{"id":61188,"date":"2020-12-04T10:30:27","date_gmt":"2020-12-04T09:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61188"},"modified":"2020-12-04T00:18:32","modified_gmt":"2020-12-03T23:18:32","slug":"la-sfida-cinese-alla-potenza-navale-statunitense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61188","title":{"rendered":"La sfida cinese alla potenza navale statunitense"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p><strong>(Renato Scarfi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da circa vent\u2019anni l\u2019Asia non \u00e8 solo il pi\u00f9 munito campo trincerato del globo ma, se si esclude la sempre importante flotta russa, \u00e8 stata la nursery che ha visto crescere esponenzialmente altre flotte, in particolare di Giappone, India e Cina. Ed \u00e8 proprio per l\u2019assertivit\u00e0 dimostrata e per il volume (e qualit\u00e0) di naviglio messo in mare, che molti osservatori si soffermano sempre pi\u00f9 spesso su quest\u2019ultimo grande Paese, che non vuole pi\u00f9 rimanere rinchiuso all\u2019interno dei suoi confini geografici, ma che vuole diventare potenza (marittima) globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver spostato il baricentro economico mondiale, infatti, la Cina sta ora modificando il rapporto di forze nella regione Indo-Pacifico. La classe dirigente cinese, guidata da Xi Jinping, si sta quindi impegnando a fondo per il raggiungimento di questo traguardo, che permetterebbe a Pechino di rivaleggiare con la Marina pi\u00f9 potente del mondo, quella degli Stati Uniti, e di realizzare le proprie aspirazioni in merito alle questioni marittime dell\u2019area e, in prospettiva futura, del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare, pertanto, utile effettuare alcune riflessioni in merito alla flotta cinese e ai relativi programmi navali, in modo da comprendere quanto siano reali le possibilit\u00e0 che ha Pechino di sfidare la potenza navale americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta cinese<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miglioramento dei rapporti con la Russia favorito dalla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica e, quindi, dal venir meno della gara per il primato nel mondo comunista, che la Cina non intendeva riconoscere al PCUS, ha permesso a Pechino di accedere alla tecnologia necessaria per iniziare lo sviluppo di una flotta moderna e competitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2 dicembre 2002 il presidente russo Vladimir Putin si \u00e8 recato in visita dal presidente Jiang Zemin e al segretario generale del partito comunista cinese, Hu Jintao e, nell\u2019occasione, \u00e8 stato ufficializzato l\u2019accordo circa l\u2019acquisto di armamento navale russo da parte di Pechino. Un accordo teso a soddisfare il desiderio cinese di acquisire sommergibili nucleari e navi di superficie pi\u00f9 moderne, oltre che ad assicurare consistenti trasferimenti di tecnologia verso la Zh\u014dnggu\u00f3 R\u00e9nm\u00edn Ji\u011bf\u00e0ngj\u016bn H\u01ceij\u016bn, letteralmente Marina dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione Cinese, allo scopo di creare un settore navale dagli alti contenuti tecnologici. Si trattava, tuttavia, solo dell\u2019ultimo tassello in ordine di tempo di un\u2019ormai consolidata cooperazione generale nel settore degli armamenti, che aveva gi\u00e0 permesso a Mosca di sostenere economicamente la propria industria bellica durante la crisi economica degli anni novanta. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), infatti, nel periodo 1990-2001 la Cina ha speso circa 10,78 miliardi di euro in materiale di armamento e pi\u00f9 del 90% di questa cifra sarebbe arrivata in Russia. In particolare, tra le armi avanzate acquistate da Pechino ci sarebbero gli aerei da guerra russi Sukhoi Su-27 e Su-30, due cacciatorpediniere classe \u201cSovremenny\u201d da 6.200 t (armate con missili antinave supersonici), che avevano rappresentato l\u2019ossatura della Voenno-morskoj flot e quattro sottomarini convenzionali classe \u201cKilo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da 2003 in poi Pechino, grazie a importanti investimenti e al trasferimento di tecnologia, pur continuando a importare armamenti dall\u2019estero per cifre considerevoli, ha cominciato a progettare e costruire navi per conto proprio. Una spinta industriale di enormi proporzioni che ha portato la Cina a diventare anche paese esportatore di tecnologia navale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un\u2019idea dell\u2019impegno cinese basti pensare che nel 2018, durante un\u2019audizione parlamentare, l\u2019allora capo di stato maggiore della Marine Nationale ammiraglio Christophe Prazuk, ha affermato che Pechino, nel corso dei precedenti quattro anni, aveva costruito navi militari per l\u2019equivalente di tutta la flotta francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crescita enorme confermata da uno