{"id":61954,"date":"2021-01-16T01:02:14","date_gmt":"2021-01-16T00:02:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61954"},"modified":"2021-01-16T09:37:11","modified_gmt":"2021-01-16T08:37:11","slug":"tipi-di-atto-e-voto-elettorale-lennesima-ragione-per-cui-senza-partiti-popolari-non-ce-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=61954","title":{"rendered":"Tipi di atto e voto elettorale: l&#8217;ennesima ragione per cui senza partiti popolari non c&#8217;\u00e8 democrazia"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\">\n<div id=\"jsc_c_25\" data-ad-comet-preview=\"message\" data-ad-preview=\"message\">\n<div>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma)<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;articolo di Oreste Massari per &#8220;Democrazia e diritto&#8221; (n. 3-4, 2009) ricaviamo le seguenti informazioni: negli anni &#8217;50 il 10% circa degli elettori italiani era iscritto a uno dei principali partiti in parlamento, il tasso pi\u00f9 alto di tutti i maggiori paesi europei, 4 milioni di persone. La popolazione totale era di circa 48 milioni; negli anni &#8217;90 la cifra assoluta si dimezza: scendiamo a 2 milioni di iscritti a un partito, con una popolazione che \u00e8 salita a 56 milioni circa. Parliamo, dunque, di circa il 4% dell&#8217;elettorato attivo, che nel 2003 sale timidamente al 5% (il processo \u00e8 lo stesso negli altri maggiori paesi europei, e l&#8217;Italia rimane dunque in testa alla classifica).<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Riporto questo passaggio interessante:<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">\u00abSul versante del partito nel territorio, \u00e8 interessante notare come gli anni dopo il crollo siano stati anni di tentativi di innovazioni organizzative nelle strutture di base. Un po\u2019 tutti i partiti rigettano il modello della sezione territoriale, legata al modello del partito di massa, adottando la formula assai pi\u00f9 leggera dei club, dei circoli (persino RC!), delle aggregazioni tematiche o legate a gruppi di interesse. Ma non pare che questi tentativi siano stati soddisfacenti, basati com\u2019erano sulla pura contingenza e talvolta improvvisazione. Se i partiti al centro sono svuotati, non sono pi\u00f9 strutture di partecipazione effettiva, basata su una catena di organizzazioni collettive e di organi collegiali, non sono pi\u00f9 capaci di costituire i terminali di processi rappresentativi e decisionali che partono dal basso, anche alla base gli effetti non possono che essere quelli di un attivismo velleitario e vuoto di prospettiva. Insomma, il partito sul territorio cessa di essere negli anni della transizione il fulcro dell\u2019organizzazione partitica. Il centro di gravit\u00e0 dei poteri interni appare ancorato da una parte al partito centrale e dall\u2019altro al partito degli eletti\u00bb.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">I numeri di oggi non sono certi. Il PD conta circa 400.000 iscritti, il M5S 135.000, della Lega non sono disponibili dati se non un affermazione del feb. 2020 che parlava di boom di iscrizioni al nuovo partito (Lega-Salvini Premier) con 50.000 iscrizioni e altre 50.000 tessere in stampa (li considereremo 100.00 per i nostri calcoli), FI ne conta circa 105.000 nel 2015, di FdI non sono disponibili dati. Sono questi i partiti politici pi\u00f9 importanti, per un totale da prendere con le pinze di circa 740.000 iscritti. Aggiungiamo un generoso e ipotetico numero, 100.000 iscritti FdI e siamo a 840.000. Arrotondiamo, per generosit\u00e0, a 1 milione di iscritti ai principali partiti politici italiani (considerate che +Europa ha 2.596 iscritti, comunicati nel loro sito per &#8220;trasparenza&#8221;, e che il PC non ha pi\u00f9 di 5000 iscritti, quindi sono numeri che contano poco in questi calcoli).<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Possiamo dire con un certo grado di certezza che il numero di iscritti ai principali partiti politici si \u00e8 ulteriormente dimezzato dagli anni &#8217;90 a questa parte.