{"id":61140,"date":"2020-12-02T09:50:18","date_gmt":"2020-12-02T08:50:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61140"},"modified":"2020-12-01T12:54:26","modified_gmt":"2020-12-01T11:54:26","slug":"leuropa-in-rovina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61140","title":{"rendered":"L&#8217;Europa in rovina"},"content":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gabriele Sabetta)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-excerpt controcultura\">Bietti pubblica &#8220;Paesaggio con rovine&#8221; di Piero Buscaroli, un lamento per l&#8217;Europa cancellata dalla storia e una profonda meditazione sulle rovine di una civilt\u00e0 schiacciata dalle guerre.<\/div>\n<div class=\"post-content\" data-sticky-container=\"\">\n<div class=\"post-col\">\n<div class=\"post-inner\">\n<p>Lo scorrere del tempo non \u00e8 mai stato un dato indiscusso nel clima intellettuale post-illuminista. Piuttosto, i cospicui documenti della cultura filosofica, religiosa, storica e biografica, testimoniano una grande competizione tra le generazioni a spiegare i movimenti ineluttabili delle epoche, a fare i conti con i benefici e le devastazioni dei movimenti ciclici e, soprattutto, a tener conto dell\u2019uso corretto da parte dell\u2019uomo della durata della vita a lui assegnata. In questo quadro generale, poche domande hanno preoccupato le menti degli uomini europei cos\u00ec insistentemente come quelle che sondano le ragioni dell\u2019ascesa, del progresso e della caduta delle imprese compiute sulla Terra \u2013 incluse le vicende delle nazioni, degli Stati, delle correnti intellettuali. Un punto di vista avvincente, in questo senso, \u00e8 stato fornito da Piero Buscaroli, in decine di scritti pubblicati su giornali e riviste nel corso di una lunga carriera, che ci hanno lasciato tracce indelebili nel panorama della troppo spesso richiamata (e mai del tutto compresa) \u201cdecadenza\u201d del Vecchio Continente.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post bar\">\n<div class=\"bannerBarContent\" data-ref=\"bannerBar\">\n<div class=\"barSlides\">\n<div class=\"slides-text\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Nato ad Imola il 21 agosto 1930 e scomparso pochi anni fa, egli frequent\u00f2 il liceo classico \u201cTorquato Tasso\u201d a Roma, dove si era trasferito con la madre, e successivamente si laure\u00f2 in Giurisprudenza a Bologna. L\u2019attivit\u00e0 giornalistica inizi\u00f2 appena terminati gli studi, con la rivista \u201cIl Reazionario\u201d, che gli valse la presentazione a Leo Longanesi da parte di Mario Tedeschi, e cominci\u00f2 a lavorare per \u201cIl Borghese\u201d. Scrisse di storia e di politica internazionale, ma anche di critica musicale (aveva studiato organo) e fu inviato di guerra nel conflitto arabo-israeliano, in Vietnam e durante la \u201cPrimavera di Praga\u201d del 1968. Le competenze in materia musicale portarono alla pubblicazione di tre monumentali monografie dedicate a Bach, Mozart e Beethoven. Negli anni Settanta venne la direzione del quotidiano \u201cIl Roma\u201d di Napoli, mentre nel 1979 inizi\u00f2 una nuova collaborazione con \u201cIl Giornale\u201d di Indro Montanelli. Una raccolta di suoi articoli, offerta ai lettori con il titolo \u201cPaesaggio con rovine\u201d nel 1989, alla vigilia dell\u2019inattesa caduta del muro di Berlino, \u00e8 ora riproposta dall\u2019editore Bietti di Milano nella collana l\u2019Archeometro diretta da Andrea Scarabelli. Si tratta di acute riflessioni sulla condizione politica, sociale e culturale dell\u2019Europa in disfacimento al tempo della \u201cGuerra Fredda\u201d, oltre a brillanti resoconti di viaggi compiuti tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso, nei quali riecheggia \u2013 in uno stile sagace e raffinato, ricco di stimoli intellettuali \u2013 la perduta grandezza delle nazioni europee.