degli ultimi rapporti del Pentagono sulle capacit\u00e0 militari marittime cinesi1, dal quale risulta che la Marina \u00e8 diventata la Forza Armata pi\u00f9 importante della Cina e che numericamente \u00e8 ormai la prima forza navale del mondo, avendo in servizio circa 350 unit\u00e0 contro le \u201csole\u201d 293 della U.S. Navy. Tuttavia, se consideriamo il tonnellaggio complessivo, gli Stati Uniti staccano di gran lunga la Cina, principalmente grazie alle undici portaerei da 100.000 t ciascuna. Ci\u00f2 nonostante, il Pentagono sottolinea come possa essere solo una questione di tempo per giungere a un equilibrio anche sotto questo aspetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non accontentandosi dei risultati raggiunti, questo ritmo forsennato nelle costruzioni navali \u00e8 proseguito, varando nel 2019 la nuova nave d\u2019assalto anfibio di Tipo 075D (foto precedente) da 40.000 t (simile alla statunitense Wasp) mentre una seconda \u00e9 nelle fasi finali di costruzione ed \u00e8 ultimamente iniziata la costruzione di una terza unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo prosegue a tamburo battente anche il programma di costruzione degli incrociatori Tipo 055 da 12.000 t circa per circa 180 m di lunghezza, il cui potentissimo e differenziato armamento consente non solo di assicurare un efficace ruolo di protezione di una grande unit\u00e0 (portaerei o unit\u00e0 anfibia), ma anche di essere un efficiente centro di comando in operazioni di gruppi di impiego di minor consistenza, risultando un formidabile elemento di potenza e deterrenza. Queste unit\u00e0 sono dotate, tra le altre, di capacit\u00e0 anti-sommergibile e di lancio di circa 130 missili antiaerei e antinave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima di queste, il Nanchang, \u00e8 entrata in servizio lo scorso gennaio 2020 mentre altri tre incrociatori, la cui costruzione \u00e8 iniziata in aprile (una unit\u00e0) e luglio (due unit\u00e0) 2018, stanno effettuando le prove in mare. Ulteriori quattro unit\u00e0 di questo tipo sono in vari stadi di preparazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre cinque navi di vario tonnellaggio e capacit\u00e0 dovrebbero entrare in servizio a breve e, secondo il Pentagono, potrebbero essere dotate di missili antinave ma delle quali a oggi si ignorano le effettive prestazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una certa importanza rivestono le unit\u00e0 subacquee, che comprendono sia sottomarini dotati di armamento nucleare e in grado di restare in agguato per lunghi periodi sia sommergibili convenzionali. Un insieme offensivo e difensivo ritenuto di discreta valenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito allo sviluppo di capacit\u00e0 navali, quindi, la Cina da tempo non sta lasciando nulla al caso e, dopo essere diventata un gigante economico, si sta proponendo come un gigante anche sui mari e sugli oceani del mondo, avendo ormai completato la transizione da Marina costiera a blue water fleet. In tale ambito, assumono particolare valore le portaerei, navi che permettono un\u2019effettiva proiezione di potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima unit\u00e0 entrata in servizio \u00e8 stata il CNS Liaoning (foto apertura), di circa 60.000 t per 305 m di lunghezza. Si tratta di un\u2019unit\u00e0 ex-sovietica (la Varyag, classe \u201cAdmiral Kutznetsov\u201d), acquisita nel 1998, rinnovata e rimessa in servizio nel 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda unit\u00e0 \u00e8 il CNS Shandong (foto), di 305 m di lunghezza, prima unit\u00e0 di questo tipo costruita completamente dai cinesi. Con le sue 65.000t pu\u00f2 portare una quarantina di velivoli ed \u00e8 dotata di uno sky-jump e cavi d\u2019arresto per le operazioni aeree (STOBAR)2. Dopo dieci mesi di prove in mare, lo scorso 29 ottobre ha completato i test e l\u2019addestramento basico ed \u00e8 ora pronta per l\u2019impiego operativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dato che queste prime due unit\u00e0 non offrivano le stesse capacit\u00e0 delle portaerei della U.S. Navy, nel 2015-2016 \u00e8 iniziata la costruzione di una terza portaerei cinese da 80.000 t con catapulta e cavi d\u2019arresto (CATOBAR), sembra a propulsione nucleare. Dotata di catapulte elettromagnetiche, come quelle che la U.S. Navy sta montando sulle nuove portaerei classe \u201dGerald Ford\u201d, avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di far decollare pi\u00f9 aerei da combattimento in breve tempo, aumentandone la capacit\u00e0 operativa. In merito, \u00e8 in preparazione il nuovo caccia multiruolo denominato Shenyang J-15T, derivato dal russo Su-33 Flanker-D. Diversamente dalle precedenti versioni imbarcate, quest\u2019ultimo velivolo presenta importanti modifiche, necessarie per operare da portaerei dotate di catapulta. La catapulta magnetica pu\u00f2 anche lanciare aerei ad ala fissa pi\u00f9 pesanti, come gli