<\/p>\n<p dir=\"auto\">\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">DEFINIZIONE DI DUE TIPI DI ATTO<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Veniamo a noi e alla distinzione tra atto politico e atto economico. Cosa distingue l&#8217;atto economico da quello politico?<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>1-<\/strong> Per dare una definizione positiva minima di atto economico possiamo dire questo: l&#8217;atto economico si svolge in un rapporto di disuguaglianza qualitativa tra chi svolge l&#8217;azione e colui a cui l&#8217;azione \u00e8 diretta. Questa disuguaglianza \u00e8 quella che c&#8217;\u00e8 tra l&#8217;acquirente-utente-consumatore e l&#8217;offerente-produttore-venditore. Se l&#8217;azione \u00e8 legata concettualmente a questo inquadramento dei soggetti e non potrebbe esistere al di fuori di questo inquadramento schematico, allora l&#8217;atto \u00e8 economico. Indipendentemente dal fatto, certamente possibile, e anzi frequente, che l&#8217;azione economica sia il precipitato di un fine politico o di una fede morale, la quale precipita e in un atto economico e in un atto politico, e indipendentemente dal fatto, che segue da quanto detto, che una azione economica possa avere &#8220;valore politico&#8221;, cio\u00e8 possa essere fatta con un&#8217;intenzione politica che si *aggiunge* a quella economica, non sostituendola, e che questo valore non sia necessariamente accessibile solo a chi fa la cosa ma possa esserlo anche a chi gli sta attorno ed \u00e8 in grado di capirla.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>2-<\/strong> La definizione positiva di atto politico, in questa occasione, non interessa. Se sopra abbiamo dato una condizione &#8220;sufficiente&#8221; a identificare un atto economico, qui, per quello che segue, ci basta identificare una condizione &#8220;necessaria&#8221; dell&#8217;atto politico, tale per cui potremo dire che, qualora questa caratteristica non sia presente, l&#8217;atto non \u00e8 politico. Forse si potrebbe anche sostenere che la caratteristica che indicher\u00f2 sia anche sufficiente, ma la cosa in questa occasione non ci interessa. Per dare una definizione negativa minima di atto politico, potremmo dire qualcosa del genere: l&#8217;atto politico si svolge in un rapporto di eguaglianza qualitativa tra chi svolge l&#8217;azione e colui a cui l&#8217;azione \u00e8 diretta (azioni linguistiche rientrano nel concetto di azione chiaramente).<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Se questo \u00e8 vero, allora l&#8217;azione politica ha la peculiarit\u00e0 di essere un&#8217;azione intrinsecamente bidirezionale, cio\u00e8 non ci sono un agente e un paziente. Dunque si potrebbe chiamare il rapporto tra i soggetti che agiscono politicamente una forma di vita o una comunit\u00e0 di vita, ma su questo ci torniamo dopo.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Da notare che anche l&#8217;astensione \u00e8 una azione e pu\u00f2 ricadere in una delle categorie di sopra, infatti una cosa \u00e8 &#8220;non fare x&#8221;, un&#8217;altra \u00e8 &#8220;fare non x&#8221;.<\/p>\n<p dir=\"auto\">\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">SCOLIO E ALCUNI ESEMPI<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Dalle definizioni 1 e 2 segue che un&#8217;azione politica non \u00e8 economica e che un&#8217;azione economica non \u00e8 politica. Come coniugare questa conclusione con quanto detto nella def. 1, cio\u00e8 che un&#8217;azione economica pu\u00f2 avere un valore politico? Mi sembra che la soluzione migliore al problema sia considerare quei casi che rientrano in questa categoria come azioni complesse, cio\u00e8 come due azioni legate contingentemente a scopo simbolico.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Presento qualche esempio che si legge in fretta ma che si pu\u00f2 saltare.