{"id":62185,"date":"2021-01-26T11:00:05","date_gmt":"2021-01-26T10:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62185"},"modified":"2021-01-24T22:53:27","modified_gmt":"2021-01-24T21:53:27","slug":"la-meritocrazia-non-e-un-meccanismo-di-liberazione-ma-unideologia-pericolosa-intervista-a-vittorio-pelligra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62185","title":{"rendered":"\u201cLa meritocrazia non \u00e8 un meccanismo di liberazione, ma un\u2019ideologia pericolosa\u201d \u2013 Intervista a Vittorio Pelligra"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Kritica Economica (intervista a Vittorio Pelligra)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb ls-is-cached lazyloaded td-animation-stack-type0-2\" title=\"merito 2 1200\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/merito-2-1200-696x365.jpg\" alt=\"meritocrazia\" width=\"696\" height=\"365\" data-src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/merito-2-1200-696x365.jpg\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Abbiamo intervistato Vittorio Pelligra, professore di politica economica all\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, che nella sua rubrica Mind the economy sul Sole 24 Ore ha sollevato un interessante dibattito sulla meritocrazia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Lei sottolinea come molti movimenti che si definiscono progressisti, liberali, di sinistra abbiano introiettato l\u2019idea di meritocrazia. Pensiamo a Blair, Obama, Renzi. Qual \u00e8 la grande contraddizione?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Pi\u00f9 che una contraddizione \u00e8 un <strong>equivoco<\/strong>, nel senso che l\u2019idea di merito \u00e8 solo apparentemente semplice. \u00c8 in realt\u00e0 un concetto complesso, sia dal punto di vista filosofico sia dell\u2019implementazione operativa: merito di cosa, merito per chi? Quanto \u201cmerito\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019equivoco nasce in buona fede nel tentativo di dare risposta a domande reali<\/strong>. Spesso queste risposte, per\u00f2, sono diventate semplicistiche scorciatoie. E cos\u00ec, <strong>a sinistra l\u2019idea di merito \u00e8 assurta a una sorta di antidoto alle disuguaglianze<\/strong>. Si afferma che l\u2019attuale struttura sociale tende a rigenerare le disuguaglianze, perch\u00e9 punta pi\u00f9 agli esiti che alle opportunit\u00e0. Quindi se riuscissimo a far partire tutti dalle stesse opportunit\u00e0 potremmo isolare l\u2019effetto della dotazione di partenza dal merito e dall\u2019impegno individuale e perci\u00f2 diventerebbe possibile incentivare l\u2019impegno premiando il merito stesso. <strong>Questo \u00e8 un tentativo lodevole, ma \u00e8 logicamente impossibile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, <strong>tutto quello che \u00e8 impegno \u00e8 fortissimamente determinato da elementi che non sono impegno<\/strong>, come l\u2019essere nato in una certa famiglia, in un certo paese, in un determinato momento storico. Oggi sappiamo che il processo di accumulazione di capitale umano funziona attraverso un <strong>meccanismo di complementarit\u00e0 dinamica<\/strong>: riesco a imparare se ho imparato ad imparare. Lo stesso impegno, dunque, produce risultati differenti in base alle dotazioni iniziali che dipendono totalmente dalla fortuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E infatti <strong>le condizioni per poter ottenere risultati ottimali da un percorso scolastico si formano molto prima dell\u2019accesso a quel percorso<\/strong>. Le componenti non cognitive del capitale umano (perseveranza, autocontrollo, capacit\u00e0 di posticipare le gratificazioni, ecc.) si formano ben prima dei 6 anni. Queste cose, naturalmente, non sono frutto del merito, eppure hanno un impatto fortissimo su quello che chiamiamo \u201cimpegno\u201d. <strong>Premiare l\u2019impegno vuol dire, dunque, premiare qualcosa che si \u00e8 sviluppato grazie a fattori al di fuori del nostro controllo<\/strong>. Ecco il fraintendimento di fondo. Quello del merito pi\u00f9 che un ideale praticabile \u00e8 una retorica, che nasce per dare risposte semplici a domande molto concrete e molto complesse. Le disuguaglianze richiedono una risposta, ma la soluzione scelta da una certa sinistra \u00e8 una scorciatoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Ad esempio?