{"id":61125,"date":"2020-12-01T09:30:03","date_gmt":"2020-12-01T08:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61125"},"modified":"2020-12-01T01:21:18","modified_gmt":"2020-12-01T00:21:18","slug":"segnalibro-il-controverso-rapporto-dello-scrittore-cesare-pavese-con-il-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61125","title":{"rendered":"Segnalibro. Il controverso rapporto dello scrittore Cesare Pavese con il fascismo"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-header\">\n<h2 class=\"jeg_post_subtitle\">Dibattito sul Taccuino segreto edito da Aragno dove il poeta apprezzava la Repubblica Sociale e i tedeschi<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-56453\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Barbadillo.jpeg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Barbadillo.jpeg 180w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Barbadillo-150x150.jpeg 150w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Barbadillo-160x160.jpeg 160w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/p>\n<div class=\"jeg_meta_container\">\n<div class=\"jeg_post_meta jeg_post_meta_2\">\n<div class=\"jeg_meta_author\">di Manlio Triggiani &#8211; 29 novembre 2020<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"row\">\n<div class=\"jeg_main_content col-md-8\">\n<div class=\"jeg_inner_content\">\n<div class=\"entry-content no-share\">\n<div class=\"content-inner \">\n<figure id=\"attachment_94857\" class=\"wp-caption alignright\" aria-describedby=\"caption-attachment-94857\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-94857\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Cesare-Pavese1-350x263.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"263\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-94857\" class=\"wp-caption-text\">Cesare Pavese<\/figcaption><\/figure>\n<p>A settanta anni dalla morte di Cesare Pavese, avvenuta per suicidio nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1950, si \u00e8 acceso un dibattito sullo scrittore e poeta che non accenna a diminuire. Emerge da un taccuino che lo scrittore, iscritto al Partito Nazionale Fascista, condannato a tre anni di confino (scontato uno solo), nel dopoguerra iscritto al Partito Comunista Italiano, aveva intimamente apprezzato, nel periodo fra il 1942-43 le scelte della Repubblica Sociale Italiana, ammirava la Germania del tempo, non disprezzava la guerra e deprecava i tanti tradimenti che avevano travolto l\u2019esercito italiano.<\/p>\n<p>Getta una nuova luce sull\u2019uomo e sull\u2019intellettuale la pubblicazione del suo\u00a0<i>Taccuino segreto<\/i>, 29 pagine del diario che decise di non pubblicare, stralciandole dal\u00a0<i>Mestiere di vivere<\/i>, ma decidendo di conservarle. L\u20198 agosto del 1990, quarant\u2019anni fa, \u201cLa Stampa\u201d pubblic\u00f2 questo testo che fece discutere molto l\u2019intelligentsia e i politici. Fu pubblicato a cura di Lorenzo Mondo, affermato giornalista della \u201cStampa\u201d, laureato con una tesi su Pavese. Nei primi anni Sessanta, proprio a casa della sorella di Pavese, durante la consultazione di un cartone pieno di lettere, racconti, appunti, Mondo trov\u00f2 questo taccuino di piccole dimensioni che lo fece trasalire per il contenuto. Un testo inedito ma soprattutto sconosciuto.<\/p>\n<p>Giorni dopo, Italo Calvino, consulente della casa editrice Einaudi, informato dalla sorella di Pavese del ritrovamento di lettere da parte del giovane Mondo (che gi\u00e0 lavorava come giornalista alla \u201cGazzetta del popolo\u201d) lo convoc\u00f2 negli uffici della casa editrice. Mondo mostr\u00f2 a Calvino le lettere e questo taccuino che, dopo averlo letto in presenza del giornalista, disse che non era il caso di pubblicarlo, n\u00e9 di parlarne. Semmai, pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo, a tempo debito, insomma. Calvino, che in pi\u00f9 occasioni critic\u00f2, come fece nel 1956 nella relazione che tenne nel corso del XX congresso del PCUS, la mancanza di libera espressione degli intellettuali nei regimi comunisti, decise di tacitare Pavese evitando la pubblicazione di un taccuino importante per comprendere lo scrittore che aveva espresso la propria approvazione verso la Repubblica Sociale Italiana.