{"id":61030,"date":"2020-11-27T09:30:09","date_gmt":"2020-11-27T08:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61030"},"modified":"2020-11-26T23:41:24","modified_gmt":"2020-11-26T22:41:24","slug":"dietro-lo-stallo-a-bruxelles-il-doppiogioco-tedesco-per-affossare-il-recovery-fund-e-il-contropiede-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61030","title":{"rendered":"Dietro lo stallo a Bruxelles: il doppiogioco tedesco per affossare il Recovery Fund e il contropiede francese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Musso)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il contropiede francese ha un poco scombussolato la squadra tedesca, che si era esposta in avanti: proseguendo secondo il piano, Berlino otterrebbe s\u00ec di affondare il Recovery Fund, ma si troverebbe subito di fronte il contropiano francese di creare la mini-Ue. A fermarlo servirebbe una minoranza qualificata: non bastano i voti di Varsavia e Budapest, neppure se aggiunti ai voti dei restanti \u2018clientes\u2019 tedeschi, a fermarlo serve il Nein della Germania. Sarebbe un Nein, questa volta, tanto al \u2018bilancio dell\u2019Eurozona\u2019 che alla \u2018difesa dello Stato di diritto\u2019. E i poveri Italiani, che il Recovery Fund lo volevano veramente-disperatamente-subito, stanno nel panico\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Recovery Fund, chi se lo scorda. Doveva arrivare \u201csubito\u201d, a luglio, poi a settembre, ma non arriva mai. Ultimamente \u00e8 bloccato da un veto, polacco ed ungherese, su un regolamento \u2018a tutela dello Stato di diritto\u2019. Convenuto da Parlamento europeo e Presidenza di turno tedesca il 5 novembre 2020, il 16 novembre 2020 \u00e8 stato approvato a maggioranza qualificata. Per il varo finale, serve solo un voto del Parlamento europeo dall\u2019esito scontato, ma la data non \u00e8 ancora stata fissata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il regolamento da solo, per\u00f2, non basta e qui Polonia e Ungheria trovano le armi per difendersi. A Bruxelles serve pure l\u2019approvazione del bilancio pluriennale (che contiene l\u2019approvazione dell\u2019innalzamento della soglia massima delle risorse proprie, cio\u00e8 le dimensioni del bilancio) \u201call\u2019unanimit\u00e0\u201d; nonch\u00e9, pi\u00f9 tardi, l\u2019istituzione delle nuove categorie di risorse proprie (cio\u00e8 le nuove tasse unionali), le quali entrano \u201cin vigore solo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali\u201d. In difetto di entrambe, l\u2019Unione andrebbe in esercizio provvisorio ed il Recovery Fund finirebbe nel cassetto dei progetti falliti. Logicamente, Polonia e Ungheria hanno posto il veto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fatto ci\u00f2, i due Paesi si sono mostrati fermi. Chi dice che riceverebbero dall\u2019Europa troppi soldi per rinunciarvi, non considera che, col nuovo regolamento, le due capitali non riceverebbero pi\u00f9 nemanco un centesimo. Chi dice che Orban non possa sopportare la (modesta) svalutazione della propria divisa, delira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La proposta di Polonia e Ungheria: tornare all\u2019accordo trovato al vertice di luglio: la sanzione si applicava \u201cin caso di violazioni\u201d, non del semplice sospetto, come invece \u00e8 nel nuovo regolamento. Ovvero, tornare a sanzioni subordinate a violazioni verificate. Detto altrimenti, la procedura del meccanismo non sfocerebbe in una penalizzazione, bens\u00ec in un ricorso alla Corte europea di giustizia; esattamente come \u00e8 oggi con la gi\u00e0 esistente procedura, del 2014, detta \u201cquadro dell\u2019Ue per rafforzare lo Stato di diritto\u201d, che si risolve nelle tradizionali sanzioni pecuniarie. Eventualmente con due sfumature: il ricorso alla Corte verrebbe fatto dal Paese membro accusato, anzich\u00e9 dalla Commissione accusatrice; la sanzione pecuniaria verrebbe incassata per deduzione dai fondi europei