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Mi colpisce molto lo slogan di Obama: \u201cyou can if you try\u201d (se ci provi ce la puoi fare). Provarci significa studiare e impegnarsi, ma <strong>si sottintende che l\u2019impegno sia una pura scelta personale<\/strong>. Qui si apre il vero aspetto critico, quello che ho chiamato \u201casimmetria delle valutazioni\u201d. Lo slogan \u201cse ci provi ce la fai\u201d si porta dietro, non esplicitata, <strong>l\u2019implicazione morale che se non ce la fai \u00e8 perch\u00e9 non ci hai provato abbastanza<\/strong>. Questo \u00e8 l\u2019aspetto perverso della retorica della meritocrazia, che porta non solo a premiare chi ce l\u2019ha fatta, ma contemporaneamente anche a disprezzare (provare <em>disdain<\/em>) chi non ce l\u2019ha fatta. Ma se uno non ce l\u2019ha fatta, non vuol dire che non si sia impegnato. Non ce l\u2019ha fatta perch\u00e9 magari stava salendo una salita oggettivamente non scalabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: La retorica del merito pu\u00f2 aver contribuito alla scomposta reazione populista a cui stiamo assistendo negli ultimi anni?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Certamente. Penso che sia una delle sue radici pi\u00f9 forti. Il disorientamento di tanti di fronte al populismo nasce dal fatto che non capiscono quanto questi fenomeni siano legati alla retorica del merito che loro stessi hanno alimentato. <strong>Non puoi vendere questa retorica a persone in difficolt\u00e0, schiacciate da mutamenti sociali di portata storica<\/strong>, come la sparizione della classe media, che stanno provocando enormi disagi. Non puoi rispondere alle persone travolte da questi mutamenti dicendo \u201cstudia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi ricordo la risposta dell\u2019allora ministro dell\u2019Istruzione Bussetti in visita in Campania, che a una domanda su nuovi fondi per le scuole rispose: \u201cNo, vi dovete impegnare di pi\u00f9\u201d. Questo genere di risposte crea <strong>risentimento<\/strong>. E i populismi si nutrono di esso. Il punto \u00e8 che la risposta ai populismi \u00e8 stata la negazione della legittimit\u00e0 di questo risentimento. Un risentimento che per\u00f2 legittimo lo \u00e8, almeno in parte. Il discorso sulla meritocrazia \u00e8 uno snodo importante. <strong>La meritocrazia non \u00e8 un meccanismo di liberazione, ma un meccanismo che rigenera oppressione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Un altro esponente dell\u2019area liberal-progressista, Tommaso Padoa-Schioppa, nel 2003 scrisse un articolo in cui diceva che nell\u2019Europa continentale erano necessarie riforme per riportare i cittadini a contatto con la durezza del vivere. Il pensiero sottinteso era che dalla rinnovata lotta con le difficolt\u00e0 della vita quotidiana sarebbero emersi i meritevoli. Chi si fosse impegnato di pi\u00f9 ce l\u2019avrebbe fatta. Padoa-Schioppa fu poi ministro con Prodi, il che ci d\u00e0 una conferma ulteriore che una parte della sinistra si \u00e8 innamorata di una certa retorica. Quello che Padoa-Schioppa ci disse in quell\u2019articolo \u00e8 che i meccanismi di mercato dovevano tornare a regolare la vita delle persone. Qual \u00e8 il legame fra il ruolo del mercato e l\u2019ideologia del merito?