{"id":61253,"date":"2020-12-08T09:30:19","date_gmt":"2020-12-08T08:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61253"},"modified":"2020-12-08T02:21:38","modified_gmt":"2020-12-08T01:21:38","slug":"il-trattato-di-parigi-del-1947-e-le-limitazioni-della-sovranita-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61253","title":{"rendered":"Il Trattato di Parigi del 1947 e le limitazioni della sovranit\u00e0 italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche grazie al saggio storico di Sara Lorenzini -docente di Storia contemporanea a Trento \u2013 dal titolo \u201cL\u2019Italia e il trattato di pace del 1947\u201c (Il Mulino, 2007) \u2013 diventa a nostro avviso certamente pi\u00f9 comprensibile l\u2019origine storica della assenza di sovranit\u00e0 militare e politica italiana nel dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti le rilevantissimi limitazioni, a livello di sovranit\u00e0 militare e politica del nostro paese, sono da individuarsi gi\u00e0 nel gennaio del \u201843 durante la Conferenza di Casablanca quando le potenze vincitrici si accordarono sulla base del principio della resa incondizionata: la Germania infatti e i suoi alleati non avrebbero in alcun modo avuto il diritto di negoziare alcun accomodamento con i vincitori. La seconda tappa relativa alla limitazione della sovranit\u00e0 del nostro paese fu l\u2019armistizio firmato dal Maresciallo Badoglio e alludiamo, per essere pi\u00f9 precisi, sia a quello del 3 settembre sia quello del 29 settembre. Entrambi infatti costituirono il presupposto per quella che sar\u00e0 poi la pace punitiva del trattato di pace del \u201847. D\u2019altronde l\u20198 settembre l\u2019esercito italiano composto da 1.750.000 uomini si dilegu\u00f2 e ben 600.000 italiani finirono per diventare prigionieri tedeschi. Proprio per questo l\u20198 settembre rimane un giorno funesto per l\u2019Italia, il giorno che rappresent\u00f2 per il nostro paese la morte della patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come opportunamente rileva l\u2019autrice del saggio uno dei numerosi episodi che contraddistinsero l\u2019atteggiamento punitivo nei confronti dell\u2019Italia fu da un lato l\u2019occupazione francese della Valle d\u2019Aosta e soprattutto l\u2019occupazione jugoslava di Trieste. Ma anche la proposta di William Morgan in base alla quale tutta l\u2019Istria passava sotto l\u2019amministrazione Jugoslavia rappresent\u00f2 una umiliazione per il nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il terzo episodio, opportunamente sottolineato da numerosi storici che a lungo si sono occupati sia del trattato che delle clausole in esso presenti, \u00e8 il fatto che la bozza del trattato che poi sar\u00e0 firmato era stato gi\u00e0 preparato prevalentemente dagli inglesi che avevano in mente di togliere all\u2019Italia tutte le colonie del Mediterraneo orientale e del Corno d\u2019Africa. Il quarto aspetto che va sottolineato \u00e8 quello relativo al fatto che fin dall\u2019inizio gli inglesi avevano deciso che l\u2019Italia avrebbe potuto esprimere il suo parere solo una volta sentiti tutti gli altri componenti e cio\u00e8 i dominios\u2019, gli Stati Uniti, l\u2019URSS, la Francia, la Grecia, la Jugoslavia e l\u2019Etiopia. D\u2019altronde, come hanno rilevatom gli storici che hanno a fondo analizzato la documentazione originaria, a decidere le sorti dell\u2019Italia furono sostanzialmente tre personaggi politici e cio\u00e8 l\u2019americano James Byrnes, il sovietico Molotov e il britannico Bevin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Un ruolo di rilievo, seppure marginale, fu svolto anche dal rappresentante francese Georges Bidault. Proprio per questo non pochi uomini politici e diplomatici compresero che il trattato che si sarebbe firmato a Parigi non sarebbe stato uno strumento di riconciliazione ma un vero e proprio diktat analogo a quello che fu imposto ai tedeschi con la pace di Versailles. Lo dimostra il fatto che le richieste italiane non furono tenute in alcuna considerazione dai diplomatici dei paesi vincitori i quali avevano come unico obiettivo quello di salvaguardare il loro interesse nazionale a danno dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non meno significativo, perch\u00e9 implicitamente antinazionale, fu l\u2019atteggiamento della Chiesa che si dimostr\u00f2 neutrale: il Nunzio Apostolico Angelo Roncalli fece infatti presente ai propri connazionali che si trovavano a Parigi che il Vaticano non poteva impegnarsi a favore del nostro paese. Uno degli aspetti che emerge con