{"id":62119,"date":"2021-01-22T10:45:40","date_gmt":"2021-01-22T09:45:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62119"},"modified":"2021-01-21T20:44:22","modified_gmt":"2021-01-21T19:44:22","slug":"io-sono-il-pci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62119","title":{"rendered":"\u201cIo sono il PCI!\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Giannelli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>Cent\u2019anni di svolte, di lotte, di cantonate, tra togliattiani, cattocomunisti, intellettuali al servizio del partito. Con una idea portante: rifiutare la realt\u00e0. Cosa resta oggi del PCI? Storia di un partito borghese<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quarantuno anni fa, il 16 novembre del 1980, a Parigi,\u00a0<a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Louis_Althusser\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il pi\u00f9 celebrato filosofo marxista del momento ed ex dirigente del PCF, il francese Louis Althusser, strangol\u00f2 la moglie H\u00e9l\u00e8ne.\u00a0<\/a>Di notte, nel letto. Per il mondo intellettuale francese fu uno choc. Perch\u00e9 Althusser non era mica uno scavezzacollo delle allucinazioni\u00a0<em>\u00e0 la<\/em>\u00a0Burroughs, il padre della beat generation appassionato di armi che a un certo punto si fece venire in mente di poter giocare con la moglie a Guglielmo Tell senza essere Guglielmo Tell. Anche lui, certo, era d\u2019avanguardia, ma di un\u2019avanguardia dura e pensosa, ideologicamente alternativa, di quelle che come diceva Freak Antoni non fanno sconti comitiva. Ai viaggi psichedelici, lui preferiva decisamente quelli teorici. Ma\u00eetre \u00e0 penser di una sinistra in piena crisi del soggetto, amico di Lacan, gi\u00e0 autore di\u00a0<em>Le retour \u00e0 Hegel<\/em>, Althusser negli anni Sessanta aveva riaperto la riflessione su come trasferire il materialismo storico sul piano delle idee: gli esseri umani non sono soggetti attivi ma agenti di ideologie, prodotto delle strutture sociali, questo in soldoni il suo ragionamento, perfetto per una sinistra che poteva cos\u00ec rimproverare a Stalin pi\u00f9 dei sei milioni di esseri umani morti, di aver snaturato il marxismo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-136792\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/palmiro-togliatti-1378616.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><strong>Cento anni fa, il 21 gennaio del 1921, a Livorno, i marxisti massimalisti strangolarono a suon di voti la sinistra socialista turatiana \u201criformista\u201d, confermando l\u2019irresistibile e ben poco entusiasmante vocazione alla diaspora della sinistra, dal dopo Hegel in poi.<\/strong>\u00a0Iniziava cos\u00ec un viaggio per certi versi anche eroico ma costellato di balbettii, delusioni e contraddizioni: la duplicit\u00e0 di Togliatti padre della Costituzione e contemporaneamente dirigente di primo piano del movimento comunista internazionale filostalinista; le chiusure, le polemiche e i silenzi per i fatti di Budapest nel 1956 e di Praga nel 1968; la dolorosa scissione del \u201cmanifesto\u201d, l\u2019incerto eccezionalismo inseguito da un Berlinguer schiacciato dalla disinvoltura craxiana; la lunga, furibonda battaglia sul nome e sui simboli variamente floreali scomodati a rappresentarlo (\u201cIl comunismo italiano \u00e8 un\u2019altra cosa. Non abbiamo bisogno di cambiare nome, perch\u00e9 siamo diversi, pienamente radicati nella democrazia\u201d, il refrain di chi si opponeva); le irrisolte contaminazioni con i vari nostalgici centristi della Democrazia Cristiana, le baffute supponenze di Occhetto e D\u2019Alema, le pochezze paninare (nel senso delle figurine, eh) di un Walter Veltroni; una classe dirigente prima istruita ma tiranneggiata dell\u2019ideologia e poi invece non pi\u00f9 ideologizzata ma clamorosamente ignorante sono sempre l\u00ec