{"id":61916,"date":"2021-01-15T10:45:13","date_gmt":"2021-01-15T09:45:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61916"},"modified":"2021-01-14T18:33:36","modified_gmt":"2021-01-14T17:33:36","slug":"allombra-dellanaconda-considerazioni-sinologiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61916","title":{"rendered":"All\u2019ombra dell\u2019anaconda. Considerazioni sinologiche."},"content":{"rendered":"<p>di Maurizio Scarpari (SINOSFERE)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCome conciliare l\u2019entusiasmo di tutti noi che di Cina ci occupiamo in vario modo, con la necessit\u00e0 di criticare il regime, di prendere distanze dalla repressione feroce della minoranza musulmana in Xinjiang e del movimento democratico a Hong Kong, dal modello oligarchico di dominazione della societ\u00e0, di sfruttamento micidiale della manodopera salariata?\u201d\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/censura-e-autocensura-in-cina\">Con queste parole si interrogava<\/a>, e ci interrogava, all\u2019inizio del 2020 Andrea Berrini, scrittore ed editore con grande esperienza di Asia e di Cina, in un articolo stimolato da quell\u2019\u201caccenno di dibattito\u201d\u00a0<a href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2019\/11\/25\/attilio-andreini-ecco-perche-e-fondamentale-parlare\/\">avviato da Attilio Andreini<\/a>\u00a0a fine novembre 2019 e presto arenatosi a causa della non digeribilit\u00e0 di alcuni \u201cbocconi succulenti che molto poco sono stati raccolti\u201d che erano stati messi sul \u201cpiatto\u201d.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup>\u00a0Berrini interveniva, ormai a bocce ferme, per porre l\u2019attenzione sul tema della censura e dell\u2019autocensura, assente allora e assente anche in questa ripresa del dibattito. L\u2019ambito in cui si muove Berrini, quello dell\u2019editoria, \u00e8 di grande interesse per i sinologi, avendo egli dovuto \u2013 nei suoi numerosi incontri in Cina con scrittori ed editori cinesi \u2013 \u201cincocciare con la censura, la repressione furente delle idee, le lamentele di alcuni, la malinconia di chi lasciava le pagine scritte nel cassetto o era obbligato a cercare una pubblicazione all\u2019estero, la frustrazione di dover ammettere che s\u00ec, certi pensieri e sensazioni erano ormai espunti dalle proprie pagine\u201d pur riconoscendo che \u201cnegli ultimi anni perfino a voci scomode e critiche \u00e8 stato consentito di venire a galla, \u2026 sempre per\u00f2 con testi dai quali fosse espunta ogni critica\u201d.<\/p>\n<p>Il tema della censura non \u00e8 esente da ambiguit\u00e0, \u00e8 complicato dalla concomitante presenza dell\u2019autocensura, impalpabile, ma non per questo meno efficace: \u201cIn Cina \u2013 continua Berrini \u2013 la repressione delle idee prende analogamente la forma di un\u2019autocensura previa di ciascuno sul proprio operare, e di un\u2019autocensura delle case editrici, in questo caso delle riviste. Una repressione subdola, perch\u00e9 difficile da identificare con chiarezza, non c\u2019\u00e8 mai una linea definita.\u201d Parole semplici e chiare che ben chiosavano un dibattito che s\u2019era andato smarrendo sul nascere. Ora che il confronto \u00e8 stato\u00a0<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/10\/01\/marco-fumian-sinologi-nella-nuova-era\/\">riaperto da Marco Fumian<\/a>\u00a0sulle pagine della stessa rivista che aveva ospitato l\u2019appello di Andreini, ritengo utile soffermarmi a mia volta sul nesso censura-autocensura, che aiuta a mettere a fuoco un tema di grande rilevanza, ineludibile nel delineare il profilo ideale del \u201csinologo della Nuova Era\u201d, figura che si immagina illusoriamente impenetrabile a quel condizionamento psicologico che, sempre pi\u00f9 pressante e pervasivo, interferisce nella vita intellettuale e accademica.<\/p>\n<p>In termini analoghi a quelli di Berrini si era espresso qualche tempo prima Perry Link, professore emerito di Studi sull\u2019Asia Orientale all\u2019Universit\u00e0 di Princeton e Chancellorial Chair dell\u2019Universit\u00e0 della California a Riverside: nel 2014 di fronte alla Commissione Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti si era pronunciato in merito alla limitazione della libert\u00e0 accademica, mentre nel 2017 aveva illustrato il processo di trasformazione del fenomeno della censura e dell\u2019autocensura nel mondo dell\u2019editoria negli ultimi quarant\u2019anni.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup>\u00a0Anche in questo caso parole semplici e chiare. Di recente anche Steve Tsang, Direttore del China Institute della School of Oriental and African Studies dell\u2019Universit\u00e0 di Londra,<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup>\u00a0ha avvertito studiosi e studenti della possibilit\u00e0 di divenire vittime di forme pi\u00f9 o meno subdole di intimidazione, e il\u00a0<em>Times\u00a0<\/em>ha denunciato con una certa dose di preoccupazione l\u2019insorgere di atteggiamenti acquiescenti da parte di alcune universit\u00e0 inglesi.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup>\u00a0Un recente studio pubblicato su\u00a0<em>The China Quarterly\u00a0<\/em>ha inoltre evidenziato le difficolt\u00e0 che i sinologi incontrano nel lavoro di ricerca a causa dell\u2019eccessivo controllo e delle limitazioni imposte loro da parte delle istituzioni cinesi, descrivendo anche le diverse strategie che \u00e8 possibile mettere in campo per cercare di ridurre, laddove possibile, gli effetti ingombranti della censura.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/sup>\u00a0A questi rischi non sembrerebbero immuni nemmeno i giovani aspiranti sinologi, timorosi della possibilit\u00e0 che un intervento fuori dal coro precluda loro il rilascio del visto per la RPC o la concessione di una borsa di studio.