{"id":62244,"date":"2021-01-27T09:38:00","date_gmt":"2021-01-27T08:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62244"},"modified":"2021-01-26T18:42:40","modified_gmt":"2021-01-26T17:42:40","slug":"robot-cento-anni-allo-specchio-da-kapec-a-mcewan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62244","title":{"rendered":"\u00abRobot\u00bb: cento anni allo specchio, da Kapec a McEwan"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCIENZA IN RETE (Cristian Fuschetto)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/Space.jpg?itok=-G4OidT-\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1200\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"image-field-caption\"><p>Compie cento anni la parola \u00abrobot\u00bb, formulata per la prima volta dal drammaturgo ceco Karl Capek. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l\u2019uomo, oggi i robot ci invitano invece a ripensarlo: l\u2019ingegneria \u00e8 la continuazione dell\u2019antropologia con altri mezzi.<\/p>\n<p>Immagine:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/service\/license\/\">Pixabay License<\/a>.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p>\u00abRossum invent\u00f2 l&#8217;operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Elimin\u00f2 tutto quello che non serviva direttamente al lavoro. Insomma, elimin\u00f2 l&#8217;uomo e fabbric\u00f2 il Robot\u00bb. Nell\u2019intenzione del suo creatore il robot non \u00e8 altro che il lavoratore perfetto, un operaio senz\u2019anima. Sono passati esattamente 100 anni dalle parole di Karel Capek, giornalista e drammaturgo ceco, autore di\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"http:\/\/r.u.r\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">R.U.R<\/a>., Rossumovi Univerz\u00e1ln\u00ed Roboti, l\u2019opera presentata al pubblico di Praga il 25 gennaio del 1921, in cui compare per la prima volta la parola \u00abrobot\u00bb (dal ceco \u00abrobota\u00bb, \u00ablavoro forzato\u00bb).<\/p>\n<p>Per decenni sono rimasti fedeli all\u2019idea del dottor Rossum, ritiratosi in un\u2019isola per produrre con un misterioso \u00abprotoplasma\u00bb esseri semiumani da impiegare nei lavori pesanti e liberare l\u2019umanit\u00e0 dalla fatica, per decenni sono rimasti umili operai, solidissime instancabili infallibili ma pur sempre mere braccia per l\u2019industria pesante, poi qualcosa \u00e8 cambiato. Equipaggiati di software, sensori e potenza di calcolo senza precedenti, i robot sono passati dalla fabbrica al pi\u00f9 leggero mondo dei servizi, li abbiamo utilizzati come receptionist, badanti e terapeuti. Paro, per esempio, \u00e8 un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FI_ysQhBPF4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">c<\/a><a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FI_ysQhBPF4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ucciolo di foca artificiale<\/a>\u00a0utilizzato con successo per assistenza psicologica nella pet therapy, dotato di sensori sottocutanei reagisce in modo appropriato quando viene accarezzato, risponde se chiamato, pu\u00f2 produrre comportamenti emergenti potenzialmente infiniti, riuscendo a innescare una relazione di empatia anche individuale con gli umani che entrano in contatto con lui. Cos\u00ec come Kaspar, che a differenza di Paro ha sembianze antropomorfe (ma non troppo per non generare inquietudine) e che da anni viene utilizzato con successo come\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=wT0RtnCR13o\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00abfacilitatore\u00bb delle interazioni tra bimbi autistici<\/a>\u00a0e i loro interlocutori (genitori, insegnanti, terapisti).