{"id":61446,"date":"2020-12-17T10:30:20","date_gmt":"2020-12-17T09:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61446"},"modified":"2020-12-15T10:06:43","modified_gmt":"2020-12-15T09:06:43","slug":"il-sogno-di-marcuse-e-lombra-di-huxley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61446","title":{"rendered":"Il sogno di Marcuse e l&#8217;ombra di Huxley"},"content":{"rendered":"<div id=\"cc-m-11788104977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>PASQUALE NOSCHESE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il filosofo berlinese \u00e8 tra i pensatori che pi\u00f9 di tutti hanno riflettuto sulla possibilit\u00e0 di un mondo libero dal lavoro. Possibilit\u00e0 che, per\u00f2, non tutti hanno considerato utopica<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788106677\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Pasquale Noschese<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788106777\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11788106777\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ib38566d9416e0f8f\/version\/1607969195\/image.jpg\" alt=\"Pieter Bruegel, &quot;Il paese della Cuccagna&quot;, 1587\" data-src-width=\"800\" data-src-height=\"571\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ib38566d9416e0f8f\/version\/1607969195\/image.jpg\" data-image-id=\"7628723577\" \/><figcaption>Pieter Bruegel, &#8220;Il paese della Cuccagna&#8221;, 1587<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788107677\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>La nascita dell\u2019et\u00e0 industriale ha dato un significato del tutto nuovo all\u2019immaginazione umana. Quando il pensiero dell\u2019uomo contemporaneo si rivolge alle fantasie pi\u00f9 particolari, quando modella i pi\u00f9 diversi e suggestivi mondi possibili, nel qui ed ora della chiacchiera o nell\u2019impresa della produzione letteraria, egli si pone, quasi inconsciamente, la domanda \u201csarebbe possibile?\u201d. Inutile ricordare come la storia ci ha dimostrato che ci\u00f2 che inizialmente sembra solo il frutto della penna di qualche scrittore particolarmente inventivo pu\u00f2 trasformarsi in profezia nel giro di pochi decenni (si pensi, tra tutti, a Verne). Immaginando per\u00f2 i cambiamenti della tecnica o della politica, la narrativa si \u00e8 spesso rivelata incapace ad immaginare i cambiamenti dell\u2019uomo. In un intervento al festival della comunicazione del 2018, lo storico Alessandro Barbero riport\u00f2 il racconto di un \u201cparto nel 2000\u201d scritto nel 1948 da Ray Bradbury. Il grande autore americano aveva dimostrato grande fiducia in un cambiamento radicale della gestione tecnica di un momento cos\u00ec importante: cos\u00ec, a portare la donna incinta in ospedale \u00e8 un elicottero personale, ed in sala parti c\u2019\u00e8 una macchina che si occupa di tutto. Tuttavia, fa notare Barbero, Bradbury non riesce ad immaginare che il padre possa essere presente in sala parto, n\u00e9 che possa essere proibito fumare nei luoghi pubblici. I mutamenti antropologici sono ben difficili da prevedere, anche perch\u00e9, a loro volta, non possono essere scissi dai mutamenti tecnici. \u00c8 proprio la tecnica a determinare molti dei mutamenti antropologici, in una misura difficilmente immaginabile per i nostri antenati, anche prossimi, e difficilmente stimabili da noi stessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una prospettiva immaginaria classica che ha assunto un significato del tutto nuovo nell\u2019et\u00e0 industriale \u00e8 quella di una societ\u00e0 libera dal lavoro. Per quanto \u00e8 facile che una tale prospettiva evochi nella mente dell\u2019uomo contemporaneo idee relativamente recenti, o comunque moderne, non dobbiamo dimenticare che questa prospettiva appartiene all\u2019immaginario collettivo del genere umano sin dall\u2019alba dei tempi. Nelle\u00a0<em>Opere e i Giorni<\/em>, Esiodo racconta di un tempo in cui gli uomini vivevano liberi da ogni angoscia, tanto che il poeta paragona la loro vita a quella delle divinit\u00e0. Nella Bibbia, il lavoro non \u00e8 condizione originaria dell\u2019uomo, ma nasce come punizione per il peccato originale. Non si tratta