{"id":62010,"date":"2021-01-21T11:30:54","date_gmt":"2021-01-21T10:30:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62010"},"modified":"2021-01-18T21:57:29","modified_gmt":"2021-01-18T20:57:29","slug":"teoria-e-storia-braudel-e-la-nascita-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62010","title":{"rendered":"Teoria e Storia: Braudel e la nascita del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>GAZZETTA FILOSOFICA (Pasquale Noschese)<\/strong><\/p>\n<div id=\"cc-m-11816061577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816062177\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3 cc-m-width-maxed\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11816062177\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/iab8ee5632ed7b5f8\/version\/1610643778\/image.jpg\" alt=\"Quentin Mestys, &quot;Il cambiavalute e sua moglie&quot;, 1514\" data-src-width=\"1158\" data-src-height=\"1200\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/iab8ee5632ed7b5f8\/version\/1610643778\/image.jpg\" data-image-id=\"7638849577\" \/><figcaption>Quentin Mestys, &#8220;Il cambiavalute e sua moglie&#8221;, 1514<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816080677\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Nel suo testo\u00a0<em>La dinamica del capitalismo<\/em>, Fernand Braudel fornisce ottime chiavi interpretative per orientarsi nei mutamenti che hanno caratterizzato la storia economica dell\u2019et\u00e0 moderna. In linea generale, Braudel distingue tra una \u201ccategoria A\u201d e una \u201ccategoria B\u201d di scambi. Nella prima categoria rientrano gli scambi effettuati in una sorta di \u201cpublic market\u201d, un mercato comune, geograficamente ristretto, nel quale si incontrano produttori e consumatori. Il valore delle merci \u00e8 legato principalmente al loro valore d\u2019uso. Questo tipo di mercato non solo \u00e8 dominante agli albori dell\u2019et\u00e0 moderna, ma rester\u00e0 dominante per grandissime fette della popolazione lungo tutto il periodo moderno. Nella seconda categoria, tra i produttori e i consumatori (che in ogni caso non sono rigidamente separati) si inserisce una terza figura: il mercante. Com\u2019\u00e8 intuitivo pensare, il mercante si introduce dove vi \u00e8 una distanza geografica tra gli altri due agenti, ed \u00e8 per questo che Braudel utilizza l\u2019eloquente termine tedesco \u201c<em>Fernhandel<\/em>\u201d, ossia \u201ccommercio su lunga distanza\u201d, per distinguerlo rispetto allo scambio legato al territorio, dove semmai sono presenti piccoli mercanti. Ad essere distintiva \u00e8 dunque l\u2019emancipazione del capitale dal territorio. In questa seconda categoria ad orientare l\u2019attivit\u00e0 economica \u00e8 il valore di scambio, stimato dallo stesso mercante facendo attenzione a rendere le proprie offerte appetibili. Caratteristica fondamentale della seconda categoria \u00e8 che vi operano pochi mercanti: mentre infatti il commercio locale\u00a0<strong>\u00absi disperde in una moltitudine di partecipanti\u00bb<\/strong>, \u00e8 lampante come\u00a0<strong>\u00abun gruppo di grossi commercianti si separi nettamente dalla massa dei piccoli mercanti e che questo gruppo sia, socialmente, molto ristretto e economicamente molto legato \u2013 tra gli altri tipi di attivit\u00e0 \u2013 al commercio a lunga distanza\u00bb<\/strong>\u00a0(F. Braudel,\u00a0<em>la dinamica del capitalismo<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I motivi sono semplici: il commercio su lunga distanza \u00e8 costoso e rischioso, i profitti possono non arrivare per anni. A potersi permettere il\u00a0<em>Fernhandel<\/em>\u00a0sono ricchi mercanti, che Braudel non descrive come agenti economici astorici e neutrali ma come elementi ben inseriti in una realt\u00e0 sociale,\u00a0<strong>\u00abamici del principe\u00bb<\/strong>, detentori di\u00a0<strong>\u00abmonopoli o semplicemente del potere di infrangere nove volte su dieci la concorrenza\u00bb<\/strong>. Nel caso occidentale\u00a0<strong>\u00abi successi individuali devono quasi sempre essere accreditati all\u2019azione persistente e cumulativa di famiglie, vigili, attente, impegnate ad aumentare a poco a poco il loro patrimonio [\u2026]. Il regime feudale rappresenta la base del