early warning, in grado di raccogliere informazioni sull\u2019area di interesse e agire come centro di comando aereo. La nuova portaerei dovrebbe avere una lunghezza di 320 m e dovrebbe imbarcare anche i nuovi bimotori turboelica early warning KJ-600. Il primo di questi velivoli ha effettuato il volo inaugurale lo scorso agosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, la costruzione di tutte le nuove unit\u00e0 sta procedendo molto rapidamente. In particolare, la nuova portaerei potrebbe essere varata intorno alla fine del 2020-inizio del 2021 in quanto i cinesi hanno preferito costruire i vari settori in diversi cantieri, inviando poi il tutto al cantiere di Jangnan per l\u2019assemblaggio finale. Ci\u00f2 ha permesso di ridurre sensibilmente i tempi di realizzazione. La data di entrata in servizio operativo di questa nuova unit\u00e0 dipender\u00e0 dall\u2019esito delle prove che verranno effettuate in mare una volta che avr\u00e0 finito la fase di allestimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Marina dell\u2019Esercito Popolare di Liberazione Cinese sta quindi diventando sempre pi\u00f9 moderna e flessibile e, negli ultimi due anni, ha messo in linea piattaforme multiruolo moderne, dotate di capacit\u00e0 antinave, antiaeree e antisommergibile avanzate. Ma ci\u00f2 che preoccupa maggiormente in prospettiva futura \u00e8 la politica marittima cinese, che si \u00e8 fatta pi\u00f9 assertiva nelle sue dispute territoriali con i vicini (India, Taiwan, Mar Cinese meridionale, Giappone, ecc\u2026), supportata da una Marina da potenza marittima, con un atteggiamento aggressivo, un crescente numero di unit\u00e0 navali, tonnellaggio e capacit\u00e0 complessive, oltre che numero e dislocazione delle basi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, la postura della flotta cinese appare indirizzata alla proiezione di potenza e alla possibilit\u00e0 di acquisizione e controllo delle aree marittime di interesse strategico (vedi articolo), come dimostrano le recenti esercitazioni navali cinesi, caratterizzate da attivit\u00e0 di assalto anfibio, svoltesi dal 1 al 5 luglio scorsi nelle acque comprese tra l\u2019isola di Hainan e l\u2019arcipelago delle isole Paracelso (sottratto al Vietnam nel 1974 e ancora oggetto di contenzioso). Un chiaro segnale che fa comprendere come Pechino non abbia alcuna intenzione di ammorbidire il suo approccio in quelle acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La flotta appare quindi proiettata verso un assetto in grado di rispondere pienamente alla nuova politica marittima cinese, con la possibilit\u00e0 di effettuare missioni di \u201cpresenza navale\u201d anche in aree non consuete per Pechino, quali quelle sudamericane, quelle africane o in Mediterraneo, con una crescente capacit\u00e0 di esercitare una pressione marittima in linea con gli obiettivi di politica estera del Celeste Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il XXI secolo \u00e8 destinato a vedere la Cina, potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU e Paese con l\u2019economia attualmente pi\u00f9 forte in assoluto, tra i maggiori attori della vita internazionale, anche attraverso una sua maggiore presenza sui mari e gli oceani del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un consulente di alto livello della China Arms Control and Disarmament Assotiation non ha nascosto le ormai pi\u00f9 che evidenti ambizioni marittime cinesi, dichiarando che \u201c\u2026in futuro verranno costruite basi logistiche oltremare per consentire alla Marina militare della Repubblica Popolare Cinese di condurre operazioni su scala globale\u2026\u201d3. Un cambio di postura rispetto al passato che indica la decisa volont\u00e0 di diventare potenza globale, anche nel settore militare marittimo, recuperando iniziativa autonoma e contribuendo a decidere gli eventi mondiali, lasciando definitivamente ad altri il limitato ruolo di potenza regionale, contraddistinto da una politica estera e militare di tipo reattivo, influenzata dagli eventi globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo \u00e8, quindi, raggiungere capacit\u00e0 analoghe a quelle della Marina statunitense, in modo da rivaleggiare nella governance mondiale. \u00c8 chiaro che con il prepotente sviluppo economico registrato negli ultimi anni dalla Cina essa sente di poter gradualmente prevalere con il suo modello, in contrasto con il \u201cpivot to Asia\u201d attuato dagli Stati Uniti, certamente ancora significativi per la schiacciante superiorit\u00e0 sul piano aeronavale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto, \u00e8 presumibile che le relazioni tra Cina e Stati Uniti rimarranno abbastanza tese e problematiche e non appare ipotizzabile che la nuova amministrazione Biden decida di ammorbidire la propria postura riguardo i principali temi sul tavolo, a partire da quelle che Pechino reputa indebite manifestazioni di appoggio all\u2019affermazione