{"id":61100,"date":"2020-12-01T09:00:55","date_gmt":"2020-12-01T08:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61100"},"modified":"2020-11-30T13:27:14","modified_gmt":"2020-11-30T12:27:14","slug":"frenano-i-salari-e-corre-lexport-la-crisi-accelera-il-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61100","title":{"rendered":"Frenano i salari e corre l\u2019export: la crisi accelera il cambiamento"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONIARERIVOLTA (redazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/11\/zerorenato.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1978\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/11\/zerorenato.jpg?w=480\" alt=\"\" data-attachment-id=\"1978\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/zerorenato\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/11\/zerorenato.jpg\" data-orig-size=\"480,360\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"zerorenato\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/11\/zerorenato.jpg?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/11\/zerorenato.jpg?w=480\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p class=\"has-text-align-justify\">In questi giorni, sfogliando le pagine dei giornali, capita di imbattersi in due notizie, apparentemente slegate tra loro. Alla base di queste due notizie ci sono due numeri, uno negativo ed uno positivo: -8,1% e +2,1%.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il primo numero fotografa il crollo dei consumi registrato a settembre, rispetto allo scorso anno, dai\u00a0<a href=\"https:\/\/www.confcommercio.it\/-\/congiuntura-confcommercio-novembre-2020\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">radar di Confcommercio<\/a>: l\u2019associazione che unisce oltre 700.000 imprese del terziario rileva una forte caduta delle vendite che si concentra nei servizi ricreativi (-73%), nel turismo (-60%) e in bar e ristoranti (-38%). \u00c8 l\u2019immagine di una flessione economica che si protrae dal mese di marzo e che inizia ad assumere i connotati di una lunga depressione, con effetti potenzialmente devastanti per il tessuto produttivo. Piangono i piccoli commerci, molti dei quali non avranno la forza finanziaria per riaprire i battenti quando sar\u00e0 passata la tempesta, ma non ridono i grandi centri commerciali, terrorizzati dalla prospettiva di veder sfumare le vendite natalizie, che rappresentano circa il 40% del loro budget annuale.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Voltiamo pagina e leggiamo l\u2019altra notizia. Questa volta un dato, che sembrerebbe incoraggiante,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/250377\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">proveniente dall\u2019Istat<\/a>: nel contesto della crisi scatenata dalla pandemia, le esportazioni del nostro Paese si muovono in controtendenza e crescono su base annua del 2,1%, con un\u2019espansione pi\u00f9 forte al di fuori dell\u2019area dell\u2019euro (+2,8%) in cui spiccano il +11,1% verso gli USA e il +33% verso la Cina, ma in aumento anche all\u2019interno dell\u2019Unione Europea (+1,4%) con importanti sbocchi verso la Germania (+6%).<\/p>\n<p>Quella stessa pandemia che ha drasticamente ridotto le vendite all\u2019interno del Paese non sembra curiosamente intaccare le vendite delle nostre imprese quando sono rivolte all\u2019estero. Ragionandoci, in fondo, le due notizie potrebbero non essere cos\u00ec slegate tra loro. Anzi, ci forniscono lo spunto per leggere questi dati come convergenti intorno ad un\u2019ipotesi.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Nel fuoco della pandemia e della crisi che ne consegue, \u00e8 possibile osservare nitidamente come sia strutturalmente cambiato il modello di sviluppo economico della nostra economia. Una trasformazione che \u00e8 iniziata ormai trenta anni fa, sensibilmente accelerata nel corso dell\u2019ultimo decennio. Assistiamo infatti ad un declino dei redditi da lavoro provocato da una stagnazione dei salari reali, dalla sottoccupazione (un impiego ridotto dei lavoratori) e dalla dilagante precariet\u00e0 dei contratti. Ci\u00f2 comporta la riduzione dei consumi che, a sua volta, trascina gi\u00f9 la domanda interna.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il crollo dei consumi di questi mesi \u00e8 dovuto al calo generale dei redditi legato sia alla perdita di numerosi posti di lavoro tra i lavoratori pi\u00f9 precari (contratti a tempo determinato, Co.Co.Co., false partite IVA, piccole partite IVA fallite) rimasti privi di reddito, sia alla riduzione dei redditi dei lavoratori in cassa integrazione unita all\u2019incertezza legata alla scadenza del blocco dei licenziamenti che potrebbe dar luogo a ulteriori perdite occupazionali.