{"id":61570,"date":"2020-12-23T09:00:23","date_gmt":"2020-12-23T08:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61570"},"modified":"2020-12-21T14:35:12","modified_gmt":"2020-12-21T13:35:12","slug":"lautomazione-e-un-falso-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61570","title":{"rendered":"L\u2019automazione \u00e8 un falso problema"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (PaoloG)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"et_pb_row et_pb_row_3_tb_body\">\n<div class=\"et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_5_tb_body  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child\">\n<div class=\"et_pb_module et_pb_post_title et_pb_post_title_0_tb_body et_pb_bg_layout_light  et_pb_text_align_left\">\n<div class=\"et_pb_title_featured_container\"><span class=\"et_pb_image_wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4699\" title=\"automation-3154529_1280\" src=\"https:\/\/senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/automation-3154529_1280.jpg\" alt=\"automazione\" width=\"1280\" height=\"972\" \/><\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"et_pb_row et_pb_row_4_tb_body et_pb_row_1-4_3-4\">\n<div class=\"et_pb_column et_pb_column_1_4 et_pb_column_6_tb_body  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough\">\n<div class=\"et_pb_module et_pb_text et_pb_text_3_tb_body  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light\">\n<div class=\"et_pb_text_inner\">Negli ultimi anni si \u00e8 parlato molto di automazione e trasformazione del lavoro. Alcuni <strong>autori accelerazionisti<\/strong>\u00a0come Nick Srnicek e Paul Mason hanno sostenuto che l\u2019automazione \u00e8 all\u2019origine della perdita di posti di lavoro che abbiamo sofferto negli ultimi anni. Ma secondo questi autori questa nuova ondata di automazione prefigura anche la possibilit\u00e0 di un superamento del capitalismo e una societ\u00e0 post-lavoro, a cui arrivare attraverso strumenti come il\u00a0<strong>reddito di base, per garantire a tutti le risorse necessarie per vivere in un contesto in cui le imprese non hanno pi\u00f9 bisogno del lavoro<\/strong>. A questi teorici di sinistra si sono aggiunti negli ultimi anni anche politici liberal come Andrew Yang candidato alle primarie del Partito Democratico e personalit\u00e0 della Silicon Valley come Mark Zuckerberg secondo cui il reddito di base condizionato \u00e8 l\u2019unico modo per garantire che l\u2019innovazione tecnologica non si trasformi in impoverimento di massa. Il consenso sulla necessit\u00e0 di un nuovo patto post-automazione sembra sempre pi\u00f9 ampio. Ma se fosse proprio il modo in cui parliamo di automazione e lavoro la radice del problema?<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"et_pb_column et_pb_column_3_4 et_pb_column_7_tb_body  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child\">\n<div class=\"et_pb_module et_pb_post_content et_pb_post_content_0_tb_body\">\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Il nuovo libro di Aaron Benanav ricercatore all\u2019universit\u00e0 Humboldt di Berlino\u00a0<em>Automation and the Future of Work<\/em>, prende di mira i teorici accelerazioisti e quella che<\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">\u00a0lui chiama \u201cteoria dell\u2019automazione\u201d. Secondo\u00a0<\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Benanav il problema non \u00e8 la distruzione di posti di lavoro ma la condizione stagnante dell\u2019economia dovuta a un capitalismo in crisi, incapace di trovare nuovi spazi di investimento produttivi capaci di creare posti di lavoro. Di fatto\u00a0<strong>sempre nella storia il progresso tecnologico ha distrutto posti di lavoro<\/strong>. Oltre il 50% delle mansioni che esistevano negli anni \u201950 non esistono pi\u00f9. Ma al contempo il capitalismo era capace di creare nuovi posti di lavoro attraverso investimenti produttivi, che andavano ad assorbire i posti di lavoro eliminati dalle innovazioni tecnologiche. Il problema \u00e8 che questo motore di crescita e creazione di posti di lavoro si \u00e8 inceppato, non che l\u2019automazione elimini posti di lavoro.