{"id":61393,"date":"2020-12-14T11:15:39","date_gmt":"2020-12-14T10:15:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61393"},"modified":"2020-12-14T11:12:40","modified_gmt":"2020-12-14T10:12:40","slug":"la-questione-sindacale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61393","title":{"rendered":"La questione sindacale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA FIONDA<\/strong> (Antonio Martino)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/115.jpg\" \/><\/p>\n<p>La crisi trentennale della rappresentanza sindacale costituisce uno dei problemi cruciali quando si tenta di sviluppare una strategia nuova per il movimento operaio italiano. Le difficolt\u00e0 non riguardano certo i sindacati confederali (CGIL-CISL-UIL), ormai assurti al rango di istituzioni di sistema con una propria autonomia- naturalmente unilaterale:\u00a0<em>libert\u00e0 dal basso, obbedienza all\u2019alto \u2013<\/em>\u00a0e strutture finanziarie \u2013 i CAF, i fondi pensione, le trattenute salariali- in grado di garantire risorse utili al conseguimento di determinati fini, che possiamo in questa sede sinteticamente rintracciare in due punti. Il primo \u00e8 quello dell\u2019<strong>autoconservazione<\/strong>, in una stasi paludosa che tende soltanto al mantenimento e alla riproduzione dei rapporti di forza\u00a0<em>dentro\u00a0<\/em>la galassia dei lavoratori. Il secondo, pi\u00f9 importante, riguarda invece la\u00a0<strong>funzione di \u00absbirro buono\u00bb<\/strong>\u00a0che dal 1978 la trimurti svolge in nome e per conto del padronato nazionale. Cosa fa il poliziotto buono? Fa credere al prigioniero di pensare al suo bene, di non essere un servo ma un uomo come lui,\u00a0<em>libero<\/em>, capace di evitare alla vittima in cattivit\u00e0 guai ancora peggiori. Occorre soltanto credere alla sua buona fede, e ritenere coerente il discorso svolto rispetto ai risultati \u2013 in genere salvare la vita \u2013 che si vogliono perseguire. Metafora calzante al millimetro: basta con la rabbia proletaria, la violenza operaia e le lotte durissime degli anni Settanta! Basta con la difesa di meccanismi arcaici come la scala mobile e gli aumenti salariali, siamo nei rampanti anni OTtanta! Finiamola con lo scontro frontale col padronato, parliamo attorno a un tavolo: la concertazione \u00e8 la soluzione degli anni Novanta!<\/p>\n<p>E cos\u00ec, di rinuncia in rinuncia, di tradimento in tradimento,\u00a0<strong>i lavoratori italiani hanno subito un furto che assume i connotati di un vero esproprio di classe<\/strong>. Crollo del potere d\u2019acquisto, scadimento vergognoso delle condizioni di lavoro, infame aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, e via discorrendo nelle forche caudine del declino nazionale. Loro, gli sbirri buoni, erano sempre l\u00ec: \u00absalviamo l\u2019occupazione\u00bb, \u00abdifendiamo il salario\u00bb, \u00abla trattativa ha prodotto degli impegni\u00bb, \u00abaccordo per gli investimenti\u00bb eccetera eccetera.<\/p>\n<p>Del resto, tra la minaccia bestiale del padrone alla delocalizzazione e al taglio dell\u2019occupazione e le becere paroline badogliane dei sindacalisti confederali, cosa dovevano fare i lavoratori, ridotti ormai a cavie di una nuova ingegneria delle relazioni industriali? Una volta accettata, nel 1978, la retorica\u00a0<em>dei sacrifici\u00a0<\/em>e l\u2019ingresso dell\u2019Italia dentro il sistema liberale europeo, non si poteva ottenere altro che questo: la\u00a0<strong>distruzione del movimento operaio<\/strong>, con le conseguenze devastanti che ne conseguono in tutti i settori, dalla produzione ai servizi.<\/p>\n<p><strong><em>Il sindacalismo e il riformismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Un sindacato, inteso come organo dei lavoratori per i lavoratori, non pu\u00f2 non essere un\u2019istituzione di classe operante in senso dialettico:\u00a0<em>negazione<\/em>\u00a0dell\u2019esistente,\u00a0<em>sintesi<\/em>\u00a0per una nuova forma di rapporti sociali. La questione del riformismo rientra sulla scena: un sindacato che si ponga sull\u2019esclusivo terreno dei problemi contingenti \u2013 salario, certo, ma anche orario, luoghi e condizioni di lavoro, investimenti \u2013 presto o tardi si trover\u00e0\u00a0<strong>nell\u2019impossibilit\u00e0 di conquistare una posizione di forza<\/strong>, poich\u00e9 nel sistema capitalistico ogni concessione del padrone significa un profitto dieci volte maggiore da strappare sulla pelle viva degli operai: la torta dell\u2019utile\u00a0<em>o va alla quota salari, o alla quota profitti<\/em>. E ancora, nelle