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">6)<\/sup><\/p>\n<p>Mai come in questo momento in Cina il controllo delle attivit\u00e0 intellettuali e della stampa \u00e8 stato cos\u00ec pervasivo e la censura e la repressione cos\u00ec pronte a intervenire: la potenza di fuoco messa in campo dal Dipartimento centrale di propaganda del Pcc e dalle numerose Commissioni create\u00a0<em>ad hoc\u00a0<\/em>\u00e8 senza precedenti. Sono ben documentate le restrizioni della libert\u00e0 di pensiero e di azione; vengono punite iniziative di modesta entit\u00e0 che tenderebbero a \u201cfomentare dispute\u201d o a \u201ccreare problemi\u201d (questi i capi d\u2019accusa che sono costati quattro anni di carcere all\u2019avvocatessa Zhang Zhan, colpevole di aver divulgato immagini riprese col cellulare a Wuhan durante il periodo di lockdown) e condannati atti ritenuti \u201csovversivi\u201d, finalizzati a compromettere la \u201csicurezza nazionale\u201d, motivazione che viene invocata con una certa disinvoltura per stigmatizzare qualsiasi critica o azione considerata contraria alle politiche del governo o alla linea del partito, o poco rispettosa nei confronti di Xi Jinping o di alti funzionari. La recente presa di posizione di Xi Jinping sulla necessit\u00e0 di assumere un \u201capproccio olistico\u201d nella costruzione di un sistema di sicurezza nazionale pi\u00f9 adeguato alle esigenze della Nuova Era, pone per la prima volta la sicurezza nazionale (i cui ambiti e confini non sono mai ben definiti) sullo stesso piano dello sviluppo del Paese, attribuendo massima priorit\u00e0 alla sicurezza. Non si pu\u00f2 certo sperare in un allentamento della censura, c\u2019\u00e8 piuttosto motivo di temere un\u2019ulteriore stretta.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_7\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">7)<\/sup><\/p>\n<p>Nel mirino della censura ci sono naturalmente anche le universit\u00e0, i centri di ricerca e i docenti universitari (i casi del prof. Xu Zhangrun dell\u2019Universit\u00e0 Qinghua e del prof. Benny Tai della Universit\u00e0 di Hong Kong sono solo la punta dell\u2019iceberg). Nemmeno gli accademici stranieri sono risparmiati, come documenta il caso del prof. Nobu Iwatani dell\u2019Universit\u00e0 di Hokkaido.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_8\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">8)<\/sup>\u00a0I tentativi di reazione degli studenti, laddove si sono manifestati, sono stati stroncati sul nascere, com\u2019\u00e8 accaduto di recente all\u2019Universit\u00e0 Fudan di Shanghai, uno degli atenei pi\u00f9 aperti all\u2019innovazione e al dialogo, dove si \u00e8 assistito alla repressione delle proteste suscitate dall\u2019annuncio che il Ministero dell\u2019Istruzione aveva cancellato dallo statuto ogni riferimento alla libert\u00e0 di pensiero in favore dei principi dell\u2019ideologia socialista della Nuova Era enunciati da Xi Jinping. A ci\u00f2 si aggiunge la preoccupazione dei docenti degli atenei di Hong Kong in seguito alla promulgazione della Legge sulla sicurezza nazionale, dopo i continui arresti e l\u2019annuncio dell\u2019avvio di una sostanziale revisione dei corsi e dei testi di studio in essi adottati.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione mondiale che monitora le violazioni dei diritti umani, Human Rights Watch, \u00e8 pi\u00f9 volte intervenuta sul tema degli abusi in ambito accademico all\u2019interno e all\u2019esterno della Cina. Sophie Richardson, direttrice dell\u2019area Cina, ha da poco firmato sia il nuovo Codice di comportamento contro ogni forma di abuso all\u2019interno del mondo accademico, sia il rapporto\u00a0<em>China\u2019s Influence on Global Human Rights System<\/em>, nel quale viene denunciato il tentativo, da parte dei rappresentanti cinesi alle Nazioni Unite (la Cina \u00e8 membro effettivo del Consiglio dei diritti umani), di riscrivere le regole e le procedure d\u2019indagine a proprio vantaggio, minimizzando in particolare l\u2019esistenza della censura e dell\u2019autocensura all\u2019interno del mondo accademico, delle comunit\u00e0 cinesi all\u2019estero e del mondo degli affari.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_9\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">9)<\/sup><\/p>\n<p>Fuori della Cina il problema \u00e8 avvertito in particolare in quegli atenei che svolgono attivit\u00e0 finanziate, in tutto o anche solo in parte, da enti cinesi o i cui bilanci risentono significativamente della presenza di studenti cinesi nei loro corsi. Maggiore \u00e8 la dipendenza dai finanziamenti e dai benefici di varia natura di cui godono le istituzioni e le persone (per infrastrutture, ricerche, viaggi di studio, convegni, pubblicazioni, ecc.), pi\u00f9 marcata \u00e8 la pressione esercitata dalla controparte cinese e, di conseguenza, pi\u00f9 si accentua la tendenza, accettata come \u201cinevitabile\u201d, a eludere quei commenti o quei comportamenti che potrebbero essere ritenuti inopportuni o inaccettabili dalle autorit\u00e0 cinesi. Spesso vengono ignorati quegli ambiti di ricerca considerati \u201ca rischio\u201d, previlegiando argomenti meno compromettenti. In casi estremi, per evitare problemi con il partner cinese, l\u2019ateneo stesso si \u00e8 fatto promotore di azioni di\u00a0<em>\u201cmoral\u201d suasion<\/em>, esercitando pressioni di varia natura o ricorrendo a provvedimenti sanzionatori, com\u2019\u00e8 avvenuto, ad esempio, nel caso della prof. Anne-Marie Brady dell\u2019Universit\u00e0 neozelandese di Canterbury.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_10\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">10)<\/sup><\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 insidioso non riguarda tanto la censura, quanto l\u2019autocensura, sempre pi\u00f9 diffusa, che concorre tanto quanto la prima, se non di pi\u00f9, ad \u201carmonizzare (<em>he\u00a0<\/em>\u548c) le menti e le anime\u201d (\u201cmelassare\u201d \u00e8 la traduzione che ho proposto in questo caso per\u00a0<em>he\u00a0<\/em>\u548c).