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Poniamo che Luca decida di non comprare smartphone dopo essere venuto a conoscenza del &#8220;modello di lavoro&#8221; dietro l&#8217;estrazione del Coltan, minerale indispensabile per la produzione di smartphone estratto per l&#8217;80% in Congo in condizioni di schiavit\u00f9. Cosa sta facendo Luca? Forse Luca non vuole partecipare al peccato, non vuole finanziare lo sfruttamento di esseri umani. Forse Luca vuole punire, nel suo piccolo, chi ha messo in piedi questa operazione e chi ne \u00e8 complice, non finanziandolo. Questo \u00e8 un atto economico: Luca ha deciso di astenersi dall&#8217;acquistare uno smartphone. Ma probabilmente Luca ne ha parlato con i suoi amici quando ha scoperto del coltan, e ha spiegato l&#8217;orrore legato all&#8217;estrazione di questo minerale provando a comunicare quanto sia sbagliato che esista qualcosa di simile nel mondo e che ogni rapporto di lavoro dovrebbe essere regolato da un contratto giusto. Gli amici forse hanno detto che \u00e8 terribile e che non dovrebbe accadere e che se una cosa del genere accadesse in Italia bisognerebbe fare qualcosa, ma che accadendo in Congo c&#8217;\u00e8 poco da fare, non c&#8217;\u00e8 modo di intervenire. Luca potrebbe rispondere che comunque bisognerebbe non partecipare del misfatto, astenendosi dal comprare questi cellulari, oppure potrebbe essere sostanzialmente d&#8217;accordo e tuttavia astenersi, perch\u00e9 la sua coscienza gli impone di farlo. Essendo il fatto in questione fuori dalla giurisdizione del potere legislativo di cui Luca \u00e8 partecipe, questo esempio porta complicazioni che \u00e8 meglio evitare.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Cambiamo un po&#8217; l&#8217;esempio. Luca scopre cosa sono il contratto da stagista e il contratto a tempo determinato e viene a sapere che il personale di una azienda di lampade vicino casa sua \u00e8 composto per lo pi\u00f9 di stagisti che lavorano anzich\u00e9 imparare e di lavoratori a tempo determinato. Secondo Luca il contratto di stage \u00e8 una presa in giro e il contratto a tempo determinato \u00e8 un modo di esercitare pressione sui lavoratori, con la tacita minaccia che &#8220;se rompi li cojoni non ti rinnovo il contratto&#8221;. Luca smette di comprare lampade l\u00ec: \u00e8 un atto economico. In pi\u00f9, Luca parla dell&#8217;ingiustizia dei contratti di lavoro a tempo determinato come forma tipica del contratto di lavoro con molti suoi amici e conoscenti. Luca prova a spiegare loro che bisognerebbe rendere il contratto di lavoro a tempo indeterminato la forma tipica di lavoro, che \u00e8 giusto che sia cos\u00ec. Quando parla di queste cose con qualcuno, costui gli risponde approvando o provando a convincerlo del contrario: i ruoli di ascoltatore e parlante sono invertiti in continuazione perch\u00e9 Luca sta dialogando. Questo non \u00e8 un atto economico ed \u00e8 almeno candidato a essere un atto politico: il tentativo di Luca di rendere maggioritaria la sua proposta di ordinamento del contratto di lavoro \u00e8 fatto di conversazioni con suoi eguali.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Si tratta, dunque di due azioni diverse: l&#8217;atto economico e l&#8217;atto politico. Ma in che senso l&#8217;atto economico ha valore politico? Luca ha una ragazza che si trasferisce a casa sua. Luca e la sua ragazza cercano una lampada per casa e la trovano a 50\u20ac. La sua ragazza dice di averla vista a 30\u20ac in un negozio vicino casa ma Luca diventa molto serio e dice che lui l\u00ec non compra niente e che i 20\u20ac in pi\u00f9 li pu\u00f2 mettere lui, se per lei \u00e8 un problema. La ragazza, un po&#8217; sorpresa, chiede perch\u00e9. Luca spiega che non compra l\u00ec perch\u00e9 \u00e8 un&#8217;azienda che ha quasi esclusivamente lavoratori a tempo determinato e stagisti, e non gli importa che sia legale: \u00e8 ingiusto. La ragazza \u00e8 colpita. Sapeva gi\u00e0 che secondo Luca il contratto di stage e quello a tempo determinato sono strumenti di ingiustizia, ma nel vedere che questa convinzione ha conseguenze nel modo in cui Luca agisce, capisce che \u00e8 una cosa importante per lui. Ne deduce un maggiore grado di probabilit\u00e0 che Luca ritenga onestamente che sia un&#8217;ingiustizia, perch\u00e9 se fosse un pensiero espresso durante le conversazioni a cena, ma che non vede mai la luce del sole, potrebbe anche essere una cosa secondaria. Invece Luca, evidentemente, ci tiene.