{"id":61314,"date":"2020-12-01T10:13:56","date_gmt":"2020-12-01T09:13:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61314"},"modified":"2020-12-09T22:18:13","modified_gmt":"2020-12-09T21:18:13","slug":"la-repressione-democratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61314","title":{"rendered":"La repressione democratica"},"content":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Claudio Chianese)<\/p>\n<div class=\"post-content\" data-sticky-container=\"\">\n<div class=\"post-col\">\n<div class=\"post-inner\">\n<p>All\u2019inizio, e anche alla fine, c\u2019\u00e8 Karl Kraus:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center\"><p>La messa in scena di questo dramma, la cui mole occuperebbe, secondo misure terrestri, circa dieci serate, \u00e8 concepita per un teatro di Marte. I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi. Perch\u00e9 \u00e8 sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell\u2019umanit\u00e0<\/p>\n<p><cite><strong><em>Karl Kraus<\/em><\/strong><\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Pi\u00f9 della marxiana trasformazione della tragedia in farsa, il tragico e il comico si trovano, in percentuali variabili, dentro ogni evento della storia: i nostri, quelli moderni, tendono fortemente al ridicolo.\u00a0<strong>Difficile prendere davvero sul serio le democrazie liberali, che sono antiepiche per vocazione e perci\u00f2, per ristrettezza semantica, resistenti alle narrative autoritarie<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<em>Blut und Boden<\/em>,\u00a0<em>Deus vult\u00a0<\/em>e cos\u00ec via. Difficile, anche, riconoscere il morbido, silenzioso autoritarismo delle democrazie, che non si irradia dal centro alla periferia attraverso la polizia segreta, ma sussiste\u00a0<em>in cloud<\/em>, parcellizzato fra la gente, mimetizzato. Matteo Salvini, l\u2019uomo politico pi\u00f9 ingenuamente autoritario in Italia, spaccia la storiella del buon senso; oltre lui e la sua destra, per trovare il fascio nascosto bisogna brandire la torcia di Hannah Arendt:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center\"><p>L\u2019estraniazione non \u00e8 solitudine. La solitudine richiede che si sia soli, mentre l\u2019estraniazione si fa sentire sempre pi\u00f9 acutamente in compagnia di altri. [\u2026] Quel che rende l\u2019estraniazione cos\u00ec insopportabile \u00e8 la perdita del proprio io [\u2026]. \u00c8 l\u2019intima coercizione, il cui unico contenuto consiste nell\u2019evitare rigorosamente le contraddizioni che sembrano confermare l\u2019identit\u00e0 di uomo al di fuori di ogni rapporto con altri. [\u2026] Distruggendo ogni spazio fra gli individui, comprimendoli l\u2019uno contro l\u2019altro, si annientano anche le potenzialit\u00e0 creative dell\u2019isolamento<\/p>\n<p><cite><em><strong>Hannah Arendt<\/strong><\/em><\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p>Se il totalitarismo di cui parla Arendt \u00e8 un fenomeno politico peculiare rispetto alla tirannide precedente, nella democrazia si realizza un totalitarismo senza terrore e senza forma. C\u2019\u00e8 una contrapposizione netta fra la<em>\u00a0fabula<\/em>\u00a0lineare della democrazia, che \u00e8 proprio l\u2019operetta spalmata sopra la tragedia, e il rumore metallico degli ingranaggi sociali, invisibili dall\u2019esterno. \u00c8 cambiata la tecnologia del potere: alle vecchie societ\u00e0 autoritarie, scrive Deleuze, corrispondono macchine semplici, leve, orologi; la societ\u00e0 di controllo assomiglia al computer per l\u2019enormit\u00e0 di dati che gestisce, cataloga, ammassa, riduce a statistica.\u00a0<strong>Il processo sociostorico \u00e8 ovvio: dall\u2019oppressione diretta alle istituzioni disciplinari \u2013 famiglia, scuola, fabbrica, galera \u2013 e infine alla disciplina per via aerea, senza luoghi, che insegue l\u2019individuo e ovunque lo rende una folla, lo comprime agli altri.