{"id":62009,"date":"2021-01-20T11:30:28","date_gmt":"2021-01-20T10:30:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62009"},"modified":"2021-01-18T21:58:18","modified_gmt":"2021-01-18T20:58:18","slug":"la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62009","title":{"rendered":"La storia del Pci, fra processi di apprendimento e strategia egemonica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARXISMO-OGGI (<\/strong><strong><em>Alexander H\u00f6bel<\/em><\/strong><em>)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><em>Una storia organica, una strategia di lunga durata<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia del Partito comunista italiano, di cui nel gennaio 2021 si celebrer\u00e0 il centenario della fondazione, \u00e8 stata da sempre oggetto, oltre che di una storiografia spesso straordinaria (si pensi a Paolo Spriano ed Ernesto Ragionieri), anche di molte letture deformanti, viziate dal pregiudizio ideologico quando non dalla vera e propria incomprensione. Tale tipo di revisionismo storico applicato a una vicenda grande e complessa come quella del Pci ha conosciuto ovviamente una nuova fioritura dopo il 1989-91, trovando nuovi adepti a destra ma anche a sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La fine non esaltante del Pci, avviata dalla svolta occhettiana della Bolognina, a indotto molti a rileggere in negativo tutta quella storia, oppure a individuare questo o quel \u201cpeccato originale\u201d, da cui sarebbe iniziata \u2013 come un processo inevitabile \u2013 la dissoluzione del partito: la \u201csvolta di Salerno\u201d del 1944, il \u201ccompromesso storico\u201d ecc. La conseguenza \u00e8 che la vicenda del Pci viene \u201cfatta a pezzi\u201d, assumendone solo alcune parti e liquidando il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta, a mio parere, di un metodo adeguato alla conoscenza storica e nemmeno al giudizio politico. Non perch\u00e9, ovviamente, nell\u2019esperienza del Pci non vi siano stati errori, debolezze, passaggi discutibili, o non si possa criticare questa o quella scelta; ma perch\u00e9 utilizzando tale metodo si rischia di smarrire un elemento fondamentale, che \u00e8 quello della\u00a0<em>organicit\u00e0<\/em>\u00a0dell\u2019esperienza del comunismo italiano e di quell\u2019<em>italo-marxismo<\/em>\u00a0che ha in Gramsci e in Togliatti i suoi pilastri, ma segna di s\u00e9 tutta la cultura politica e la\u00a0<em>strategia di lunga durata<\/em>\u00a0del Pci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa cultura politica e questa strategia che connotano il comunismo italiano, delineando anche quei tratti di originalit\u00e0 che hanno contribuito a fare del Pci il maggiore partito comunista del mondo occidentale e tra i pi\u00f9 importanti nel mondo, hanno i loro cardini in alcuni elementi fondamentali. Il primo \u00e8 senza dubbio il\u00a0<em>rapporto democrazia-socialismo<\/em>, e dunque la teoria e la strategia gramsciana dell\u2019<em>egemonia<\/em>\u00a0come ispirazione e scelta di fondo per la \u201crivoluzione italiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che Lucio Magri definisce nel suo bellissimo libro\u00a0<em>Il sarto di Ulm\u00a0<\/em>il \u00abgenoma Gramsci\u00bb, come peculiarit\u00e0 originaria del comunismo italiano<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn1\">[1]<\/a>, si ritrova \u2013 naturalmente non in modo lineare, ma in un rapporto dialettico in cui non mancano scarti e differenze anche significative \u2013 nel contributo di Togliatti negli anni Trenta (in particolare nella svolta dei Fronti popolari), nella sua successiva elaborazione sulla \u201cvia italiana al socialismo\u201d<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn2\">[2]<\/a>, che esplicita il nesso tra socialismo e democrazia, sviluppato poi da Luigi Longo \u2013 che dirige il Pci proprio negli anni in cui tale nesso diventa pi\u00f9 stringente<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u2013 e da Enrico Berlinguer, che in qualche modo lo porta alle estreme conseguenze<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile dunque individuare una linea di continuit\u00e0, una organicit\u00e0 di elaborazione, che, muovendo dall\u2019idea gramsciana della \u201crivoluzione in Occidente\u201d e dalla strategia dell\u2019egemonia, giunge appunto alla via italiana come \u201cvia democratica al socialismo\u201d, che \u2013 come Togliatti chiar\u00ec