{"id":61908,"date":"2021-01-14T13:30:29","date_gmt":"2021-01-14T12:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61908"},"modified":"2021-01-14T13:14:49","modified_gmt":"2021-01-14T12:14:49","slug":"alla-prova-della-pandemia-capire-la-mmt-oltre-gli-estremismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61908","title":{"rendered":"Alla prova della pandemia: capire la MMT oltre gli estremismi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Econopoly (Gabriele Guzzi)<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei tratti pi\u00f9 inquietanti dello stato di depauperamento culturale in cui ci troviamo a vivere come Occidente \u00e8 probabilmente l\u2019estrema polarizzazione del dibattito pubblico. La tendenza a discutere nelle modalit\u00e0 del tifo e dell\u2019estremizzazione \u00e8 talmente pervasiva da non essere neanche pi\u00f9 riconosciuta. Essa non riguarda solo le fasce meno abbienti \u2013 come una certa narrazione elitista sostiene. Al contrario, essa caratterizza anche, e in misura relativamente pi\u00f9 preoccupante, proprio i ceti intellettuali.<\/p>\n<p>Uno degli esempi pi\u00f9 evidenti di questa polarizzazione non pensante (poich\u00e9 ogni vero pensiero ammette la complessit\u00e0, la dialettica e la non definitezza di ogni conclusione) \u00e8 il livello della discussione sulla cosiddetta Teoria della Moneta Moderna, o, nell\u2019acronimo inglese, MMT. Sui social, si \u00e8 assistito a discussioni in cui accademici, giornalisti, persino ex uomini delle istituzioni, gareggiavano nello sgradevole tentativo di risultare maggiormente offensivi, semplificatori, osceni.<\/p>\n<p>In questa piccola storia, la pubblicazione del libro \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d di Stephanie Kelton, da poco tradotto in italiano per Fazi Editore, rappresenta la possibilit\u00e0 pi\u00f9 concreta per rapportarsi a questa teoria in modo pi\u00f9 trasparente. Kelton svolge il ruolo di co-presidente dalla task force economica del Presidente eletto degli Stati Uniti d\u2019America, Joe Biden, ed \u00e8 professoressa di economia politica presso la State University di New York. \u00c8 quindi l\u2019esponente pi\u00f9 autorevole della MMT con cui instaurare un dialogo.<\/p>\n<p><strong>Il nocciolo della MMT<\/strong><br \/>\nUna delle accuse pi\u00f9 ricorrenti alla MMT sostiene che in essa \u201c<em>ci\u00f2 che \u00e8 buono non \u00e8 nuovo, e ci\u00f2 che \u00e8 nuovo non \u00e8 buono<\/em>\u201d. Tralasciando in questo contesto la seconda parte della proposizione, ritengo che sia possibile rintracciare, nella prima, una certa fondatezza: ci\u00f2 che maggiormente \u00e8 interessante, valido, politicamente produttivo nella MMT, in termini di elaborazione teorica, non \u00e8 nuovo, ossia non proviene, originariamente, dai risultati del lavoro di uno dei suoi esponenti. Volendo essere ancora pi\u00f9 radicali, la MMT non \u00e8 neanche una vera e propria teoria (nel senso canonico del termine) ma \u00e8 primariamente un\u2019originale (questa s\u00ec) descrizione del funzionamento di un sistema monetario moderno. In particolare, la MMT offre un diagramma esplicativo delle modalit\u00e0 di relazione tra governo, banca centrale e sistema finanziario. La cosa interessante \u00e8 che tutto questo \u00e8 pi\u00f9 volte sottolineato dalla stessa Kelton.