potere delle famiglie signorili [\u2026]. La borghesia per molti secoli costituisce il ceto parassitario di questa classe privilegiata\u00bb<\/strong>\u00a0(ivi) costruendo la base delle proprie ricchezze. Ci sono dunque tutti gli elementi: con l\u2019avvento dell\u2019et\u00e0 moderna, le scoperte geografiche rendono il Farhendel incredibilmente profittevole, ed una \u201caristocrazia del denaro\u201d ha la possibilit\u00e0 e l\u2019abilit\u00e0 di sfruttare l\u2019occasione. A rendere ci\u00f2 possibile \u00e8 il rapporto tra la suddetta aristocrazia e il nascente Stato moderno, dimostratosi efficiente macchina di difesa dei propri mercanti dalla concorrenza che questa prima \u201cglobalizzazione\u201d avrebbe necessariamente generato, garantendo monopoli e trattamenti privilegiati. L\u2019ideologia che, quasi naturalmente, \u00e8 sorta dalla concettualizzazione di tale rapporto, \u00e8 il mercantilismo, che dunque \u00e8 l\u2019ideologia del capitalismo mercantile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Precondizioni del capitalismo mercantile moderno e inizio delle esplorazioni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ovviamente il\u00a0<em>Fernhandel<\/em>\u00a0e i grossi profitti che ne derivano non nascono con le scoperte geografiche, per approfittare delle quali c\u2019era gi\u00e0 bisogno, come detto, di un buon livello di ricchezza. Nell\u2019Europa del tardo XIV secolo e del XV secolo, a detenere tali livelli di ricchezza sono le citt\u00e0-stato dell\u2019Italia centro-settentrionale. Si tratta di citt\u00e0 che si erano arricchite gi\u00e0 a partire dalla proliferazione del commercio del XIII secolo e che si affacciano dunque alla modernit\u00e0 gi\u00e0 dotate di borghesie dinamiche e, nei casi di Genova e Venezia, domini marittimi di discreta grandezza. Tuttavia, verso la fine del XIV secolo, l\u2019espansione economica sembrava essere giunta ad un equilibrio. Non bisogna per\u00f2 immaginare l\u2019equilibrio economico come una situazione di pace e serenit\u00e0: come spiega John Hicks\u00a0<strong>\u00abciascuno dei centri, nel momento in cui interviene l\u2019arresto, cerca ancora di espandere il suo commercio; ma la concorrenza degli altri, che in precedenza era stata tollerata, diviene ora un pericolo. Vi sono stati sempre contrasti tra i centri. [\u2026] Ma \u00e8 a questo punto, quando la crescita del loro commercio comincia a contrarsi, che \u00e8 probabile l\u2019esplodere tra i centri di contrasti fortissimi. Tale, possiamo ragionevolmente supporre, fu la lunga guerra tra Venezia e Genova, che si protrasse per circa quaranta anni intorno al 1400\u00bb<\/strong>\u00a0(J. Hicks,\u00a0<em>Una teoria della storia economica<\/em>). Tra i principali risultati di quella che Braudel chiama\u00a0<strong>\u00abla guerra italiana dei cent\u2019anni\u00bb<\/strong>\u00a0vi furono il successo di Venezia nel garantirsi il monopolio del commercio con l\u2019Oriente estromettendo i genovesi, la conquista fiorentina di Pisa, il raggiungimento di un equilibrio politico stabile con la pace di Lodi del 1454. Giunti ad un equilibrio, le varie borghesie cittadine si dedicano al consolidamento del proprio potere interno, alla terra e alla legittimazione culturale. Gli imprenditori si trasformano cos\u00ec in rentiers e in mecenati: all\u2019autunno di quella fase del commercio italiano corrisponde la fioritura culturale del Rinascimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Resta particolare la situazione di Genova. Il capoluogo ligure aveva gi\u00e0 da tempo assoggettato la campagna circostante, dando i natali ad una forte aristocrazia terriera; questa aristocrazia aveva protetto militarmente il commercio e lo aveva finanziato, servendosene per arricchirsi. Quando si giunge all\u2019autunno del commercio, con Genova che \u00e8 anche esclusa dall\u2019Oriente per opera di Venezia, gli aristocratici procedono ad usare i propri capitali eccedenti per rimarcare il proprio controllo sulla terra, tramite una rifeudalizzazione e il finanziamento di eserciti privati, con l\u2019obiettivo di un potere signorile stabile. La rigida divisione della classe dirigente rende impossibile ai borghesi genovesi un percorso simile a quello che ha caratterizzato le altre borghesie