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">A fronte di un crollo dei consumi interni che segue una tendenza gi\u00e0 avviata da tempo, molte imprese italiane per eludere il problema della riduzione degli sbocchi della propria produzione hanno puntato sulla domanda estera. I dati sulle esportazioni dimostrano in effetti i flussi di beni esportati crescono in media del 2% all\u2019anno dall\u2019inizio del nuovo millennio, nonostante le due crisi del 2008-09 e del 2011-12, e che persino nell\u2019anno della pandemia le esportazioni continuano a marciare. Del resto, se da un lato l\u2019ormai pluridecennale stagnazione dei salari italiani significa calo della domanda interna, dall\u2019altro, dal punto di vista dei costi, significa riduzione del costo del lavoro. Considerato che il costo del lavoro \u00e8 la voce pi\u00f9 rilevante dei costi di produzione di una merce, una riduzione dei salari implica una crescente competitivit\u00e0 delle merci italiane\u00a0sui mercati internazionali. Dunque, la diminuzione dei redditi da lavoro produce simultaneamente due effetti del tutto complementari: il calo della domanda interna e l\u2019aumento della domanda estera. Un gioco a somma zero che preserva la capacit\u00e0 di vendita delle imprese e, allo stesso tempo, porta con s\u00e9 evidenti conseguenze distributive: reddito sottratto ai salari che va ad ingrassare i profitti d\u2019impresa.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Con l\u2019esplosione della crisi legata alla pandemia questa tendenza in atto non ha fatto altro che rafforzarsi. A fronte di una caduta dei consumi e quindi della domanda interna, le esportazioni continuano a crescere. Non si pu\u00f2 dire con certezza che la crisi attuale abbia ulteriormente ridotto i salari dei lavoratori delle imprese esportatrici favorendo cos\u00ec una crescita delle esportazioni,\u00a0anche se\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/08\/03\/furbetti-della-cig-ero-in-cassa-ma-lazienda-mi-ha-chiesto-di-lavorare-pagato-dallinps-sindacati-centinaia-di-frodi-allo-stato\/5886783\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">alcune imprese hanno costretto i lavoratori ad andare ugualmente al lavoro senza dover corrispondere loro un salario<\/a>. Tuttavia, si pu\u00f2 ritenere che la crisi non abbia in alcun modo ostacolato il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.assolombarda.it\/centro-studi\/rapporto-ice-2019-2020-litalia-nelleconomia-internazionale#:~:text=Nel%202019%20l'export%20italiano,pari%20al%2024%2C9%25).\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">trend di crescita ormai decennale nel volume e nel peso delle merci esportate nell\u2019economia italiana<\/a>.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">L\u2019analisi di questi dati ci permette di osservare, dunque, che questa trasformazione ha contorni ben definiti. Non si tratta affatto di un terremoto che sconvolge l\u2019organizzazione economica e sociale; piuttosto, nella pandemia e nell\u2019accelerazione dei processi economici che la crisi porta sempre con s\u00e9, la nostra economia si sta muovendo verso un modello organizzativo preciso e sensibilmente diverso da quello che aveva caratterizzato il nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. In passato, la solidit\u00e0 del sistema economico era garantita da una crescita basata sul dinamismo della domanda interna: con la crescita progressiva di occupazione e salari crescevano i consumi interni e gli investimenti (anche e soprattutto pubblici), in un circolo virtuoso che portava all\u2019espansione continua dei livelli di attivit\u00e0. In quel modello di economia mista ed elevata occupazione i lavoratori guadagnavano giorno dopo giorno, lotta dopo lotta, maggior potere contrattuale e, forti anche di uno stato sociale sempre pi\u00f9 vasto, erodevano quote di prodotto sociale al profitto;\u00a0<strong>la lotta di classe era viva, ed i lavoratori avanzavano<\/strong>. Viviamo oggi, nel particolarissimo contesto della pandemia, una violenta accelerazione del processo politico e sociale che rappresenta la reazione del profitto a quella situazione. La difesa stabile di elevati margini di profitto imponeva un cambio del paradigma economico: abbandonare un modello di crescita basato sulla domanda interna, perch\u00e9 troppo favorevole ai salari, e realizzare un\u2019organizzazione della produzione\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/02\/19\/il-modello-tedesco-che-ci-impone-leuropa-e-disoccupazione-e-precarieta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">orientata all\u2019esportazione<\/a>\u00a0e dunque basata su bassi livelli delle retribuzioni. Se nel vecchio modello la linfa del sistema economico erano i salari dei lavoratori, che si traducevano in consumi interni, e l\u2019intervento pubblico diretto in economia, che produceva consumi e investimenti pubblici, il nuovo modello poggia al contrario su una progressiva erosione dei salari interni per\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2014\/11\/17\/competitivita-una-vittoria-di-pirro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">rendere pi\u00f9 competitive<\/a>\u00a0(cio\u00e8 meno costose) le nostre merci sui mercati internazionali. Prima la produzione nazionale aveva bisogno dei nostri consumi per espandersi, ora ha bisogno del nostro lavoro povero per espandersi all\u2019estero.