destinati al Paese membro a quel punto condannato. Questo dicono i Trattati e questo il primo ministro polacco ed il ministro della giustizia ungherese intendono, crediamo, quando aggiungono di voler rispettare i Trattati. In linea con la lettera del presidente sloveno Jan\u0161a, del 17 novembre, che chiedeva \u201cun ritorno all\u2019accordo raggiunto al vertice di luglio\u201d, poich\u00e9 \u201csolo un organo giudiziario indipendente pu\u00f2 dire cos\u2019\u00e8 lo Stato di diritto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019alternativa che taluno ipotizza, sarebbe di archiviare le procedure aperte a carico di Varsavia e Budapest ex-art.7; ma le due capitali gi\u00e0 le tengono bloccate ad libitum, dunque non si vede che vantaggio ne otterrebbero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultima richiesta polacca ed ungherese, quella di inserire il voto all\u2019unanimit\u00e0, ci pare un ballon d\u2019essai in quanto l\u2019accordo di luglio gi\u00e0 prevedeva il voto a maggioranza qualificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019alternativa offerta dalla Commissione, produrre \u201cuna dichiarazione politica, che il nuovo meccanismo non si rivolge a paesi specifici e rispetter\u00e0 la sovranit\u00e0 degli Stati membri\u201d ma \u201cnessun cambiamento al testo del regolamento\u201d, merita solo scherno ed \u00e8 stata respinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I tedeschi, il Recovery Fund non lo hanno mai voluto veramente. Chi li vede ostili alla mossa ungherese e polacca, non considera che Merkel ha sempre intrattenuto buoni rapporti con Orban, che l\u2019industria tedesca ha investito pesantemente in Ungheria e Polonia, che Berlino preferisce il mercato unico alla moneta unica. Osserva Tino Oldani, in riferimento all\u2019Ungheria: \u201c\u00e8 evidente che, avendo a che fare con un premier cos\u00ec disinvolto sui diritti, per i gruppi industriali tedeschi \u00e8 stato un gioco da ragazzi ottenere\u201d ci\u00f2 che desideravano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda cosa da ricordare, \u00e8 che Merkel non vuole cambiare i Trattati: \u201cper noi \u00e8 molto importante che il programma resti nel quadro dei Trattati europei\u201d, scandiva a fine giugno. Dunque, quando oggi dice, \u201cdobbiamo sondare tutte le opzioni possibili\u201d, intende \u2018tutte le opzioni possibili all\u2019interno dei Trattati\u2019. Ne segue un orecchio attento all\u2019argomento di polacchi ed ungheresi: che il nuovo regolamento \u00e8 contrario ai Trattati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si tratta di scegliere fra Parigi ed i propri \u2018clientes\u2019, Merkel sceglie sempre i secondi. Lo ha dimostrato quando si \u00e8 trattato di affondare il progetto federalista di Macron: ricorder\u00e0 il lettore che quest\u2019ultimo, nel 2017 alla Sorbona, aveva proposto un grande bilancio per l\u2019Eurozona e che, nel 2018 a Meseberg, Merkel glielo aveva fatto a pezzi, lasciando che gli olandesi completassero l\u2019opera nei successivi Consigli europei. L\u00ec si parlava di Eurozona e Merkel poteva muovere solo i \u2018clientes\u2019 nordici, qui si parla di Ue e Merkel pu\u00f2 muovere pure i \u2018clientes\u2019 dell\u2019est Europa. Ci\u00f2 le ha consentito di sviluppare un gioco pi\u00f9 articolato, mettendoli l\u2019uno contro l\u2019altro sino a rendere un accordo impossibile, sia che il \u2018meccanismo sullo Stato di diritto\u2019 rimanga severo, sia che venga svuotato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec Berlino, conducendo la trattativa col Parlamento europeo sul regolamento, in qualit\u00e0 di presidente di turno della Ue, con la mano destra avanzava una moderata proposta di compromesso, con la mano sinistra si lasciava docilmente sopraffare. Cos\u00ec, il tedesco Weber, presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, con la mano sinistra sottoscriveva un durissimo comunicato della Conferenza dei