ripetutamente \u2013\u00a0<em>non \u00e8 mera via parlamentare<\/em>\u00a0ma qualcosa di molto pi\u00f9 articolato e complesso<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla questione della democrazia e del suo rapporto col socialismo come filo rosso di tale elaborazione<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0si legano altri elementi decisivi: il protagonismo delle masse e la\u00a0<em>dimensione di massa\u00a0<\/em>dell\u2019azione politica (che si rif\u00e0 allo stesso Lenin, secondo il quale la politica inizia dove si muovono \u201cmilioni di uomini\u201d), la costruzione di un \u201c<em>blocco storico<\/em>\u201d che affianchi alle forze sociali e alle trasformazioni nella struttura sociale adeguati schieramenti e mutamenti sul piano sovrastrutturale (culturale, politico e istituzionale), la conseguente\u00a0<em>politica delle alleanze<\/em>\u00a0sul terreno sociale e su quello politico, una\u00a0<em>concezione unitaria e anti-settaria<\/em>\u00a0volta al \u201c<em>fare politica<\/em>\u201d e al non separarsi dalle masse in tutte le situazioni, comprese quelle pi\u00f9 proibitive, lasciandosi definitivamente alle spalle la fase del massimalismo parolaio e della mera denuncia dei mali del capitalismo tipici dell\u2019\u201capostolato socialista\u201d, cos\u00ec come lo sterile settarismo bordighiano che connot\u00f2 i primi anni di vita del partito; e infine, l\u2019idea del partito come \u201cmoderno Principe\u201d, agente fondamentale della trasformazione e dunque, necessariamente,\u00a0<em>intellettuale collettivo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al centro \u00e8 sempre il tema leniniano del\u00a0<em>potere<\/em>\u00a0(e quindi anche del\u00a0<em>governo<\/em>), dell\u2019accesso al potere dei subalterni, e delle\u00a0<em>nuove forme<\/em>\u00a0che il processo di\u00a0<em>transizione al socialismo<\/em>\u00a0e di costruzione di una societ\u00e0 socialista possono o devono assumere in un paese europeo relativamente avanzato come l\u2019Italia, e pi\u00f9 in generale in Europa e nell\u2019Occidente capitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li><em>Un difficile processo di apprendimento<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">La particolare originalit\u00e0 dell\u2019elaborazione dei comunisti italiani \u00e8 frutto ovviamente non solo della straordinaria levatura intellettuale dei loro leader storici Gramsci e Togliatti, ma anche del doloroso processo di apprendimento \u2013 per usare una feconda categoria losurdiana \u2013 che il contesto storico nel quale erano immersi comport\u00f2. La sconfitta della grande ondata del Biennio rosso, la controffensiva reazionaria e l\u2019avvento del fascismo costituirono un insieme di lezioni che saranno sempre presenti ai dirigenti del Pcd\u2019I e poi del Pci. Non a caso, se nel 1920-21 l\u2019elaborazione dei leader della frazione e poi del Partito comunista era segnata in massima parte da quello che Gramsci chiamer\u00e0 lo \u201cspirito di scissione\u201d, gi\u00e0 nella riflessione collettiva che il gruppo dirigente ex ordinovista condusse nel 1923-24<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn7\">[7]<\/a>, preparandosi a sostituire la direzione bordighiana, si trovano elementi centrali anche per l\u2019evoluzione successiva del partito: la critica al settarismo di Bordiga, che aveva impedito qualsiasi azione unitaria dinanzi alla marea montante dello squadrismo (si pensi al rifiuto di partecipare al movimento degli Arditi del popolo, preferendo costituire squadre di difesa unicamente di partito), e dunque la decisa volont\u00e0 di superarlo una volta per tutte, si accompagna a una valutazione positiva dell\u2019ipotesi di fusione coi socialisti su cui ora insiste l\u2019Internazionale comunista. Gramsci in particolare rileva il \u201cvalore politico della fusione\u201d, possibile contromisura rispetto al progetto della reazione di rendere nuovamente il proletariato italiano \u201cdisperso, isolato, individui, non classe che sente di essere una unit\u00e0 e aspira al potere\u201d, e rilegge la stessa scissione di Livorno \u2013 minoritaria a causa dell\u2019impostazione data da Bordiga e non maggioritaria come avrebbe voluto l\u2019Internazionale \u2013 come un \u201ctrionfo della reazione\u201d, avendo comportato \u201cil distacco della maggioranza del proletariato italiano dall\u2019Internazionale comunista\u201d<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn8\">[8]<\/a>. Al