<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_11\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">11)<\/sup>\u00a0\u201cThe Anaconda in the Chandelier\u201d \u00e8 l\u2019espressione, divenuta iconica, coniata da Perry Link per descrivere come opera in concreto l\u2019autocensura cinese:<\/p>\n<p>\u201cNegli ultimi tempi l\u2019autorit\u00e0 censoria del governo cinese\u201d scriveva nel 2002 \u201cnon assomiglia tanto a una tigre mangia-uomini o a un drago che sbuffa fuoco, quanto piuttosto a un anaconda gigante che avvolge le sue spire attorno a un lampadario che incombe sulle nostre teste. Di solito il grande serpente non si muove. Non serve che si muova. Non sente alcun bisogno di esplicitare i suoi divieti. Il suo costante e silenzioso messaggio \u00e8 \u2018decidi tu stesso\u2019, dopodich\u00e9, il pi\u00f9 delle volte, tutti coloro che si trovano nella sua ombra fanno i loro piccoli e grandi aggiustamenti, tutto in modo abbastanza \u2018naturale\u2019. In pratica, l\u2019Unione Sovietica, dove la nozione di Stalin di \u2018ingegneria dell\u2019anima\u2019 \u00e8 stata perseguita per la prima volta, \u00e8 stata ben lungi dall\u2019ottenere i risultati che i comunisti cinesi hanno raggiunto nell\u2019ingegneria psicologica\u201d.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_12\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">12)<\/sup><\/p>\n<p>Dal 2002 quell\u2019anaconda \u00e8 cresciuto a dismisura e la sua ombra si \u00e8 fatta ancor pi\u00f9 incombente di quanto Link potesse immaginare.<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019autocensura \u00e8 cos\u00ec intimamente legato alla figura del sinologo che non si pu\u00f2 evitare di parlarne nel tracciare il profilo del \u201csinologo della Nuova Era\u201d: \u00e8 infatti innegabile che da quando la Cina ha intrapreso la politica di finanziare universit\u00e0, centri di ricerca e associazioni culturali (fenomeno tutto sommato abbastanza recente) la posizione delle autorit\u00e0 amministrative preposte a ricevere quei finanziamenti, e dei sinologi che quei finanziamenti sollecitano, si \u00e8 fatta pi\u00f9 delicata e per certi versi ambigua. L\u2019autocensura \u00e8, infatti, la\u00a0<em>conditio sine qua\u00a0<\/em><em>non\u00a0<\/em>della relazione con la controparte cinese nel momento in cui viene sottoscritto un contratto in ambito culturale, \u00e8 un \u201cnon detto\u201d di cui entrambi i contraenti sono consci, al punto da non farne mistero. Chi sostiene di non subire alcun tipo di censura quando si \u00e8 autocensurato in via preventiva (come nel caso dell\u2019istituzione degli Istituti Confucio all\u2019interno delle universit\u00e0) vuole dare da intendere a se stesso, ancor prima che ad altri, che la libert\u00e0 accademica sar\u00e0 comunque salvaguardata dalla personale capacit\u00e0 di gestire il rapporto con la controparte cinese. Si tratta di una pia illusione, se non di un inganno, innanzi tutto verso se stessi: autocensurarsi equivale sempre e comunque a cedere sul piano dell\u2019autonomia. E quant\u2019anche fosse una strategia accettabile, un pragmatismo indispensabile, chi segna il limite oltre il quale non \u00e8 lecito andare?<\/p>\n<p>Le dinamiche instauratesi tra la Cina e diversi altri Paesi all\u2019indomani dello sbarco nel mondo accademico degli Istituti Confucio (IC) sono un esempio lampante della capacit\u00e0 cinese d\u2019infiltrazione nel tessuto culturale, politico ed economico di un Paese. Nessun istituto culturale al mondo \u00e8 incardinato in universit\u00e0 straniere, gli IC rappresentano dunque un caso unico, un\u2019anomalia sorprendente se si considera che dipendono da un organismo statale totalmente controllato dal Pcc, notoriamente irrispettoso della libert\u00e0 di espressione e dell\u2019autonomia accademica, il cui Dipartimento centrale di propaganda \u00e8 particolarmente attivo in patria e all\u2019estero. Gli IC sono solo un tassello di una strategia di ben pi\u00f9 ampio respiro, che meriterebbe di essere indagata approfonditamente, comprendendo, tra l\u2019altro, lucrosi contratti offerti da atenei e centri di ricerca cinesi a \u201cesperti\u201d nei pi\u00f9 diversi ambiti (rivelatisi i migliori ambasciatori del successo cinese) e il proliferare di centri studi e associazioni culturali che organizzano eventi o offrono servizi di consulenza e assistenza, prevalentemente economica e commerciale, ma che soprattutto creano i giusti contatti con il mondo della politica e dell\u2019apparato burocratico locale. Si tratta di network di \u201crelazioni di qualit\u00e0\u201d e di \u201cinteressi forti\u201d che si prefiggono l\u2019obiettivo di facilitare il dialogo tra\/con le \u201cpersone che contano\u201d e, attraverso queste, tra\/con le istituzioni, svolgendo funzioni di lobby e favorendo la creazione di consenso nei confronti della Cina, anche a livello popolare. Fanno parte di questi network politici, ex parlamentari ed ex ministri, ex diplomatici, docenti universitari, ricercatori, economisti, politologi, analisti ed esperti di relazioni internazionali, giornalisti, imprenditori ecc.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_13\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">13)<\/sup><\/p>\n<p>Il patto tra istituzioni, per lo pi\u00f9 universitarie, gestito dallo Hanban (oggi trasformatosi in Centro per l\u2019istruzione e la cooperazione del Ministero dell\u2019istruzione cinese),<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_14\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">14)<\/sup>\u00a0che \u00e8 alla base della costituzione di ogni IC, poggia su un accordo \u201csconveniente\u201d che prevede finanziamenti, agevolazioni e benefici vari, personali e istituzionali, in cambio di un atteggiamento collaborativo su una serie di tematiche particolarmente scottanti (ed ecco riemergere prepotente il tema dell\u2019autocensura: o si evita\u00a0<em>tout court\u00a0<\/em>di affrontare certi temi spigolosi, o si partecipa, fianco a fianco con il partner cinese, a un estenuante lavoro di negoziazione volto a smussare o a espungere i punti critici, in nome dell\u2019armonia melassante) e dell\u2019aiuto a diffondere l\u2019influenza degli IC all\u2019interno e all\u2019esterno dell\u2019ateneo. L\u2019accordo trova un contesto particolarmente ricettivo laddove sono pi\u00f9 scarsi i finanziamenti statali alle universit\u00e0, come ad esempio l\u2019Italia. Il condizionamento non si limita alle sole attivit\u00e0 dello IC; senza che ce se ne renda conto fino in fondo, esso si espande all\u2019intero ateneo che ha sottoscritto il contratto, non coinvolge solo quella parte dei docenti e degli studenti di cinese che ne traggono vantaggio, ma anche quella parte che non vorrebbe essere coinvolta, pena il trovarsi isolata o tacciata di fare politica invece di cultura, e quei docenti non sinologi che per un motivo o per l\u2019altro hanno a che fare con la Cina.