandemia\u201d globale richiede necessariamente risposte globali. Non sta accadendo questo, anzi il contrario: chiusure dei confini, particolarismi locali, appelli patriottici a unit\u00e0 nazionali contro il nemico ignoto, esorcismi e scongiuri. Le semplificazioni dei media tagliano a pezzi la complessit\u00e0, negandone gli aspetti indicibili, riducendo il tutto a una banale questione sanitaria: il nemico \u00e8 il virus, dobbiamo vincere e vinceremo! Come tutti sanno, la guerra al virus \u00e8 affrontata con il tradizionale strumento dell\u2019isolamento degli infetti; dal Medioevo si fa cos\u00ec, e cos\u00ec bisogna fare. Cos\u00ec \u00e8 stato fatto in Cina, con risultati indiscutibili. Cos\u00ec non \u00e8 stato fatto nell\u2019Occidente del primato di un\u2019economia che non ammette tregue predatorie n\u00e9 strategie di lungo periodo. Eppure, dietro e intorno al virus e alla sua marcia per ora trionfale c\u2019\u00e8 tutto il resto: dai cambiamenti climatici ai \u201csalti di specie\u201d, dalla devastazione del pianeta alla crisi del \u201cmodello di sviluppo\u201d capitalistico, a un\u2019endemica guerra civile globale determinata da disuguaglianze intollerabili e inarrestabili.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Quanto sta accadendo negli Stati Uniti, nel cuore del vecchio impero occidentale, intorno alle elezioni di novembre, \u00e8 paradigmatico. Nella sconfitta di Trump (ma non del suprematismo bianco vivo e vegeto, e armato) hanno giocato un ruolo fondamentale la pandemia negata e incoraggiata dai poteri economici e i movimenti di rivolta antirazzista delle sempre pi\u00f9 estese \u201cminoranze etniche\u201d; la vittoria del Partito democratico \u00e8 stata trascinata da questi processi interni alla \u201csociet\u00e0\u201d, pi\u00f9 forti delle regole da sempre antidemocratiche della pretesa democrazia statunitense. Quei processi sono in corso e svolgeranno nei prossimi mesi un ruolo importante di pressione dal basso rispetto agli assetti di potere; la tempesta non \u00e8 finita e produrr\u00e0 nuovi conflitti nel ventre del Leviatano. Gi\u00e0 nelle prossime settimane, in Medio Oriente, in un teatro di guerra fondamentale per l\u2019impero \u201calla guida del mondo\u201d, l\u2019amministrazione Trump non moller\u00e0 l\u2019osso dell\u2019attacco all\u2019Iran, preparato dal cosiddetto \u00abAccordo di Abramo\u00bb, mettendo a nudo la stessa politica estera dell\u2019amministrazione Biden che non segner\u00e0 una svolta nelle strategie degli interessi del \u201cpartito unico\u201d trasversale che unisce repubblicani e democratici: \u00abAmerica first for ever\u00bb. Come non cambier\u00e0 la politica estera statunitense nei vari teatri di guerra economica e militare, dalla Cina all\u2019America latina. Cambieranno forse i \u201ctoni\u201d comunicativi, ma non la sostanza. Il rafforzamento della Nato sui fronti est e sud \u00e8 stato il primo messaggio\u00a0<i>urbi et orbi<\/i>\u00a0di Biden dopo la vittoria elettorale. Ma quello stesso Biden dovr\u00e0 fare i conti con i movimenti \u201cdal basso\u201d nella societ\u00e0 americana, e non solo perch\u00e9 hanno svolto un ruolo determinante nella sua elezione. Come dovr\u00e0 fare i conti con le strategie in corso, e per molti aspetti vincenti, della Cina e con il declino dei modelli di sviluppo del \u201cmondo libero\u201d. A livello planetario il dilemma \u201ccatastrofe o socialismo\u201d diventer\u00e0 la questione principale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Un nuovo socialismo<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">In Italia la pandemia sta accelerando l\u2019implosione di un sistema politico in crisi in tutte le sue articolazioni istituzionali e \u201crappresentative\u201d. In una politica ridotta a pessima amministrazione di un esistente avvelenato da interessi privati e antisociali, in un intreccio morboso tra economia e criminalit\u00e0 \u201clegale\u201d e illegale, la crisi sanitaria e le sue conseguenze sociali ed economiche hanno messo a nudo l\u2019inefficienza e l\u2019inadeguatezza dello Stato centrale e delle Regioni, e gli equivoci anticostituzionali delle cosiddette riforme \u201cfederaliste\u201d, dal Titolo V all\u2019elezione diretta dei sedicenti \u201cgovernatori\u201d, alle rivendicazioni di \u201cautonomia differenziata\u201d e separatista; alla dura prova dei fatti, la concentrazione del potere politico a livello centrale e nelle satrapie regionali in nome di un inesistente federalismo sta producendo un paesaggio istituzionale devastato, proprio mentre il \u201cpubblico\u201d appare come l\u2019ultima spiaggia dell\u2019organizzazione sociale, naufragate le magnifiche sorti e progressive del \u201cprivato\u201d, dell\u2019ordoliberismo e del \u201cmeno Stato\u201d. Il governo rincorre come pu\u00f2 la \u201cgestione\u201d della tempesta, galleggiando sui marosi, zattera della Medusa. I \u201cristori\u201d a debito dello Stato ristorante si stanno esaurendo, e non serviranno vecchi rimedi politicisti e disperati come l\u2019unit\u00e0 nazionale di \u201ctutti contro il virus\u201d che gi\u00e0 vede impegnati gli esperti negoziatori di destra e di \u201csinistra\u201d, con i soliti scambi di favori reciproci.