<\/p>\n<p>La MMT \u00e8 in realt\u00e0 una vera e propria ricapitolazione (leggermente reinterpretata) dei contributi teorici di alcuni tra i principali economisti del XX secolo: tra gli altri, Knapp, Keynes, Lerner, Godley, Minsky. Appoggiandosi ad una teoria dell\u2019output di matrice post-keynesiana, l\u2019impianto della MMT \u00e8 caratterizzato da una ripresa della teoria della moneta di natura neo-cartalista (secondo la definizione di Lavoie). Questo non tanto perch\u00e9 sarebbe lo Stato a determinare, in un moderno sistema monetario, la valuta avente corso legale, ma perch\u00e9 lo stesso valore della valuta proverrebbe dalla scelta sovrana di accettarla come pagamento delle passivit\u00e0 fiscali. Il potere coercitivo, prima esplicito e poi mediato dall\u2019imposizione di una tassa, permetterebbe cos\u00ec allo Stato di potersi approvvigionare delle risorse reali necessarie alle sue finalit\u00e0 produttive e sociali. Sovranit\u00e0, popolo e territorio.<\/p>\n<p><strong>Le implicazioni di politica economica<\/strong><br \/>\nDall\u2019unione di questi grandi filoni teorici (la moneta come istituzione dello Stato e il livello dell\u2019output come determinazione della domanda aggregata), la MMT giunge a rilevanti e spesso discusse implicazioni di politica economica.<\/p>\n<p>In breve, la MMT afferma che un paese con alto grado di sovranit\u00e0 monetaria non dovrebbe preoccuparsi dell\u2019equilibrio\u00a0<em>finanziario<\/em>\u00a0del proprio bilancio ma dell\u2019equilibrio\u00a0<em>reale<\/em>\u00a0della propria economia. La confusione tra variabili reali e nominali, spesso addotta come critica dai detrattori della MMT e sicuramente presente in alcune semplificazioni della rete, si pu\u00f2 districare in questo senso: uno Stato che emette la valuta con cui \u00e8 denominato il proprio debito e che non fissa il valore della propria valuta ad alcun bene reale n\u00e9 ad alcun\u2019altra valuta pu\u00f2 sempre onorare il proprio debito a livello nominale. Pu\u00f2 cio\u00e8 sempre \u201ccreare dal nulla\u201d, come il\u00a0<em>fiat<\/em>\u00a0del Dio della Genesi, il valore nominale dei titoli in scadenza. Non pu\u00f2 quindi per definizione mai fallire. In parole ancora pi\u00f9 semplici, dopo il crollo del Gold Standard e del Gold Exchange Standard, un paese con sovranit\u00e0 monetaria non affronta vincoli finanziari all\u2019estensione e alla quantit\u00e0 della propria spesa, in quanto, essendo esso stesso l\u2019emettitore della valuta e non un suo semplice utilizzatore (come lo sono invece una famiglia o un\u2019impresa), pu\u00f2 sempre produrre i mezzi di pagamento necessari.<\/p>\n<p>Questa caratterizzazione della finanza pubblica \u00e8 oggi condivisa da gran parte del panorama economico. Pochi infatti negano che uno Stato, inteso qui come il consolidamento tra banca centrale e Tesoro, possa creare base monetaria ed acquistare, ad esempio, tutti i titoli di debito pubblico che desidera. Diversa \u00e8 invece la rilevanza data a questa affermazione, e diverse sono quindi anche le implicazioni di politica economica. Secondo Stephanie Kelton, ci\u00f2 non determinerebbe un \u201cliberi tutti\u201d, nel senso di un potere illimitato dato allo Stato di \u201cregalare soldi\u201d, bens\u00ec la possibilit\u00e0 concreta di rimuovere dal campo del \u201cpolitico\u201d quei vincoli autoimposti legati al dogma della scarsit\u00e0 del denaro. Il problema, infatti, non sarebbero \u201ci soldi\u201d, ma le capacit\u00e0 produttive che un determinato sistema pu\u00f2 offrire.