<\/p>\n<p>Il sistema degli IC, congegnato dal Dipartimento centrale di propaganda del Pcc, senza che da parte degli altri Paesi vi sia, n\u00e9 pretendere che vi sia, un proprio corrispettivo in Cina, si \u00e8 diffuso a macchia d\u2019olio, come si evince dall\u2019elevato numero di istituti creati nel mondo (la met\u00e0 comunque di quelli previsti per il 2020; in Italia sono 12). Non secondaria in questo processo \u00e8 la capacit\u00e0 degli IC di espandere la propria influenza all\u2019esterno dell\u2019ateneo partner, coinvolgendo nei propri corsi di lingua e cultura la societ\u00e0 civile e, aspetto a mio avviso pi\u00f9 preoccupante, le scuole di istruzione secondaria, attraverso l\u2019istituzione delle cosiddette Aule Confucio. Visto l\u2019alto grado di indottrinamento ideologico a cui sono sottoposti in patria gli insegnanti di lingua e cultura cinese per stranieri, selezionati dallo Hanban e non dallo Stato italiano attraverso normali concorsi pubblici, appare non esente da rischi affidare loro classi di adolescenti non ancora formati, e quindi meno solidi dal punto di vista critico e intellettuale.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_15\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">15)<\/sup>\u00a0L\u2019argomento che il personale cinese si limiterebbe a insegnare lingua e cultura senza ombra di propaganda \u00e8 del tutto inconsistente: non esiste infatti insegnamento che possa prescindere da scelte critiche del docente sugli elementi da trasmettere e sui testi attraverso i quali trasmetterli, e, nel caso della Cina, impegnata a offrire un\u2019immagine edulcorata e spesso distorta della propria storia e della propria realt\u00e0 politica e sociale, questi elementi sono formulati su indicazione diretta di Xi Jinping. Ci\u00f2 vale soprattutto oggi, nella cosiddetta \u201cera dello\u00a0<em>storytelling\u00a0<\/em>made in RPC\u201d, come l\u2019ha\u00a0<a href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2020\/12\/20\/marina-miranda-lera-dello-storytelling-la-cina-e-noi\/\">correttamente definita Marina Miranda<\/a>, \u201crisultato di una attenta pianificazione in campo ideologico e dottrinale, programmata nel medio-lungo periodo\u201d.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_16\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">16)<\/sup><\/p>\n<p>A ricordarci \u201cla censura previa\u201d di cui parlava Andrea Berrini e a cui faceva riferimento Perry Link, ci sar\u00e0 sempre quell\u2019anaconda gigante che dormicchia, ma non dorme, attorcigliato sopra di noi, vigile e pronto a intervenire qualora necessario. L\u2019autocensura, \u00e8 bene sottolinearlo, non \u00e8 un peccato veniale, soprattutto se viene indotta in cambio di soldi e\/o benefici di varia natura: \u00e8 invece un peccato gravissimo almeno quanto lo \u00e8 la censura, non essendo altro che l\u2019altra faccia della stessa medaglia. Il suo peso dal punto di vista etico non \u00e8 affatto minore, che sia frutto della paura di possibili ritorsioni o che nasca dalla volont\u00e0 di ottenere ci\u00f2 che serve per realizzare i propri obiettivi, personali e\/o istituzionali, riducendo le difficolt\u00e0 che si incontrerebbero altrimenti.<\/p>\n<p>La questione ci riguarda dunque molto da vicino, perch\u00e9 siamo noi sinologi i principali artefici del successo degli IC, dal momento che abbiamo noi stessi favorito il loro ingresso all\u2019interno delle nostre universit\u00e0, proponendoci di dirigerli (affiancati da un co-direttore di parte cinese), e acconsentendo ad agevolare la realizzazione dei loro obiettivi strategici. Se le attivit\u00e0 svolte attraverso il coinvolgimento degli IC non vengono censurate, \u00e8 perch\u00e9 quelle attivit\u00e0 non recano alcun fastidio, e perch\u00e9, semmai ci fosse il rischio che lambissero terreni minati, il contratto prevede la garanzia che non vengano mai superati i limiti consentiti. Se cos\u00ec non fosse, si pu\u00f2 stare certi che la censura scatterebbe, come ha fatto chiaramente intendere nel 2014 la direttrice dello Hanban, Xu Lin, agli oltre quattrocento sinologi europei riuniti a congresso a Braga, in Portogallo.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_17\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">17)<\/sup>\u00a0Il suo fu un messaggio forte e chiaro, diretto anche ai sinologi non presenti. La sera prima dell\u2019apertura dei lavori congressuali, senza averne alcun titolo, requis\u00ec i programmi che riportavano gli abstract degli interventi, alcuni dei quali erano, a suo giudizio, \u201cin contrasto con la normativa cinese\u201d (affrontavano, cio\u00e8, temi \u201csensibili\u201d, ritenuti off limits), e li restitu\u00ec la mattina successiva privati di quelle pagine ritenute lesive dell\u2019immagine della Cina, scatenando la pronta reazione del presidente dell\u2019Associazione europea di studi cinesi, il professor Roger Greatrex dell\u2019Universit\u00e0 di Lund, che denunci\u00f2 pubblicamente il comportamento di Xu Lin come un inaccettabile atto di arroganza e una palese violazione della libert\u00e0 e dell\u2019autonomia accademica, e provocando un processo mediatico internazionale culminato in un\u2019intervista rilasciata da Xu Lin alla BBC, dai toni persino esilaranti, che ha fatto storia. Per i sinologi europei rappresent\u00f2 l\u2019occasione per aprire finalmente gli occhi sui rischi che correvano con l\u2019aver favorito l\u2019incardinamento degli IC all\u2019interno dei propri atenei (oltreoceano la questione era gi\u00e0 ampiamente dibattuta e le associazioni di docenti erano scese in campo prendendo posizione in modo netto).