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">In questo caso, quello di Luca \u00e8 un atto complesso. Luca sta facendo due cose contemporaneamente: un atto economico di astensione dal comprare una lampada, un atto, almeno candidato a essere politico, di egemonia sulla propria ragazza. Luca sta, in effetti, usando il suo atto economico per fare un atto politico: porta come argomento a favore della sua tesi politica un fatto, che esiste almeno una persona (lui) sufficientemente convinta della verit\u00e0 della sua tesi da modificare la sua vita privata. Non \u00e8 un argomento dimostrativo, certo, ma aiuta chi ascolta a valutare la questione in termini di azione. \u00c8 come se Luca dicesse: si pu\u00f2 cambiare. Ma solo a livello simbolico, perch\u00e9 in realt\u00e0 l&#8217;azione di Luca non dimostra affatto che si pu\u00f2 cambiare. L&#8217;unico cambiamento che Luca produce con il suo atto economico \u00e8 la diminuzione del fatturato di una azienda di lampade, non certo la legislazione sul lavoro. Ma Luca, prendendo una posizione attiva, seppure su un piano completamente diverso da quello politico, comunica la possibilit\u00e0 dell&#8217;attivit\u00e0 in generale. Ci sono due azioni diverse, dunque: quella economica e quella politica, e quella economica, in quanto \u00e8 una azione, pu\u00f2 essere usata simbolicamente per sollecitare nell&#8217;ascoltatore il modo di ragionare di chi \u00e8 in grado di agire.<\/p>\n<p dir=\"auto\">\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">VOTARE \u00c8 UN ATTO ECONOMICO<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Bene, ora un altra domanda: cosa \u00e8 votare? Che azione \u00e8, quella che facciamo quando depositiamo il nostro voto in un&#8217;urna?<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;immaginario democratico liberale il momento del voto \u00e8 quello in cui tutti fanno qualcosa di politico, il motivo \u00e8 ovvio. Certamente il voto ha conseguenze politiche, nell&#8217;accezione comune, o almeno pu\u00f2 averle nella misura in cui i partiti che possono essere votati hanno fini diversi. Eppure, l&#8217;atto del voto \u00e8 legato a uno schema economico: il votante e il votato rientrano comodamente nello schema del rapporto tra soggetti che si d\u00e0 quando una azione \u00e8 economica. Il votante d\u00e0 il voto al partito e, in cambio, il partito fornisce, o promette di fornire (come fa qualunque venditore) qualcosa in cambio (una riforma per esempio). I partiti hanno un&#8217;offerta, ognuno propone una cosa diversa, e il votante si informa sulle diverse offerte presenti sul mercato, sceglie quella che preferisce, facendo un calcolo dei rischi che l&#8217;offerta votata non raggiunga il numero di voti necessario a diventare reale, e la vota. Si tratta dunque, a tutti gli effetti, di un atto economico. Non si usa denaro corrente, ogni persona ha la stessa quantit\u00e0 di valuta (1 voto) ma l&#8217;atto rimane di per s\u00e9 economico.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Ora, quel che \u00e8 interessante non \u00e8 il valore politico che questo atto pu\u00f2 avere, ma il fatto che questo atto sia economico. Sembrerebbe, infatti, essere l&#8217;unico atto propriamente democratico istituzionalmente strutturato, fatta eccezione per alcune procedure possibili come le raccolte firme per presentare leggi o riforme di iniziativa popolare. Insomma, l&#8217;unico atto che distingue una democrazia da un&#8217;oligarchia sia un atto economico che permette di scegliere i capi. In fondo, Kelsen, quando dava una definizione realista della democrazia, diceva qualcosa di questo tipo: la democrazia rappresentativa \u00e8 il sistema in cui si sceglie il capo. \u00c8 proprio cos\u00ec, \u00e8 tutto qui? Qualcuno potrebbe rispondere che no, ci si pu\u00f2 anche candidare, e va bene, ma comunque si viene o meno scelti. Il popolo non pu\u00f2 essere scelto tutto intero, dunque il problema non \u00e8 affatto eliminato dalla possibilit\u00e0 di far parte dell&#8217;offerta: il problema non \u00e8 che non tutti hanno la possibilit\u00e0 formale di essere decisori (ce l&#8217;hanno), il problema \u00e8 che non tutti sono decisori.