<\/p>\n<p>In questo senso, secondo la MMT, lo spazio fiscale non sarebbe tanto di natura finanziaria, secondo la definizione tradizionale, quanto piuttosto di natura reale. Le tasse non servirebbero cio\u00e8 a sostenere\u00a0<em>finanziariamente<\/em>\u00a0la spesa pubblica ma a sostanziare realmente i mezzi di pagamento che sovranamente lo Stato pu\u00f2 creare da s\u00e9. Le tasse creano cio\u00e8 quello spazio fiscale, nel senso di trasferire risorse reali dal privato al pubblico, affinch\u00e9 il Governo possa poi acquistare i beni e i servizi che ritiene necessari (ad esempio assumere medici o costruire una scuola) con mezzi di pagamento autoprodotti.<\/p>\n<p>\u00c8 qui, poi, che si inserisce il contributo di matrice post-keynesiana: la spesa dello Stato non \u00e8 solo un trasferimento dal privato al pubblico, per cui i due settori competerebbero per accaparrarsi una determinata quantit\u00e0 di prodotto reale. Si ritiene, invece, che l\u2019economia si trovi tendenzialmente ad un livello di equilibrio di sotto-occupazione, dove non si d\u00e0 in natura un\u2019esatta corrispondenza tra la massima utilizzazione possibile dei fattori produttivi e le condizioni effettive dell\u2019economia. C\u2019\u00e8 uno spazio\u00a0<em>reale<\/em>\u00a0che pu\u00f2 essere aggredito, utilizzato dallo Stato per creare servizi, dare lavoro, aumentare il reddito e migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Qualora invece la domanda aggregata nominale superasse la capacit\u00e0 reale del sistema economica di assorbirla, lo Stato sarebbe chiamato a rispondere alla spinta inflazionistica riducendo il livello della sua spesa.<br \/>\n\u00c8 interessante ricordare che persino Alan Greenspan, presidente dal 1987 al 2006 della banca centrale statunitense, la FED, in un\u2019audizione della Camera del 2005, abbia esplicitato proprio questo punto. In risposta a Paul Ryan, che chiedeva se il governo si trovasse in una posizione di equilibrio finanziario rispetto alle obbligazioni del sistema pensionistico, Greenspan afferm\u00f2 che \u201c<em>non c\u2019\u00e8 nulla che impedisca al governo federale di creare tutti i soldi che vuole e darli a qualcuno. La questione \u00e8 come impostare un sistema che assicuri la produzione di ricchezza reale che con le pensioni possa essere acquistata<\/em>.\u201d I limiti finanziari, vale a dire l\u2019equilibrio intertemporale tra entrate ed uscite, per uno Stato con alto grado di sovranit\u00e0 monetaria, non sono ostativi. Lo sono invece quelli legati alla presenza di risorse reali.<\/p>\n<p><strong>La MMT alla prova della pandemia<\/strong><br \/>\n\u00c8 importante notare anche come molti analisti abbiano affermato che la MMT sia stata ampiamente \u201cutilizzata\u201d dai governi dei paesi di tutto il mondo, avanzati ed emergenti, durante questi mesi di pandemia.<\/p>\n<p>In un editoriale del 23 dicembre apparso su Repubblica, ad esempio, Domenico Siniscalco, ex direttore generale del Tesoro ed ex ministro dell\u2019Economia, ha scritto che, nonostante il calo del PIL e l\u2019aumento del deficit, \u201cil nuovo debito viene comprato dalle banche centrali del mondo, che assicurano in questo modo stabilit\u00e0 finanziaria e tassi di interesse molto bassi [\u2026]. Per ci\u00f2 che riguarda i debiti sovrani \u00e8 probabilmente in opera, di fatto, un grande esperimento globale di MMT.\u201d<\/p>\n<p>In effetti, se si guarda al caso dell\u2019Eurozona, la Banca Centrale ha intrapreso un nuovo piano di acquisti di titoli pubblici e privati, il cosiddetto PEPP, che la porter\u00e0 ad acquistare 1.850 miliardi di euro di titoli almeno fino a marzo 2022. Come \u00e8 possibile osservare\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/mopo\/implement\/pepp\/html\/index.en.