<\/p>\n<p>Che cosa c\u2019\u00e8 scritto in questo taccuino ora pubblicato nella sua interezza a cura della studiosa barese (di stanza a Parigi) Francesca Belviso con uno studio interessante di Lorenzo Mondo, e un\u2019introduzione dell\u2019intellettuale Angelo d\u2019Orsi tendente, quest\u2019ultimo, a mettere le mani avanti, \u201cspiegare\u201d la posizione filofascista di Pavese per assolverlo con giri di frasi. Soprattutto d\u2019Orsi teme che a destra si facciano i giochi di acquisizione che la sinistra faceva negli anni Settanta nei confronti degli intellettuali di destra (e ancora oggi vengono tentati, come nel caso di Tolkien e Spengler) dice: \u201c\u00e8 possibile che si assista, una volta di pi\u00f9, a pi\u00f9 o meno goffi tentativi di annessione ideologica o di derubricazione politica\u201d. Non \u00e8 avvenuto, non c\u2019\u00e8 motivo di temere simili assurdi tentativi perch\u00e9 Pavese parla chiaro pi\u00f9 di tutti. Con il suo comportamento e soprattutto con i suoi scritti.<\/p>\n<h1>I contenuti del Taccuino<\/h1>\n<p>Che cosa scrive lo scrittore torinese nel taccuino? Apprezza la capacit\u00e0 di resistenza alla guerra del popolo italiano e osserva che dovr\u00e0 riconsiderare i pregi e la forza degli italiani e annota: \u201csar\u00e0 vero che Mussolini ha sempre ragione? Quando si riesce, si ha ragione\u201d. Un Pavese nazionalista, che si duole di soffrire di asma, malattia che gli impedisce di andare volontario in guerra. Aumenta la sua insofferenza verso gli ambienti antifascisti, che lui aveva conosciuto, che definisce \u201cbuoni solo a litigare\u201d. E ricorda la necessit\u00e0 di disciplina, che farebbe bene agli italiani, e che il Fascismo saprebbe davvero insegnare. Apprezza la guerra intesa come prova da uomini e si lamenta dicendo: \u201cTi sembra bello correggere bozze e rivedere manoscritti mentre i tuoi compagni di scuola sono morti in mare, in terra e in cielo?\u201d.<\/p>\n<p>Manifesta grande ammirazione per la Germania, come detto, e facendo un parallelo con gli italiani afferma che il limite di questi ultimi \u00e8 di non saper essere determinati e atroci. La guerra \u00e8 il destino, dice, come l\u2019amore. E disprezza Badoglio, denuncia i troppi tradimenti ed elogia il Manifesto di Verona del Partito Fascista Repubblicano apprezzando la parola \u201crepubblicano\u201d mostrando avversione contro i Savoia e la monarchia.<\/p>\n<p>Pavese spera che la RSI possa purificare il regime morente. Elogia il giornalismo nazionalista e antidemocratico. Ma poi si nasconde nel convento di Serralunga, sta lontano dalla guerra e dall\u2019impegno, anche solo intellettuale, e si occupa solo di poesie e di tradurre scrittori inglesi. Proprio in questo periodo studia e approfondisce anche il Mito, inteso come momento fondante della nascita delle civilt\u00e0 e del mondo, come cosmogonia. Una visione che non \u00e8 proprio democratica, liberale ma si richiama alle concezioni organicistiche e conservatrici.<\/p>\n<p>Rimane sconvolto da un\u2019esecuzione di militi della Divisone San Marco caduti in un\u2019imboscata fatta dai partigiani. L\u201911 novembre del 1944, sessanta militi della San Marco stavano facendo un\u2019ispezione nei paesi del circondario di Casale. Nei pressi di Ozzano caddero in un\u2019imboscata: 14 furono uccisi subito, tre morirono in seguito in ospedale e 42 furono fatti prigionieri. I corpi riversi, il sangue sul selciato, i visi stravolti dalla morte. Pavese sopraggiunse in bicicletta poco dopo l\u2019esecuzione e rimase sconvolto da ci\u00f2 che vide. Nelle ultime pagine del libro\u00a0<i>Casa in collina\u00a0<\/i>scrisse:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cMa ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche morto il nemico \u00e8 qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l\u2019ha sparso\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Finita la guerra e uscito dal nascondiglio nel convento, alcuni mesi dopo Pavese si iscrisse al PCI senza fare militanza e sollevando dubbi e sospetti fra i comunisti dell\u2019epoca, sospetti confermati da Gian Carlo Pajetta in un\u2019intervista rilasciata nell\u2019agosto del 1990 alla \u201cStampa\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_92339\" class=\"wp-caption alignleft\" aria-describedby=\"caption-attachment-92339\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-92339\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/rsi001-350x264.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"264\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-92339\" class=\"wp-caption-text\">I simboli della Rsi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Allora, che dire di Pavese? Assolverlo come fa d\u2019Orsi il quale conclude dicendo che si tratta di uno scacco, quello di Pavese, che non riguarda il fallimento privato, essenzialmente amoroso, \u201cbens\u00ec il suo complesso irrisolto rapporto con la societ\u00e0, con la politica, con l\u2019umanit\u00e0 stessa. In quest\u2019ottica credo \u2013 dice d\u2019Orsi \u2013 ci si debba accostare al\u00a0<i>Taccuino<\/i>, senza condanne o assoluzioni, ma con sforzo di comprensione delle difficolt\u00e0 dell\u2019autore e rispetto del suo \u2018scacco\u2019\u201d. O condannarlo come fece Pajetta, che si dichiar\u00f2 \u201cstravolto\u201d dalla lettura del\u00a0<i>Taccuino\u00a0<\/i>e defin\u00ec il poeta \u201cdisertore\u201d?<\/p>\n<p>La risposta non \u00e8 scontata ma si pu\u00f2 tracciare un identikit politico di un autore che essenzialmente era impolitico. A Pavese non interessava la politica, lo ha sempre affermato, come Fabrizio Parrini, nel suo breve e interessante libro dimostra bene. Durante il Fascismo lo scrittore torinese aveva la tessera del Partito Nazionale Fascista. Ma fu condannato a tre anni di confino perch\u00e9, innamorato di Tina Pizzardo, comunista e militante che rifiut\u00f2 di sposarlo, accett\u00f2 di fungere da \u201ccasella postale\u201d per il recapito di lettere del gruppo antifascista cui lei apparteneva. Scoperto dall\u2019Ovra (servizi segreti fascisti), fu arrestato e condannato a tre anni di confino. Ne scont\u00f2 uno solo a Brancaleone calabro, in una casa sul mare. Poi, il\u00a0<i>Taccuino,\u00a0<\/i>dove espresse apprezzamenti sul Fascismo della RSI, sulla guerra, sui tedeschi e insofferenza verso gli antifascisti. Dopo la guerra rientr\u00f2 nell\u2019ambiente che aveva trattato dai tempi del liceo e dell\u2019Universit\u00e0 e si iscrisse al PCI.<\/p>\n<p>Pavese, in poche parole, non si interessava di politica, non espresse critiche al regime fascista, aveva la tessera del PNF ma molto probabilmente non era fascista. Quando poi si iscrisse al PCI molto probabilmente non era comunista. Nel\u00a0<i>Taccuino<\/i>\u00a0scrisse ci\u00f2 che realmente pensava in quel momento ma erano solo opinioni, osservazioni, sinceri convincimenti che derivavano da ci\u00f2 che vedeva, non frutto di una visione del mondo, di adesione ai valori del Fascismo, all\u2019ideologia della RSI.<\/p>\n<p><strong>*Pavese, Taccuino segreto, Aragno ed., pagg. CXXVI, 118, (a cura di Francesca Belviso, con una testimonianza di Lorenzo Mondo e introduzione di Angelo d\u2019Orsi), euro 25.00<\/strong><\/p>\n<p><strong>*Parrini, Cesare Pavese. Il mestiere di scrivere, Clichy ed., pagg. 141, euro 7.90<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dibattito sul Taccuino segreto edito da Aragno dove il poeta apprezzava la Repubblica Sociale e i tedeschi di Manlio Triggiani &#8211; 29 novembre 2020 Cesare Pavese A settanta anni dalla morte di Cesare Pavese, avvenuta per suicidio nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1950, si \u00e8 acceso un dibattito sullo scrittore e poeta che non accenna a diminuire. 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