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>Benanav mostra come la tesi secondo cui l\u2019automazione sta creando una crisi occupazionale \u00e8 sbagliata da un punto di vista economico. Di fatto la produttivit\u00e0, l\u2019indicatore economico che registra gli effetti del cambiamento tecnologico sulla capacit\u00e0 di produrre di ciascun lavoratore, \u00e8 calata negli ultimi anni\u00a0<span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">tanto pi\u00f9 dalla crisi del 2008. Contrariamente all\u2019immagine di un sistema economico attraversato da repentini cambiamenti tecnologici siamo in una situazione di relativa stagnazione tecnologica. Il problema della nostra economia \u00e8 il\u00a0<strong>declino degli investimenti produttivi privati<\/strong>, dovuto al fatto che enormi masse di capitale in eccesso non trovano pi\u00f9 spazi di investimento produttivi. Il mercato globale \u00e8 saturato e il capitalismo soffre di una classica crisi di sovracapacit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Il\u00a0<strong>contesto di pesante<\/strong><strong>stagnazione<\/strong><em>,<\/em>\u00a0divenuto pi\u00f9 evidente dopo la crisi dei mutui sub-prime \u00e8 la ragione principale che ha portato alla deindustrializzazione di molti paesi.\u00a0<span class=\"VIiyi\" lang=\"it\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"0\">\u201cLa deindustrializzazione non era solo una questione di progresso tecnologico, ma anche di ridondanza globale delle capacit\u00e0 produttive e tecnologiche.<\/span>\u00a0<span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"1\">In mercati internazionali pi\u00f9 affollati, i rapidi tassi di espansione industriale sono diventati pi\u00f9 difficili da raggiungere \u201c. In questo contesto \u201cci\u00f2 che vediamo \u00e8 un disinvestimento in corso, con societ\u00e0 che utilizzano liquidit\u00e0 inattiva per riacquistare le proprie azioni o pagare dividendi, e tassi di interesse a lungo termine in calo, poich\u00e9 l\u2019offerta di fondi mutuabili supera di gran lunga la domanda\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span class=\"VIiyi\" lang=\"it\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"en\" data-phrase-index=\"1\">Questa situazione \u00e8 dovuta in buona parte al\u00a0<strong>fallimento del mito della post-industrializzazione e della societ\u00e0 della conoscenza<\/strong>.\u00a0<\/span><\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">La societ\u00e0 post-industriale non ha creato nuovi motori di crescita. Gli aumenti di produttivit\u00e0 che si sono registrati nelle economie mondiali sono rimasti quelli del settore manifatturiero, e non sono stati necessariamente dovuti a robotizzazione ma a aumento della scala della produzione. Ragion per cui molti paesi stanno capendo che il manifatturiero non \u00e8 da considerare come un settore anacronistico come a lungo ritenuto dai politici della Terza Via e dai neoliberali. Come sostenuto dall\u2019economista Baumol del resto\u00a0<strong>nel settore dei servizi gli aumenti di produttivit\u00e0 sono pi\u00f9 difficili da ottenere<\/strong>. Non \u00e8 cos\u00ec facile automatizzare un cameriere come si sostituisce un operaio con un robot. In alcuni paesi come l\u2019Italia dopo la crisi del 2008 in alcuni anni la produttivit\u00e0 dei servizi \u00e8 addirittura calata. Una societ\u00e0 dei servizi rischia cos\u00ec di essere una societ\u00e0 stagnante con salari bassi e il rischio perenne che i consumatori girino le spalle e usino l\u2019autoservizio (da esempio cucinare a casa piuttosto che mangiare al ristorante).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">In questa situazione di stagnazione\u00a0<strong>il capitalismo fatica a trovare investimenti redditizi<\/strong>\u00a0che andrebbero normalmente in impianti, infrastrutture, nuove macchine e tecnologie. Come conseguenza il capitale in eccesso va invece a alimentare la bolla speculativa e immobiliari. Per Benanav il reddito di base spesso considerato come una soluzione al problema rischia di essere un modo per normalizzare la situazione, e se si assesta a un livello basso (cos\u00ec come vorrebbero i suoi sostenitori presso la classe capitalista) potrebbe immiserire ulteriormente i lavoratori. Ma per Benanav neanche la cura proposta dei post-keynesiani e sostenitori della MMT (Modern Monetary Theory) pu\u00f2 essere una soluzione a questa cronica mancanza di investimenti. Non si cura il male del capitalismo con soluzioni monetarie e o fiscali. Perch\u00e9 il male di cui soffre il tardo capitalismo \u00e8 fondamentalmente di carattere industriale. Consiste nell\u2019<strong>incapacit\u00e0 di creare nuovi prodotti e servizi rivoluzionari che possano incrementare i margini di profitto<\/strong>\u00a0e diventare nuovamente attrattivi come spazio di investimento. Ragion per cui il Quantitative Easing messo in moto dopo la crisi del 2008 \u00e8 finito a alimentare le fiches del casino finanziario globale invece che andare in investimenti produttivi.