{"id":612,"date":"2009-11-07T09:25:02","date_gmt":"2009-11-07T08:25:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=612"},"modified":"2009-11-07T09:25:02","modified_gmt":"2009-11-07T08:25:02","slug":"la-riforma-del-gattopardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=612","title":{"rendered":"La riforma del gattopardo"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">di <strong>Alessandro Dal Lago<\/strong><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">fonte <a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\">Il Manifesto<\/a><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Ogni discussione seria sulla situazione dell&#39;universit&agrave; (e quindi sul Ddl Gelmini) non pu&ograve; che partire da un accordo preliminare sulla funzione dell&#39;istituzione accademica. Da un paio di secoli circa, qualsiasi universit&agrave; degna di questo nome si basa su un presupposto semplice: l&#39;unico fine che la formazione superiore dovrebbe servire &egrave; la conoscenza in quanto tale. Da Kant e Wilhelm von Humboldt al cardinale Henry Newman, senza dimenticare Max Weber e Karl Jaspers.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">L&#39;idea classica di universit&agrave;, oggi visibilmente al tramonto, ruota intorno al principio della libert&agrave; di ricerca e ad alcuni corollari: che n&eacute; il potere politico, n&eacute; gli interessi privati possono interferire nella ricerca e nell&#39;educazione degli studenti, che solo gli scienziati giudicano gli scienziati, e che l&#39;universit&agrave; &egrave; responsabile davanti alla societ&agrave; del modo in cui usa la propria libert&agrave;.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Questo &egrave; lo spirito che si respira in una vera universit&agrave;. Dal ruolo che tradizionalmente gli studenti svolgono di opposizione sociale e politica (dal maggio &#39;68 sino alla Teheran d&#39;oggi) sino alle bizzarrie in tema di abbigliamento e stile di vita dei professori, la libert&agrave; accademica &egrave; il lusso che una societ&agrave; sviluppata e democratica lungimirante dovrebbe concedersi facilmente, riconoscendone le ricadute positive. Che si tratti di algoritmi o di scoperte, di interpretazioni giuridiche o letterarie, di nuove cure o nuove tecnologie, ci&ograve; che l&#39;universit&agrave; produce liberamente torna in forma di valore aggiunto conoscitivo, civile e culturale alla societ&agrave; che l&#39;ha reso possibile.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Il privilegio accademico ha naturalmente delle contropartite. I professori devono meritare la loro posizione, e ci&ograve; significa che solo la loro capacit&agrave; e produttivit&agrave; (da accertare in base a ci&ograve; che fanno, secondo criteri di valutazione inevitabilmente convenzionali, ma applicati universalmente) giustifica la loro posizione; devono rendere conto alla collettivit&agrave; non di ci&ograve; che ricercano, ma dei soldi che spendono nella ricerca e, soprattutto, hanno il dovere di rendere pubblici e trasparenti i criteri e le procedure con cui cooptano o promuovono quelli che un giorno li sostituiranno.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">In altri termini, l&#39;universit&agrave; pu&ograve; essere libera solo se &egrave; responsabile. Su questo piano, spiace dirlo, non solo i governi di centrodestra e centrosinistra degli ultimi vent&#39;anni si sono dimostrati disastrosi, ma il ceto accademico ha dato il suo efficace contributo al disastro. Far&ograve; un esempio di connivenza oggettiva. Anche i sassi sanno ormai che la riforma Berlinguer &egrave; fallita perch&eacute; imposta dalle lobby accademiche che vi hanno trovato un meccanismo ideale per moltiplicare posti e poteri. Al di l&agrave; delle proteste puramente verbali della Conferenza dei rettori per il taglio incessante dei fondi, tra i governi degli ultimi anni e i grandi gruppi di potere accademico c&#39;&egrave; sempre stata una corrispondenza d&#39;amorosi sensi.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Ma la connivenza tra baronati e ministri va oltre. Dopo la comparsa priva di tracce ed effetti di personaggi incompetenti come Moratti e Mussi, il ministro Gelmini &#8211; che probabilmente di questioni universitarie non mastica molto, ma deve avere dei consulenti che hanno obiettivi assai chiari &#8211; d&agrave; un&#39;ulteriore sterzata dirigistica non solo imponendo a tutte le universit&agrave; la stessa struttura di governo, ma aumentando a dismisura il potere del rettore e conferendo la facolt&agrave; di eleggerlo ai &quot;professori ordinari in servizio presso universit&agrave; italiane in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali&quot; (art 2, comma 2, capo c). In altri termini, solo un ristretto gruppo di baroni elegger&agrave; il rettore, e poich&eacute; di norma i rettori che contano sono medici e ingegneri, chiunque capisce quali sono i gruppi di interesse, accademici e non, coinvolti nella vera &quot;governance&quot; dell&#39;universit&agrave;.