nemmeno, tuttavia, di un mito necessariamente legato a quello di un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro ineluttabilmente perduta, collocata in un passato mitico e remoto. Ritroviamo il mito della societ\u00e0 libera dal lavoro in leggende moderne come quella del Paese di Cuccagna, \u201cimmortalato\u201d da un dipinto di Bruegel il Vecchio, o nelle speculazioni filosofiche di Tommaso Moro, il quale, seppur non eliminando il lavoro, ne prospetta, nella sua\u00a0<em>Utopia<\/em>, una gestione razionale finalizzata a concedere agli uomini il tempo di dedicarsi ad altro. Si tratta, d\u2019altronde, di un mito abbastanza intuitivo, ricorrente perch\u00e9 essenziale all\u2019uomo nella misura in cui questi esperisce sempre il piacere e la sua negazione, o quantomeno la sua posticipazione.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788108777\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11788108777\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ic3887aa9378d1f3c\/version\/1607969745\/image.jpg\" alt=\"Rappresentazione della &quot;Nuova Atlantide&quot; immaginata da Bacone\" data-src-width=\"539\" data-src-height=\"722\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ic3887aa9378d1f3c\/version\/1607969745\/image.jpg\" data-image-id=\"7628724477\" \/><figcaption>Rappresentazione della &#8220;Nuova Atlantide&#8221; immaginata da Bacone<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788109577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Come detto, l\u2019immaginazione e i suoi prodotti hanno assunto un significato completamente diverso con il sorgere dell\u2019et\u00e0 industriale, ed il mito cui facciamo riferimento non fa eccezione. Il progresso tecnico e scientifico viene interpretato gi\u00e0 da Bacone (<em>Nuova Atlantide<\/em>) e Cartesio (<em>Discorso sul Metodo<\/em>) come strumento e avanguardia della realizzazione del pieno dominio dell\u2019Uomo sul Mondo, e dunque per la nascita di un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro. Si tratta, in questa declinazione, di fornire, per mezzo del mito, una nuova interpretazione del progresso tecnico, non pi\u00f9 lasciato alla propria riproduzione nichilistica, priva di scopo e indifferente al valore, ma proiettato finalisticamente verso un mutamento epocale, che non pu\u00f2 che essere anche un cambiamento antropologico universale. \u00c8 un\u2019interpretazione nota e diffusa lungo tutta la tarda modernit\u00e0, tanto da essere individuabile, seppur in termini differenti, in autori molto diversi come Marx e Keynes. A questo punto \u00e8 gi\u00e0 possibile notare, non senza un certo rammarico, che questa prospettiva, questa fonte di senso per uno dei pi\u00f9 grandi fenomeni della storia, \u00e8 andata ormai quasi completamente dissolta, lasciando una larva di se stessa, al punto che immagini di liberazione dal bisogno destano pi\u00f9 timori per eventuali risvolti occupazionali che entusiasmi per ci\u00f2 che l\u2019umanit\u00e0 sarebbe in grado di realizzare. Non che gli effetti collaterali indicati non siano importanti, per\u00f2 \u00e8 difficile non sospettare che il timore che suscitano nelle classi dirigenti sia alimentato, almeno in egual misura, dalla volont\u00e0 di rimanere attaccati ai modelli tradizionali di prestazione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, al netto di divagazioni, vi sono stati pensatori che si sono interrogati sulle possibilit\u00e0 antropologiche che un mondo libero (o quasi) dal lavoro apre. Uno di questi, e probabilmente uno dei pi\u00f9 acuti, \u00e8 Herbert Marcuse. Nel suo testo\u00a0<em>Eros e Civilt\u00e0<\/em>, il filosofo tedesco si confronta con il pensiero di Sigmund Freud. Ne\u00a0<em>Il disagio della civilt\u00e0<\/em>, Freud argomentava che gli istinti umani, lasciati a se stessi, renderebbero impossibile l\u2019edificazione della societ\u00e0. Perch\u00e9 vi sia una societ\u00e0, \u00e8 necessario che l\u2019individuo rinunci alla soddisfazione integrale dei propri istinti. Questa incompatibilit\u00e0 di fondo \u00e8 il tema che sottende la repressione, sempre in qualche misura traumatica, del \u201cprincipio di piacere\u201d a favore del \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d. La