<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_18\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">18)<\/sup><\/p>\n<p>Ma come ipnotizzati dagli occhi del serpente Kaa, la reazione che ci si sarebbe dovuti attendere da parte dei sinologi non ci fu, si prefer\u00ec considerare l\u2019evento un incidente di poco conto. Anzi: quasi a voler esorcizzare quanto successo, con un tempismo a dir poco eccezionale, otto atenei ospitanti un IC al loro interno, uno dei quali italiano, conferirono una laurea\u00a0<em>honoris causa<\/em>e un premio internazionale a Xu Lin, che apprezz\u00f2 il sostegno ricevuto in un momento di evidente difficolt\u00e0. Ricambi\u00f2 il favore in occasione della conferenza mondiale degli IC che si sarebbe tenuta di l\u00ec a pochi mesi a Xiamen, dove gli IC delle universit\u00e0 riverenti e omaggianti vennero premiati con la \u201cmedaglietta\u201d di rito destinata ai migliori IC dell\u2019anno (in un caso fu premiato il co-direttore italiano), creando un cortocircuito che pass\u00f2 quasi del tutto inosservato: \u201cUn\u00a0<em>loop\u00a0<\/em>autoreferenziale imbarazzante \u2013 feci presente all\u2019epoca \u2013, che non contribuisce certo a creare quell\u2019immagine di autonomia, trasparenza e rigore intellettuale che sarebbe auspicabile.\u201d<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_19\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">19)<\/sup><\/p>\n<p>All\u2019estero le cose sono andate diversamente. Nel giro di pochi anni una cinquantina di IC sono stati chiusi, per lo pi\u00f9 negli Stati Uniti, ma anche in Giappone, Canada, Australia, Svezia, Germania, Francia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi. Universit\u00e0 di altri Paesi sono determinate a non rinnovare oltre gli accordi a suo tempo sottoscritti con lo Hanban, mosse anche dai recenti scandali scoppiati alla Vrije Universiteit di Bruxelles (il co-direttore cinese, accusato di spionaggio, \u00e8 stato espulso dal Paese e l\u2019IC \u00e8 stato chiuso) o alla Freie Universit\u00e4t di Berlino (l\u2019Hanban ha finanziato una cattedra di lingua cinese con il vincolo di recessione, in qualsiasi momento, a discrezione delle autorit\u00e0 legislative cinesi, in evidente violazione dell\u2019autonomia accademica). Vi sono Paesi \u2013 oltre agli Stati Uniti, ad esempio, l\u2019India \u2013 che stanno valutando la questione a livello governativo, sottraendola cos\u00ec alla sola competenza degli atenei, percorrendo una via non semplice, ma interessante e forse auspicabile.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_20\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">20)<\/sup><\/p>\n<p>Il problema dell\u2019ingerenza cinese nelle attivit\u00e0 culturali non riguarda solo le istituzioni universitarie. Il caso in cui si \u00e8 recentemente trovato il Mus\u00e9e d\u2019Histoire de Nantes \u00e8 emblematico: una mostra su Genghis Khan e l\u2019impero mongolo organizzata con il Museo della Mongolia Interna di Hohhot, programmata per febbraio 2021 al Ch\u00e2teau des ducs de Bretagne, \u00e8 stata annullata a pochi mesi dall\u2019inaugurazione per l\u2019intervento,\u00a0<em>last minute\u00a0<\/em>e a gamba tesa, del National Administration of Cultural Heritage di Pechino intenzionato a rivedere l\u2019intero progetto e \u201criscrivere la storia della cultura mongola in favore di una nuova narrazione nazionale\u201d (nelle parole del direttore Bertrand Guillet). Veniva disapprovato persino il titolo, \u201cFils du Ciel et des steppes. Gengis Kahn et la naissance de l\u2019Empire mongol\u201d, perch\u00e9 metteva in evidenza il nome di Gengis Khan e l\u2019espressione \u201cImpero mongolo\u201d, pretendendo che apparisse solo un generico riferimento alla cultura delle steppe. \u201cIn nome dei valori umani, scientifici ed etici difesi dall\u2019istituzione museale\u201d i promotori dell\u2019iniziativa hanno deciso di rinunciare alla collaborazione con il Museo della Mongolia Interna e di posticipare l\u2019evento al 2024, e di riorganizzare la sezione espositiva attingendo alle collezioni presenti nei musei europei e americani. Il problema che i musei al di fuori della Cina si trovano ad affrontare non \u00e8 poi tanto diverso da quello degli atenei, dei centri di ricerca o delle associazioni culturali, e non sempre si \u00e8 disposti a cedere.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_21\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">21)<\/sup><\/p>\n<p>Finch\u00e9 non si scioglier\u00e0 questo nodo, \u00e8 difficile immaginare che il sinologo che opera all\u2019interno di un\u2019universit\u00e0, di un centro di ricerca o di un museo possa sentirsi libero di svolgere il proprio lavoro in autonomia, come peraltro prevedono la Carta costituzionale, la Corte europea dei diritti umani e, pi\u00f9 nel dettaglio, la\u00a0<a href=\"http:\/\/www.magna-charta.org\/\"><em>Magna Charta Universitatum<\/em><\/a>, stilata nel 1988 su iniziativa dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna in occasione del Nono centenario della sua fondazione e sottoscritta a tutt\u2019oggi da 904 universit\u00e0 di 88 paesi, che rappresenta una sorta di codice deontologico al quale ci si dovrebbe attenere nella professione accademica. Nei suoi Principi fondamentali la\u00a0<em>Charta\u00a0<\/em>sancisce la piena \u201cindipendenza morale e scientifica [degli atenei] nei confronti di ogni potere politico ed economico\u201d, presupposto ritenuto indispensabile per salvaguardare l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia di pensiero e di espressione all\u2019interno degli atenei. Ne consegue che \u201cessendo la libert\u00e0 d\u2019insegnamento, di ricerca e di formazione il principio fondamentale di vita delle universit\u00e0, sia i pubblici poteri sia le universit\u00e0 devono garantire e promuovere, ciascuno nell\u2019ambito delle proprie competenze, il rispetto di questa esigenza prioritaria\u201d.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_22\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">22)<\/sup>\u00a0Il 30 giugno 2006 la\u00a0<em>Charta\u00a0<\/em>\u00e8 stata fatta propria dal Consiglio d\u2019Europa, con Raccomandazione n. 1762.