{"id":62162,"date":"2021-01-25T09:30:14","date_gmt":"2021-01-25T08:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62162"},"modified":"2021-01-24T16:03:27","modified_gmt":"2021-01-24T15:03:27","slug":"nato-2030-come-lalleanza-guarda-al-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62162","title":{"rendered":"NATO 2030: come l\u2019Alleanza guarda al futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di BABILON (Julian Richard Colamedici)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62163\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/190402_NATO-scaled-1.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Si sono conclusi i lavori del Gruppo di Riflessione nominato nel marzo scorso dal Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. I dieci esperti, cinque uomini e cinque donne, hanno discusso il rapporto conclusivo con i Ministri degli Esteri dell\u2019Alleanza il 1\u00b0 dicembre, presentandolo pubblicamente due giorni dopo. Un documento ambizioso ma concreto, che si propone di ridisegnare l\u2019immagine della NATO del futuro. Un\u2019Alleanza regionale con orizzonti globali: pi\u00f9 politica, pi\u00f9 coesa, pi\u00f9 resiliente.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>CEREBRALMENTE MORTA?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cQuello che stiamo vivendo \u00e8 la morte cerebrale della Nato\u201d \u2013 tagli\u00f2 corto Macron, in una ormai celebre intervista rilasciata all\u2019Economist il 21 ottobre del 2019. Cosa lo spinse a tanto? Facciamo un passo indietro. Siamo in Siria, agli inizi del mese. Il Presidente Trump ha da pochi giorni ordinato il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione nordorientale, lasciando cos\u00ec mano libera alla Turchia. Erdogan non perde tempo: gi\u00e0 il 9 ottobre le prime operazioni dell\u2019offensiva turca contro le Forze Democratiche Siriane (FDS) \u2013 milizie principalmente curde, ritenute da Ankara vicine al PKK e virtualmente alleate degli USA. La mossa \u00e8 ampiamente contestata a livello internazionale, suscitando non poche critiche. L\u2019impatto \u00e8 strutturale, la ferita profonda. Sintomo di un cronico male, pi\u00f9 che anomalia contingente: la crisi d\u2019identit\u00e0 dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma come ogni crisi, anche questa si rivel\u00f2 benefica opportunit\u00e0. E la NATO sembrerebbe averla colta: preso atto della necessit\u00e0 di un cambiamento, gli Alleati hanno lanciato un ambizioso processo di riflessione interna. Mutate circostanze richiedono altrettanto inediti approcci. E a tal fine, priorit\u00e0 elaborate nel 2010 faticano a cogliere le sensibilit\u00e0 di una nuova epoca. Gi\u00e0 nel dicembre del 2019, infatti, i capi di Stato e di Governo della NATO \u2013 riuniti a Londra per il 70\u00b0 anniversario dell\u2019Alleanza \u2013 diedero mandato al Segretario generale di avviare i lavori per proiettare l\u2019Organizzazione nel nuovo decennio. A questa decisione segu\u00ec la nomina da parte di Stoltenberg di dieci esperti indipendenti (tra cui l\u2019italiana Marta Dass\u00f9). Un \u201cReflection Group\u201d con il compito di elaborare un rapporto sulle prospettive future dell\u2019Organizzazione e del mondo in cui si trover\u00e0 ad operare: il rapporto NATO 2030.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Strutturato su 5 parti, 14 \u201cmain findings\u201d e 138 raccomandazioni, il rapporto risponde a un preciso mandato del Segretario generale. Un documento guida, benchmark per il pi\u00f9 complesso \u2013 e problematico \u2013 negoziato intergovernativo che con tutta probabilit\u00e0 si svolger\u00e0 nei prossimi mesi, rendendo esecutivo quanto ad ora mero programma. Cos\u00ec la NATO, lungi dall\u2019essere \u201ccerebralmente morta\u201d, si avvia sull\u2019insidiosa strada della riflessione strategica, dimostrando ancora una volta la distintiva resilienza che le ha assicurato una sorprendente longevit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u201cUN\u2019ANCORA STRATEGICA\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come potrebbe allora apparire la NATO tra dieci anni? L\u2019immagine scelta dagli autori \u00e8 efficace: \u201cun\u2019ancora strategica in tempi di incertezza\u201d. Ovvero, fuor di metafora: tempi incerti richiedono solide strategie. Tempi caratterizzati, secondo gli esperti, dal ritorno di \u201cgrandi potenze in competizione\u201d, di \u201cStati autoritari con agende di politica estera revisionista\u201d, di \u201csfide sistemiche\u201d trasversali. Un mondo dove al terrorismo transnazionale si sommano pandemia globale, cambiamento climatico e tecnologie disruptive. Nuovi pericoli, ma anche nuove opportunit\u00e0: tecnologia, ricerca e sviluppo \u2013 ma anche Cina, al contempo rivale sistemico e partner strategico. Grande novit\u00e0 rispetto al Concetto Strategico del 2010, che non la menzionava neanche. Cosa pu\u00f2 quindi fare un\u2019Organizzazione come la NATO, figlia di logiche apparentemente lontane dall\u2019oggi, dinanzi a un simile scenario? Quello che ha sempre fatto, rispondono gli esperti: adattarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Competizione strategica, conflittualit\u00e0 geopolitica, rivalit\u00e0 sistemiche. Queste dunque le parole d\u2019ordine del prossimo futuro. D\u2019altronde l\u2019Unione europea sembra seguire la stessa narrativa: dalla \u201cCommissione geopolitica\u201d di Ursula von