maggiore chiarezza nel trattato fu il fatto che il nostro territorio fu privato della sua unit\u00e0: a occidente infatti esso subiva delle rettifiche a favore della Francia per quasi 770 km mentre quelle pi\u00f9 considerevoli erano sul confine orientale dove l\u2019Italia aveva ceduto pi\u00f9 di 8000 km abitati da circa 445.000 italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fra i numerosi diktat imposti vi fu la perdita a ovest degli impianti dell\u2019alta Valle Roja e del controllo della diga del Moncenisio e a est dei giacimenti carboniferi dell\u2019Arsa, delle miniere di bauxite e mercurio dell\u2019Istria, delle industrie e del grande potenziale commerciale di Trieste oltre naturalmente all\u2019abbandono di tutte le attivit\u00e0 economiche che l\u2019Italia aveva costruito in tutte le sue colonie. Uno dei commenti maggiormente significativi, a nostro modo di vedere, fu quello del 26 luglio di Francesco Saverio Nitti il quale sottoline\u00f2 come il fascismo non fu affatto un fenomeno solo italiano ma fu anche europeo e perfino americano. Tanto \u00e8 vero che i giornali conservatori britannici \u2013 e gran parte dell\u2019establishment americano \u2013 avevano appoggiato fino alla fine il regime fascista in funzione anticomunista. Quanto alla altisonante retorica della Societ\u00e0 delle Nazioni \u2013 commentava Notti \u2013 questa non era forse stata una borsa dei valori dei vincitori oltre a essere un vero e proprio cumulo di tutti gli intrighi di tutti i grandi affari?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto infine al piano Marshall, secondo l\u2019autorevole esponente italiano, questo serviva solo all\u2019America per trovare sbocchi per i suoi prodotti. In altri termini se gli Stati Uniti si serviranno della collocazione geografica italiana come un fondamentale avamposto per contrastare l\u2019espansionismo sovietico e si serviranno del piano Marshall per trasformare l\u2019Italia in una colonia economicamente parlando americana, gli inglesi \u2013 imponendo lo smantellamento delle infrastrutture sul Mediterraneo e promuovendo l\u2019autodeterminazione di tutte le colonie italiane in Africa \u2013 riuscirono a ottenere non tanto l\u2019indebolimento della marina italiana quanto la sua impotenza. Per quanto riguarda l\u2019URSS questa, oltre a promuovere da un punto di vista ideologico il comunismo, vedeva nella Jugoslavia una importante via d\u2019accesso al possibile dominio militare dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto concerne la Francia questa riusc\u00ec a ottenere compensazioni di carattere economico relative sia al commercio sia allo sfruttamento dell\u2019energia idroelettrica. Per quanto riguarda la Grecia tutte le isole che le appartenevano ritorneranno sotto la sua sovranit\u00e0 ma anche sotto l\u2019influenza britannica impedendo quindi all\u2019Italia qualunque tipo di proiezione di potenza sul Mediterraneo. Perfino le concessioni stipulate per trarre vantaggio a livello economico che l\u2019Italia aveva posto in essere con la Cina \u2013 alludiamo alle concessioni internazionali di Shanghai e di Amoy \u2013furono abrogate. Per quanto riguarda le clausole di carattere militare lo smantellamento delle infrastrutture militari sia lungo la frontiera franco -italiana sia lungo la frontiera con la Jugoslavia priveranno l\u2019Italia di qualunque possibilit\u00e0 di pianificare in modo autonomo la difesa del proprio territorio. Persino nella penisola delle Puglie all\u2019Italia sar\u00e0 proibito di costruire installazioni permanenti militari salvo poi consentire, in un secondo momento, agli americani di costruire le infrastrutture per i missili nucleari Jupiter in funzione antisovietica. La smilitarizzazione delle isole come Pantelleria, Lampedusa, Linosa e soprattutto di quelle presenti in Sicilia e Sardegna se da un lato priveranno l\u2019Italia di qualunque possibilit\u00e0 di proiezione di potenza sul Mediterraneo dall\u2019altro lato per\u00f2 consentiranno agli Stati Uniti di costituire il fianco sud della Nato. Quanto alla proibizione sancita nell\u2019articolo 51 di costruire o sperimentare armi atomiche questo non impedir\u00e0 agli Stati Uniti, alla Francia e all\u2019URSS di sviluppare l\u2019energia nucleare sia sul piano militare che sul piano civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Altrettanto significativo fu l\u2019articolo 69 che fece divieto all\u2019Italia di non utilizzare tecnici civili ma soprattutto militari di origine tedesca e giapponese, clausola questa che non valeva per i vincitori: gli