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Anche qua c\u2019\u00e8 un equivoco, quello secondo il quale necessariamente il mercato premia il merito in maniera automatica. Questo non fa parte del pensiero liberale tradizionale: <strong>von Hayek e lo stesso Hume erano perfettamente coscienti che il mercato non premia il merito, ma una serie di circostanze al di fuori della dimensione individuale<\/strong>. Per esempio, quando studiamo la concorrenza, sappiamo benissimo che i prezzi di mercato non sono legati a scelte dei singoli. Anzi, i soggetti sono <em>price-taker<\/em>, ossia prendono i prezzi come dati. Questo perch\u00e9 i prezzi, cos\u00ec come i salari, emergono dall\u2019interazione di un numero enorme di fattori, che hanno a che fare con le contingenze pi\u00f9 varie. Se ho un certo talento, non c\u2019\u00e8 merito o demerito nel coltivarlo o no, perch\u00e9 riguardo al frutto di quel talento pu\u00f2 esserci un eccesso di domanda o di offerta. Quello che riesco a ottenere dallo sfruttamento di un talento \u00e8 determinato da elementi esterni (come domanda e offerta) e indipendenti dalla mia volont\u00e0 o dal mio impegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, <strong>che il mercato premi il merito individuale \u00e8 un equivoco di fondo<\/strong>. I liberali dovrebbero prenderne le distanze, perch\u00e9 espone la loro visione del mondo a una critica semplice e distruttiva, che in realt\u00e0 non \u00e8 un\u2019implicazione logica di una societ\u00e0 di mercato. Una societ\u00e0 di mercato pu\u00f2 funzionare perfettamente anche senza la meritocrazia cos\u00ec intesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Nei suoi articoli lei ha scritto che come rimedio all\u2019ideologia della meritocrazia si dovrebbe rivalutare la dignit\u00e0 del lavoro, ossia trasformare una societ\u00e0 di cittadini-consumatori in una di cittadini-produttori, che trovano gratificazione nel produrre beni e servizi che possono essere utili al resto della comunit\u00e0. Qual \u00e8 la radicale differenza economica e filosofica fra questi due tipi di societ\u00e0?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: \u00c8 una questione di enfasi. Siamo gi\u00e0 produttori, non solo di beni materiali, ma anche di capitale umano e sociale. Il punto \u00e8 che la rappresentazione praticamente esclusiva che viene data dei cittadini \u00e8 quella di consumatori. <strong>Da questa narrazione discende quindi che ci\u00f2 che bisogna tutelare \u00e8 la capacit\u00e0 di consumare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Porre l\u2019enfasi su un lato o l\u2019altro della medaglia non \u00e8 neutrale, neanche per la politica economica. Se voglio tutelare principalmente il tuo essere consumatore, devo proteggere soprattutto il tuo potere d\u2019acquisto. <strong>Se invece descrivo e concepisco i cittadini principalmente come produttori, devo tutelare maggiormente la possibilit\u00e0 di lavorare<\/strong>. In un certo discorso queste cose diventano equivalenti: se il lavoro viene visto esclusivamente come un mezzo per procurarsi un reddito e poi poter spendere, allora quando il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 necessario basta che ti fornisca il reddito che avevi prima (o una sua parte). Ma le cose non stanno esattamente cos\u00ec, perch\u00e9 il lavoro ha un valore in s\u00e9. \u00c8 quel partecipare alla creazione che umanizza il mondo e rende lavoratori e lavoratrici ancor pi\u00f9 uomini e donne. <strong>\u00c8 un\u2019occasione per generare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutta questa dimensione del lavoro e della sua dignit\u00e0 sparisce nella visione dei cittadini come consumatori. <strong>\u00c8 una perdita di senso enorme<\/strong>: perdita di una finalit\u00e0, della possibilit\u00e0 di essere membri stimati di una comunit\u00e0, di operare con impegno, creativit\u00e0 e autonomia con e per le persone che hanno intorno. Eliminare questo senso \u00e8 una ferita di cui paghiamo le conseguenze. L\u2019ho chiamata \u201cespropriazione capitalistica di un surplus esistenziale\u201d, riecheggiando Marx. <strong>\u00c8 come se perdendo il lavoro e ricevendo un sussidio io fossi espropriato di quello che realmente sono<\/strong>. \u00c8 una ferita quasi pi\u00f9 profonda e dolorosa della perdita di lavoro in s\u00e9. A tal proposito, alcuni studi di John Layard