<\/p>\n<p>Il volume si apre con un breve saggio sull\u2019evento che aveva impresso al declino una brusca accelerazione, il primo conflitto mondiale (1914-1918). L\u2019uragano che ne segu\u00ec, difatti, distrusse gli ultimi imperi, cre\u00f2 nuovi Stati senza alcuna base storica, ne riesum\u00f2 altri, incoraggi\u00f2 movimenti di indipendenza nelle colonie e costrinse per la prima volta gli Stati Uniti d\u2019America ad assumere un ruolo di potenza guida al tavolo dei vincitori \u2013 mentre la miopia della Francia di fronte alla questione tedesca port\u00f2 dritti agli sconvolgimenti successivi. L\u2019approccio dell\u2019equilibrio di potere nelle relazioni internazionali and\u00f2 in frantumi e le promesse fatte (e non mantenute), soprattutto nel lontano Medioriente, tornarono a perseguitare gli europei decenni dopo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-134700\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/front.jpg\" alt=\"\" width=\"627\" height=\"973\" \/><figcaption>Paesaggio con rovine, Bietti edizioni<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201c<em>Dalla Prima Guerra Mondiale, l\u2019Europa usc\u00ec ferita. Dalla Seconda, uccisa<\/em>\u201d \u2013 afferma l\u2019autore; infatti, non solo la Germania e i Paesi dell\u2019Asse persero l\u2019ultima guerra: tutte le nazioni europee ne uscirono con le ossa rotte, anche quelle rimaste neutrali. La Gran Bretagna entr\u00f2 in guerra nel 1939 in difesa dell\u2019integrit\u00e0 della Polonia e fin\u00ec col vedere la parte orientale del continente schiacciata dal pugno duro di Stalin; inoltre, sempre in nome della \u201clibert\u00e0\u201d e della \u201cdemocrazia\u201d, schier\u00f2 eserciti nei cui ranghi vi erano uomini di pelle scura che erano considerati e trattati come cittadini di seconda classe. Per ben due volte cerc\u00f2 di sbarrare la via alla Germania per la supremazia nel continente e ne rimase annientata essa stessa; volle impedire inoltre all\u2019Italia la preminenza nel Mediterraneo e la concorrenza in Africa, ma perse in breve tempo il suo impero. Per gestire queste contraddizioni, ricorda Buscaroli, il governo britannico tent\u00f2 di riformulare la concezione dei domini coloniali come progetto di\u00a0<em>partnership;<\/em>\u00a0eppure, le gerarchie razziali attorno alle quali era ordinato l\u2019impero erano evidenti anche nella propaganda progettata per sminuirle. Un poster in tempo di guerra, creato per promuovere l\u2019idea di unit\u00e0 e partenariato, mostrava i soldati delle varie nazioni che marciavano insieme, con la bandiera della Gran Bretagna che sventolava sopra le loro teste; ma le divisioni erano nette ed evidenti: in prima fila un britannico, un australiano e un canadese, dietro di loro un sudafricano e un neozelandese. Nascosto in un angolo c\u2019era un soldato dell\u2019esercito indiano e in fondo, pigiato nell\u2019angolo in alto a sinistra, un africano. I due militari dalla pelle scura appaiono letteralmente emarginati. La questione etnica e religiosa, sotto forma di immigrazione post-coloniale, torner\u00e0 ad agitare la politica inglese a partire dagli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Viaggiando sul corso del Danubio tra Vienna, Bratislava e Budapest, tra i resti della gloria imperiale e le bruttezze delle costruzioni sovietiche, le osservazioni di Buscaroli riflettono il declino generale della cultura vigorosa dei secoli trascorsi, verso la societ\u00e0 di massa meccanizzata. Ricorda che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/negozio\/manifesti\/spengler\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Spengler<\/a>, e ancora prima Tocqueville, avevano presentito il futuro dell\u2019Europa, schiacciata dalle grandi potenze periferiche e dalla prepotenza del denaro; al contrario della maggior parte degli scienziati politici e degli storici, che vedevano l\u2019ascesa della democrazia moderna come il risultato pi\u00f9 solido e ammirevole dell\u2019Occidente, come una forza progressista negli affari mondiali, egli \u00e8 dubbioso su questo punto; \u00e8 quindi persuaso che il parlamentarismo sia stato in realt\u00e0 un fenomeno di piena decadenza, nel periodo di transizione al liberismo economico, e che le istituzioni democratiche mascherino semplicemente il vero potere del capitale finanziario e dei suoi agenti.