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ecco perch\u00e9 la riduzione dell\u20198,1% dei consumi e l\u2019aumento del 2,1% delle esportazioni sono due facce della stessa medaglia, due fenomeni intimamente legati che ben rappresentano le caratteristiche salienti di un sistema economico e sociale fondato sul lavoro povero, il dilagare della precariet\u00e0 e dello sfruttamento. Dunque, il contesto emergenziale scaturito dalla pandemia non trascina nel baratro della crisi l\u2019intera societ\u00e0, delineando con maggior chiarezza, e magari accelerando, questo nuovo modello di sviluppo.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">La migliore immagine di questa realt\u00e0 proviene proprio da uno sguardo pi\u00f9 approfondito circa quello che accade nel settore terziario. Abbiamo aperto questa riflessione guardando al crollo delle vendite del commercio al dettaglio, che investe tanto i piccoli negozi di quartiere quanto i grandi centri commerciali. Questo dato non deve ingannarci: non significa che, su questo versante, la crisi colpisce uniformemente lavoratori e imprese, salari e profitti. C\u2019\u00e8 un segmento di capitale, le grandi multinazionali del commercio al dettaglio, che ha moltiplicato il proprio fatturato\u00a0<em>grazie<\/em>\u00a0alla pandemia:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/10\/30\/amazon-triplica-i-profitti-google-aumenta-i-ricavi-vestager-commissione-ue-vogliamo-sapere-come-funzionano-gli-algoritmi\/5986046\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Amazon, ad esempio, ha triplicato i propri profitti<\/a>\u00a0concentrando su di s\u00e9 una quota sempre pi\u00f9 grande dei consumi delle famiglie chiuse dalle misure di contenimento dei contagi ed impoverite dalla crisi. Dunque, persino nel settore pi\u00f9 danneggiato dai mesi di\u00a0<em>lockdown<\/em>\u00a0e dalle nuove norme varate per contrastare l\u2019epidemia si pu\u00f2 cogliere appieno la cifra della trasformazione in atto verso un\u2019economia in cui la ricchezza, il capitale, appare sempre pi\u00f9 concentrato nelle mani di pochi, mentre la stragrande maggioranza della popolazione viene condannata alla precariet\u00e0 e alla povert\u00e0.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ulteriori contorni di questo scenario possono essere colti anche se ci soffermiamo sulla superficie del dibattito pubblico intorno alla pandemia: la retorica bellica che accompagna, fin dall\u2019inizio, l\u2019approccio scelto dal Governo per gestire la crisi non \u00e8 altro che un\u2019arma usata per rafforzare la trasformazione in atto. Se fossimo davvero stati in guerra, una guerra contro il virus, non avremmo avuto alcun problema a nazionalizzare i settori industriali necessari a produrre le mascherine ed i respiratori a partire dal marzo scorso, n\u00e9 a confiscare tutti i mezzi di trasporto utili a raddoppiare le capienze del trasporto pubblico locale, n\u00e9 a confiscare tutti posti letto utili a gestire in sicurezza la diffusione dei contagi, e cos\u00ec via. Nulla di tutto questo \u00e8 stato fatto: nessun clima di guerra quando in gioco ci sono gli interessi del profitto. Al contrario, la retorica della guerra torna utile e viene agitata quando si tratta di calpestare i diritti e gli interessi dei lavoratori, proprio perch\u00e9 nella crisi \u00e8 in atto quella transizione verso un modello politico neoliberista che si fonda sul dilagare dello sfruttamento e delle sue necessarie appendici di precariet\u00e0 e povert\u00e0. Sono emblematiche, in tal senso,\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/DadoneFabiana\/status\/1328761678310367233\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">le dichiarazioni recentissime<\/a>\u00a0del Ministro per la Pubblica Amministrazione Dadone, che cos\u00ec commenta la minaccia di sciopero delle organizzazioni sindacali in difesa dei livelli retributivi del lavoro pubblico: \u201cQualcuno pensa di bloccare l\u2019Italia e mettere a rischio la gi\u00e0 fragile tenuta sociale del Paese che proviamo a difendere in questa guerra\u201d. Il lavoratore che difende il suo salario viene dipinto come una sorta di traditore della Patria, un fiancheggiatore di quel nemico invisibile che nel frattempo miete vittime innocenti.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Nel 2020, dunque, e nel particolarissimo contesto della crisi pandemica che dilaga nel mondo intero, la lotta di classe \u00e8 ancora viva e vegeta. Ma in termini invertiti rispetto al dopoguerra: gli interessi di pochi avanzano e calpestano il benessere di tutti per custodire gelosamente i propri margini di profitto e il proprio potere. Ricordiamocelo quando ci chiederanno di abbassare la testa e restare uniti, lavoratori e padroni, contro il nemico comune, il virus.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2020\/11\/25\/frenano-i-salari-e-corre-lexport-la-crisi-accelera-il-cambiamento\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2020\/11\/25\/frenano-i-salari-e-corre-lexport-la-crisi-accelera-il-cambiamento\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA (redazione) &nbsp; In questi giorni, sfogliando le pagine dei giornali, capita di imbattersi in due notizie, apparentemente slegate tra loro. Alla base di queste due notizie ci sono due numeri, uno negativo ed uno positivo: -8,1% e +2,1%. 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