di l\u00e0 del giudizio su Livorno, sorprendente e perfino ingeneroso, l\u2019elemento essenziale \u00e8 che, a partire da quei mesi di amara riflessione autocritica, il gruppo dirigente comunista fa sua fino in fondo la direttiva di Lenin e del Comintern di lavorare per la\u00a0<em>conquista della maggioranza<\/em>\u00a0del proletariato italiano e per dare alla propria azione la dimensione e il respiro di massa che la linea del fronte unico varata dall\u2019Internazionale implicava. Solo diventando\u00a0<em>maggioritari<\/em>, insomma, i comunisti italiani sarebbero stati, letteralmente, dei\u00a0<em>bolscevichi<\/em>, e per faro occorreva una linea aperta, coraggiosa, non settaria: \u00e8 il contrario della concezione bordighiana del piccolo partito \u201cduro e puro\u201d, una svolta radicale da cui il Pcd\u2019I e poi il Pci non torneranno mai pi\u00f9 indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non a caso, \u00e8 nello stesso carteggio del gruppo ordinovista che Gramsci delinea per la prima volta la sua idea di \u201crivoluzione in Occidente\u201d<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn9\">[9]<\/a>. Pochi mesi dopo, in un rapporto al CC, pone un duplice obiettivo: la \u00abconquista della maggioranza dei lavoratori\u00bb e la \u00abtrasformazione molecolare delle basi dello Stato democratico\u00bb. Per Gramsci, il fascismo \u00abha contribuito ad allargare e approfondire il terreno della rivoluzione proletaria, che dopo l\u2019esperimento fascista sar\u00e0 veramente popolare\u00bb<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema dell\u2019egemonia si pone dunque su due piani, ossia su quello interno al proletariato e su quello pi\u00f9 complessivo del confronto tra le classi. I due aspetti sono legati, e il loro intreccio costituisce il nucleo della \u201crivoluzione in Occidente\u201d, nella quale \u00e8 posta gi\u00e0 alla radice la questione del rapporto tra democrazia e socialismo. Il tema torna nella proposta di Assemblea costituente che Gramsci lancia durante la crisi Matteotti come possibile piattaforma di tutte le opposizioni antifasciste<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn11\">[11]<\/a>, che poi diventa l\u2019\u00abAssemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini\u201d volta a organizzare \u201ctutte le forze popolari antifasciste e antimonarchiche\u00bb<a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sorto con l\u2019obiettivo di realizzare anche in Italia una rivoluzione proletaria immediatamente socialista, il Pcd\u2019I capisce che non si pu\u00f2 lavorare con una sola prospettiva: la cosa \u00abpi\u00f9 probabile\u00bb \u2013 si scrive nel \u201927 \u2013 \u00e8 che il fascismo sparir\u00e0 \u00absotto i colpi di una rivoluzione popolare degli operai e dei contadini alleati ad alcuni strati delle classi medie [&#8230;] che il nostro partito deve sforzarsi di sviluppare in rivoluzione proletaria\u00bb<a id=\"_ftnref13\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn13\">[13]<\/a>. Togliatti, dal canto suo, afferma: \u201cLa rivoluzione proletaria non \u00e8 un fatto isolato, ma un processo [&#8230;]. Ogni rivoluzione, per essere vittoriosa, deve essere popolare, deve avere cio\u00e8 il concorso delle grandi masse popolari\u201d: di qui la ricerca sulle \u201cforze motrici della rivoluzione antifascista\u201d avviata con le Tesi di Lione<a id=\"_ftnref14\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fin dagli anni Venti, dunque, i comunisti italiani si impegnano nell\u2019analisi di classi sociali e spezzoni di classi con cui il proletariato avrebbe potuto allearsi per rovesciare il fascismo. Al tempo stesso, pur nelle condizioni della clandestinit\u00e0, il Pcd\u2019I lotta per tenere in vita l\u2019<em>ispirazione di massa\u00a0<\/em>della sua politica e per non essere del tutto separato dai lavoratori, non solo tenendo in vita ove possibile gli organismi di classe \u2013 cellule di partito e sindacali, Cgl rifondata, Soccorso rosso ecc. \u2013 ancorch\u00e9 illegali, ma anche lavorando all\u2019interno delle organizzazioni di massa del regime sulla base della \u201cdirettiva entrista\u201d che ha il suo primo ispiratore in Togliatti, il quale nelle\u00a0<em>Lezioni sul fascismo<\/em>\u00a0ne chiarir\u00e0 il senso, ribadendo la necessit\u00e0 di porsi al livello della politica di massa portata avanti dal regime. Facendo leva sui