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Di fatto secondo Benanav politiche keynesiane, come spesa in deficit durante la fase di recessione sono stati utilizzati a partire dagli anni \u201970 ma non sono riuscite a rimettere in moto il capitale n\u00e9 a creare un\u2019economia pubblica capace di sopperire in maniera sostenuta al declino degli investimenti privati. Per questa ragione d<\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">opo ogni recessione la ripresa ha visto un recupero sempre pi\u00f9 limitato di posti di lavoro. Anche in una situazione co tassi di interesse zero, se il mercato \u00e8 saturo il capitale finisce per riversarsi nella speculazione finanziaria e immobiliare. La domanda che rimane aperta \u00e8 se questa situazione di stagnazione sia passeggera, semplicemente il momento pi\u00f9 basso di una lunga onda come quelle descritte da Kondratieff o se si tratti invece di una condizione di lungo periodo come sostenuto da stagnazionisti come l\u2019economista americano Robert J. Gordon che che considera il<strong>\u00a0declino della crescita come riflesso dell\u2019esaurimento della spinta propulsiva della modernit\u00e0<\/strong>. \u00c8 evidente che nuove tecnologie come la fusione nucleare, potrebbero un giorno sbloccare la situazione e portare a nuovi spettacolari aumenti di produttivit\u00e0. Ma per il momento ci troviamo in una sorta di punto morto dell\u2019evoluzione del capitalismo.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">La parte analitica del libro \u00e8 molto preziosa perch\u00e9 ribalta versioni tecno-utopiste di un comunismo digitale ormai alle porte come sostenuto dagli accelerazionisti e mostra come siamo in realt\u00e0 di fronte a problemi che riguardano il capitalismo nel suo complesso.\u00a0<\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Tuttavia\u00a0<strong>la parte prognostica \u00e8 pi\u00f9 deludente<\/strong>. Si sostiene giustamente che \u00e8 necessario ritornare a pensare alla necessit\u00e0 di controllo dei mezzi di produzione e non pensare che il reddito di base sia una soluzione, di fatto porterebbe solo a stabilizzare la stagnazione. Ma l\u2019autore non offre una soluzione convincente.\u00a0<\/span><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">Non si parla di progetti statali n\u00e9 di politica industriale, n\u00e9 di una possibilit\u00e0 via di uscita offerta dal Green New Deal e dalla transizione verde.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql oi732d6d ik7dh3pa fgxwclzu a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id hzawbc8m\" dir=\"auto\">La parte finale del libro \u00e8 il classico progetto a tavolino di una\u00a0\u00a0<strong>societ\u00e0 utopica post-scarsit\u00e0<\/strong>\u00a0in cui i cittadini potranno trovare forme alternative per produrre e consumare fuori dalla logica di mercato. Nonostante questi limiti \u00e8 un libro che vale veramente la pena leggere, perch\u00e9 perch\u00e9 sfata molti miti rispetto alla realt\u00e0 in cui viviamo che sono stati ampiamente adottati come verit\u00e0 assolute fino a influenzare il discorso politico. Basti pensare alle predizioni del sociologo del lavoro De Masi adottate entusiasticamente da molte figure di punta del Movimento 5 Stelle. In realt\u00e0 come svela Benanav\u00a0<strong>l\u2019automazione non \u00e8 il problema<\/strong>. Il problema \u00e8 la condizione stagnante di un tardo capitalismo che non sa pi\u00f9 dove investire.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/senso-comune.it\/rivista\/teoria\/lautomazione-e-un-falso-problema\/\">https:\/\/senso-comune.it\/rivista\/teoria\/lautomazione-e-un-falso-problema\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (PaoloG) &nbsp; Negli ultimi anni si \u00e8 parlato molto di automazione e trasformazione del lavoro. Alcuni autori accelerazionisti\u00a0come Nick Srnicek e Paul Mason hanno sostenuto che l\u2019automazione \u00e8 all\u2019origine della perdita di posti di lavoro che abbiamo sofferto negli ultimi anni. 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