<\/strong>\u00a0Il paradosso, contro cui si infrange il sogno individualista dei liberali, \u00e8 che le moderne societ\u00e0 di massa non potrebbero funzionare se fossero oneste: devono, invece, mettere in scena la libert\u00e0 e tenere in moto meccanismi complessi perch\u00e9 non venga esercitata. Le tecniche, ricorda Ellul, richiedono prevedibilit\u00e0 e dunque \u201cnessuna tecnica \u00e8 possibile dove gli uomini sono liberi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Allora, i meccanismi repressivi delle democrazie si nascondono dietro due storie, apparentemente contrapposte ma complementari: una \u00e8 l\u2019interesse sociale e l\u2019altra la difesa dell\u2019individuo.<\/strong>\u00a0Due narrazioni che si incontrano nella \u201chybris del punto-zero\u201d, per usare le parole di Santiago Castro-Gomez, tipiche degli studi postcoloniali. In effetti, \u00e8 l\u2019ottica giusta per decifrare il fenomeno: le democrazie occidentali realizzano una sorta di colonialismo interno, diretto a soffocare i\u00a0<em>nuclei epistemici\u00a0<\/em>alternativi a una verit\u00e0 che si presenta come centro neutrale.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.raicultura.it\/filosofia\/articoli\/2020\/10\/Cinzia-Sciuto-Non-ce-fede-che-tenga-625b55ae-ddb8-4c93-b940-f294e9e03515.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Cinzia Sciuto, l\u2019autrice di un<em>\u00a0Manifesto laico contro il multiculturalismo<\/em>, nella sua intervista a Rai Cultura<\/strong>\u00a0<\/a>rivela, senza volerlo, l\u2019immagine perfetta di questa\u00a0<em>hybris<\/em>: la politica culturale delle democrazie occidentali, ci dice, deve avere come fine l\u2019autodeterminazione dell\u2019individuo rispetto alle proprie origini. Facile smascherare il meccanismo: l\u2019individuo inteso come\u00a0<em>punto-zero<\/em>\u00a0\u00e8, necessariamente, l\u2019uomo occidentale; quando l\u2019immigrato \u201csi emancipa\u201d, toglie il velo, comincia a bere, ha soltanto sostituito, psicoticamente, la propria storia personale con una storia fittizia.\u00a0<strong>Il multiculturalismo non \u00e8, come si lascia intendere, un\u2019ideologia, ma solo un momento nel processo coloniale: il momento dell\u2019<em>apartheid<\/em>, dello sfruttamento meccanico, a cui si affianca lo scardinamento progressivo delle matrici identitarie.<\/strong>\u00a0Uno spazio laico in cui dimori l\u2019individuo puro, semplicemente, non esiste: l\u2019Occidente democratico \u00e8 una madre vorace che ruba i figli degli altri. Se, poi, la molla compressa dell\u2019identit\u00e0 scatta verso il radicalismo, allora<em>\u00a0bisogna difendere la societ\u00e0<\/em>:<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/11\/11\/terrorismo-laustria-prepara-misure-contro-gli-estremismi-ce-anche-il-reato-di-islam-politico\/6000531\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00a0<strong>l\u2019Austria di Sebastian Kurz, per esempio, non si limita alla linea dura nei confronti del fondamentalismo islamico, vagheggiata da altri governi europei, ma introduce nel diritto positivo il concetto di \u201cIslam politico\u201d.<\/strong><\/a>\u00a0Un principio meno confuso di quel che sembra, anzi emblematico: perch\u00e9 non \u00e8 pensabile un Islam, o una qualsiasi altra religione, che non sia politica. Hasan al-Basri che, da asceta, accusa il governatore dell\u2019Iraq compie un atto politico, cos\u00ec come sono politiche le lettere di Caterina da Siena ai potenti del suo tempo. Oltre la dissacrazione del mondo, che \u00e8 l\u2019unico modo in cui si realizza la laicit\u00e0 nella prassi storica, la democrazia liberale pretende anche una dissacrazione personale. L\u2019integrazione si realizza solo in questa dissonanza, la separazione chirurgica dell\u2019individuo pubblico dalla sua identit\u00e0 personale: credete in cosa vi pare, ma fate i sacrifici all\u2019imperatore; credete in cosa vi pare, basta che non conti niente. Relativismo dell\u2019irrilevanza, piuttosto che relativismo della tolleranza.