bisogni materiali dei lavoratori, portando alla luce le contraddizioni nei sindacati fascisti, i comunisti riescono \u2013 sia pure per piccoli segmenti \u2013 a tenere viva la coscienza di classe e in alcuni casi anche a mobilitare, conquistando al partito gli elementi pi\u00f9 vivaci del proletariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto, inviato dal Comintern in Spagna durante la guerra civile, Ercoli affina la sua idea del nesso socialismo-democrazia. Ragionando\u00a0<em>Sulle particolarit\u00e0 della rivoluzione spagnola<\/em>, osserva che si \u00e8 di fronte a \u00abuna rivoluzione che possiede la pi\u00f9 larga base sociale\u00bb \u2013 operai, salariati agricoli, contadini, vasti settori della piccola borghesia, nazionalit\u00e0 oppresse come i baschi e i catalani ecc. \u2013; si tratta dunque di \u00abuna rivoluzione\u00a0<em>popolare<\/em>\u00a0[&#8230;]\u00a0<em>nazionale<\/em>\u00a0[&#8230;]\u00a0<em>antifascista<\/em>\u00bb. \u00abI compiti della rivoluzione democratico-borghese [&#8230;] \u2013 osserva \u2013 il popolo spagnolo li risolve oggi\u00a0<em>in modo nuovo<\/em>\u00bb, costruendo una \u00abrepubblica democratica\u00bb che \u201cnon rassomiglia a una repubblica democratica borghese del tipo comune\u201d, poich\u00e9 nasce \u201cnel fuoco di una guerra civile nella quale la parte dirigente spetta alla classe operaia\u201d col fascismo \u201cschiacciato dal popolo con le armi\u201d e la sua \u201cbase materiale\u201d distrutta, cancellando il latifondo e nazionalizzando molte imprese. \u00c8 dunque una \u201cdemocrazia di nuovo tipo\u201d, che \u201cpossiede tutte le condizioni che le consentono di svilupparsi ulteriormente\u201d<a id=\"_ftnref15\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella riflessione sulla Costituente degli anni Venti e sulla\u00a0<em>democrazia di tipo nuovo<\/em>\u00a0degli anni Trenta vi sono quindi le basi dell\u2019impostazione unitaria data dai comunisti alla lotta di liberazione nel 1943-45: da Longo e Secchia alla guida delle Brigate Garibaldi e della Direzione Nord del partito, come dal Togliatti della svolta di Salerno. Se le classi dominanti reagiscono col fascismo al progresso democratico, allora \u00e8 il movimento operaio a prendere nelle sue mani la bandiera della democrazia, non per restaurarne le vecchie forme, n\u00e9 per proporre meccanicamente i soviet, ma per costruire, nelle condizioni dei paesi in cui questo processo si sviluppa, una\u00a0<em>democrazia antifascista, popolare e progressiva<\/em>, caratterizzata da un profondo mutamento nel rapporto di forza tra le classi e nei rapporti di propriet\u00e0, dal nuovo ruolo dello Stato nell\u2019economia, da una partecipazione e da un controllo democratico diffusi, in primo luogo attraverso i partiti di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questa l\u2019impostazione che il Pci di Togliatti sviluppa nel secondo dopoguerra, in un contesto che presenta nuove possibilit\u00e0 \u2013 per il mutamento nei rapporti di forza sociali e la fine dello Stato mono-classe conseguenti alla vittoria della Grande alleanza antifascista \u2013 ma anche un limite preciso, che si rivela a partire dal 1947, allorch\u00e9 la fine di quella alleanza \u00e8 ormai acquisita e si vanno definendo la divisione del mondo in blocchi e l\u2019appartenenza dell\u2019Italia al campo occidentale atlantico. Tuttavia, la rivoluzione democratica avviata dalla Resistenza consegue il suo ultimo successo nell\u2019approvazione di una Costituzione che \u00e8, appunto, programmatica,\u00a0<em>democratico-progressiva<\/em>, e che delinea un modello di economia mista e di democrazia di massa fortemente innovativo, che pu\u00f2 aprire le porte a trasformazioni ulteriori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La rottura dell\u2019alleanza antifascista, l\u2019espulsione dal governo e i tentativi di marginalizzazione del Pci messi in atto dal 1948 costringono i comunisti a una lunga \u201cguerra di posizione\u201d, a puntare tutto sul rafforzamento e la crescita del partito nuovo e sulla costruzione dell\u2019egemonia nella societ\u00e0, attraverso quel sistema di trincee e casematte che ora sono i Comuni rossi, le cooperative, le Camere del lavoro, gli organismi di massa collaterali. \u00c8 una strategia di lunga lena che, a prezzo di dure lotte e di un grande sforzo collettivo, approda a risultati importanti. Quando si rompe l\u2019equilibrio centrista