repressione riguarda, certo, alcuni aspetti \u201cdi maniera\u201d, relativi al modo in cui il soggetto soddisfa i propri istinti (ad esempio posponendone la soddisfazione), ma anche sostanziali: l\u2019energia istintuale \u00e8 sublimata, direzionata verso attivit\u00e0 socialmente utili (il lavoro). In questo modo l\u2019istinto, che sembrerebbe essere la cifra irriducibile dell\u2019individualit\u00e0, viene riorganizzato socialmente. \u00c8 un processo efficace, che non solo difende la civilt\u00e0 ma le permette di prosperare, e tuttavia non risolve tutte le contraddizioni. Il \u201critorno del represso\u201d resta un fantasma ineliminabile, che perturba l\u2019animo dell\u2019uomo civilizzato e che \u00e8 il fondamento psicoanalitico di quello che Freud chiama \u201cil disagio della civilt\u00e0\u201d.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 La riflessione freudiana \u00e8 un lascito importante, con cui \u00e8 necessario confrontarsi. Da un certo punto di vista, Freud ha il coraggio di agire da vero maestro del sospetto, cercando e trovando, in un\u2019Europa ancora largamente ottimista e comunitarista, i germi della repressione e del disagio. Dall\u2019altro lato, Freud finisce col naturalizzare il disagio, col renderlo un insopprimibile effetto di un processo inarrestabile e inalterabile. Come \u201cprimo motore immobile\u201d dell\u2019intero fenomeno, come postulato ovvio e tuttavia irrinunciabile per il sistema freudiano, il padre della psicanalisi aveva posto la penuria, ossia il dato, posto come perenne e immodificabile, della scarsit\u00e0 di risorse a disposizione.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788141377\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11788141377\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ifef2a98d1e591611\/version\/1607973039\/image.jpg\" alt=\"Herbert Marcuse\" data-src-width=\"550\" data-src-height=\"444\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ifef2a98d1e591611\/version\/1607973039\/image.jpg\" data-image-id=\"7628731677\" \/><figcaption>Herbert Marcuse<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788141577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Marcuse si innesta, tutto sommato, sul medesimo piano della speculazione di Freud. Tuttavia, da grande filosofo, ne mette in discussione alcuni principi cardine, giungendo a risultati molto diversi. Innanzitutto, Marcuse non accetta l\u2019inconfessato presupposto che la societ\u00e0 sia un insieme indifferenziato, un gruppo omogeneo che si sviluppa seguendo soltanto delle leggi \u201cnaturali\u201d della societ\u00e0. Il filosofo berlinese ricorda e mette in chiaro come la societ\u00e0 sia sempre determinata da forme di dominio, che si esprimono innanzitutto e soprattutto nell\u2019organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 della massa dei subalterni. L\u2019attivit\u00e0, il lavoro che abbiamo visto nascere, con Freud, dalla sublimazione, quel lavoro che ha la stessa radice psichica del piacere, non \u00e8 mera attivit\u00e0 neutra, tecnica, vuota: essa \u00e8 necessaria al sostentamento e alla riproduzione della societ\u00e0 con le sue strutture di dominio. Cos\u00ec come non tutta l\u2019attivit\u00e0 \u00e8 \u201cnaturale\u201d, ossia legata solo alle necessit\u00e0 del singolo, non tutta la repressione \u00e8 naturale. Marcuse introduce quindi il concetto di \u201crepressione addizionale\u201d ossia quella quantit\u00e0 di rinuncia ai propri desideri che l\u2019uomo deve accettare e che tuttavia non \u00e8 strettamente legata alla pura sopravvivenza della societ\u00e0. Parallelamente e tuttavia non disgiuntamente, Marcuse critica il precetto freudiano della penuria, non solo notando come il rapporto tradizionale tra l\u2019uomo e la disponibilit\u00e0 di risorse sia diverso in un\u2019era tecnica, per cui \u00e8 storicamente necessario superare i precetti freudiani, ma anche evidenziando come la distribuzione delle risorse disponibili non \u00e8 mai \u201cnaturale\u201d, ma \u00e8 sempre inquinata dagli squilibri e dalle disuguaglianze interne alla societ\u00e0. Rideterminando i presupposti del discorso, Marcuse giunge alla conclusione