<\/p>\n<p>Numerose pagine del libro sono dedicate alla Germania, ai suoi personaggi, alla politica, alla musica, alla letteratura. L\u2019esempio compiuto di Stato moderno presentato della Prussia \u00e8 affascinante, cos\u00ec come il suo modellatore Federico II \u201cil Grande\u201d; identificata come l\u2019ultima grande nazione europea, un capolavoro di organizzazione politica, fu concepita dal re-filosofo come uno \u201cstato di servizio\u201d, che associ\u00f2 ad un\u2019etica del dovere secondo cui il monarca doveva pensare se stesso come \u201cil primo servitore dello Stato\u201d. Nulla a che vedere con il substrato sociale che andr\u00e0 a caratterizzare le nazioni nei secoli successivi, quando ad una \u00e9lite cosciente dei doveri verso lo Stato si sostituir\u00e0 una borghesia urbana che vive lo Stato come un fardello, preoccupandosi principalmente del proprio benessere.<\/p>\n<p>Tra le righe si intuisce che il trionfo e la tragedia dello Stato moderno europeo coincidevano con il rilievo della borghesia, da un lato lodata per la sua creativit\u00e0, per il culto della bellezza, l\u2019amore per la libert\u00e0 e la determinazione a sostenere la causa della cultura; dall\u2019altro, tuttavia, questa classe sociale non era mai del tutto padrona delle sue azioni e il suo atteggiamento individualista presagiva il passaggio alla smorta monotonia di una vita insignificante. Il principio di individuazione, che suscitava l\u2019inventiva oltre che il dubbio, era rimasto il fattore costitutivo dominante nell\u2019Europa moderna; ma nel secolo di Buscaroli venne sfidato dalle teorie del determinismo economico e dalle ideologie che sostenevano il rovesciamento delle istituzioni politiche ed economiche tradizionali. L\u2019Europa era dunque destinata a scivolare in ritirata?<\/p>\n<p>Mentre assistiamo all\u2019annientamento definitivo delle nazioni, cadute una dopo l\u2019altra a ritmo sempre pi\u00f9 svelto dopo il 1989, per via di \u201cguerre private\u201d che il \u201clibero mercato\u201d ha lanciato a danno dei popoli, paurose perch\u00e9 invisibili e legate alle ambizioni di pochi, le riflessioni sui tempi oscuri che ci attendono devono essere affrontate raccogliendo la volont\u00e0 di resistere in modo autentico per lo meno nel mondo dello spirito. \u201c<em>Dorme lo spirito?<\/em>\u201d, chiede Buscaroli nel 1983 solcando il suolo tedesco; ma sono considerazioni che possono valere oggi per ogni contrada del globo:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>C\u2019\u00e8 un confine nella coscienza, oltre il quale il tedesco non spinge il pensiero. Opinioni politiche \u00e8 abituato da decenni a non possederne, e non ne vuole pi\u00f9<\/em>\u00a0[\u2026].\u00a0<em>Va a votare, e poi basta. La sua testa politica \u00e8 vuota, la sua anima collettiva \u00e8 narcotizzata<\/em>.\u00a0<em>Avr\u00e0 progetti sul futuro personale, ma su quello generale e nazionale, non ne ha. Quanto al passato, se aveva opinioni, le ha cancellate. Del presente, sa quel che pu\u00f2 riassumere in cifre. Desidera in cifre, spera, sogna, paga, viaggia, risparmia, perde, in cifre<\/em>\u00a0[\u2026].\u00a0<em>A noi spetta l\u2019economia, si ripetono i<\/em>\u00a0Wunderskinder<em>, i pensionati della storia, come li chiama Thilo Koch\u00a0<\/em>[\u2026];\u00a0<em>lascia che il mondo si accapigli: tu, o felice Germania, produci<\/em>.<\/p>\n<p><cite>Piero Buscaroli<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gabriele Sabetta) &nbsp; Bietti pubblica &#8220;Paesaggio con rovine&#8221; di Piero Buscaroli, un lamento per l&#8217;Europa cancellata dalla storia e una profonda meditazione sulle rovine di una civilt\u00e0 schiacciata dalle guerre. Lo scorrere del tempo non \u00e8 mai stato un dato indiscusso nel clima intellettuale post-illuminista. 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