e inizia la stagione del centro-sinistra, il Pci non fa un\u2019opposizione preconcetta ma tallona il governo sfidandolo a realizzare le riforme e presentando proprie proposte di legge in ogni campo. L\u2019elemento che le tiene assieme \u00e8 il tentativo di cambiare i rapporti di forza nella societ\u00e0, stimolando forme di gestione e controllo da parte dei lavoratori organizzati in gangli vitali della societ\u00e0: l\u2019impresa pubblica e le Partecipazioni statali, gli enti previdenziali, il collocamento, la sanit\u00e0, fino ad arrivare a scuola, Universit\u00e0 e Rai-Tv. La prospettiva \u00e8 quella di una democratizzazione avanzata dello Stato e della societ\u00e0, che allude a un sistema sociale nuovo, a un processo di transizione adeguato a un paese a capitalismo avanzato. Sono questi, in un contesto diverso, gli \u201celementi di socialismo\u201d di cui parler\u00e0 Berlinguer, e che tra la fine degli anni Sessanta e l\u2019inizio dei Settanta \u2013 con la crescita della propriet\u00e0 pubblica nell\u2019economia, l\u2019avvio di un moderno sistema di Welfare, ma anche con la democrazia diffusa del sindacato dei consigli, dei comitati di quartiere, dei consigli di zona e di quelli di istituto ecc. \u2013 iniziano a diventare visibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto per il Pci si pone la necessit\u00e0 di portare la strategia egemonica, che sul piano sociale ha raggiunto un livello molto avanzato,\u00a0<em>dalla societ\u00e0 allo Stato<\/em>, tornando a porre il problema della partecipazione al governo del Paese. I successi elettorali rafforzano tale opzione; alla met\u00e0 degli anni Settanta la\u00a0<em>questione comunista<\/em>\u00a0\u00e8 in Italia la questione politica fondamentale. Lo stesso contesto internazionale, in cui l\u2019assetto bipolare non appare pi\u00f9 cos\u00ec stabile, induce Berlinguer a ritenere che ora sia possibile avviare la seconda tappa della rivoluzione antifascista dopo quella del 1943-47<a id=\"_ftnref16\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn16\">[16]<\/a>. E a chi, come Luigi Pintor, gi\u00e0 nel 1969 contestava questa impostazione (\u201cnon ci serve uno schieramento gelatinoso e sfilacciato, una indefinita nuova maggioranza\u201d), Berlinguer aveva risposto con nettezza: \u201cIn questo modo di porre la questione non c\u2019\u00e8 niente di leninista, di gramsciano. Sia Lenin che Gramsci hanno insegnato [\u2026] che il partito [\u2026] deve saper utilizzare [\u2026] tutte le gelatinosit\u00e0 e tutte le occasioni [\u2026] per accelerare la marcia dei lavoratori\u201d<a id=\"_ftnref17\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia del compromesso storico di Berlinguer muove peraltro da una impostazione simile a quella che aveva esplicitato Togliatti difendo la via democratica al socialismo dinanzi alle critiche cinesi. Se all\u2019epoca \u201cil Migliore\u201d aveva sottolineato la possibilit\u00e0 di \u201csviluppare il movimento delle masse\u00a0<em>con tale ampiezza che i gruppi dirigenti ne siano paralizzati<\/em>\u00a0e si apra la prospettiva di radicali mutamenti [&#8230;] per via democratica\u201d<a id=\"_ftnref18\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn18\">[18]<\/a>, dodici anni dopo Berlinguer osservava:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia, per salvare la democrazia e per realizzare un generale rinnovamento della societ\u00e0 [&#8230;] sono necessarie grandi lotte [&#8230;] e un impegno delle pi\u00f9 varie energie popolari. Proprio perch\u00e9 a tale rinnovamento si oppongono gruppi economici e politici ristretti ma assai potenti e aggressivi, \u00e8 indispensabile isolarli, impedire che essi abbiano basi di massa: ecco perch\u00e9 noi sosteniamo che si deve creare una grande maggioranza che comprenda tutte le forze popolari e democratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cmeta\u201d finale rimaneva quella di \u201crealizzare l\u2019avvento del movimento operaio nel suo insieme alla direzione politica della societ\u00e0 e dello Stato\u201d<a id=\"_ftnref19\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tentativo attuato dal Pci in quegli anni si svolge peraltro in un contesto molto complicato: crisi economica, inflazione galoppante, strategia della tensione e infine quella violenza politica diffusa messa in atto da chi, ritenendo di portare lo scontro \u201ca un livello pi\u00f9 avanzato\u201d, contribu\u00ec invece a ricondurlo su un piano pi\u00f9 arretrato, inducendo anche il Pci alla mera difesa della democrazia repubblicana. \u00c8 una fase che meriterebbe un notevole approfondimento, che qui non \u00e8 possibile fare. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che la strategia di Berlinguer cre\u00f2 una situazione di allarme in tutte le cancellerie occidentali, dall\u2019amministrazione Kissinger, fortemente preoccupata del binomio \u201ccomunismo pi\u00f9 libert\u00e0\u201d sottesa a quella ipotesi<a id=\"_ftnref20\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn20\">[20]<\/a>, agli altri governi del G7, che al vertice di Puerto Rico del 1976, lasciando Moro fuori dalla porta, concordarono aspre ritorsioni sul terreno finanziario qualora il Pci fosse entrato nel governo<a id=\"_ftnref21\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn21\">[21]<\/a>. Lo scontro che si deline\u00f2 in quei mesi raggiunse quindi livelli molto aspri, cosa di cui tuttora non c\u2019\u00e8 una consapevolezza diffusa. Un Pci del 34% all\u2019interno di un governo di un paese occidentale strategico come l\u2019Italia, poco dopo la sconfitta Usa in Vietnam e la caduta degli ultimi regimi fascisti in Europa, avrebbe potuto avere conseguenze di carattere globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 nonostante, il dialogo tra Berlinguer e Moro (oltre che con De Martino e La Malfa) prosegu\u00ec. Moro, che era stato gi\u00e0 artefice dell\u2019ingresso dei socialisti nel governo vent\u2019anni prima, giunse infine a convincere i gruppi parlamentari della Dc sull\u2019ingresso dei comunisti nella maggioranza. Certo, le incognite erano ancora molte e la nuova compagine di governo che si profilava appariva deludente, e tuttavia nessuno sviluppo ulteriore fu possibile a seguito del rapimento e poi dell\u2019omicidio dello stesso Moro. Si tratta di un evento che cambi\u00f2 radicalmente l\u2019agenda politica del Paese, segnando la fine del tentativo di dare alla \u201crivoluzione democratica e antifascista\u201d una seconda tappa e una seconda occasione. Per molti studiosi, la gestione di quell\u2019evento da parte degli apparati dello Stato e dei poteri opachi che vi parteciparono si configura come una sorta di\u00a0<em>golpe bianco<\/em><a id=\"_ftnref22\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn22\">[22]<\/a>, qualcosa che ha bloccato sul nascere un percorso che certo non sappiamo come si sarebbe sviluppato, ma avrebbe potuto avere esiti anche molto significativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo quei fatti, l\u2019esperienza della \u201csolidariet\u00e0 democratica\u201d divenne per il Pci un tentativo dovuto, ma al tempo stesso una sorta di gabbia, con la Dc e altre forze che agivano con l\u2019obiettivo di separare i comunisti dalla loro base popolare; obiettivo che per il contesto oggettivo, ma anche per errori soggettivi, ingenuit\u00e0 e limiti di politicismo che poi lo stesso Berlinguer riconoscer\u00e0, fu in parte conseguito, sebbene proprio in quei mesi furono varate alcune tra le pi\u00f9 importanti riforme della storia repubblicana, dall\u2019equo canone al Servizio sanitario nazionale, dalla legge sul trasporto pubblico locale alla legge 180, mentre salari operai e prodotto interno lordo ripresero a crescere<a id=\"_ftnref23\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftn23\">[23]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiusa quella stagione con l\u2019uscita dalla maggioranza, il Pci scelse la linea dell\u2019alternativa democratica, da costruirsi nella societ\u00e0 prima ancora che tra le forze politiche. Tuttavia, la controrivoluzione neoliberista globale era ormai in pieno svolgimento, assieme a quel superamento del fordismo che contribu\u00ec a togliere a sindacati e partiti operai il terreno sotto i piedi. Fu allora, e soprattutto dopo la morte di Berlinguer, che \u2013 infrantasi contro un muro l\u2019ipotesi di un cambiamento sul piano del governo e dello Stato, mentre l\u2019insediamento nella societ\u00e0 rimaneva forte \u2013 una parte del gruppo dirigente, anche locale, ritenne che quelle casematte e trincee potessero essere utilizzate non pi\u00f9 per un rivolgimento complessivo ma per un mero alternarsi di forze politiche e gruppi dirigenti. Ne deriv\u00f2 l\u2019idea del superamento del Pci come partito comunista, un\u2019idea che certamente gli eventi internazionali del 1989 incoraggiarono, mentre