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il dramma storico dell\u2019Italia, l\u2019assenza di una classe politica all\u2019altezza dei contenuti pi\u00f9 democratici della Costituzione inattuata del 1948, si ripresenta puntuale. E si ripresenta in tutta la sua urgenza la necessit\u00e0 di una radicale e fortiniana \u201cverifica dei poteri\u201d nella societ\u00e0 di tutti, strumento oggi indispensabile per la ricostruzione dello Stato e di una nuova socialit\u00e0 in un paese in cui l\u2019\u201cautonomia del politico\u201d ha istituzionalizzato le libere scorribande dei gruppi di potere oligarchici (l\u2019\u201caristocrazia\u201d dei peggiori) e l\u2019esclusione della grande maggioranza della popolazione dal potere di tutti, trasformando una democrazia \u201cmai stata\u201d in demofobia. La nuova socialit\u00e0 diffusa nelle numerose esperienze di autonomia e autorganizzazione \u201cdal basso\u201d, unita a una ripresa dei temi del socialismo storico e a venire, nelle sue varie declinazioni (socialismo libertario, comunismo critico, anarchismo), \u00e8 la risposta su cui impegnare progettazione teorica e pratica politica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u00abIl Ponte\u00bb, erede del \u201cliberalsocialismo\u201d (massimo socialismo e massima libert\u00e0, internazionalismo) che costitu\u00ec negli anni trenta una delle principali esperienze teoriche e pratiche dell\u2019antifascismo, della Resistenza, della Costituente e dell\u2019opposizione alla Repubblica clericale e trasformista dal dopoguerra in poi, partecipa come cantiere progettuale a questo processo che non pu\u00f2 non essere relazionale e collettivo. Nei prossimi mesi, come contributo allo studio del nostro passato dal punto di vista del nostro presente, per il socialismo, pubblicheremo una puntuale ricostruzione della stagione del liberalsocialismo italiano attraverso le voci dei suoi protagonisti, socialisti libertari, radicalmente alternativi alle derive intellettuali e politiche del pensiero politico liberalproprietario.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Dal controllo al potere<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Teorico e organizzatore del liberalsocialismo socialista, dall\u2019antifascismo degli anni trenta alla democrazia diretta nel 1968, Aldo Capitini rilanci\u00f2 i risultati delle sue esperienze di pensiero e azione politica nella sua ultima opera,\u00a0<i>Omnicrazia: il potere di tutti<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2020\/11\/23\/onda-su-onda\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>; \u00e8 interessante rileggerne il paragrafo \u00abDal controllo al potere\u00bb, per una riflessione sul nostro presente, sui nostri compiti. Sulla relazione teorico-pratica tra\u00a0<i>omnicrazia<\/i>\u00a0e\u00a0<i>compresenza\u00a0<\/i>si veda anche di A. Capitini,\u00a0<i>La compresenza dei morti e dei viventi<\/i>, introduzione di Giancarlo Gaeta, nella collana \u00abOpere di Aldo Capitini\u00bb, Firenze, Il Ponte Editore, 2018.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come passare dal controllo al potere? Il controllo, nelle sue tre forme: informazione esatta, critica adatta, progettazione progrediente, \u00e8 gi\u00e0 potere; accrescere l\u2019una o l\u2019altra delle forme, secondo la propria capacit\u00e0, \u00e8 sviluppare l\u2019omnicrazia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Alcuni sociologi distinguono il \u201cpotere\u201d dalla \u201cautorit\u00e0\u201d, nel senso che il primo \u00e8 la probabilit\u00e0 che la volont\u00e0 vinca gli ostacoli che incontra, la seconda \u00e8 la probabilit\u00e0 che un gruppo trovi obbedienza per i suoi comandi. Ma noi, che non consideriamo che l\u2019ambito sociale, possiamo mettere in disparte il fatto semplice della volont\u00e0 individuale che riesce a realizzare qualche cosa. Qui dobbiamo vedere come il controllo si fa potere entro la societ\u00e0, o acquista \u201cautorit\u00e0\u201d. Usiamo, dunque, il termine in senso generico: il potere come capacit\u00e0 di realizzare progetti (tra cui proporre norme), con la probabilit\u00e0 di vedere realizzati i progetti e le norme ubbidite.