difficolt\u00e0 cicliche e nei frangenti- come l\u2019attuale- di decisa ristrutturazione produttiva, chi decide? Esiste proporzionalit\u00e0 e equivalenza tra padronato e rappresentanza operaia? No. Per cui\u00a0<strong>stare sul terreno del riformismo<\/strong>, che praticamente oggi si riassume in una mera difesa- patetica perch\u00e9\u00a0 perdente- del minimo rimasto in fatto di salario e diritti, significa di per s\u00e9\u00a0<strong>firmare la fine<\/strong>: se lotti per quello che \u00e8 rimasto, appare evidente che non sei mai riuscito a difendere in passato nulla. Quanto detto non significa certo il ritorno al massimalismo parolaio e a slanci utopistici che sono ben al di l\u00e0 della realt\u00e0 attuale: si vuole solo sottolineare come sia assurdo per una forza autenticamente operaia accettare e condividere il terreno del padrone. E non per un mero orgoglio ideologico, beninteso, ma per la ovvia constatazione che la logica datoriale\u00a0<em>non potr\u00e0 mai\u00a0<\/em>essere orientata ai bisogni dei lavoratori. In questo senso, un nuovo sindacalismo non pu\u00f2 omettere la costruzione, certo faticosa, di\u00a0<strong>un\u2019alternativa che sia totale all\u2019egemonia borghese<\/strong>: sul campo immediato dei rapporti di potere e dei diritti sul luogo di lavoro e, al contempo, nella direzione strategica di una visione antitetica a quella oggi dominante.<\/p>\n<p>Per fare un esempio relativo al campo bancario, in cui \u00e8 ancora alta la rappresentanza sindacale, non si pu\u00f2 continuare a operare in difesa dei lavoratori senza mettere in discussione\u00a0<strong>tutto il sistema della propriet\u00e0 e della gestione della banca-impresa<\/strong>\u00a0cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata elaborata dopo le riforme distruttive di inizio anni Novanta. Un confronto tra l\u2019aumento spropositato di valore per gli azionisti \u2013 i colleghi in Unicredit potranno ben intendere questo discorso \u2013 e le aberranti condizioni di lavoro e di salario (ricordiamo\u00a0<em>en passant<\/em>\u00a0che non esiste pi\u00f9 nemmeno un sistema di premio aziendale commisurato all\u2019andamento dell\u2019utile annuale, mentre i benefit dei lacch\u00e9 manager seguono a colpi di milioni \u201cil valore creato\u201d sulla pelle di clienti e dipendenti) mostra, con la brutalit\u00e0 dei dati, che le battaglie contingenti sono tutte destinate alla sconfitta\u00a0<strong>se non si discute, in ogni contesto aziendale, della struttura proprietaria e del potere direzionale dei lavoratori<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Potere operaio e collaborazionismo di classe<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La\u00a0<strong>battaglia culturale<\/strong>\u00a0appare come il primo elemento per una nuova stagione di lotta, in coincidenza con una crisi sistemica che- senza reazione operaia- potr\u00e0 solo acuire la mostruosa ingiustizia di classe. Per realizzare le condizioni minime per un lavoro culturale di livello, servono perci\u00f2 compagni che accettino,\u00a0<em>dentro la logica del sindacalismo autonomo<\/em>, non la difesa minima dell\u2019esistente, ma la\u00a0<strong>consapevolezza della necessit\u00e0 di un cambiamento radicale della realt\u00e0<\/strong>\u00a0in cui operano. Per questo, il mondo del sindacato confederale risulta un ostacolo da abbattere senza piet\u00e0, poich\u00e9 ci sembra utopistico un qualsiasi cambiamento interno. L\u2019esempio da prendere, citando ancora una volta la realt\u00e0 del mondo del credito, \u00e8 quello del sindacalismo autonomo, scisso da interessi partitici di infima lega, a cui occorre per\u00f2 un\u00a0<strong>collegamento inter-settoriale<\/strong>\u00a0in grado di evitare ogni chiusura corporativa. Porre a sistema la rappresentanza di base ci pare l\u2019unico elemento oggi a disposizione del movimento operaio per una sua rinascita su fondamenta nuove: il collaborazionismo di classe va spazzato via, creando le condizioni\u00a0<em>tra lavoratori\u00a0<\/em>per una nuova unit\u00e0 che abbia come scopo il potere operaio. Va infatti compreso che in regime capitalistico il salario \u00e8 solo il prezzo pagato dal capitale per disporre a piacimento della forza-lavoro: gli aumenti miserabili sono solo un obolo pagato dal padronato per quietare i suoi schiavi e giustificare l\u2019esistenza dei traditori confederali. Ancora una volta occorre tornare al Marx de\u00a0<em>Salario, prezzi e profitto,\u00a0<\/em>secondo cui la lotta per i salari non pu\u00f2 essere ridotta a momento unico ed esclusivo del conflitto di classe.