der Leyen alla \u201cdoctrina Sinatra\u201d di Joseph Borrell. Come affrontare un tale mondo? Puntare sul \u201cruolo politico\u201d della NATO, afferma Stoltenberg nel discorso di lancio del rapporto: farne un\u2019Alleanza \u201cpi\u00f9 globale\u201d. Sia chiaro, ribadisce l\u2019alto funzionario, \u201csiamo un\u2019Alleanza regionale e resteremo un\u2019Alleanza regionale\u201d. Ma, aggiunge, \u201cle minacce che ci si pongono dinanzi sono sempre pi\u00f9 globali\u201d. Per farvi fronte, dunque, il Segretario generale evidenzia tre priorit\u00e0: \u201crestare una forte Alleanza militare\u201d; \u201cdiventare politicamente pi\u00f9 forte\u201d; \u201cassumere una postura pi\u00f9 globale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo forza militare, ma soprattutto forza politica. La dimensione militare, infatti, gi\u00e0 dal 2014 ha conosciuto un significativo rafforzamento, soprattutto dovuto alla crisi ucraina \u2013 non cos\u00ec l\u2019unit\u00e0 politica. Divisioni, fragilit\u00e0 e tensioni interne ne hanno pericolosamente minato la credibilit\u00e0: dagli strali di Trump contro i \u201cfree riders\u201d della difesa, alle critiche di Macron accompagnate dal rilancio dell\u2019autonomia strategica (e militare) europea; dalla sfiorata crisi nel Mediterraneo orientale tra Grecia e Turchia, alle ostensibili contrapposizioni tra Alleati in teatri chiave per la sicurezza collettiva \u2013 Libia e Siria su tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>VERSO IL PROSSIMO DECENNIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto incider\u00e0 il rapporto, dunque, sugli sviluppi concreti del pensiero strategico dell\u2019Alleanza? Verosimilmente molto. Ma con un limite significativo, che ne circoscrive alla nascita l\u2019impatto potenziale: si tratta di un testo meramente programmatico, \u201cd\u2019indirizzo\u201d. Base delle raccomandazioni che il Segretario generale formuler\u00e0 agli Alleati al prossimo summit, a partire dalle quali verr\u00e0 poi elaborato l\u2019eventuale aggiornamento del vigente Concetto Strategico. Ovvero, sar\u00e0 il Consiglio del Nord Atlantico \u2013 e dunque gli Stati membri \u2013 ad avere l\u2019ultima parola. Malgrado ci\u00f2, il suo contenuto non \u00e8 meno rilevante agli occhi dell\u2019analista. Le priorit\u00e0 e le minacce individuate, pur se non rappresentative delle posizioni ufficiali dei singoli Paesi, rappresentano comunque un\u2019eloquente espressione della sensibilit\u00e0 delle comunit\u00e0 di riferimento. E, conseguentemente, dei rispettivi Governi. A ci\u00f2 aggiungendo una considerazione: il continuo dialogo del gruppo di lavoro con l\u2019esterno \u2013 il tutto sotto la costante supervisione del Segretario generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concludere da ci\u00f2 che il rapporto NATO 2030 evolver\u00e0 in nuovo documento strategico appare, tuttavia, ancora prematuro. Tale esito dipender\u00e0, in ultima analisi, dalla volont\u00e0 politica degli Stati membri. Una volont\u00e0 che nel Consiglio dell\u2019Alleanza Atlantica significa unanimit\u00e0. Ossia, con altre parole: compromesso. E, com\u2019\u00e8 evidente, quando si parla di sicurezza nazionale le difficolt\u00e0 negoziali aumentano esponenzialmente. Proprio la politica, infatti, sar\u00e0 il perno attorno al quale si giocher\u00e0 il futuro dell\u2019Alleanza. Ma il mondo, nel frattempo, sembra essere gi\u00e0 in quel futuro. Un mondo caratterizzato dal ritorno della conflittualit\u00e0 ideologica, di agende revisioniste, della competizione geopolitica. Ovvero \u2013 nelle parole del rapporto \u2013 del proliferare o dell\u2019accentuarsi di rivalit\u00e0 interstatali e dispute su \u201cterritori, risorse e valori\u201d. Un mondo definito pi\u00f9 simile a quello dello Guerra Fredda che a quello anni Novanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ci sar\u00e0 ancora posto per la NATO in tale mondo? S\u00ec, rispondono gli esperti. Ma a una condizione, al contempo necessaria e sufficiente: l\u2019Alleanza deve evolversi. Come? Adattando la sua natura a un ecosistema securitario quanto mai complesso e sfidante, per\u00f2 senza snaturare la propria identit\u00e0 democratica e liberale. Il che comporter\u00e0 un difficile processo di riforma. Un processo necessario, i cui esiti saranno valutabili soltanto nei prossimi anni. Saranno disposti a tanto i Paesi dell\u2019Alleanza? Questa resta l\u2019incognita maggiore. Il rapporto ha senza dubbio lasciato loro un\u2019ambiziosa eredit\u00e0 da realizzare. La NATO si prepara cos\u00ec al 2030 con molte incertezze e una consapevolezza: \u201cnessun singolo Alleato pu\u00f2 affrontare queste sfide da solo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pubblicato su Il Caff\u00e8 Geopolitico. Di Julian Richard Colamedici[1]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[1] Le opinioni espresse dall\u2019autore non sono in alcun modo riconducibili all\u2019Amministrazione di appartenenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.babilonmagazine.it\/nato-2030-come-lalleanza-guarda-al-futuro\/\">https:\/\/www.babilonmagazine.it\/nato-2030-come-lalleanza-guarda-al-futuro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BABILON (Julian Richard Colamedici) Si sono conclusi i lavori del Gruppo di Riflessione nominato nel marzo scorso dal Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. 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