italiane. La borghesia genovese si d\u00e0 quindi un\u2019organizzazione autonoma, istituendo la Casa di S. Giorgio nel 1407. L\u2019autonomia e la necessit\u00e0 foraggiano la dinamicit\u00e0 del capitalismo genovese, che inizia ad interessarsi all\u2019economia castigliana. In realt\u00e0, dopo il crollo della finanza catalana alla fine del XIV secolo, si era gi\u00e0 creata una sinergia finanziaria tra le due aree, e tuttavia i genovesi furono in grado di generare una sinergia parallela in ambito commerciale introducendosi nel crescente mercato castigliano della lana. I borghesi di Genova si arricchirono dunque ulteriormente commerciando la lana castigliana, ad esempio con il regno indipendente di Granada, e poterono usufruire della penisola iberica come avamposto per commerciare in Maghreb, area importante per rafforzare il controllo sull\u2019oro in alternativa alle zone veneziane. Infine, cosa forse pi\u00f9 importante, i genovesi poterono beneficiare dei castigliani in quanto \u201cproduttori di protezione\u201d. I mercanti genovesi erano persone pragmatiche e, con rare eccezioni, non erano propensi a rischiare grossi capitali in imprese ed esplorazioni pericolose, il che costringeva per\u00f2 la crescita del capitale genovese entro limiti che si sarebbero rivelati, alla lunga, restrittivi. Come spiega Arrighi\u00a0<strong>\u00abl\u2019ovvia via d\u2019uscita da questa impasse era instaurare un rapporto di scambio politico con governanti territorialisti che, come quelli iberici, erano spinti verso l\u2019apertura di nuovi spazi commerciali da motivazioni diverse dal profitto calcolabile [\u2026] Lo spirito di crociata costituiva un\u2019eccellente garanzia che l\u2019espansione iberica in mari sconosciuti sarebbe proseguita libera dagli ostacoli posti da continui calcoli razionali dei costi e dei benefici monetari\u00bb<\/strong>\u00a0(G. Arrighi,\u00a0<em>Il lungo XX secolo<\/em>). La mente dell\u2019osservatore non pu\u00f2 non andare al proficuo rapporto tra Isabella di Castiglia e Cristoforo Colombo. Al momento della scoperta dell\u2019America, la simbiosi tra istituzioni spagnole e capitale genovese era un sistema gi\u00e0 pronto e collaudato, garantendo cos\u00ec ai genovesi il monopolio della gestione delle mirabolanti ricchezze del Nuovo Mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816082877\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11816082877\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=708x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i5238105c6d449be5\/version\/1610645421\/image.jpg\" alt=\"F. Braudel\" data-src-width=\"1080\" data-src-height=\"1350\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=708x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i5238105c6d449be5\/version\/1610645421\/image.jpg\" data-image-id=\"7638858277\" \/><figcaption>F. Braudel<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816082977\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La simbiosi iberico-genovese e la scoperta del Nuovo Mondo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cBenedetti\u201d da Papa Alessandro VI con il Trattato di Tordesillas del 1494, con cui il mondo veniva diviso tra spagnoli e portoghesi, i primi si lanciarono con spietata efficienza a cogliere le nuove opportunit\u00e0 che l\u2019espansione garantiva. Tra le prime novit\u00e0 notate dai\u00a0<em>conquistadores<\/em>\u00a0vi furono quelle di tipo agricolo. Gli europei scoprirono prodotti come il mais, la zucca, il pomodoro, il cacao, il caff\u00e8; d\u2019altra parte, importarono il grano, l\u2019ulivo e la vite. Le terre americane, in gran parte mai usate per l\u2019agricoltura, si dimostrarono subito estremamente pi\u00f9 fertili di quelle europee, garantendo cos\u00ec la sopravvivenza e la prosperit\u00e0 delle colonie e l\u2019organizzazione di piantagioni. Oltre ai generi alimentari, due importanti novit\u00e0 furono il tabacco e il cotone, che funsero da base per l\u2019arricchimento di molti mercanti. Tuttavia, il mercato pi\u00f9 profittevole non era quello dei generi alimentari o di altri prodotti della terra quanto piuttosto quello dei metalli preziosi e delle valute. Le miniere del Potos\u00ec (attuale Bolivia) garantivano un afflusso di argento