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo la classe operaia, indipendentemente dalla servit\u00f9 generale che \u00e8 legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a s\u00e9 stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti; che essa pu\u00f2 soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione; che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia. Perci\u00f2 essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della societ\u00e0 . Invece della parola d\u2019ordine conservatrice: \u201cUn equo salario per un\u2019equa giornata di lavoro\u201d, gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: \u201cSoppressione del sistema del lavoro salariato\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che occorre \u00e8 dunque<strong>\u00a0il controllo dei lavoratori sulla gestione e la direzione del proprio lavoro<\/strong>, e per farlo occorre indirizzare la battaglia sulla socializzazione dei grandi complessi industriali e di servizi- banche in primis- in accordo con la lettera originaria della Costituzione. L\u2019art. 43 sancisce infatti la possibilit\u00e0 per legge dell\u2019esproprio di quelle imprese aventi \u201ccarattere di preminente interesse generale\u201d, mentre il successivo art. 46,\u00a0<strong>mai attuato<\/strong>, ricorda che \u201cla Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.\u201d, nel quadro complessivo di un\u2019economia orientata dallo Stato verso la realizzazione di quell\u2019eguaglianza sostanziale\u00a0<strong>unica garanzia\u00a0<\/strong>di libert\u00e0 e democrazia in una societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Qui subentra il problema principale del collaborazionismo di classe, poich\u00e9 i confederali non ptoranno mai appoggiare una battaglia che, in nome della Costituzione, si ponga in pieno conflitto con i rapporti di forza capitalistici\u00a0<strong>sublimati dalle infami regole europee e dall\u2019assetto deflazionistico dell\u2019euro.\u00a0<\/strong>Un sindacato degno di questo nome, perci\u00f2, dovrebbe mostrare ai lavoratori le conseguenze dell\u2019europeismo borghese, falsa coscienza dietro cui si celano i peggiori disegni \u2013 in gran parte gi\u00e0 attuati \u2013 della reazione capitalistica, e lottare per la creazione di una coscienza di classe in grado di riconquistare la sovranit\u00e0 nazionale, unico strumento esistente per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare. Un\u2019alternativa politica\u00a0<em>generale<\/em>\u00a0che richiama quanto detto prima attorno al problema dell\u2019alternativa\u00a0<em>sindacale<\/em>\u00a0in fatto di egemonia e progetto culturale. La ferrea logica del marxismo demolisce ogni verbalismo liberale.<\/p>\n<p><strong><em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Negando ogni slancio massimalistico, un approccio serio ai problemi reali della rappresentanza sindacale deve perci\u00f2 riguardare<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>Il rapporto eversivo e antidemocratico dell\u2019Unione europea e dell\u2019assetto monetario imposto dall\u2019euro;<\/li>\n<li>Il problema dei rapporti di forza tra capitale e lavoro in Italia\u00a0<em>come problema di applicazione del dettato costituzionale<\/em>;<\/li>\n<li>La questione della propriet\u00e0 e della gestione delle grandi imprese;<\/li>\n<li>La creazione di una forza sindacale autonoma,\u00a0<em>di classe<\/em>, libera da vincoli partitici e ideologicamente raccolta attorno alla difesa e attuazione della Costituzione repubblicana;<\/li>\n<\/ol>\n<p>Su queste basi \u00e8 possibile avviare la costruzione all\u2019interno delle realt\u00e0 lavorative di nuclei nuovi, in grado di agganciare alle battaglie contingenti l\u2019esigenza fondamentale di rivendicare, attraverso l\u2019alternativa costituzionale, la riconquista della propria dignit\u00e0 di uomini liberi e padroni del proprio destino, non dimenticando mai che la battaglia sul luogo di lavoro dev\u2019essere solo una parte della pi\u00f9 ampia lotta per il superamento del regime liberale fondato sullo sfruttamento e sull\u2019ingiustizia sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/12\/14\/la-questione-sindacale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/12\/14\/la-questione-sindacale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Antonio Martino) La crisi trentennale della rappresentanza sindacale costituisce uno dei problemi cruciali quando si tenta di sviluppare una strategia nuova per il movimento operaio italiano. 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