in realt\u00e0 proprio quei fatti confermavano che la strategia intrapresa dai comunisti italiani \u2013 la costruzione dell\u2019egemonia, la priorit\u00e0 data a consenso e protagonismo delle masse, l\u2019affiancamento del mutamento strutturale in senso socialista allo sviluppo di tutte le libert\u00e0 civili e politiche \u2013 aveva una validit\u00e0 e una fecondit\u00e0 notevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta dunque di una strategia, di una cultura politica, che ancora molto possono dire a dare alla lotta per il socialismo nel XXI secolo; occorre comprenderla fino in fondo, analizzarla anche criticamente, partire da essa per andare avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0L. Magri,\u00a0<em>Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci<\/em>, il Saggiatore, 2009, pp. 48 sgg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0L. Gruppi,\u00a0<em>Togliatti e la via italiana al socialismo<\/em>, Editori Riuniti, 1976; D. Sassoon,\u00a0<em>Togliatti e la via italiana al socialismo. Il Pci dal 1944 al 1964<\/em>, Einaudi, 1980 (nuova ed. Castelvecchi, 2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0A. H\u00f6bel,\u00a0<em>Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)<\/em>, Edizioni scientifiche italiane, 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0E. Berlinguer,\u00a0<em>Un\u2019altra idea del mondo. Antologia 1969-1984<\/em>, a cura di P. Ciofi e G. Liguori, Editori Riuniti university press, 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0Nella relazione al CC che prepara l\u2019VIII Congresso, Togliatti precisa che \u00abvia democratica\u00bb non vuol dire \u00abvia parlamentare\u00bb, ma \u201cuna via di sviluppo verso il socialismo che tiene conto delle condizioni gi\u00e0 realizzate e delle vittorie gi\u00e0 conseguite. Siccome queste vittorie hanno creato una larga base di sviluppo democratico, la via italiana \u00e8 una via la quale prevede uno sviluppo sul terreno democratico, di rafforzamento della democrazia e di sua evoluzione verso determinate, profonde riforme sociali\u201d. \u201cLa utilizzazione del parlamento \u00e8 una delle possibilit\u00e0 [\u2026] per ottenere delle profonde riforme di struttura. Perch\u00e9 questa possibilit\u00e0 possa realizzarsi occorrono per\u00f2 determinate condizioni. Occorre un parlamento che sia veramente specchio del paese [\u2026] e occorre un grande movimento popolare che faccia sorgere dal paese quelle esigenze che poi possano essere soddisfatte da un parlamento in cui le forze popolari abbiano ottenuto una rappresentanza abbastanza forte. [&#8230;] Dobbiamo tener presente quello che diceva Lenin circa il carattere illusorio della democrazia borghese. Noi possiamo oggi mettere fine, in parte e anche in gran parte, a questo carattere illusorio, possiamo cio\u00e8 creare un terreno veramente democratico sul quale si possa vittoriosamente svolgere la lotta per il socialismo, cos\u00ec come prevedevano i classici del marxismo. Ma perch\u00e9 si crei questo terreno [\u2026] \u00e8 necessaria una forte lotta delle masse, una larga azione nel paese\u201d (P. Togliatti,\u00a0<em>La via italiana al socialismo<\/em>, rapporto al CC del 24 giugno 1956, in Id.,\u00a0<em>Opere<\/em>, vol. VI, a cura di L. Gruppi, Editori Riuniti, 1984, pp. 148-183: 173-174).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0G. Ferrara,\u00a0<em>I comunisti italiani e la democrazia. Gramsci, Togliatti e Berlinguer<\/em>, Editori Riuniti, 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0P. Togliatti,\u00a0<em>La formazione del gruppo dirigente del Partito comunista italiano nel 1923-1924<\/em>, Editori Riuniti, 1984 [I ed. 1962].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Ivi, p. 102.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0\u201cLa determinazione, che in Russia [&#8230;] lanciava le masse nelle strade all\u2019assalto rivoluzionario, nell\u2019Europa Centrale e Occidentale si complica per tutte quelle superstrutture politiche, create dal pi\u00f9 grande sviluppo del capitalismo, rende pi\u00f9 lenta e prudente l\u2019azione della massa e domanda quindi al partito rivoluzionario tutta una strategia e una tattica ben pi\u00f9 complesse e di lunga lena di quelle che furono necessarie ai bolscevichi\u201d: ivi, p. 197.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0P. Spriano,\u00a0<em>Storia del Partito comunista italiano<\/em>, vol. I,\u00a0<em>Da Bordiga a Gramsci<\/em>, Einaudi, 1967, p. 399.