mai visto prima. Questo argento giungeva ovviamente in Spagna, principalmente a Siviglia. Che impiego se ne fece? Spiega Carlo Cipolla:\u00a0<strong>\u00abuna parte del metallo, probabilmente un 25 percento, fu trasferito in Europa come reddito della Corona e [\u2026] questa parte del tesoro fu immediatamente trasformata in domanda effettiva di servizi militari e di armi e vettovaglie\u00bb<\/strong>, tuttavia, nel frattempo, una cospicua corrente d\u2019argento\u00a0<strong>\u00abmuoveva verso Oriente prima dalle Americhe verso l\u2019Europa e poi dall\u2019Europa verso l\u2019Estremo Oriente\u00bb<\/strong>\u00a0(C. Cipolla,\u00a0<em>Storia economica dell\u2019Europa pre-industriale<\/em>). Questo flusso era incanalato quasi interamente nel mercato dei metalli e delle valute, grazie al quale l\u2019argento, a volte direttamente e a volte attraverso lettere di cambio, veniva scambiato con l\u2019oro, proveniente dall\u2019Oriente. La mobilit\u00e0 dell\u2019argento \u00e8 dunque perfettamente coerente con l\u2019attenzione mercantilista per i metalli preziosi: l\u2019Europa \u00e8 ben contenta di \u201clasciar passare\u201d l\u2019argento se ci\u00f2 serve ad attrarre l\u2019oro. Lo scambio tra argento e oro avviene principalmente in due modi. L\u2019argento estratto in America pu\u00f2 imbarcarsi direttamente per la Cina o per le Filippine, entrambi mercati in cui il metallo bianco viene sopravvalutato rispetto all\u2019oro. L\u2019altra strada era quello di smerciare l\u2019argento in Europa. In questi casi il metallo arrivava, come detto, a Siviglia, e qui veniva imbarcato dai genovesi; costoro si erano assicurati, nel mentre, il monopolio pressoch\u00e9 completo dell\u2019offerta di argento a Siviglia, grazie al privilegio statale degli \u201casientos\u201d, contratti che concedevano legalmente tale monopolio. Dopodich\u00e9 i Genovesi, direttamente o dopo aver convertito l\u2019argento in lettere di cambio, riversavano la propria offerta nelle fiere di Bisenzone e Piacenza, dove potevano acquistare l\u2019oro accumulato dalla Serenissima o da altri comuni italiani grazie ai traffici con l\u2019Oriente. Certamente l\u2019oro era un bene molto richiesto di per s\u00e9, e tuttavia vi \u00e8 un ulteriore motivo se era cercato cos\u00ec freneticamente: nel 1567 Filippo II aveva inviato il duca di Alba nei Paesi Bassi per sedare le rivolte, dando inizio alla lunga guerra tra spagnoli e ribelli di Guglielmo il Taciturno. Si tratta di un evento non indifferente per l\u2019economia, perch\u00e9 i soldati spagnoli chiedevano di essere pagati in oro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I genovesi dunque trasportavano l\u2019oro racimolato verso Paesi Bassi, principalmente ad Anversa (che rimase capitale del mercato valutario per molto tempo), cos\u00ec da chiudere il cerchio della simbiosi con la Corona di Spagna e guadagnarsi il proprio trattamento di favore. Molte furono le conseguenze di questo nuovo assetto geo-economico. La prima fu, ovviamente, l\u2019enorme profitto garantito a quei grossi commercianti che facevano affari col Nuovo Mondo. Come racconta Braudel, furono loro, e non i produttori stanziati nelle colonie, ad impossessarsi delle quote maggiori di ricchezza prodotta. A suffragio delle sue tesi, egli riporta un rapporto francese, dove \u00e8 scritto che\u00a0<strong>\u00abgli spagnoli erano soliti portare 40 milioni [di lire tornesi] di merci e riportare per 150 milioni in oro e argento e altre merci\u00bb<\/strong>\u00a0(Citato in\u00a0<em>Civilt\u00e0 materiale, economica e capitalismo<\/em>). Il passo si riferisce alla fine del \u2018600, ma il concetto \u00e8 valido anche per XVI secolo: il grande mercante, garantito da una condizione di monopolio e dalla separazione, fattasi profondissima dopo le scoperte geografiche, tra capitale e territorio, \u00e8 messo in condizione di poter obbligare gli altri agenti economici ad uno \u201cscambio ineguale\u201d (questo il termine riassuntivo usato da Braudel) che funga da base indispensabile per il proprio arricchimento. Al produttore, che deve per forza rivolgersi al mercante affinch\u00e9 i propri prodotti raggiungano i mercati di sbocco in Europa, non resta altro che rivalersi sulla forza lavoro indigena, che nelle