<\/p>\n<p>L\u2019indipendenza accademica non \u00e8 un principio astratto e scontato che possa proteggerci automaticamente da ogni condizionamento, come si trattasse di una sorta di scudo che rende impermeabili a ogni tentativo di contaminazione, al contrario, \u00e8 un principio etico, e in quanto tale \u00e8 fragile ed esposto a continue minacce provenienti dall\u2019esterno cos\u00ec come dall\u2019interno della stessa istituzione universitaria; per questa ragione va perseguito con tenacia e coerenza e difeso con ogni mezzo:<\/p>\n<p>L\u2019autonomia intellettuale e morale \u2013 recita la\u00a0<em>Charta\u00a0<\/em>nell\u2019edizione 2020 \u2013 \u00e8 il segno distintivo di qualsiasi universit\u00e0 e il presupposto per l\u2019adempimento delle sue responsabilit\u00e0 nei confronti della societ\u00e0. Questa indipendenza deve essere riconosciuta e protetta dai governi e dalla societ\u00e0 in generale, e difesa con forza dalle istituzioni stesse. \u2026 Nel creare e diffondere la conoscenza, le universit\u00e0 mettono in discussione dogmi e dottrine consolidate e incoraggiano il pensiero critico di studenti e studiosi. La libert\u00e0 accademica \u00e8 la loro linfa vitale; la ricerca aperta e il dialogo sono il loro nutrimento. Prioritario per le universit\u00e0 \u00e8 il dovere di insegnare e fare ricerca in modo etico e con integrit\u00e0, producendo risultati che si fondino su basi solide, affidabili e accessibili.<\/p>\n<p>\u00c8 questa l\u2019unica\u00a0<em>Charta\u00a0<\/em>intorno alla quale \u201cla nostra comunit\u00e0 di studiosi\u201d dovrebbe riconoscersi, la sola titolata a indicare i confini entro i quali svolgere la collaborazione con le istituzioni culturali cinesi, e non la \u201cCarta condivisa tra gli Atenei\u201d\u00a0<a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?client=safari&amp;rls=en&amp;q=%E2%80%9CZhongxue+wei+yong:+la+Cina+come+strumento%3F%E2%80%9D&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8\">proposta da Stefania Stafutti<\/a>\u00a0in difesa del sistema degli IC.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_23\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">23)<\/sup>\u00a0Affidiamoci dunque con convinzione ai principi di libert\u00e0 e indipendenza contenuti nella\u00a0<em>Magna Charta Universitatum\u00a0<\/em>per tracciare il profilo del \u201csinologo della Nuova Era\u201d: studioso appassionato, impegnato, dotato di talento, rigoroso nel metodo, impermeabile alle lusinghe del potere e libero da qualsiasi forma di condizionamento (soprattutto economico), in grado di non confondere i cinesi e la loro straordinaria cultura con i loro governanti e le loro politiche, che non tema di mettere \u201cin discussione dogmi e dottrine consolidate\u201d e che incoraggi \u201cil pensiero critico di studenti e studiosi\u201d. Un autentico\u00a0<em>j<\/em><i>unzi\u00a0<\/i>\u541b\u5b50 che, in quanto tale, non potrebbe che impegnarsi a livello sociale, sentendo come suo dovere, soprattutto in una situazione particolare come quella che stiamo vivendo, \u201cprendere una posizione pubblica\u2026 spendersi per illuminare certe dinamiche e le sottostanti complicit\u00e0, anche quando questo porta a conclusioni che mettono in discussione confortanti \u2018certezze\u2019\u201d,<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_24\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">24)<\/sup>\u00a0partecipando \u201cattivamente al processo di copertura mediatica degli organi di stampa sulla Cina\u201d,<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_25\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">25)<\/sup>\u00a0per contribuire nei fatti alla costruzione di un\u2019informazione indipendente in grado di far saltare, anche a costo di usare la dinamite \u2013 per usare\u00a0<a href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2020\/12\/06\/simone-pieranni\/\">le parole di Simone Pieranni<\/a>\u00a0\u2013, \u201ci ponti della diseguaglianza, del populismo, del dominio attraverso i nostri dati e il nostro lavoro\u201d.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_26\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">26)<\/sup>\u00a0Una sinologia libera da timori e impedimenti, audace e preparata, in grado di aiutare i meno esperti a destrutturare \u201cle costruzioni narratologiche e propagandistiche\u201d costruite ad arte dalla macchina mediatica cinese<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_27\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">27)<\/sup>\u00a0e a sviluppare un autentico senso critico che consenta agli studenti di \u201creggere e assorbire l\u2019urto con una civilt\u00e0 e una cultura che preme per diventare egemone\u201d,<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_28\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">28)<\/sup>\u00a0una sinologia solida nei principi, libera di dibattere e prendere posizioni in piena autonomia, che esca dai palazzi per dare il proprio contributo di idee al netto di quanto suggeritole o paventatole dall\u2019ombra dell\u2019anaconda, diventandocos\u00ec punto di riferimento credibile per le nostre istituzioni; ne guadagnerebbe il Paese e ne guadagnerebbe l\u2019immagine stessa della Cina, la cui capacit\u00e0 di attrazione, se non si considerano finanziamenti e benefit con cui sta inondando il mondo, \u00e8 ben lungi dall\u2019essersi affermata.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_29\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">29)<\/sup><\/p>\n<p>Schierarsi \u00e8 inevitabile, soprattutto se vengono violati i diritti di libert\u00e0 e di espressione e se in discussione ci sono i valori civili in cui crediamo, fa parte della coerenza dei nostri sentimenti, della nostra dignit\u00e0 di studiosi liberi e indipendenti, della fedelt\u00e0 a presupposti irrinunciabili, fondati anche sulla nostra esperienza personale e sull\u2019impegno assunto con la presa di servizio, la quale fissa principi e confini deontologici della nostra professione, enunciati dalla\u00a0<em>Charta<\/em>, che equivale,\u00a0<em>mutatis mutandis<\/em>, al giuramento di Ippocrate prestato dai medici prima di iniziare a esercitare.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_30\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">30)<\/sup><\/p>\n<p>Negli Stati Uniti desta preoccupazione il calo degli studenti di cinese nei loro atenei, risultato della aggressiva campagna anti-cinese promossa da Donald Trump, che in prospettiva ridurr\u00e0 il numero di sinologi in grado di consigliare e orientare le scelte di governi e aziende, che, privi di guide esperte, potrebbero non prendere le decisioni migliori.