<\/p>\n<p dir=\"auto\">\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">SOLUZIONE DEL PROBLEMA: COME FARE ENTRARE TUTTI IN PARLAMENTO<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Se gli unici dispositivi di comunicazione col parlamento fossero la conversazione personale (atto politico possibile in qualunque sistema politico), il voto (atto economico) e la candidatura (atto economico), saremmo nella strana condizione di avere un sistema politico, la democrazia rappresentativa, che si distingue dagli altri per la possibilit\u00e0 di due atti economici. Chi sostiene che la democrazia sia effettivamente cos\u00ec, non la pone in questi termini, chiaramente. Ma posta la questione in questi termini, cosa bisogna aggiungere per ottenere la democrazia rappresentativa?<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Se il problema \u00e8 quello di far partecipare tutti politicamente al processo decisionale, la soluzione c&#8217;\u00e8: l&#8217;iscrizione e la partecipazione alla vita di un partito popolare, cio\u00e8 una associazione di persone che assieme svolgono le seguenti attivit\u00e0:<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> discutono, studiano, e provano a cooptare nuovi membri perch\u00e9 pi\u00f9 persone studino, discutano e si formino, al fine di elaborare proposte di legge, di societ\u00e0, di modelli di organizzazione;<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> formano e selezionano, tra le loro fila, una classe dirigente, cio\u00e8 dei candidati per le elezioni e cooptano nuovi membri al fine di formare pi\u00f9 persone al ruolo di dirigente.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Tutti gli atti, a parte le votazioni, che avvengono all&#8217;interno di un partito sono atti non economici e, almeno potenzialmente, politici: la discussione su come agire, la formazione reciproca, la discussione di proposte, riforme e modelli di societ\u00e0. Ma se nell&#8217;atto politico i soggetti sono qualitativamente uguali, allora in questi atti non c&#8217;\u00e8 un agente e un paziente: c&#8217;\u00e8, piuttosto, tra i soggetti, una comunit\u00e0 o forma di vita. Se si riesce nella formazione di un partito, allora, i membri che questo partito candida sono quanto di pi\u00f9 vicino vi sia alla candidatura di tutti i militanti del partito, perch\u00e9 sono tutti membra della stessa cosa.<\/p>\n<p dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Voi direte, non \u00e8 ancora democrazia diretta, ed \u00e8 ovvio, ma \u00e8 la differenza sostanziale con qualunque altro modello politico: la possibilit\u00e0 per tutti di associarsi in comunit\u00e0 di vita per progettare la societ\u00e0, progetti che possono effettivamente essere proposti e valutati e approvati da tutti. Qui, e non in cabina, \u00e8 la democrazia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma) Dall&#8217;articolo di Oreste Massari per &#8220;Democrazia e diritto&#8221; (n. 3-4, 2009) ricaviamo le seguenti informazioni: negli anni &#8217;50 il 10% circa degli elettori italiani era iscritto a uno dei principali partiti in parlamento, il tasso pi\u00f9 alto di tutti i maggiori paesi europei, 4 milioni di persone. La popolazione totale era di circa 48 milioni; negli anni &#8217;90 la cifra assoluta si dimezza: scendiamo a 2 milioni di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":61957,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[6769,6770,4733,6768,2512,5669,2794],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/000049.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-g7g","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61954"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61954"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61959,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61954\/revisions\/61959"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/61957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}