che, grazie allo sviluppo tecnico, la repressione naturale ha finito col rappresentare una parte minima della repressione se comparata con quella addizionale, la quale aumenta insieme con le effettive capacit\u00e0 liberative generate dalla tecnica. In soldoni, le capacit\u00e0 produttive rendono il mito della penuria sempre meno credibile, svelando come gran parte della repressione, della rinuncia, \u00e8 necessaria solo per gli scopi di chi ha interesse affinch\u00e9 la civilt\u00e0 continui a riprodursi sempre uguale a se stessa, senza mai toccare i propri schemi. Marcuse non si limita a mostrare la non-naturalit\u00e0 e la non-ineluttabilit\u00e0 della repressione, ma evidenzia come le nuove capacit\u00e0 della tecnica, messe ad eguale disposizione di tutti (e dunque superando la distribuzione ineguale della penuria) siano potenzialmente in grado, eliminando progressivamente il bisogno e il lavoro, di risolvere il disagio della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il discorso di Marcuse resta, al contrario dell\u2019esempio di Bradbury, un discorso antropologico, che ruota intorno agli effetti che la fine del principio di prestazione potrebbe determinare. Il principio di prestazione \u00e8 la forma attuale del principio di realt\u00e0, fondato sull\u2019idea di prestazione economica, quantificabile e utilitaristica, come base di qualsiasi rapporto sociale; denunciando la sua non-naturalit\u00e0, Marcuse indica come non-naturale il principio di tutti i rapporti sociali, e dunque ne pu\u00f2 immaginare la sostituzione. Ebbene, per Marcuse il cambiamento consiste nella riappropriazione dell\u2019Eros, del principio di piacere, che \u00e8 diretta conseguenza della fine della repressione addizionale, ormai sproporzionatamente grande. La fine del disagio della civilt\u00e0 conduce alla fine della conflittualit\u00e0 che mina i rapporti tra gli uomini: non pi\u00f9 convogliata in attivit\u00e0 impersonali, l\u2019energia istintuale non \u00e8 pi\u00f9 obbligata ad incanalarsi in tipologie di rapporti che generano conflitto e insoddisfazione, proprio perch\u00e9 tale insoddisfazione, tale conflitto non sono naturali e inevitabili. Sarebbe troppo lungo e complesso addentrarsi nelle argomentazioni, legate perlopi\u00f9 alla psicanalisi, che Marcuse riporta nel suo testo. Basti ricordare che il nocciolo del discorso \u00e8 che la questione della libert\u00e0 dal lavoro non \u00e8 una questione tra le altre, ma \u00e8 la questione in grado di risolvere alla radice il disagio che tormenta la civilt\u00e0 e che va oltre le contraddizioni da cui \u00e8 generato, pervadendo l\u2019intera esistenza umana.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788142677\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11788142677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i68c0776925a2a7e9\/version\/1607973437\/image.jpg\" alt=\"Ray Bradbury (a sinistra) col produttore cinematografico Ray Harryhausen\" data-src-width=\"500\" data-src-height=\"500\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i68c0776925a2a7e9\/version\/1607973437\/image.jpg\" data-image-id=\"7628732077\" \/><figcaption>Ray Bradbury (a sinistra) col produttore cinematografico Ray Harryhausen<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11788142977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Non lasceremo per\u00f2 il lettore con una certezza, bens\u00ec con una domanda. A porla \u00e8 lo scrittore britannico Aldous Huxley, autore del romanzo distopico\u00a0<em>Brave new world<\/em>. Nel romanzo, Huxley immagina una societ\u00e0 contraddistinta da uno sviluppo tecnico inimmaginabile, con il mondo diviso in macro-stati governati in armonia da dieci Governatori mondiali. In questa sede non \u00e8 importante spiegare la complicata trama del libro, quanto piuttosto raccontarne un episodio interessante. Uno dei personaggi principali \u00e8 un \u201cselvaggio\u201d, un individuo esterno alla civilt\u00e0 avanzata, che ha vissuto tutta la vita in una riserva naturale pensata appositamente per comunit\u00e0 tribali. Una volta a contatto con la progredita civilt\u00e0 immaginata da Huxley, rimane stupito dalle sue potenzialit\u00e0 tecniche; avendo