colonie \u00e8 ridotta in schiavit\u00f9. Quando poi gli indios vennero gradualmente decimati dal vaiolo e dalla fatica, i produttori iniziarono ad importare schiavi africani, pi\u00f9 prestanti nelle piantagioni o nelle miniere. Un\u2019altra presunta conseguenza delle novit\u00e0 in campo economico fu la rivoluzione dei prezzi. Presunta, perch\u00e9 molti storici sostengono che sia esagerato parlare di \u201crivoluzione\u201d. Innanzitutto perch\u00e9, come riportato dalla Treccani, i prezzi salirono solo del 2% annuo (<em>Dizionario di Storia Treccani<\/em>), e poi perch\u00e9 in gran parte ci\u00f2 non fu dovuto all\u2019afflusso dei metalli preziosi. Pi\u00f9 che altro, l\u2019aumento della popolazione europea e l\u2019incapacit\u00e0 del sistema produttivo (soprattutto in Spagna) di far fronte ad una crescente domanda con un\u2019offerta adeguata, determin\u00f2 un aumento dei prezzi. Anche l\u2019afflusso dei metalli preziosi e la loro progressiva svalutazione avr\u00e0 verosimilmente giocato un ruolo, e tuttavia l\u2019aumento dei prezzi colp\u00ec pi\u00f9 che altro le varie economie locali, i settori dell\u2019economia in cui si producevano prodotti agricoli o comunque non di lusso, destinati ad una vendita nel territorio; in questi settori l\u2019argento trovava poco posto, essendo spesso rimpiazzato dal rame o anche dal baratto. In ogni caso, a risentire dell\u2019aumento dei prezzi furono pi\u00f9 le persone comuni che le alte sfere dell\u2019economia, che poterono continuare indisturbate nella loro espansione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816083477\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11816083477\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i33e8c93ae49112f2\/version\/1610645626\/image.jpg\" alt=\"Ritratto di Filippo II\" data-src-width=\"833\" data-src-height=\"822\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i33e8c93ae49112f2\/version\/1610645626\/image.jpg\" data-image-id=\"7638858577\" \/><figcaption>Ritratto di Filippo II<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816084077\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il trionfo olandese<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019assetto iberico-genovese non era destinato a durare per sempre. A diventare il nuovo centro dell\u2019economia mondiale furono proprio gli olandesi, in quel periodo acerrimi nemici degli spagnoli. Il trionfo di quella zona, che comunque non era mai stata economicamente marginale, paradossalmente non fu disgiunto dalle guerre che la devastarono e che devastarono l\u2019intera Europa nel \u2018600. Come si \u00e8 visto, Anversa non aveva continuato ad acquisire importanza in quanto centro del mercato valutario, attirando metalli preziosi. Nel mentre, i ribelli olandesi avevano preso la via della guerra navale, che si rivel\u00f2 particolarmente efficiente. Come risultato di questi due fattori, spiega Arrighi, i ribelli\u00a0<strong>\u00absvilupparono una notevole abilit\u00e0 non solo nell\u2019evadere il fisco, ma anche nell\u2019imporre alla Spagna imperiale una sorta di pressione fiscale \u201crovesciata\u201d attraverso la pirateria e la corsa\u00bb<\/strong>\u00a0(G. Arrighi,\u00a0<em>il lungo XX secolo<\/em>). Insomma: la mossa spagnola di far giungere oro ad Anversa per combattere gli olandesi si era ritorta contro la Spagna stessa, e i riottosi olandesi furono in grado di raggiungere buoni livelli di accumulazione di capitale. Anzich\u00e9 disperdere questo capitale, gli olandesi lo usarono per acquistare scorte navali e grano dai paesi baltici, ritrasformando il commercio valutario in commercio di beni. Si trattava di un ottimo investimento, perch\u00e9 costava relativamente poco, perch\u00e9 sfruttava con intelligenza la geografia olandese, perch\u00e9 in Europa il grano e le scorte navali sarebbero state merci molto richieste durante il periodo delle guerre secentesche. Amsterdam divenne quindi sede di enormi magazzini (Braudel sostiene che fossero capaci di contenere fino a dodici anni di consumo di grano nelle Province Unite) per poi rivenderla a chi, magari perch\u00e9 impegnato in conflitti militari, era incapace di produrre da s\u00e9 i beni necessari. Gli olandesi si mossero anche sul piano valutario, fondando