Capigruppo (\u201cnessuna ulteriore concessione sar\u00e0 fatta da parte nostra\u201d), con la mano destra otteneva di rinviare la ratifica parlamentare finale a data da destinarsi. Cos\u00ec Merkel, con la mano sinistra manda avanti i finlandesi (\u201clo Stato di diritto \u00e8 un elemento fondamentale dell\u2019accordo\u201d), gli austriaci (\u201clegare la distribuzione dei fondi europei allo Stato di diritto \u00e8 una assoluta necessit\u00e0\u201d), l\u2019olandese (\u201cper i Paesi Bassi, il compromesso raggiunto sullo stato di diritto \u00e8 il minimo indispensabile, non possiamo accettare alcunch\u00e9 di meno\u201d); con la mano destra rafforzava polacchi ed ungheresi, muovendo a loro sostegno il pedone sloveno (ed altri pedoni nordici e dell\u2019Est seguiranno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si attende l\u2019Eurosummit del 10-11 dicembre, plausibilmente in presenza. In quella sede Merkel punta a far convergere una maggioranza qualificata (che escluda i Nordici), sulla controproposta di regolamento fatta da polacchi ed ungheresi. Consentendo loro, cos\u00ec, di togliere il veto sul bilancio pluriennale, che verrebbe approvato all\u2019unanimit\u00e0. Con separata decisione, verrebbero prolungati sia i \u2018rebate\u2019 (cio\u00e8 gli sconti sui contributi dovuti concessi ai Nordici, oltre che alla Germania) che i fondi strutturali (dei quali i Paesi dell\u2019Est sono grandi beneficiari), entrambe oggi in scadenza, in modo da farli fluire pure se l\u2019Unione andasse in esercizio provvisorio secondo il regime di apparente continuit\u00e0 di bilancio detto \u2018dei dodicesimi\u2019. Ci\u00f2 potrebbe accadere, nell\u2019attesa che giungano la ratifica del Parlamento europeo al regolamento ed al bilancio, nonch\u00e9 la ratifica dei parlamenti nazionali alle nuove tasse unionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se Consiglio e Parlamento cedessero, i Nordici incasserebbero i propri \u2018rebate\u2019, per poi farsi forza del voto contrario dato al regolamento e completare l\u2019opera. Come? Dicendosi indignati. Le elezioni generali olandesi sono il prossimo 15 marzo 2021, nell\u2019attuale Parlamento dell\u2019Aia non c\u2019\u00e8 una maggioranza per approvare le nuove tasse unionali ed i deputati non chiedono di meglio che una buona scusa per rinviare a dopo le elezioni e la formazione del prossimo governo: l\u2019altra volta ci misero 225 giorni, allo stesso ritmo si andrebbe ad ottobre. Cio\u00e8 dopo le elezioni generali tedesche: qui, per fare il governo, l\u2019altra volta ci misero 171 giorni, allo stesso ritmo si andrebbe a marzo 2022. I vaccini stanno arrivando: di qui a quella data il Covid non sar\u00e0 pi\u00f9 che un ricordo e, con esso, il Recovery Fund. A lasciar azzuffare i propri \u2018clientes\u2019 dell\u2019est e del nord, i tedeschi cos\u2019hanno da perdere?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stavolta, per\u00f2, \u00e8 diverso: Macron si \u00e8 scottato assai, al tempo di Meseberg. Al contrario della Germania, la Francia non ha interessi prevalenti negli Stati membri dell\u2019Est Europa e, all\u2019opposto di Merkel, Macron desidera ardentemente cambiare i Trattati. Sa che questa \u00e8 l\u2019ultima occasione per non passare alla storia come il babbeo che si \u00e8 fatto infinocchiare due volte dalla vecchia di Berlino. Stavolta, Macron gioca in contropiede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come? Spingendo polacchi ed ungheresi alla rottura: in Consiglio, di fronte alla proposta di accettare le modifiche volute da Polacchi ed Ungheresi, Macron far\u00e0 il guastatore, vender\u00e0 cara la pelle. D\u2019intesa con la sinistra nelle istituzioni brussellesi, a cominciare dallo sfrontato presidente del Parlamento europeo, Sassoli (il regolamento serve \u201cper evitare che le risorse vengano usate da governi che mettono in crisi gli ordinamenti democratici comuni\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Macron