<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_31\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">31)<\/sup>\u00a0Il problema in Italia non si pone, non solo perch\u00e9 il numero degli aspiranti sinologi non \u00e8 in calo ma in aumento, ma anche perch\u00e9 le nostre istituzioni governative per elaborare valide strategie nei confronti della Cina non hanno mai preso seriamente in considerazione esperti sinologi, \u201ccertificati\u201d dai nostri atenei o centri di ricerca e non da qualche universit\u00e0 cinese, come talvolta \u00e8 invece accaduto. \u00c8 arrivato il momento di far fare alla sinologia italiana, che annovera studiosi di valore e giovani preparati e dalle grandi potenzialit\u00e0, il salto di qualit\u00e0 che le circostanze attuali richiedono.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 puramente accademica. La Cina \u00e8 una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 presente, non sta pi\u00f9, come un tempo, dall\u2019altra parte del mondo, isolata da tutti, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere semplicemente quell\u2019oggetto di studio fine a se stesso che ci siamo concessi per lungo tempo. \u00c8 giunta tra noi, sospinta da ambizioni forti, che mirano a cambiare l\u2019assetto geopolitico dell\u2019intero pianeta, che si scontrano con resistenze altrettanto potenti, imponendo a chiunque, prima di tutto a noi sinologi, riflessioni nuove e scelte ben ponderate. Parafrasando\u00a0<a href=\"https:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/10\/ivan-franceschini-cina-globale-appunti-per-una-critica-sistemica\/\">le parole di Franceschini<\/a>, mi chiedo: \u201cSe non i sinologi, chi dovrebbe garantire l\u2019autonomia degli studi sulla Cina all\u2019interno degli atenei? E se non ora, quando verr\u00e0 il momento di prendere posizione?\u201d<sup id=\"footnote_plugin_tooltip_32\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">32)<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">1. \u2191 Attilio Andreini, \u201cEcco perch\u00e9 \u00e8 fondamentale parlare\u201d, Sinosfere, 25 novembre 2019; Andrea Berrini, \u201cCensura e autocensura in Cina\u201d, Doppiozero, 28 gennaio 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">2. \u2191 Perry Link, Is Academic Freedom Threatened by China\u2019s Influence on American Universities?, testimonianza resa alla U.S. House Commission on Foreign Affairs, 4 dicembre 2014; Id., \u201cBeijing\u2019s bold new censorship\u201d, The New York Review, 5 settembre 2017.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">3. \u2191 Citato in Daniel Maxwell, \u201cHow China Mastered the Art of Academic Censorship\u201d, Study International, 5 agosto 2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">4. \u2191 Rosemary Bennet, \u201cUniversities \u2018Pander to Chinese Censors\u2019\u201d, The Times, 10 luglio 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">5. \u2191 Sheena Chestnut Greitens e Rory Truex, \u201cRepressive Experiences among China Scholars: New Evidence from Survey Data\u201d, The China Quarterly, 242, June 2020, pp.349-375.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">6. \u2191 Fiorenzo Lafirenza, \u201cLa Cina non \u00e8 solo successi, dobbiamo trasmettere senso critico\u201d, Corriere.it, 16 dicembre 2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">7. \u2191 \u201cXi Stresses Building Holistic National Security Architecture\u201d, Xinhua, 12 dicembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">8. \u2191 Per una sintesi della vicenda, v. Shaun O\u2019Dwyer, \u201cChina\u2019s Growing Threat to Academic Freedom\u201d, The Japan Times, 25 novembre 2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">9. \u2191 Sophie Richardson, Government Threats to Academic Freedom Abroad. New 12-point Code of Conduct to Help Educational Institutions respond, Human Right Watch, 21 marzo 2019, Id., China\u2019s Influence on Global Human Rights System, Human Right Watch, 14 settembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">10. \u2191 Anne-Marie Brady, \u201cOpen Letter on Harassment Campaign against Anne-Marie Brady\u201d, Sinopsis. China in Context and Perspective, 12 dicembre 2018; John Power, \u201cIf it Weren\u2019t so Sinister, we\u2019d Laugh\u2019: Probe of China Researcher Raises Fears in New Zealand\u201d, South China Morning Post, 21 ottobre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">11. \u2191 Maurizio Scarpari, \u201cFuori gli Istituti Confucio delle universit\u00e0 italiane\u201d, La Lettura (Corriere della Sera), 419, 8 dicembre 2019 (anche in Corriere.it, 16 dicembre 2019, e Inchiesta online, 16 dicembre 2019).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">12. \u2191 Perry Link, \u201cChina: The Anaconda in the Chandelier\u201d, The New York Review, 11 aprile 2002.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">13. \u2191 Anne-Marie Brady, \u201cMagic Weapons: China\u2019s Political Influence Activities under Xi Jinping\u201d, Wilson Center, 18 settembre 2017. Sul caso italiano, vedi Paolo Messa, L\u2019era dello sharp power, University Bocconi Editore, Milano, 2018, pp. 141-155, in particolare pp. 145-148, e Lucrezia Poggetti, \u201cChina\u2019s Growing Political Influence in Italy: A Case Study of Beijing\u2019s Influencing Tactics in Europe\u201d, in Andrew Foxall e John Hemmings (eds.), The Art of Deceit: How China and Russia Use Sharp Power to Subvert the West, The Henry Jackson Society, London, dicembre 2019, pp. 14-19.