{"id":62212,"date":"2021-01-26T08:30:27","date_gmt":"2021-01-26T07:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62212"},"modified":"2021-01-26T01:01:46","modified_gmt":"2021-01-26T00:01:46","slug":"quando-avevamo-ancora-una-politica-estera-litalia-e-il-medio-oriente-durante-la-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62212","title":{"rendered":"Quando avevamo ancora una politica estera. L\u2019Italia e il Medio Oriente durante la Guerra Fredda"},"content":{"rendered":"<p><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Siavush Randjbar-Daemi)\u00a0<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry\">\n<p>Gli sviluppi della politica estera italiana nell\u2019ultimo decennio hanno sortito la diminuzione dell\u2019influenza del nostro Paese nella complessa area mediorientale. Il nuovo libro\u00a0<em>Italy and the Middle East<\/em><em>. Geopolitics, Dialogue and Power during the Cold War<\/em>\u00a0(London, Tauris, 2020), edito da Luciano Monzali e Paolo Soave, riporta il lettore invece nel periodo in cui il Bel Paese era un interlocutore privilegiato nel complesso scacchiere mediorientale, un\u2019era in cui la Farnesina poteva giocare un ruolo decisivo nella risoluzione di conflitti, nella mediazioni tra acerrimi nemici statali e non, e adempiere alla funzione delicata di cerniera tra l\u2019Occidente e quella regione rimasta sempre infuocata durante il secondo dopoguerra.<span id=\"more-10584\"><\/span><\/p>\n<p>Nei decenni in cui la politica interna era contraddistinta dalla stagnazione causata dal lungo regno della DC e dei suoi alleati, la politica estera era sospinta, in maniera talvolta assai creativa, da uno stuolo di diplomatici professionisti, caparbi e coraggiosi. Dal 1948 ai giorni nostri, l\u2019Italia si \u00e8 quindi dimostrata capace, come sostenuto a pi\u00f9 riprese nel corso dell\u2019intero libro, di reagire in maniera elastica e rapida ai bivi della Storia, come l\u2019ascesa dell\u2019Olp, la Rivoluzione iraniana del 1979 o un ruolo di mediazione pluridecennale nel pantano libanese.<\/p>\n<p>All\u2019insegna della migliore tradizione accademica,\u00a0<em>Italy and the Middle East\u00a0<\/em>\u00e8 una collezione di capitoli scritta da studiosi che si sono soffermati con impegno e dedizione ai temi in questione. I quindici contributi coprono l\u2019intero arco del Medio Oriente, esteso dall\u2019Algeria all\u2019Afghanistan, spaziando dal rapporto continuato \u2013 e meglio conosciuto \u2013 con la Libia di Gheddafi \u2013 ad aspetti ben meno noti, come i rapporti tra l\u2019Italia e il Re Zahir dell\u2019Afghanistan, a lungo esule a Roma, gli sforzi per assicurare l\u2019ingresso della Turchia nella Cee o i legami con il Pakistan degli ultimi due decenni della Prima Repubblica. Si tratta quindi di una gamma di\u00a0<em>case study\u00a0<\/em>estesa, innovativa e sicuramente inedita nel formato proposto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/italy_and_the_middle_east.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-10586\" title=\"italy_and_the_middle_east\" src=\"http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/italy_and_the_middle_east-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a>Nell\u2019Introduzione Luciano Monzali e Paolo Soave si soffermano correttamente sulla definizione dell\u2019Italia come\u00a0<em>middle power<\/em>, una nazione priva di velleit\u00e0 da superpotenza o di antichi legami coloniali ma ci\u00f2 nonostante con lo sguardo sempre rivolto verso il Medio Oriente a causa del tentativo, spesso sostenuto dal PSI e dal PCI, di stabilire rapporti stretti con realt\u00e0 al di fuori degli schemi della Nato. Luca Riccardi si sofferma sul caso forse pi\u00f9 controverso della politica estera italiana in Medio Oriente, i complessi rapporti intessuti con l\u2019Olp negli anni in cui l\u2019organizzazione di Arafat e altri elementi della galassia palestinese spesso sferravano attacchi armati contro l\u2019Occidente. Riccardi porta in primo piano l\u2019importanza della corrente filopalestinese che attraversava i corridoi della politica italiana e che talvolta generava crisi di governo, ma conclude notando il declino dell\u2019influenza italiana dagli accordi di Oslo in poi. Lorenzo Medici offre invece una panoramica sull\u2019importanza della diplomazia culturale italiana nell\u2019intera regione come stampella essenziale per l\u2019operato politico-economico del Belpaese.<\/p>\n<p>L\u2019Italia si dimostr\u00f2 inoltre, come spiegato da Rosario Milano, capace di reagire con gran tempismo alla caduta dello Sci\u00e0 d\u2019Iran e stabilire subito i propri legami riservati con il nuovo ordine, che fecero dell\u2019Italia uno dei rari Paesi occidentali dotati di una presenza diplomatica continuata a Teheran nel corso dei temibili anni Ottanta.<\/p>\n<p>L\u2019impegno dell\u2019Italia in Medio Oriente era radicato pure su motivi prettamente economici. L\u2019ENI, come notano Paolo Soave e Bruno Pierri, ha giocato un ruolo di primissimo piano sia in Libia che in Iran nel ruolo di sentinella degli interessi italiani. L\u2019ENI talvolta si \u00e8 fatta strada, come notato da Pierri, tra il \u201cfuoco amico\u201d occidentale, nella fattispecie quello britannico, ed \u00e8 rimasta una voce fuori dal coro ma comunque capace di proteggere i propri interessi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia repubblicana ha inoltre talvolta favorito monarchi come l\u2019afghano Zahir Shah, a causa dell\u2019avversione\u00a0<em>bi-partisan\u00a0<\/em>all\u2019invasione sovietica del 1979. Come raccontato con dovizia di particolari da Luciano Monzali, i fitti colloqui diplomatici tra Roma e Mosca sancirono l\u2019incontro diretto tra Zahir e un emissario sovietico nel 1988. L\u2019intervento di Giuseppe Spagnulo coadiuva in maniera essenziale il lavoro di Monzali, spiegando le scelte italiane in Pakistan durante la guerra civile nel paese limitrofo.<\/p>\n<p><em>Italy and the Middle East\u00a0<\/em>\u00e8 in conclusione un libro essenziale, esaustivo e innovatico che susciter\u00e0 senza dubbio un rinnovato interesse, all\u2019interno del mondo accademico anglosassone, per lo studio della politica estera italiana nel periodo della Guerra Fredda. I suoi contributi sottolineano in particolar modo la complessit\u00e0 della diplomazia italiana in quel periodo e quel ruolo di primo piano che sembra essersi allontanato in tempi pi\u00f9 recenti ma che forse, attraverso una lettura attenta dei contenuti di questo libro da parte degli addetti ai lavori, potrebbe tornare in auge.<\/p>\n<p>(Pubblicato il 21 gennaio 2021 \u00a9\u202f\u00abCorriere della Sera\u00bb<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=10584&amp;fbclid=IwAR05aGeKVLf0JOrDOoWWeDdwoWIZ8BSVAaFU90EV3dBbMb0PBM_4_eZvRPc\">http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=10584&amp;fbclid=IwAR05aGeKVLf0JOrDOoWWeDdwoWIZ8BSVAaFU90EV3dBbMb0PBM_4_eZvRPc<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Siavush Randjbar-Daemi)\u00a0 Gli sviluppi della politica estera italiana nell\u2019ultimo decennio hanno sortito la diminuzione dell\u2019influenza del nostro Paese nella complessa area mediorientale. 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