a far capire come in fondo i tempi de \u201cLa cosa\u201d, il film del 1990 commissionato a Nanni Moretti da un partito cui dopo la crisi inforcata dopo il crollo (pardon, \u201capertura\u201d, almeno per \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d) del muro sembrava affidarsi alle doti taumaturgiche del cinematografo, di passi avanti non \u00e8 che se ne siano fatti granch\u00e9. Anzi a essere sinceri, viste le guerre intestine degli ultimi tempi, quasi quasi qualcuno potrebbe perfino rimpiangere il passato, di sicuro pi\u00f9 \u201cpolitico\u201d di quel ci offre il presente\u2026<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreviewProduct style-3\">\n<div class=\"details\">\n<div class=\"button-content\">\n<div><strong>Dopo l\u2019uxoricidio, Althusser, morto poi nel 1990, non sub\u00ec alcun processo. Sostenuto come il regista Polanski dall\u2019incredulo (o forse ipocrita) mondo intellettuale, fu dichiarato mentalmente infermo, alternando negli anni successivi il lavoro accademico a soggiorni in clinica psichiatrica e mantenendo la sua camera all\u2019Ecole Normale Superieure dove insegnava dal lontano 1948.<\/strong>\u00a0In galera non mise piede, ma alla emarginazione non riusc\u00ec a rassegnarsi, arrivando a scrivere un\u2019autobiografia in certo senso inutile, perch\u00e9 a venir fuori era un testo anch\u2019esso metafisico, privo di dolore vivo per quanto fatto, ma in compenso, espressione di quell\u2019autostima squilibrata per non dire pazzia che lo avrebbe portato anche, come ha raccontato qualcuno, a scendere in strada urlando ai passanti \u201cIo sono Luis Althusser!\u201d. Non c\u2019\u00e8 troppo da stupirsene. Convinto che l\u2019oggetto esistesse solo in funzione della teoria che lo descriveva, l\u2019esponente pi\u00f9 in vista del marxismo strutturalista aveva propagandato con successo la derealizzazione di Marx, aveva ragionato su come trasferire il suo pensiero sul piano delle idee, rendendolo invulnerabile a qualunque critica di tipo empirico. In altre parole, rifiutare la realt\u00e0.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Proprio quello che voti alla mano \u00e8 riuscito a fare negli ultimi decenni il partito comunista, passato di \u201csvolta\u201d in \u201csvolta\u201d (da quella di Salerno alla Bolognina), dall\u2019essere PCI a Pd passando per Pds e Ds, dal compromesso storico a quello con i poteri una volta tanto aborriti, dalla lotta nelle fabbriche fino all\u2019abbandono del mondo degli esclusi e delle periferie, dalle gloriose lotte sindacali all\u2019ammirazione dello sciagurato modello Blair, fino al \u201cmigliorismo\u201d di un Napolitano mai dimostratosi in vita sua tanto attivo sulla scena politica come da presidente della Repubblica, per non parlare dello spaventoso abbaglio collettivo per un l\u2019ex segretario Renzi, uno che pretendeva di spacciarsi come erede di La Pira andando a braccetto con Marchionne.<\/strong>\u00a0Un partito borghese che ha conservato dentro di s\u00e9 l\u2019idea fumosa di una societ\u00e0 \u201caltra\u201d e diversa da quella borghese, fino agli schiaffoni a ripetizione ricevuti da scadenze elettorali da cui \u00e8 uscito a tutti gli effetti come partito \u201cdi classe\u201d, ma non esattamente in senso gramsciano. Pi\u00f9 che un partito, un\u2019idea di partito che continua per\u00f2 a godere della fiducia a prescindere di molti intellettuali, dal Moretti che nel 2002 url\u00f2 a piazza Navona \u201ccon questi dirigenti non vinceremo mai\u201d, fino a un Michele Serra che tra due merde preferisce mangiare la propria: \u201cragionamento\u201d non troppo diverso da quello di Cacciari sul referendum renziano: \u201cfa schifo ma voto s\u00ec\u201d.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-136793\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/small_110410-161925_mi100604pol_0002.