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Qui interviene, con un suo contributo, la persuasione della compresenza in questi due modi:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">l. se i progetti e le norme hanno un fondamento evidente e puro nella realt\u00e0 di tutti, \u00e8 pi\u00f9 probabile che essi incontrino il consenso di molti; la persuasione della compresenza e della omnicrazia \u00e8 una garanzia che pesa a favore dell\u2019accettazione dei progetti e delle norme, quindi esse hanno un potere, in virt\u00f9 non del loro riferimento all\u2019interesse individuale, ma di un riferimento alla realt\u00e0 di tutti;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">2. esiste un ordine sociale che \u00e8 la convivenza di tutti e non \u00e8 il semplice interesse individuale; un persuaso della compresenza e dell\u2019omnicrazia pu\u00f2 tralasciare la difesa di tale ordine sociale in quanto egli teme di sottoporre tale ordine al proprio vantaggio individuale, e pu\u00f2 tralasciare di vedere la difesa dell\u2019ordine sul piano della guerra, la quale oramai viene condotta come strage e pu\u00f2 arrivare all\u2019uso, oltre che delle armi chimiche, delle armi nucleari, il che deforma ogni carattere umano della lotta. Ma rimane il semplice ordine sociale come convivenza pubblica, come rispetto di quelle istituzioni che spesso sono strumenti del potere di tutti. E qui \u00e8 possibile collaborare con chi usa quegli strumenti coercitivi che sono semplicemente applicati a frenare e sviare l\u2019individuo che attenti a tali \u201cstrumenti che sono di tutti\u201d e che non segua, quanto potrebbe, la pressione intima della compresenza che lo indurrebbe a tale rispetto. Mentre non \u00e8 possibile collaborare sul piano della guerra o guerriglia, che porta a stragi, terrorismo, tortura, cio\u00e8 ad una violenza che prende la mano rispetto al motivo originario, \u00e8 possibile stare accanto a chi semplicemente usi la violenza entro la stretta disciplina di giovare alla convivenza di tutti nella loro evoluzione, una violenza in ambito modesto, strettamente condizionata nei modi (quante armi si possono usare che non uccidono!), accompagnata costantemente da un soffio omnicratico; il persuaso della nonviolenza pu\u00f2, personalmente, non usare nemmeno questo tipo di violenza, se il suo compito \u00e8 di richiamare costantemente al fine; ma comprende che c\u2019\u00e8 violenza e violenza, e quella per mantenere la convivenza di tutti \u00e8 pi\u00f9 giustificata di ogni altra.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Io non potrei stare in un governo che pu\u00f2 dichiarare la guerra, ma non avrei difficolt\u00e0 a stare in un\u2019amministrazione di ente locale. Questo rispetto dell\u2019ordine locale:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">1. non significa accettazione dell\u2019ordine costituito, da difendere ad oltranza, ma il riconoscimento che si pu\u00f2 mantenere la convivenza nonviolenta tra gli abitanti di una localit\u00e0, che \u00e8 di ambito modesto, mentre si pu\u00f2, nello stesso tempo, portare avanti la rivoluzione nonviolenta con le sue tecniche per trasformare le strutture e tutta la situazione locale;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">2. mette in primo piano l\u2019\u201cente locale\u201d (in Italia la borgata, la frazione, il comune, la provincia, la regione), perch\u00e9 in queste dimensioni pu\u00f2 meglio realizzarsi l\u2019ispirazione nonviolenta e omnicratica, nella diretta conoscenza delle persone e dei problemi, nella permanente democrazia diretta, ricca di profondi motivi etici ed educativi, e aliena da imperialismi atomici!<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2020\/11\/23\/onda-su-onda\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>\u00a0Scritta nella primavera-estate del 1968, a pochi mesi dalla morte, fu pubblicata postuma nel 1969 con il titolo\u00a0<i>Il potere di tutti<\/i>, a cura di Luisa Schippa e Pietro Pinna, introduzione di Norberto Bobbio, Firenze, La Nuova Italia. Con il titolo originario\u00a0<i>Omnicrazia: il potere di tutti<\/i>\u00a0\u00e8 stata ripubblicata nel 2016 in A. Capitini,\u00a0<i>Attraverso due terzi del secolo. Omnicrazia: il potere di tutti<\/i>, a cura di Lanfranco Binni e Marcello Rossi, Firenze, Il Ponte Editore, e nello stesso anno in A. Capitini,\u00a0<i>Un\u2019alta passione, un\u2019alta visione. Scritti politici 1935-1968<\/i>, a cura di L. Binni e M. Rossi, ivi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2020\/11\/23\/onda-su-onda\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2020\/11\/23\/onda-su-onda\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Lanfranco Binni) &nbsp; Si susseguono, devastanti e a ritmo incalzante, le \u201condate\u201d delle quattro grandi crisi connesse con la Covid-19: la crisi sanitaria provocata da una pandemia fuori controllo in gran parte del mondo; la crisi economica che accentua le derive malthusiane del capitalismo in tutte le sue forme, arcaiche e neoliberiste; la crisi politica delle \u201cdemocrazie\u201d liberali occidentali; la crisi climatica del pianeta. 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