internazionale di Taiwan quale entit\u00e0 indipendente e, a maggior ragione, alle forniture militari che esso riceve da Washington. Le rispettive flotte, quindi, continueranno a fronteggiarsi, da una parte per affermare la sovranit\u00e0 cinese su alcune zone di mare contese (e sulle relative risorse sottomarine) e dall\u2019altra per ribadire il concetto di libert\u00e0 di navigazione su quelle stesse acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, al momento appare improbabile l\u2019eventualit\u00e0 di battaglie navali fra la Marina degli Stati Uniti e quella del Celeste Impero, sul modello di quelle che le navi americane e giapponesi hanno combattuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale nel Mar dei Coralli o nelle acque al largo delle isole Midway.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo perch\u00e9 la Cina oggi non sente alcuna necessit\u00e0 di avventurarsi in un azzardato scontro sul mare, in quanto ha ancora almeno altrettanti immediati ed equivalenti interessi politici, economici e geostrategici rivolti verso il continente euroasiatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, perch\u00e9 gli ammiragli cinesi sono certamente ben consapevoli della situazione di inferiorit\u00e0 in cui la loro flotta verrebbe a trovarsi in un confronto aeronavale con gli americani in mare aperto. Un\u2019inferiorit\u00e0, come abbiamo visto, non dipendente dal numero delle navi o dalla tecnologia a disposizione, ma dalla tipologia dei dispositivi navali impiegabili. Senza parlare dei sottomarini, su cui non sembra esserci partita, il rapporto fra le rispettive portaerei \u00e8, infatti, ancora nettamente a sfavore dei cinesi, con la U.S. Navy che dispone peraltro di unit\u00e0 moderne, efficienti e operativamente efficaci, mentre l\u2019operativit\u00e0 delle portaerei cinesi \u00e8 tutta da dimostrare. E ci\u00f2, in un confronto diretto, giocherebbe un ruolo determinante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo si aggiunge il fatto che, a prescindere dal livello di addestramento e dall\u2019aggressivit\u00e0 del personale, i vertici della Marina cinese sono coscienti che agli equipaggi manca l\u2019esperienza bellica, un fattore che in una battaglia in mare aperto ha sempre avuto un peso non trascurabile. A differenza degli americani, infatti, la Marina cinese non ha mai combattuto e l\u2019unica volta che lo ha fatto, alle foci del fiume Yalu contro i giapponesi nell\u2019estate del 1895, le navi cinesi furono tutte affondate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, quindi, ipotizzabile che il complesso e ambizioso programma di Xi Jinping per riportare la Cina ai fasti del passato ed elevarla al rango di superpotenza mondiale prosegua nel breve e medio termine mantenendo una relativamente pacifica convivenza con gli Stati Uniti (pur con tutti i distinguo del caso), magari individuando interessi comuni che vadano oltre l\u2019esistente rapporto conflittuale e meccanismi bilaterali di consultazione che permettano di comporre tempestivamente eventuali divergenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia l\u2019esempio di Hong Kong e alcune altre iniziative unilaterali poste in essere in aree geografiche circoscritte (es.: Tibet, isole Senkaku, Spratly e Paracelso), hanno creato attorno a Pechino un clima di diffidenza e di ostilit\u00e0 e hanno fatto sorgere legittimi dubbi circa la postura che la Cina potrebbe assumere quando riterr\u00e0 di essere cos\u00ec forte da non essere sfidata da nessun Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">************************************************************<br \/>\nNOTE:<br \/>\n1https:\/\/news.usni.org\/2020\/09\/01\/pentagon-report-china-now-has-worlds-la&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 Short Take-Off But Arrested Recovery, in italiano decollo corto e arresto assistito<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 Peter Frankopan, Le nuove vie della seta, Mondadori, 2019, pag. 110<br \/>\n************************************************************<\/p>\n<p><strong>FONTE: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/\u2026\/la-sfida-cinese-alla-potenza-\u2026\">https:\/\/www.difesaonline.it\/\u2026\/la-sfida-cinese-alla-potenza-\u2026<\/a><\/p>\n<div class=\"_3x-2\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;H&quot;}\">\n<div data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;H&quot;}\">\n<div class=\"mtm\">\n<div>\n<div class=\"_5cq3 _1ktf\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;E&quot;}\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Renato Scarfi) &nbsp; Da circa vent\u2019anni l\u2019Asia non \u00e8 solo il pi\u00f9 munito campo trincerato del globo ma, se si esclude la sempre importante flotta russa, \u00e8 stata la nursery che ha visto crescere esponenzialmente altre flotte, in particolare di Giappone, India e Cina. 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