mostrano che per compensare la perdita di benessere derivante dal diventare disoccupati il soggetto dovrebbe percepire 2 volte e mezzo il reddito che percepiva lavorando. Significa che quando smetto di lavorare ci\u00f2 che perdo \u00e8 molto pi\u00f9 del reddito: \u00e8 il senso di sentirmi membro attivo e utile di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: L\u2019ideologia del merito attribuisce l\u2019insuccesso nel trovare un\u2019occupazione o nel raggiungere il lavoro desiderato a un de-merito individuale, a una mancanza di impegno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Certo, secondo quelle lenti vuol dire o che non ti sei formato abbastanza o che non ti sei impegnato abbastanza o che non ce l\u2019hai messa tutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Esatto. Ma si sviluppa anche un atteggiamento sprezzante da parte di chi ce l\u2019ha fatta verso chi non \u00e8 riuscito a raggiungere la posizione lavorativa che voleva, un lavoro stabile o una vita soddisfacente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Un altro elemento che emerge e ci fa capire gli effetti distorsivi della retorica meritocratica \u00e8 il proliferare di quelli che David Graeber chiamava \u201cbullshit jobs\u201d. Stiamo progettando e moltiplicando <strong>lavori senza senso o addirittura socialmente dannosi<\/strong>. Questo nasce dal fatto che oggi tutti i lavori sono considerati interscambiabili in quanto a valore, perch\u00e9 se sono innanzitutto un consumatore, l\u2019importante \u00e8 che a fine mese io porti a casa lo stipendio. Che lo faccia costruendo bombe o accudendo anziani non cambia niente. Se una persona che produce bombe e una che accudisce anziani vengono pagate allo stesso modo, il prestigio o valore sociale associato ai due lavori \u00e8 identico, perch\u00e9 \u00e8 quello associato al valore di mercato. Non tiene conto di esternalit\u00e0 e motivazioni intrinseche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione del <em>disdain<\/em> (disprezzo <em>ndt<\/em>) con cui chi ce la fa rischia di guardare a chi non ce la fa \u00e8 una <strong>forma di neo-aristocrazia<\/strong>. Mi colpisce molto una riflessione di Michael Sandel: quando c\u2019era l\u2019aristocrazia, gli aristocratici erano molto coscienti del fatto che i loro privilegi fossero legati a una questione di nascita. Non potevano dire \u201c\u00e8 merito mio\u201d, cosa che invece i neo-aristocratici oggi fanno, senza tener conto dell\u2019influenza della famiglia, ad esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando uno \u201cce la fa\u201d, avviene un fenomeno di <em>overconfidence<\/em>: <strong>\u00e8 molto difficile psicologicamente non attribuire il proprio successo al proprio impegno o alle proprie capacit\u00e0<\/strong>. Di conseguenza diventa pi\u00f9 facile sminuire quelli che hanno avuto meno successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perci\u00f2, il punto non \u00e8 tanto la questione del merito, ma forse quella del de-merito, perch\u00e9 rende instabile la societ\u00e0, crea risentimento e ha forti effetti di perdita di senso. Soluzioni immediate non ce ne sono, ma almeno bisogna porre il problema. <strong>Uno degli aspetti che pi\u00f9 mi colpisce \u00e8 la reazione dei liberali a queste riflessioni<\/strong>. I liberali danno il concetto di merito per scontato e non si rendono conto che in realt\u00e0 \u00e8 controproducente per la loro visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: In definitiva, se l\u2019ideologia meritocratica non \u00e8 neanche liberale, che cos\u2019\u00e8?