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sul sito della BCE<\/a>, questo ha corrisposto fino ad oggi per l\u2019Italia ad un acquisto cumulato netto pari a 118 miliardi di euro di titoli pubblici, che si vanno a sommare ai 411 miliardi di euro dell\u2019altro programma attivo dal 2015, il cosiddetto PSPP all\u2019interno dell\u2019APP.<\/p>\n<p>L\u2019effetto combinato di questi programmi ha portato nel 2020, e in futuro nel 2021, la BCE a \u201cdominare\u201d il mercato del debito dei paesi membri, assicurando liquidit\u00e0 e portando i tassi d\u2019interesse ai minimi storici. \u00c8 lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), in un rapporto uscito a dicembre 2020 dal titolo \u201c<a href=\"https:\/\/www.upbilancio.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Rapporto_pol_2021-per-sito.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto sulla politica di bilancio 2021<\/a>\u201d, a riconoscere il ruolo svolto in questi mesi dalla Banca Centrale come garanzia implicita e sostegno esplicito ai governi per l\u2019aumento del deficit pubblico dovuto all\u2019inasprirsi della situazione pandemica.<\/p>\n<p>Come mostra la figura, nel 2020 e nel 2021, le emissioni nette di titoli di Stato \u2013 quelle cio\u00e8 che non considerano i titoli in scadenza, gli acquisti dell\u2019Eurosistema e i prestiti dei programmi SURE e RRF \u2013 sarebbero di entit\u00e0 risibile nel 2020 (solo 3 miliardi di euro) e addirittura negativa nel 2021 (-3 miliardi). Nonostante la crescita rapidissima e inaspettata del debito pubblico, quindi, un intervento adeguato della Banca Centrale ha fatto s\u00ec che non ci fossero particolari turbolenze sui mercati finanziari. Al contrario, sia nel 2020 che nel 2021, proprio grazie all\u2019intervento della Banca Centrale, per l\u2019UPB \u201c<em>la quota di titoli di Stato detenuta dal settore privato si ridurrebbe<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2021\/01\/Schermata-2021-01-12-alle-10.33.54-600x272.png\" alt=\"schermata-2021-01-12-alle-10-33-54\" \/><\/p>\n<p>Questo aspetto \u00e8 stato confermato anche dalle \u201c<a href=\"http:\/\/www.dt.mef.gov.it\/export\/sites\/sitodt\/modules\/documenti_it\/debito_pubblico\/presentazioni_studi_relazioni\/Linee_Guida_della_Gestione_del_Debito_Pubblico_-_Anno_2021.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Linee guida della gestione del debito pubblico 2021<\/a>\u201d, recentemente pubblicate dal Dipartimento del Tesoro del MEF, in cui si afferma che, proprio grazie agli interventi straordinari della Banca Centrale, \u201c<em>pur in presenza di un notevole aumento delle emissioni, la gestione del debito ha consentito di ridurre il costo medio all\u2019emissione, che nel 2020 \u00e8 stato pari allo 0,59%, come anche il costo medio del debito, calcolato come rapporto tra gli interessi e lo stock di debito delle Pubbliche Amministrazioni, che ha proseguito la sua discesa fino ad un livello nell\u2019intorno del 2,4%<\/em>.\u201d In altre parole, con una decisione della nostra autorit\u00e0 monetaria si \u00e8 potuto non solo sostenere i governi nel tentativo di contrastare la diffusione pandemica e ristorare i lavoratori colpiti dalle restrizioni, ma anche ridurre il costo medio dell\u2019indebitamento. Anche qui, la MMT sottolinea la natura prettamente istituzionale del tasso d\u2019interesse, riprendendo la teoria monetaria di matrice post-keynesiana.