la prima Borsa in seduta permanente al mondo. In questo modo, Amsterdam attirava capitali monetari da tutta Europa, garantendosi la liquidit\u00e0 necessaria a realizzare le proprie strategie commerciali. Fu tuttavia un terzo strumento a catalizzare i primi due e decretare il trionfo olandese: la fondazione di grandi compagnie per azioni, dotate di particolari privilegi da parte del governo olandese, in grado di svolgere attivit\u00e0 bellica oltre che commerciale. Si pensa, ovviamente, alla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, nata nel 1602. Si riproducono quindi le condizioni che, come insegna Braudel, consentono di realizzare i maggiori profitti in assoluto: una situazione di monopolio con l\u2019esplicito beneplacito di uno stato e la capacit\u00e0 di direzionare (grazie alla Borsa di Amsterdam) enormi quantit\u00e0 di capitali nel\u00a0<em>Fernhandel<\/em>, che ormai aveva consolidate dimensioni globali. Cambia la forma, non il contenuto, come scrive lo stesso Braudel:\u00a0<strong>\u00abIn realt\u00e0, l\u2019Olanda non poteva sfuggire allo spirito del tempo. Le sue libert\u00e0 commerciali sono solo apparenti. Tutta la sua attivit\u00e0 porta a monopoli di fatto, sorvegliati con cura. [\u2026] Tutte le colonie dell\u2019Europa sono state considerate come cacce riservate, sottoposte al regime dell\u2019esclusivit\u00e0. Senza infrangere questa regola, non un chiodo veniva forgiato, non una pezza di tessuto \u00e8 fabbricata nell\u2019America spagnola, senza autorizzazione della metropoli\u00bb<\/strong>\u00a0(F. Braudel,\u00a0<em>Civilt\u00e0 materiale, economia e capitalismo Vol.2<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La grande differenza tra il capitalismo genovese e quello olandese fu la gestione dei costi di protezione, esternalizzata per il primo ed internalizzata per il secondo. Il risultato fu che, mentre i capitalisti genovesi avevano un controllo scarso, se non nullo, sulla direzione verso la quale li stava conducendo il \u201cpassaggio gratuito\u201d fornito dagli stati iberici, la Compagnia olandese delle Indie Orientali godette di un\u2019indipendenza che le permise di gestire la propria attivit\u00e0 solo in base a logiche di tipo commerciale. L\u2019intero Stato olandese agiva in perfetta coerenza con gli interessi del proprio capitalismo, ad esempio costringendo i danesi a mantenere lo stretto di Sund aperto e con pedaggi bassi. La Compagnia nel mentre eliminava autonomamente la concorrenza, soprattutto portoghese e genovese, in modi non propriamente tipici del libero mercato, ad esempio arrestando i genovesi che fondarono una propria Compagnia delle Indie e impadronendosi delle loro navi. La violenza olandese, verso i popoli indigeni o i concorrenti, era per\u00f2 legata solo e soltanto a logiche commerciali, senza o quasi senza derive nazionaliste o religiose. Col tempo, sebbene l\u2019obiettivo della Compagnia fosse quello di mantenere una struttura territoriale limitata, si rese necessario un controllo sempre pi\u00f9 intenso di aree sempre pi\u00f9 vaste, per vincere la lotta contro i popoli indigeni (talvolta dedicatisi alla pirateria) e alle imprese europee. Come risultato\u00a0<strong>\u00abproprio il successo e l\u2019autosufficienza conseguiti dalla VOC incrementarono il potere della burocrazia manageriale responsabile delle sue operazioni quotidiane. E questo maggiore potere venne a essere esercitato a spese non tanto del consiglio di amministrazione della compagnia (gli Heeren XVII), quanto degli azionisti della VOC\u00bb<\/strong>\u00a0(G. Arrighi,\u00a0<em>il lungo XX secolo<\/em>). La Compagnia divenne meno remunerativa e il capitale olandese divenne meno commerciale e pi\u00f9 finanziario, trasformandosi ad esempio in prestiti agli Stati europei durante le numerose guerre, come quella di successione austriaca. Tuttavia, nel frattempo, sempre pi\u00f9 interessanti divenivano le possibilit\u00e0 di investimento in Inghilterra. Nel \u2018700, e ancor di pi\u00f9 nell\u2019800, sar\u00e0 proprio Londra, con una sapiente combinazione di attivit\u00e0 imprenditoriale, espansione coloniale e guerra ai concorrenti (ben quattro le guerre anglo-olandesi), a sostituire Amsterdam come centro economico