l\u2019occasione di parlare con un governatore, esprime la propria perplessit\u00e0 a proposito della permanenza del lavoro, a volte anche in forme apparentemente alienanti, in una societ\u00e0 cos\u00ec progredita. Interessantissima \u00e8 la risposta del governatore:\u00a0<strong>\u00abnaturalmente noi potremmo concedere loro qualche ora in meno. [\u2026] Ma sarebbero pi\u00f9 felici per questo? No, non lo sarebbero. L\u2019esperimento \u00e8 stato tentato pi\u00f9 di centocinquant\u2019anni fa. Tutta l\u2019Irlanda fu messa alla giornata di quattro ore. Quale fu il risultato? Agitazione e un largo incremento del consumo di soma [una droga immaginata da Huxley]: ecco tutto. [\u2026] L\u2019Ufficio invenzioni \u00e8 pieno di progetti per risparmiare la mano d\u2019opera. Ce n\u2019\u00e8 migliaia. [\u2026] E perch\u00e9 non li mettiamo in esecuzione? Per il bene dei lavoratori; sarebbe pura crudelt\u00e0 infliggere loro un riposo eccessivo\u00bb<\/strong>. E ancora\u00a0<strong>\u00abLa felicit\u00e0 \u00e8 un padrone esigente, specialmente la felicit\u00e0 degli altri [\u2026] Io m\u2019interesso alla verit\u00e0, io amo la scienza. Ma la verit\u00e0 \u00e8 una minaccia, la scienza \u00e8 un pericolo pubblico\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Huxley \u00e8 uno scrittore, non un filosofo. Eppure qui, con una rapidit\u00e0 e in una forma che forse solo la letteratura pu\u00f2 offrire, instilla un ulteriore dubbio in merito al mito della libert\u00e0 dal lavoro. Non se \u00e8 o meno possibile: \u00e8 desiderabile? Gli uomini sarebbero in grado di vivere felicemente senza quell\u2019incanalamento, senza quella costrizione di energie istintuali che Marcuse denuncia come innaturale? Anche e soprattutto tenendo in considerazione la cultura consumistica propria dell\u2019uomo della tecnica, questo stesso uomo non vivrebbe forse la libert\u00e0 dal lavoro, garantita dalla stessa tecnica, come una condanna, come la causa di ulteriori mali? Possiamo essere sicuri che all\u2019ordine, per quanto repressivo, della civilt\u00e0, si contrapponga un ordine differente (Marcuse), o invece all\u2019altra estremit\u00e0 troviamo solo il disordine, il caos? \u00c8 nella libert\u00e0 dal lavoro che si nasconde la chiave per dissolvere il disagio della civilt\u00e0, o tale libert\u00e0 genererebbe un enorme disagio? Ad ognuno l\u2019ardua sentenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2020-1\/dicembre\/il-sogno-di-marcuse-e-l-ombra-di-huxley\/?preview_sid=673293&amp;fbclid=IwAR0V-XUdww4L5pyHk3GPnmSLGOsRlz37r4udoRuRWoqnPcyeEcROdFthY4E\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2020-1\/dicembre\/il-sogno-di-marcuse-e-l-ombra-di-huxley\/?preview_sid=673293&amp;fbclid=IwAR0V-XUdww4L5pyHk3GPnmSLGOsRlz37r4udoRuRWoqnPcyeEcROdFthY4E<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0PASQUALE NOSCHESE Il filosofo berlinese \u00e8 tra i pensatori che pi\u00f9 di tutti hanno riflettuto sulla possibilit\u00e0 di un mondo libero dal lavoro. Possibilit\u00e0 che, per\u00f2, non tutti hanno considerato utopica &nbsp; di Pasquale Noschese Pieter Bruegel, &#8220;Il paese della Cuccagna&#8221;, 1587 La nascita dell\u2019et\u00e0 industriale ha dato un significato del tutto nuovo all\u2019immaginazione umana. Quando il pensiero dell\u2019uomo contemporaneo si rivolge alle fantasie pi\u00f9 particolari, quando modella i pi\u00f9 diversi e suggestivi mondi possibili,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":56601,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/La-Gazzetta-filosofica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fZ4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61446"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61446"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61446\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61447,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61446\/revisions\/61447"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/56601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61446"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61446"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61446"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}