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>A differenza di quello attuale, almeno l\u2019apparato culturale del PCI di una volta, quello che dal dopoguerra fino agli anni Settanta ha dettato legge nella societ\u00e0 italiana, era imponente e pervasivo, per quanto articolato intorno a un partito ancora sostanzialmente convinto \u2013 molto togliattianamente e poco vittorinianamente \u2013 che gli intellettuali avessero il dovere di mettersi al servizio di un progetto politico prima ancora che esplorare a proprio piacimento i campi della conoscenza.<\/p>\n<p>La voce \u201cCultura\u201d redatta da Alberto Asor Rosa per \u201cLa storia d\u2019Italia\u201d dell\u2019Einaudi alla met\u00e0 dei Settanta dava bene il senso dell\u2019egemonia conquistata, offrendo una rilettura degli ultimi cent\u2019anni di cultura italiana perfettamente funzionale a una logica egemonica del PCI (eurocomunismo e compromesso storico). Nella stessa opera il filosofo Cesare Luporini nel capitolo \u201cil marxismo e la cultura italiana del Novecento\u201d sosteneva la discontinuit\u00e0 tra Labriola e Gramsci, chiamando la necessit\u00e0 di nuovo mandato per un\u2019\u00e9lite intellettuale nutrita di francofortismo a forte trazione hegeliana.\u00a0 Era un\u2019\u00e9lite intellettuale chiusa in salotti dove nessuno si sognava pi\u00f9 di aprire le finestre, nemmeno per osservare, gi\u00f9 in strada, nemmeno i cartelloni pubblicitari.\u00a0<strong>Con tanti saluti al povero Gramsci, strumentalizzato da Togliatti, accusato di \u201cpopulismo\u201d dall\u2019Asor Rosa di \u201cScrittori e popolo\u201d, senza che nessuno conto si sforzasse di capire quanto avesse visto giusto dal carcere l\u2019autore dei \u201cQuaderni\u201d quando individuava il rischio, per gli \u201cintellettuali europei\u201d di essere \u201cuna casta a s\u00e9, senza radici nella vita nazionale-popolare\u201d.<\/strong>\u00a0E anche allo stesso Pasolini, idolatrato come Gramsci dopo la morte ma fino ad allora considerato un ostacolo a che in Italia si potesse affermare una politica autenticamente rivoluzionaria. Era quella sinistra formato PCI che dettava legge, che portava Argan a sindaco di Roma e che con la riforma lottizzatrice entrava alla RAI dalla porta principale; era la sinistra marxista italiana che sprezzava come \u201ctorbidume arcaicizzante\u201d (cos\u00ec Fortini) le ricerche di un antropologo gi\u00e0 definito \u201cintellettuale decadente\u201d da Togliatti come Ernesto de Martino, che dava dignit\u00e0 culturale a un mondo reietto e sollevava sane perplessit\u00e0 sull\u2019esistenzialismo \u201cnegativo\u201d di Heidegger.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post club\"><strong>\u201cAmo l\u2019umanit\u00e0 ma odio gli uomini\u201d, dice il personaggio di un racconto di Dostoevskij. La stessa cosa che rimproverava Pasolini a Fortini in una lettera del 1959, dove parlava dei mali di una sinistra troppo chiusa in se stessa:<\/strong>\u00a0\u201cIo sono marxista come sei tu, solo che io ho presente non solo nel mio pensiero ma anche nella mia fantasia, l\u2019enorme massa dei sottoproletari, da Roma in gi\u00f9. Invece che fare tante storie, manifestare tanti sospetti, se la cosa davvero ti importa, vieni a occuparti un po\u2019 tu di questo problema che riguarda met\u00e0 circa della popolazione italiana e quindi anche noi. No: invece tu sordo cieco, tappato in casa, con un\u2019idea tutta ideologica degli operai e in genere del mondo, stai a fare il giudice di coloro che si spendono e, spendendosi, sbagliano, eccome se sbagliano\u201d.