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: \u00c8 un\u2019ideologia. Che si \u00e8 affermata con il supporto di forze di destra e di sinistra, liberali ed egualitarie. <strong>\u00c8 un grande equivoco<\/strong>, perch\u00e9 da una parte il merito \u00e8 stato considerato indispensabile per il funzionamento del mercato e quindi \u00e8 stato assunto dalla visione liberale come un elemento necessario, cosa che non \u00e8 vera. Dagli egualitari invece \u00e8 stato visto quasi come un meccanismo di emancipazione: creiamo uguaglianza di opportunit\u00e0 e poi lasciamo che le cose vadano in base all\u2019impegno di ciascuno. Ma l\u2019uguaglianza delle opportunit\u00e0 non esiste ed \u00e8 difficile ottenerla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Bonetti<\/strong>: Quali sono le implicazioni del superamento dell\u2019ideologia del merito?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pelligra<\/strong>: Innanzitutto <strong>ripensare il sistema fiscale<\/strong>. Se siamo produttori almeno tanto quanto siamo consumatori, punire fiscalmente il lavoro significa penalizzare un\u2019attivit\u00e0 che genera valore indipendentemente dalla sua dimensione economica e monetaria. Si svilisce un ruolo, proprio perch\u00e9 non ci si rende conto della dignit\u00e0 intrinseca del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia c\u2019\u00e8 poi una <strong>distribuzione geografica delle competenze scolastiche, linguistiche e matematiche impressionante<\/strong>, con una disuguaglianza enorme a sfavore del Sud. Vogliamo chiederci cosa genera questa distribuzione cos\u00ec diseguale? Il problema non \u00e8 solo la qualit\u00e0 dei sistemi scolastici. Il problema \u00e8 che <strong>i ragazzi arrivano a scuola con dotazioni e competenze differenti<\/strong>. Se si vuole investire nella formazione di capitale umano, bisogna farlo prima che i ragazzi entrino a scuola, per esempio evitando che le famiglie giovani con figli siano i soggetti pi\u00f9 a rischio di povert\u00e0. Si sta mettendo sulle spalle dei figli di queste coppie una zavorra che si porteranno dietro per tutta la vita. Si sta rendendo la scuola un <strong>meccanismo di ri-generazione delle disuguaglianze<\/strong>. Questo \u00e8 esattamente il meccanismo aristocratico, per cui il beneficio che trai da un percorso educativo non dipende tanto dal percorso educativo stesso ma da <em>come<\/em> sei arrivato all\u2019ingresso di quel percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I dati mostrano come <strong>chi ha competenze elevate a 6 anni continuer\u00e0 a svilupparle e aumentarle<\/strong>, mentre chi ha competenze basse perder\u00e0 posti in classifica. Al passare del tempo, tanto pi\u00f9 tardi si interviene con il sostegno pubblico, tanto minore sar\u00e0 il rendimento. Oltre una certa et\u00e0, fra 10 e 12 anni, sarebbe meglio da un punto di vista economico che i soldi investiti in educazione siano investiti in infrastrutture, perch\u00e9 diventa troppo tardi. <strong>L\u2019effetto di quegli investimenti diventa minimo<\/strong>. Ad Harvard, Raj Chetty e altri hanno studiato il rendimento dell\u2019investimento in 130 progetti pubblici, attuati negli USA negli ultimi decenni, dall\u2019educazione ai voucher per la casa. Mappando il rendimento di questi progetti, hanno scoperto che questo \u00e8 tanto pi\u00f9 alto quanto pi\u00f9 bassa \u00e8 l\u2019et\u00e0 dei beneficiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutti questi fenomeni, soprattutto l\u2019accumulazione di capitale umano, funzionano attraverso la logica della complementarit\u00e0 dinamica: quello che accumuli oggi ti aiuta ad accumulare domani. <strong>Vale sia per la crescita che la decrescita<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-meritocrazia-non-e-un-meccanismo-di-liberazione-ma-unideologia-pericolosa-intervista-a-vittorio-pelligra\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/la-meritocrazia-non-e-un-meccanismo-di-liberazione-ma-unideologia-pericolosa-intervista-a-vittorio-pelligra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Kritica Economica (intervista a Vittorio Pelligra) Abbiamo intervistato Vittorio Pelligra, professore di politica economica all\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, che nella sua rubrica Mind the economy sul Sole 24 Ore ha sollevato un interessante dibattito sulla meritocrazia. 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