Stati Uniti e l\u2019URSS utilizzeranno infatti le competenze professionali di ex ufficiali tedeschi per rafforzare il proprio dispositivo militare e il proprio apparato di intelligence durante la guerra fredda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A supporto di quanto affermato nel volume dalla studiosa italiana sia sufficiente fare riferimento a un classico della storiografia militare italiana e cio\u00e8 al saggio di Virgilio Ilari dal titolo Storia militare della prima Repubblica 1943-1993 (Casa editrice Nuove Ricerche, 1994) il quale opportunamente sottolinea gli aspetti punitivi che, sotto il profilo militare, furono imposti dagli alleati all\u2019Italia. In primo luogo, commentando il trattato di pace, l\u2019autore opportunamente ricorda come la Francia riusc\u00ec a imporre la smilitarizzazione della frontiera occidentale per una profondit\u00e0 di circa 20 km e soprattutto come fu vietata la costruzione di nuove basi aeree e navali e lo sviluppo di quelle presenti in Puglia; cos\u00ec come furono vietati il possesso, la costruzione e la sperimentazione di armi atomiche, missili di artiglieria di portata superiore ai 30 km. Giustamente Ilari ricorda una affermazione datata 27 luglio 1946 da parte di Trezzani secondo il quale le limitazioni che furono imposte all\u2019Italia erano di tale gravit\u00e0 che tanto valeva abolire le forze armate e dichiarare la neutralit\u00e0 perpetua nel nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Altrettanto significativo l\u2019affermazione di Cadorna per il quale le clausole trasformarono l\u2019Italia in un paese disarmato alla merc\u00e9 di due eserciti mentre le forze disponibili avrebbero potuto solo fare una modesta copertura in corrispondenza di una delle due frontiere (pag.19). Ma tuttavia l\u2019osservazione che a nostro avviso \u00e8 di maggiore significato \u00e8 quella datata 15 aprile 1946 fatta da parte dell\u2019Ambasciatore a Mosca Quaroni che paventava che gli alleati intendessero cucinare l\u2019Italia nella migliore salsa egiziana imponendole una bella serie di basi aeree e navali come poi di fatto accade con l\u2019adesione dell\u2019Italia alla Nato. A tale proposito sia sufficiente fare riferimento a quanto Ilari sottolinea nel suo volume (pag. 57) quando ricorda come in un documento del maggio del 1949 lo Stato maggiore congiunto americano sugger\u00ec al Dipartimento di Stato di chiedere all\u2019Italia il riconoscimento di numerosi e gravosi diritti militari fra i quali quelli di chiedere al governo italiano piani militari per l\u2019utilizzazione dei porti come basi logistiche. Un\u2019altra rilevante richiesta da parte americana fu quella dell\u201911 ottobre quando fu stabilita una linea di comunicazione dal porto di Livorno a Verona allo scopo di consolidare le forze americane a Trieste e a Salisburgo; nel settembre del \u201852 gli americani chiesero \u2013 e ottennero \u2013 una base di addestramento per i marines in Sardegna e l\u2019uso delle basi aeree di Aviano e Orio al Serio. Ma la presenza in profondit\u00e0 delle forze armate americane sul nostro territorio avr\u00e0 modo di consolidarsi sia con la Convenzione di Londra del giugno del 1951 sia con gli accordi bilaterali che saranno di volta in volta firmati nel 1957 in merito a Sigonella, nel 1972 in merito a Lampedusa e nel 1983 in relazione a Comiso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre l\u2019Italia, come poc\u2019anzi accennato, dovette rinunciare allo sviluppo di armi nucleari gli Stati Uniti negli anni \u201850 svilupparono la dottrina dell\u2019impiego delle armi nucleari (il cosiddetto first use) e li collocarono sul nostro territorio. In ultima analisi le conseguenze della pace cartaginese voluta dagli alleati hanno gettato le basi della limitazione della sovranit\u00e0 italiana, limitazioni che durano ancora oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/il-trattato-di-parigi-del-1947-e-le-limitazioni-della-sovranita-italiana\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/il-trattato-di-parigi-del-1947-e-le-limitazioni-della-sovranita-italiana\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giuseppe Gagliano) Anche grazie al saggio storico di Sara Lorenzini -docente di Storia contemporanea a Trento \u2013 dal titolo \u201cL\u2019Italia e il trattato di pace del 1947\u201c (Il Mulino, 2007) \u2013 diventa a nostro avviso certamente pi\u00f9 comprensibile l\u2019origine storica della assenza di sovranit\u00e0 militare e politica italiana nel dopoguerra. 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