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">In base ai principi della libert&agrave; e della responsabilit&agrave; esposti sopra, alcuni punti del Ddl sono del tutto inaccettabili, mentre altri, sulla carta, potrebbero essere discussi. Tra i primi c&#39;&egrave; il quaranta per cento dei posti in Consiglio di amministrazione riservati ai &quot;privati&quot;, senza alcun vincolo di finanziamento (con che diritto i privati contribuiscono alle decisioni in materia di vita accademica se non danno contributi?). E lo stesso vale per un&#39;agenzia di valutazione dai contorni indefinibili, ma aperta ai privati e soggetta visibilmente all&#39;imperio del ministro. E non parliamo delle norme in materia di reclutamento. Al di l&agrave; dell&#39;&quot;abilitazione&quot; nazionale dei futuri docenti, che riprende idee vecchie quanto il mondo e in fondo l&#39;antica libera docenza, la composizione delle commissioni &egrave; ovviamente macchinosa, come sempre, e si basa su un principio, il sorteggio, che sostituisce in parte il mero caso alle vecchie spartizioni nazionali. Nei settori scientifico-disciplinari organizzati, e cio&egrave; quelli che hanno un potere reale, &egrave; facile prevedere che il sorteggio non cambier&agrave; di molto le cose.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Il principio della valutazione della ricerca individuale in linea di principio &egrave; sacrosanto e non si capisce perch&eacute; incontra tante resistenze a sinistra (o meglio si capisce benissimo). Chi &egrave; vecchio del mestiere sa che l&#39;universit&agrave; italiana si porta dietro, a ogni livello gerarchico, una sacca di docenti i quali, ammesso che abbiano fatto ricerca da giovani, a un certo punto smettono o vivacchiano, facendosi i fatti propri o interessandosi esclusivamente dei propri micropoteri. Che i contribuenti paghino lo stipendio a simili &quot;professori&quot; &#8211; e non sono pochi &#8211; i quali oltretutto occupano posti che potrebbero essere riservati ai giovani &egrave; una vergogna dell&#39;universit&agrave; italiana. E io non trovo nulla di scandaloso nel fatto che siano previsti incentivi per i pi&ugrave; meritevoli, quelli che lavorano di pi&ugrave; e meglio. Semmai, ci&ograve; che &egrave; privo di senso &egrave; i che fondi per l&#39;incentivazione siano gestiti dal ministro dell&#39;Economia: questo significa soltanto che il ministro detter&agrave; alla comunit&agrave; accademica criteri di valutazione che saranno tutto tranne che scientifici. Quanto al fatto che tali fondi deriveranno (a parole) dal gettito del famigerato scudo di Tremonti, l&#39;equazione tra denari illeciti e finanziamento della scienza parla da s&eacute;.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Anche i ricercatori a tempo determinato in teoria potrebbero essere accettabili (se non altro per metterli alla prova ed evitare che uno entri all&#39;universit&agrave; e il suo lavoro non sia valutato mai pi&ugrave;). Ma poich&eacute; siamo in Italia e la &quot;riforma&quot; &egrave; a costo zero, appare evidente che i contratti a tempo determinato sono solo nuovo precariato, oltretutto senza alcuna indicazione sugli sbocchi futuri.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">A me pare che il Disegno di legge Gelmini manipoli pi&ugrave;&nbsp;o meno abilmente alcuni principi che sono diventati.nel bene e nel male senso comune dell&#39;universit&agrave; (valutazione, merito, efficienza ecc.). Ma ho l&#39;impressione che il suo obiettivo sia soprattutto rafforzare l&#39;universit&agrave; italiana in senso verticistico, attribuendo tutto il potere all&#39;alleanza tra rettori, gruppi baronali e attori esterni. In realt&agrave;, nel Disegno di legge il controllo su quello che davvero fanno i professori &egrave; del tutto aleatorio e fumoso, la valutazione &egrave; una chimera e la semplificazione delle strutture al servizio di un&#39;organizzazione pi&ugrave; dispotica di prima ma burocratica quanto in passato.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333; mso-bidi-font-family: arial\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">Se si tiene conto che i finanziamenti sono in costante diminuzione e che i difetti strutturali non sono scalfiti in nulla, il risultato del disegno di legge Gelmini sar&agrave; un&#39;universit&agrave; culturalmente modesta, ancor meno competitiva sulla scena internazionale e assoggettata al potere politico. Insomma, una riforma roboante ma gattopardesca nello stile della destra italiana, affinch&eacute; tutto sia come prima o magari peggio.<\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Dal Lago fonte Il Manifesto Ogni discussione seria sulla situazione dell&#39;universit&agrave; (e quindi sul Ddl Gelmini) non pu&ograve; che partire da un accordo preliminare sulla funzione dell&#39;istituzione accademica. Da un paio di secoli circa, qualsiasi universit&agrave; degna di questo nome si basa su un presupposto semplice: l&#39;unico fine che la formazione superiore dovrebbe servire &egrave; la conoscenza in quanto tale. 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