<\/div>\n<\/div>\n<p>L\u2019atteggiamento criticato da Pasolini era lo\u00a0<em>strano frutto<\/em>\u00a0di quell\u2019idealismo progressista che aveva permesso agli intellettuali comunisti di formazione crociana di non rinnegare il proprio passato, e allo stesso tempo impedito loro di mettere in discussione il primato (hegeliano) della filosofia sulla storia. Come avrebbe poi detto Carlo Salinari, lo studioso di letteratura responsabile della politica culturale del PCI dal 1951 al 1955, \u201cla polemica crociana contro il positivismo si accompagnava alla svalutazione della conoscenza scientifica, fatale per la cultura italiana; il richiamo alla storia di Croce era il richiamo alla storia delle idee, non alle forze storiche che muovono la storia\u201d. Tornato sugli scudi comunisti di una dottrina comunista che da Lenin arriva a Marcuse passando per Luk\u00e0cs e Korsch, nonostante le inascoltate contravvertenze dei vari Della Volpe e Semerari, il morbo dell\u2019idealismo aveva fagocitato il marxismo, cos\u00ec come il crocianesimo aveva ridotto Gramsci a una specie di santino, padre del PCI e de \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d. Era la linea idealista-comunista dettata da Togliatti: un progetto \u201cnazionale\u201d, funzionale al recupero di tutta una componente intellettuale di formazione crociana e gentiliana nell\u2019orbita del partito.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-136794\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/d1cbb1f1-c159-421f-90fa-75907d9cd0ed.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><strong>Nel 1990, il filosofo Jean Guitton defin\u00ec Althusser (originariamente fervente cattolico, diventato ateo con la moglie H\u00e9lene), un mistico-leninista: la sua idea, era conciliare Lenin con santa Teresa d\u2019Avila. Pi\u00f9 modestamente, in casa nostra con l\u2019Ulivo di Prodi e di Vetroni si pens\u00f2 di poter conciliare quel che era rimasto dell\u2019ormai ex partito comunista con un cattolicesimo da sfogliare (c\u2019\u00e8-non c\u2019\u00e8) nella cosiddetta Margherita di Rutelli e compagnia, cos\u00ec brillantemente amministrata dal tesoriere Luigi Lusi con quella decina di milioni di euro spariti nel nulla.\u00a0<\/strong>In effetti, cos\u2019\u00e8 il catto-comunista se non una versione light del mistico-leninista, una sua propaggine in tempi di liberismo? Solo che questo catto-comunismo (o anche crocianesimo-marxista) nostrano, da anni molto a corto di cultura politica, \u00e8 riuscito a fare di due forze, di due fedi, una debolezza metafisica: sempre pi\u00f9 avulsa dalla realt\u00e0, senza interesse e forse capacit\u00e0 culturali per interpretare una societ\u00e0 in trasformazione. Con un paradosso (storico) incorporato: che a turbare i sogni e gli atti del PCI alla fin fine \u00e8 stato proprio quel riformismo turatiano sconfitto a Livorno (ultimo in quel congresso, con meno del 10% dei delegati) e salutato a posteriori troppo facilmente come una \u201cprofezia\u201d alla luce della strada social-democratica ma sciaguratamente liberista imboccata nel dopo PCI. Una scelta che molto poco sarebbe piaciuta allo stesso Turati.<\/p>\n<p>Cosa resta oggi del PCI? \u201cPoco, pochissimo, forse nulla\u201d concludeva Filippo Ceccarelli qualche giorno fa su \u201cla Repubblica\u201d. Anche troppo buono. Un modo di consolarsi per\u00f2 gli eventuali nostalgici possono trovarlo: non \u00e8 mai andato in giro di notte a gridare \u201cIo sono il PCI!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[fonte:\u00a0 https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/storia\/pci-cento-anni-storia\/ ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Giannelli) &nbsp; Cent\u2019anni di svolte, di lotte, di cantonate, tra togliattiani, cattocomunisti, intellettuali al servizio del partito. Con una idea portante: rifiutare la realt\u00e0. Cosa resta oggi del PCI? Storia di un partito borghese &nbsp; Quarantuno anni fa, il 16 novembre del 1980, a Parigi,\u00a0il pi\u00f9 celebrato filosofo marxista del momento ed ex dirigente del PCF, il francese Louis Althusser, strangol\u00f2 la moglie H\u00e9l\u00e8ne.\u00a0Di notte, nel letto. 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