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">14. \u2191 Il nuovo Centro ha affidato la gestione degli IC alla Chinese International Education Foundation; si tratta di una operazione di restyling resasi necessaria non solo per nascondere il fatto che l\u2019ente, non governativo, sia diretto dal Dipartimento centrale di propaganda del Pcc e affrontare quindi, con maggior agio, le difficolt\u00e0 in cui si dibattono attualmente gli IC, ma anche per predisporsi in modo pi\u00f9 efficace alla nuova fase di espansione che le autorit\u00e0 al vertice si sono prefissate, ampliando il raggio d\u2019azione degli IC dall\u2019istruzione a ogni forma possibile di cooperazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">15. \u2191 Esiste una discreta letteratura sul ruolo che gli insegnanti di lingua cinese per studenti stranieri devono svolgere sul fronte dell\u2019educazione ideologica e politica degli studenti stranieri. Vedi, ad esempio, Chen Binbin \u9648\u5f6c\u5f6c, Gao Zhongqiao \u9ad8\u4e2d\u6865 e Dong Dongdong \u8463\u51ac\u680b, \u201cYidai yilu beijing xia liuxuesheng de sixiang zhengzhi jiaoyu xianzhuang fenxi \u2013 yi Hainan gaoxiao wei li\u201d \u4e00\u5e26\u4e00\u8def\u80cc\u666f\u4e0b\u7559\u5b66\u751f\u7684\u601d\u60f3\u653f\u6cbb\u6559\u80b2\u73b0\u72b6\u5206\u6790\u2014\u2014\u4ee5\u6d77\u5357\u9ad8\u6821\u4e3a\u4f8b (L\u2019educazione ideologica e politica degli studenti stranieri nel contesto delle \u201cNuove Vie della Seta\u201d: analisi dello stato attuale. Il caso studio degli istituti di istruzione superiore di Hainan), Zhiku shidai (Think Tank Era), 2020, 2, pp. 145-146; Chao Shang e Lu Cao, \u201cThe Study of the Guidance and Formation of Chinese Courses for the Ideological and Moral Cultivation of Foreign Students\u201d, Social Science, Education and Human Science, 2nd International Conference on Pedagogy, Communication and Sociology (ICPCS 2020), Gennaio 6-7 2020, Bangkok, pp. 124-127. Si veda anche Sharon Hsu, \u201cIstituti Confucio, come Pechino educa i docenti a diffondere propaganda\u201d, Epoch Times, 28 settembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">16. \u2191 Marina Miranda, \u201cL\u2019idea dello storytelling, la Cina e noi\u201d, Sinosfere, 20 dicembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">17. \u2191 Sull\u2019intera vicenda vedi, anche per le indicazioni bibliografiche, Maurizio Scarpari, \u201cSoft power in salsa agrodolce. Confucianesimo, Istituti Confucio e libert\u00e0 accademica\u201d, Inchiesta online, 29 settembre 2014, e Id., \u201cIstituti Confucio, promozione culturale o propaganda politica?\u201d, Cinaforum, 3 aprile 2015.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">18. \u2191 The Canadian Association of University Teachers,Universities and Colleges Urged to End Ties with Confucius Institutes, dicembre 17, 2013; Association Committee A on Academic Freedom and Tenure of the American Association of University Professors (AAUP), On Partnerships With Foreign Governments: The case of Confucius institutes, June 2014.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">19. \u2191 Maurizio Scarpari, \u201cIstituti Confucio, promozione culturale o propaganda politica?\u201d,cit.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">20. \u2191 \u00c8, ad esempio, il caso dell\u2019India. Shishir Gupta, \u201cUpset at India\u2019s Big Review of Confucius Institutes Tomorrow, China Says \u2018Be Fair\u2019\u201d, Hindustan Times, 4 agosto 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">21. \u2191 Kabir Jhala, \u201cChinese Interference Derails Genghis Khan Exhibition in France\u201d, The Art Newspaper, 14 ottobre 2020. Sull\u2019atteggiamento apertamente ambiguo assunto da alcuni musei occidentali, vedi Cristina Ruiz, \u201cMuseum Grapple with Ethics of China Projects\u201d, The Art Newspaper, 1 settembre 2020. Interessante in tal senso sono le dichiarazioni di Ai Weiwei raccolte da Cristina Ruiz, \u201cAi Wewei: If you Do not Question Chinese Power, you are Complicit with it \u2013 That Goes for Art Organisations too\u201d, The Art Newspaper, 1 settembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">22. \u2191 Magna Charta Universitatum 1988, in Observatory Magna Charta Universitatum.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">23. \u2191 Stefania Stafutti, \u201cZhongxue wei yong: la Cina come strumento?\u201d, Sinosfere, 4 novembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">24. \u2191 Ivan Franceschini, \u201cCina globale. Appunti per una critica sistemica\u201d, Sinosfere, 10 novembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">25. \u2191 Gianluigi Negro, \u201cAlcune riflessioni sul ruolo della stampa italiana nell\u2019affrontare il dibattito sulla Cina contemporanea\u201d, Sinosfere, 19 novembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">26. \u2191 Simone Pieranni, \u201cCostruire ponti con la dinamite\u201d, Sinosfere, 6 dicembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">27. \u2191 Marina Miranda, cit.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">28. \u2191 Fiorenzo Lafirenza, cit.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">29. \u2191 Maurizio Scarpari, \u201cFuori gli Istituti Confucio delle universit\u00e0 italiane\u201d, cit.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">30. \u2191 Sophie Richardson, China\u2019s Influence on Global Human Right System, cit.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">31. \u2191 \u201cBarriers to Sinology: As China\u2019s Power Waxes, the West\u2019s Study of it is Waning\u201d, The Economist, 28 novembre 2020.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">32. \u2191 Ivan Franceschini, cit.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[fonte:\u00a0 http:\/\/sinosfere.com\/2021\/01\/13\/maurizio-scarpari-allombra-dellanaconda-considerazioni-sinologiche\/ ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maurizio Scarpari (SINOSFERE) &nbsp; \u201cCome conciliare l\u2019entusiasmo di tutti noi che di Cina ci occupiamo in vario modo, con la necessit\u00e0 di criticare il regime, di prendere distanze dalla repressione feroce della minoranza musulmana in Xinjiang e del movimento democratico a Hong Kong, dal modello oligarchico di dominazione della societ\u00e0, di sfruttamento micidiale della manodopera salariata?\u201d\u00a0Con queste parole si interrogava, e ci interrogava, all\u2019inizio del 2020 Andrea Berrini, scrittore ed editore con grande esperienza&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-g6E","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61916"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61916"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61916\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61917,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61916\/revisions\/61917"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61916"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61916"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61916"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}