<\/p>\n<p>Gli stessi strumenti di dominio coloniale possono essere diretti contro tutte le forme di alterit\u00e0.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/20_dicembre_04\/facebook-rimuovera-notizie-false-vaccini-da83d280-3603-11eb-ab19-bbfa6037f17b.shtml?fbclid=IwAR14XUAEikJ6TNhG6kY2R4cyHh_Zgn9sEkjCgMlIZGUdZolMJ7o3ysy6xso\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Di recente, Facebook ha annunciato che rimuover\u00e0 attivamente le notizie false sui vaccini anti-Covid:<\/a>\u00a0come l\u2019Islam politico, anche il concetto di \u201cnotizia falsa\u201d \u00e8 fluido, ed emblematico. Non si censura tanto ci\u00f2 che non rientra in una narrazione ufficiale \u2013 perch\u00e9 la narrazione ufficiale \u00e8 essa stessa polifonica, diffusa \u2013 quanto la deviazione dalla norma statistica. Ad essere interessante non \u00e8, ovviamente, la batracomiomachia fra no-vax e anti-no-vax, quando piuttosto il meccanismo attraverso cui si saldano politica, mercato, accademia e societ\u00e0 civile.\u00a0<strong>Il centro, con la sua potenza repressiva, si trova ugualmente dappertutto: non \u00e8 un governo a controllare il mercato, ma il mercato che riceve dall\u2019accademia la verit\u00e0, la distribuisce ai cittadini finch\u00e9, attraverso i cittadini, diventa la norma, il<em>\u00a0buon senso<\/em>, la cultura dominante su cui si costruire la politica.<\/strong>\u00a0Il dibattito sull\u2019obbligatoriet\u00e0 del vaccino \u00e8 un discorso marginale: rivela soltanto che le democrazie conservano ancora, da qualche parte in magazzino, la vecchia macchina disciplinare.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 del controllo agisce perch\u00e9 diventi superflua, come le armi atomiche hanno causato l\u2019obsolescenza degli eserciti tradizionali \u2013 la societ\u00e0 del controllo agisce perch\u00e9 ciascuno si opprima da solo. Qui, i personaggi da operetta di Kraus assumono connotazioni sinistre: sono le molteplici ombre proiettate sui muri da un solo fuoco. Si annullano le distanze concettuali, non solo fra i diversi volti della politica, anche fra autorit\u00e0 e suddito:\u00a0<strong>l\u2019archetipo del cittadino, nelle moderne democrazie occidentali, \u00e8 in ogni caso l\u2019immigrato, il convertito, l\u2019indigeno che lascia il villaggio per la metropoli che gli \u00e8 estranea \u2013 troppo grande, inumana, universale.<\/strong>\u00a0Nell\u2019atto di recidere il legame con ci\u00f2 che rimane<em>\u00a0nel bosco\u00a0<\/em>\u2013 religione, tradizione, alterit\u00e0 intellettuale \u2013 lascia che i suoi dittatori vengano ad abitare lo spazio vuoto, li accoglie dentro, smette di distinguerli. Appare, in effetti, capovolto il discorso di J\u00fcnger, invertito il percorso che procede dalla massa al ribelle; anestetizzata la rivolta, perch\u00e9 implica la distruzione di s\u00e9:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center\"><p>Il sistema assorbe quelli che pensano di poterlo utilizzare. Non si pu\u00f2 trovare un modus vivendi o ottenere attenuanti. \u00c8 stato dimostrato come lo stato liberale diventa uno stato autoritario. La via \u00e8 segnata e nessun rimedio sar\u00e0 sufficiente. Di fronte al potere assoluto, solo l\u2019assoluta negazione \u00e8 valida<\/p>\n<p><cite><em>Jacques Ellul<\/em><\/cite><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Claudio Chianese) All\u2019inizio, e anche alla fine, c\u2019\u00e8 Karl Kraus: La messa in scena di questo dramma, la cui mole occuperebbe, secondo misure terrestri, circa dieci serate, \u00e8 concepita per un teatro di Marte. I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi. 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