<\/p>\n<p>Il ruolo fondamentale della Banca Centrale Europea nell\u2019assicurare, praticamente a qualunque livello di debito, condizioni di liquidit\u00e0 favorevoli, \u00e8 stato riconosciuto anche da Carlo Cottarelli in un articolo apparso su Repubblica il 17 novembre, dove ha affermato che \u201c<em>quasi tutto l\u2019aumento del debito dello stato italiano nel 2020 e, probabilmente, nel 2021 \u00e8 nei confronti della BCE<\/em>\u201d e che, sebbene il debito possa essere un problema per il pagamento degli interessi e per la necessit\u00e0 di rinnovare i titoli in scadenza, \u201c<em>nel caso dei finanziamenti dalla BCE questi problemi non sono rilevanti, tranne che in un caso. Il debito verso la BCE non costa nulla allo Stato italiano, visto che gli interessi pagati dallo Stato sui BTP comprati dalla BCE (il 90 per cento dei quali avviene tramite la Banca d\u2019Italia) vengono restituiti allo Stato attraverso la distribuzione dei profitti della Banca d\u2019Italia (il 95 per cento circa dei quali va allo Stato). Inoltre, la BCE continuerebbe a rinnovare i titoli in scadenza (non essendo motivata da scopi di profitto) tranne che in un caso: se una tale azione fosse necessaria per frenare un aumento eccessivo dell\u2019inflazione, visto che la BCE \u00e8 vincolata da questo compito istituzionale.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Ci sarebbe, invero, materiale per un ulteriore approfondimento, ma per problemi di spazio si rimander\u00e0 ad una riflessione successiva, sui potenziali rischi di svalutazione, inflazione e di equilibrio della bilancia dei pagamenti. Si pu\u00f2, tuttavia, concludere con una breve citazione di Keynes che, in un saggio del 1929, proprio dinanzi a chi gridava al pericolo dell\u2019inflazione come pretesto per ostacolare un programma di espansione (che era anche il titolo del saggio), rispondeva che \u201c<em>agitare lo spauracchio dell\u2019inflazione in questo momento, per contrastare una spesa per investimenti, \u00e8 come mettere in guarda contro i pericoli dell\u2019obesit\u00e0 un malato che sta morendo d\u2019inedia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono cio\u00e8 due grandi pericoli oggi: da una parte, sostenere che si pu\u00f2 spendere sempre e comunque, purch\u00e9 \u201c<em>la stampante dei soldi<\/em>\u201d continui a girare; dall\u2019altra, affermare che qualunque spostamento millimetrico dalla rigida osservanza di dogmi a cui ormai non crede pi\u00f9 nessuno ci porti dritti al terzo mondo. Si tratta, mi sembra, in questo secondo caso, di una specie di\u00a0<em>reductio ad Venezuelam<\/em>: qualunque politica fiscale espansiva, supportata dall\u2019autorit\u00e0 monetaria, ci condurrebbe ad un governo semi-socialista, di stampo autoritario, che obbliga le persone a comprare il pane al suono di maracas con carriole di banconote senza valore.<\/p>\n<p>Tra il bianco e il nero c\u2019\u00e8 un\u2019infinit\u00e0 di sfumature di grigio. Queste sfumature si chiamano politica, e ci invitano tutte all\u2019ineludibile sfida del pensiero.<\/p>\n<p><strong>Fonte :\u00a0<a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2021\/01\/12\/mmt-pandemia-estremismi\/?uuid=96_c0h4eee7\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2021\/01\/12\/mmt-pandemia-estremismi\/?uuid=96_c0h4eee7<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Foto :\u00a0<a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2021\/01\/Schermata-2021-01-12-alle-10.33.54-600x272.png\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2021\/01\/Schermata-2021-01-12-alle-10.33.54-600&#215;272.png<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Econopoly (Gabriele Guzzi) Uno dei tratti pi\u00f9 inquietanti dello stato di depauperamento culturale in cui ci troviamo a vivere come Occidente \u00e8 probabilmente l\u2019estrema polarizzazione del dibattito pubblico. 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