del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816084377\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11816084377\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i3381ca7539457472\/version\/1610646023\/image.jpg\" alt=\"Antica mappa del Mediterraneo\" data-src-width=\"750\" data-src-height=\"429\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i3381ca7539457472\/version\/1610646023\/image.jpg\" data-image-id=\"7638858877\" \/><figcaption>Antica mappa del Mediterraneo<\/p>\n<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11816084577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mercantilismo: errore di prospettiva o necessit\u00e0 storica?<\/em><\/p>\n<p>Dopo un breve riepilogo storico, \u00e8 possibile dare una migliore inquadratura del mercantilismo non pi\u00f9 come pura \u201cideologia\u201d nata spontaneamente dalla mente di Colbert, ma come riflesso teorico delle condizioni del tempo.\u00a0<em>In primis<\/em>, la tendenza a proteggere i propri mercanti era visto come l\u2019unico modo per permettere loro dei profitti: solo dopo, spiega Dobb, grazie agli avanzamenti della tecnica produttiva, sarebbe sorta l\u2019idea di un\u2019oggettivit\u00e0 economica, di un\u00a0<strong>\u00abprofitto veramente considerevole come derivante \u201cnaturalmente\u201d dall\u2019investimento nella produzione\u00bb<\/strong>\u00a0(M. Dobb,\u00a0<em>Problemi di storia del capitalismo<\/em>); fino ad allora, era lo Stato a dover creare le condizioni per registrare profitti. Queste tecniche di economica politica non erano disfunzionali: fu il mercantilismo europeo che, strozzando il dinamismo olandese, acceler\u00f2 il declino dell\u2019odiata Amsterdam. Lo stesso Atto di Navigazione inglese \u00e8 una politica protezionista, eppure l\u2019Inghilterra sar\u00e0 la patria del liberoscambismo.<\/p>\n<p>Per quanto poi riguarda l\u2019importanza cruciale data ai metalli preziosi, \u00e8 Braudel a porre il dubbio sulla presunta miopia del mercantilismo:\u00a0<strong>\u00abNon \u00e8 il caso di pensare che il mercantilismo \u00e8 l&#8217;espressione di una verit\u00e0 di fondo, ossia che i metalli preziosi sono serviti per secoli da garanzia e da motore per l&#8217;economia dell&#8217;antico regime?\u00bb<\/strong>\u00a0(F. Braudel,\u00a0<em>Civilt\u00e0 materiale, economia e capitalismo<\/em>). Lungi dall\u2019essere una \u201cfissazione\u201d insensata, l\u2019attenzione a procurarsi metalli preziosi era semplicemente l\u2019equivalente dell\u2019attenzione, ancora attuale, a procurarsi valute pregiate: questo era infatti il ruolo dell\u2019oro. In definitiva, possiamo dire che il mercantilismo \u00e8 una buona espressione teorica dei due tra i pi\u00f9 grandi prodotti della modernit\u00e0: il capitalismo e lo Stato moderno.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/gennaio\/teoria-e-storia-braudel-e-la-nascita-del-capitalismo\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/gennaio\/teoria-e-storia-braudel-e-la-nascita-del-capitalismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0GAZZETTA FILOSOFICA (Pasquale Noschese) &nbsp; Quentin Mestys, &#8220;Il cambiavalute e sua moglie&#8221;, 1514 Nel suo testo\u00a0La dinamica del capitalismo, Fernand Braudel fornisce ottime chiavi interpretative per orientarsi nei mutamenti che hanno caratterizzato la storia economica dell\u2019et\u00e0 moderna. In linea generale, Braudel distingue tra una \u201ccategoria A\u201d e una \u201ccategoria B\u201d di scambi. Nella prima categoria rientrano gli scambi effettuati in una sorta di \u201cpublic market\u201d, un mercato comune, geograficamente ristretto, nel quale si incontrano produttori&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":56601,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/La-Gazzetta-filosofica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-g8a","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62010"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62010"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62010\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62012,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62010\/revisions\/62012"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/56601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}