cerca la rottura, va bene, ma a che fine? Il suo ministro Cl\u00e9ment Beaune continuamente ribadisce \u201cdeterminazione sul Recovery Fund e sullo Stato di diritto\u201d. Il che \u00e8 come dire volere, insieme, il ghiaccio ed il fuoco: non si pu\u00f2 fare se non con un accordo intergovernativo, che escluda i ribelli. Fra gli alleati di Macron al Parlamento europeo, il verde Sven Giegold specifica che si dovrebbe trattare di una \u2018cooperazione rafforzata\u2019 ed il liberale Guy Verhofstadt aggiunge che questa sarebbe \u201cl\u2019unica strada che abbiamo davanti\u201d. Si tratta di una mini-Ue, che si serve della Commissione Ue e si riunisce all\u2019interno dei Consigli Ue, ma vota per i fatti suoi e per i fatti suoi si fa politiche comuni in ci\u00f2 che vuole, ad eccezione di mercato interno e politiche regionali e quanto altro la Ue gi\u00e0 fa. A formarla basta il voto favorevole della maggioranza qualificata degli Stati membri della grande Ue, cio\u00e8, a fermarla non bastano i voti di Varsavia e Budapest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una cooperazione rafforzata senza Ungheria e Polonia, va bene. Ma per fare cosa? Macron: \u201cho lanciato questa idea alla Sorbona \u2026 ci \u00e8 voluto tempo ma, a giugno 2018 abbiamo firmato con la Germania l\u2019accordo di Meseberg \u2026 esso ha portato a un accordo imperfetto a livello europeo ma, grazie alla crisi Covid-19, a maggio 2020 abbiamo firmato l\u2019accordo franco-tedesco\u201d sul Recovery Fund. Macron sta dicendo che il Recovery Fund \u00e8 il secondo tempo della partita per il bilancio dell\u2019Eurozona. E tanti saluti al Covid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un bilancio per l\u2019Eurozona, va bene. Ma per quanto? Per sempre. Macron: \u201cuna unione di trasferimenti, basata su una firma comune, e un debito comune\u201d. Poi ancora Sassoli: \u201cdobbiamo \u2026 rendere definitivo l\u2019indebitamento comune\u201d, \u201cEurobond\u201d, \u201cmettere mano ai trattati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un bilancio per l\u2019Eurozona e permanente, va bene. Ma con che soldi? Trasferendo il Mes dentro il bilancio Ue: cos\u00ec Sassoli (\u201criformarlo e renderlo uno strumento comunitario, non pi\u00f9 intergovernativo\u201d) e Letta (\u201csi trasformi il Mes e lo si porti dentro la Commissione Ue, lo si dia in gestione alla Commissione\u201d). Rispetto al Recovery Fund, il conto da pagare per tutti gli Stati membri sarebbe parecchio pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi \u00e8 accaduto che, del piano francese, Sassoli abbia svelato un dettaglio di troppo: sollecitato dal giornalista sulla cancellazione del debito, ha risposto \u201c\u00e8 un\u2019ipotesi di lavoro interessante\u201d. Subito stoppato da Gentiloni (\u201cper ora, il debito non \u00e8 visto come un ostacolo\u201d), tramortito da Lagarde (\u201ctutto ci\u00f2 che va in questa direzione sarebbe una violazione dei Trattati\u201d, ed \u00e8 qui che ha dovuto aggiungere \u201cBce per definizione non pu\u00f2 fallire n\u00e9 finire i soldi\u201d), rieducato da Cottarelli (non si dice \u2018cancellazione\u2019, ma \u2018riacquisto\u2019, cio\u00e8 monetizzazione), crocifisso da M\u00fcnchau (\u201c\u00e8 ci\u00f2 che i conservatori tedeschi hanno sempre temuto che sarebbe successo \u2026 che un italiano sarebbe arrivato un giorno e avrebbe commesso il peccato finale\u201d), sbeffeggiato dalla FAZ (\u201cpoliticamente, la domanda \u00e8 molto maldestra, si dice da pi\u00f9 parti: la domanda italiana \u00e8 acqua per il mulino degli oppositori dei fondi europei e dei debiti comuni\u201d). Il fatto \u00e8 che il grande pubblico tedesco, se sente dire \u2018cancellazione del debito\u2019, mette la mano alla pistola: Sassoli non poteva fare regalo pi\u00f9 grande ad un governo desideroso di rifiutare pure gli altri argomenti del piano francese, comunque tutti inaccettabili per Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, chi immagina Merkel disponibile a formare una cooperazione rafforzata, non ha mai sentito parlare di Meseberg e non ricorda i paletti da lei fissati a fine giugno. Nein vuol dire Nein.