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Gramsci nel suo tempo<\/em>, a cura di F. Giasi, Carocci, 2009, vol. I, p. 537.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0Spriano,\u00a0<em>Storia del Partito comunista italiano<\/em>, vol. I, cit., pp. 464, 470.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn13\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0A. Agosti,\u00a0<em>La Terza Internazionale. Storia documentaria<\/em>, vol. II,\u00a0<em>1924-1928<\/em>, Editori Riuniti, 1976, pp. 707-710.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn14\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0E. Ragionieri,\u00a0<em>Palmiro Togliatti. Per una biografia politica e intellettuale<\/em>, Editori Riuniti, 1976, pp. 290-291.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn15\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0P. Togliatti,\u00a0<em>Opere<\/em>, vol. IV,\u00a0<em>1935-1944<\/em>, a cura di F. Andreucci e P. Spriano, Editori Riuniti, 1979, t. 1, pp. 139-154.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn16\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0<em>La<\/em>\u00a0<em>seconda tappa della rivoluzione<\/em>\u00a0<em>democratica e<\/em>\u00a0<em>antifascista<\/em>, intervista a E. Berlinguer, in \u201cRinascita\u201d, 25 aprile 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn17\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0E. Berlinguer,\u00a0<em>Costruire una nuova unit\u00e0 internazionalista e compiere un passo in avanti verso il socialismo<\/em>, in\u00a0<em>XII Congresso del Partito comunista italiano. Atti e risoluzioni<\/em>, Editori Riuniti, 1969, pp. 746-777.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn18\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0P. Togliatti,\u00a0<em>Riconduciamo la discussione ai suoi termini reali<\/em>, \u201cRinascita\u201d, 12 gennaio 1963.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn19\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0E. Berlinguer,\u00a0<em>Unit\u00e0 del popolo per salvare l\u2019Italia<\/em>, rapporto al XIV Congresso del Pci, 18 marzo 1975, Editori Riuniti, 1975, pp. 66-79, 86-87.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn20\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0Cfr. A. Rubbi,\u00a0<em>Il mondo di Berlinguer<\/em>, l\u2019Unit\u00e0 editrice, 1994, p. 88. Rubbi riporta in particolare le parole di Helmut Sonnenfeldt, braccio di destro di Kissinger, rivolte agli ambasciatori europei a fine 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn21\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0A. Varsori,\u00a0<em>Puerto Rico (1976): le potenze occidentali e il problema comunista in Italia<\/em>, in \u201cVentunesimo Secolo\u201d, 2008, n. 16, pp. 89-121, online in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/23720319?seq=1#metadata_info_tab_contents.\">https:\/\/www.jstor.org\/stable\/23720319?seq=1#metadata_info_tab_contents.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn22\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0G. De Lutiis,\u00a0<em>Il golpe di Via Fani<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, 2007; C. D\u2019Adamo, J. Hepburn Jr,\u00a0<em>Coup d\u2019\u00c9tat in via Fani<\/em>, Pendragon, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn23\" href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica#_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0G. Chiaromonte,\u00a0<em>Le scelte della solidariet\u00e0 democratica. Cronache, ricordi e riflessioni sul triennio 1976-1979<\/em>, Editori Riuniti, 1986, pp. 167-173.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica\">https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/462-la-storia-del-pci-fra-processi-di-apprendimento-e-strategia-egemonica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARXISMO-OGGI (Alexander H\u00f6bel) Una storia organica, una strategia di lunga durata La storia del Partito comunista italiano, di cui nel gennaio 2021 si celebrer\u00e0 il centenario della fondazione, \u00e8 stata da sempre oggetto, oltre che di una storiografia spesso straordinaria (si pensi a Paolo Spriano ed Ernesto Ragionieri), anche di molte letture deformanti, viziate dal pregiudizio ideologico quando non dalla vera e propria incomprensione. 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