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E, tuttavia, il contropiede francese ha un poco scombussolato la squadra tedesca, che si era esposta in avanti: proseguendo secondo il piano, Berlino otterrebbe s\u00ec di affondare il Recovery Fund, ma si troverebbe subito di fronte il contropiano francese di creare la mini-Ue. A fermarlo servirebbe una minoranza qualificata: non bastano i voti di Varsavia e Budapest, neppure se aggiunti ai voti dei restanti \u2018clientes\u2019 tedeschi, a fermarlo serve il Nein della Germania. Sarebbe un Nein, questa volta, tanto al \u2018bilancio dell\u2019Eurozona\u2019 che alla \u2018difesa dello Stato di diritto\u2019 (di Covid non parler\u00e0 pi\u00f9 nessuno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 a valere, sia su Merkel, sia su chi il partito di Merkel sceglier\u00e0, nel corso dei prossimi mesi, per succederle alla Cancelleria: poich\u00e9, nel corso della campagna elettorale, \u00e8 inevitabile che il candidato della CDU-CSU si schieri contro il piano francese, non pu\u00f2 fare altro. Col risultato di permettere a Macron di correre le prossime elezioni presidenziali francesi, nell\u2019aprile 2022, sulla base di una piattaforma assai diversa dalla precedente: pi\u00f9 nazionale, diciamo. Insomma, la storia della presidenza Macron non verrebbe pi\u00f9 scritta come quella del babbeo che si \u00e8 fatto infinocchiare due volte dalla vecchia di Berlino, bens\u00ec come quella di un idealista sfortunato, che ha liberato la verit\u00e0 per i propri sudditi e che, quindi, merita di continuare a sedere in trono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto questo, i poveri italiani, che il Recovery Fund lo volevano veramente-disperatamente-subito, stanno nel panico: Amendola, piange miseria (\u201cla seconda ondata del Covid\u201d), si nasconde indecorosamente dietro la presidenza tedesca, infine aggiunge \u201ccari amici ungheresi e polacchi \u2026 non dovremmo temere lo Stato di diritto se tutti diciamo di star rispettando lo Stato di diritto\u201d: un discorsetto scemo che gli avr\u00e0 dettato Travaglio. Come con l\u2019ultima Strumtruppen lasciata a guardia del bidone di benzina, prima o poi Macron si ricorder\u00e0 di lui e gli invier\u00e0 nuovi ordini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/dietro-lo-stallo-a-bruxelles-il-doppiogioco-tedesco-per-affossare-il-recovery-fund-e-il-contropiede-francese\/\">http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/dietro-lo-stallo-a-bruxelles-il-doppiogioco-tedesco-per-affossare-il-recovery-fund-e-il-contropiede-francese\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Musso) Il contropiede francese ha un poco scombussolato la squadra tedesca, che si era esposta in avanti: proseguendo secondo il piano, Berlino otterrebbe s\u00ec di affondare il Recovery Fund, ma si troverebbe subito di fronte il contropiano francese di creare la mini-Ue. A fermarlo servirebbe una minoranza qualificata: non bastano i voti di Varsavia e Budapest, neppure se aggiunti ai voti dei restanti \u2018clientes\u2019 tedeschi, a fermarlo serve il Nein della Germania.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":98,"featured_media":60869,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/FB_IMG_1605686314497.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fSm","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61030"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/98"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61030"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61034,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61030\/revisions\/61034"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/60869"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}