<\/p>\n<p>Questi robot interagiscono, comprendono esigenze e soddisfano bisogni, intercettano stati d\u2019animo e possono generane di nuovi nei loro interlocutori. Da forza bruta per l\u2019industria, i robot sono diventati compagni. In gergo li chiamano \u00abCobot\u00bb, robot cooperativi progettati per interagire con l\u2019uomo non pi\u00f9 solo nelle fabbriche ma anche nelle case. \u00abI robot diventeranno presto domestici\u00bb spiega\u00a0<b>Bruno Siciliano<\/b>\u00a0evocando quello che un tempo diceva Bill Gates a proposito dei computer. \u00abNel futuro \u2013 disse il fondatore di Microsoft \u2013 vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa\u00bb. Era il 1975 e pochissimi lo presero sul serio. \u00abE invece avrebbero dovuto, cos\u00ec come adesso dobbiamo guardare molto seriamente alla robotizzazione della societ\u00e0\u00bb, continua Siciliano, Ordinario di Controlli e Robotica all\u2019Universit\u00e0 di Napoli Federico II, past President della Ieee Robotics &amp; Automation Society, la societ\u00e0 internazionale di Robotica nonch\u00e9 autore insieme a Oussama Khatib, docente della Stanford University, dello Springer Handbook of Robotics, bibbia del settore su cui continuano a formarsi generazioni di ingegneri in tutto il mondo. \u00abLa scommessa sar\u00e0 vinta quando anche i robot pi\u00f9 complessi saranno interamente plug&amp;play\u00bb. Questo \u00e8 un settore in cui si sta lavorando moltissimo, Google per esempio ha aperto una divisione a Monaco di Baviera dedicata allo sviluppo di questo tipo di macchine. E lo stesso sta facendo anche Amazon. Il fatto che colossi del genere investano sulla robotica \u00e8 lo specchio del fatto che la pervasivit\u00e0 dei robot \u00e8 vicina. \u00abCos\u00ec come oggi si spendono 1000 euro per un telefonino, presto si spenderanno 1000 euro per un robot. Se qualcosa dotato di autonomia crescente si inserisce nei nostri spazi di lavoro, di divertimento, negli ambiti domestici, in quelli sanitari e assistenziali, quel qualcosa cambia il nostro di concepire l\u2019interazione tra noi e il mondo, cambia il nostro modo di vivere\u00bb conclude lo scienziato, che alla voce \u00abRobotica\u00bb curata per la Treccani la descrive come la \u00abconnessione intelligente tra percezione e azione\u00bb.<\/p>\n<p>Non pi\u00f9 solo schiavi ma compagni, non pi\u00f9 solo oggetti ma attori in intelligente interazione con il mondo e gli umani, viene il dubbio che ogni volta che parliamo di robot si parli inevitabilmente anche di noi stessi. In \u00abMacchine come me\u00bb, Ian McEwan immagina l\u2019esordio della prima generazione di robot neoumani. Ambientata in un passato shakerato con assaggi di futuro, una \u00abretrotopia\u00bb, lo scrittore racconta la storia di un giovane londinese, Charlie Friend, che nei primi anni \u201980 spende l\u2019intera fortuna lasciatagli in eredit\u00e0 dalla madre per comprare uno dei primi 25 androidi messi in commercio, 13 Eve e 12 Adam. Sono l\u2019avanguardia dell\u2019intelligenza artificiale, lo zenith di una ricerca che grazie agli sviluppi della computer science guidata da un Alan Turing ancora in vita, \u00e8 riuscita a porre le basi per la fabbricazione di macchine intelligenti, sensibili e imprescrutabilmente coscienti. Adam compone haiku, si appassiona di Shakespeare e Montaigne, diventa persino rivale in amore di Charlie. \u00abMentre lo guardavo negli occhi \u2013 si chiede Charlie \u2013 cominciai a sentirmi scombussolato, insicuro. Nonostante il netto spartiacque tra esseri viventi e inanimati, restava innegabile che io e Adam eravamo vincolati alle stesse leggi fisiche. Chiss\u00e0, forse la biologia non mi garantiva nessuno status speciale, forse significava ben poco ripetersi che la figura in piedi davanti a me non era viva a tutti gli effetti\u00bb. Stranito e circondato da una citt\u00e0 in conflitto, stretta tra piazze impaurite dalla robotizzazione del lavoro e nascenti leader desiderosi di governarla, Charlie riesce a incontrare Turing nel suo laboratorio di King\u2019s Cross. \u00abCentinaia di eccellenti studiosi \u2013 gli ricorda Turing \u2013 si unirono a noi per sostenere lo sviluppo di una forma di intelligenza artificiale generale in grado di evolvere in un sistema aperto\u00bb. Aperto come lo \u00e8 il linguaggio e come pu\u00f2 esserlo quel caos di incertezze ed equivoci che \u00e8 la vita. \u00ab\u00c8 questo che fa funzionare il suo Adam\u00bb, spiega Turing. Ma a proiettare lo sguardo sulle conseguenze della convivenza tra umani e robot \u00e8 lo stesso Adam. \u00abLe conseguenze delle macchine intelligenti sono di tale immensa portata che non possiamo prevedere che cosa voi abbiate inaugurato. Una delle apprensioni \u00e8 che si riveli uno shock e un affronto vivere in compagnia di soggetti pi\u00f9 intelligenti di voi stessi\u00bb.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei problemi di autostima per una specie che da Copernico, Darwin e Freud \u00e8 alla ricerca consapevolmente disperata di un centro di gravit\u00e0 permanente, \u00e8 utile notare che le macchine intelligenti gi\u00e0 interrogano lo status della nostra soggettivit\u00e0. Il robot \u00e8 lo specchio dell\u2019uomo, una strada che conduce a noi stessi proprio perch\u00e9 incarna la figura dell\u2019Altro, come accade per l\u2019Animale. In \u00abVivere con i robot. Saggio sull\u2019empatia artificiale\u00bb, Paul Dumouchel e Luisa Damiano ci offrono uno spunto molto utile in tal senso mettendo in evidenza come la domanda che alla fin fine tutti noi ci facciamo quando vediamo macchine che fanno cose molto umane finiamo per chiederci se siano o no come noi. Dumouchel e Damiano dicono che, messo cos\u00ec, l\u2019interrogativo non ha senso. Al cospetto della variet\u00e0 di artefatti che pian piano stanno entrando nelle nostre vite, i due ricercatori ci invitano a ripensare il rapporto tra sistemi cognitivi naturali e artificiali, tra la nostra mente e quelle di oggetti che pur non essendo come noi non esistiamo a definire smart. Prima di inquietarci per la mente degli Altri \u00e8 il caso di capire cosa sia la nostra, di mente. Dopo decenni di dominio indiscusso di rigido funzionalismo cognitivo, l\u2019idea per cui la mente \u00e8 assimilabile a un software libero di girare su un qualsivoglia supporto materiale, oggi prevale il cosiddetto\u00a0<i>embodiment<\/i>, l\u2019idea per cu la mente \u00e8 inseparabile dal corpo da cui emerge.<\/p>\n<p>\u00abOgni atto di conoscenza ci porta un mondo fra le mani\u00bb\u00a0scrivevano Maturana e Varela. Se \u00e8 vero che non pensiamo solo con la nostra testa, che la mente \u00e8 incarnata in un corpo legato a sua volta a un ambiente, se \u00e8 vero che la mente \u00e8 tutt\u2019altro che un fenomeno esclusivamente interno, una specie di elaboratore incastrato nel cranio, ma un fenomeno emergente da una rete complessa in cui il dentro e il fuori (neuroni, organismo, ambiente) sono intrecciati, allora viene meno l\u2019idea di una mente pura e di una cognizione disincarnata. Si squarcia lo scenario dell\u2019esclusivit\u00e0 del pensiero e si apre l\u2019orizzonte del \u00abpluralismo cognitivo\u00bb. \u00abRiconoscere l\u2019eterogeneit\u00e0 del dominio cognitivo esige di non negare la differenza [tra noi e le macchine] e al tempo stesso di non trasformare in abisso ontologico la distinzione tra mente umana, intelligenza degli animali o delle macchine. \u00c8 sufficiente rinunciare alla dicotomia in favore del pluralismo\u00bb, scrivono i due ricercatori.<\/p>\n<p>Al pari della crescita di una pianta o di un animale, la mente non \u00e8 una cosa, ma una dinamica. \u00c8 una serie di eventi che ha luogo nel mondo. La mente \u00e8 una relazione tra sistemi cognitivi. Tra questi sistemi ci siamo noi, ci sono gli animali e cominciano a esserci in modo sempre pi\u00f9 diffuso anche i robot. Pi\u00f9 che operai senz\u2019anima, pare allora utile cominciare a considerarli come altrettante domande sull\u2019anima. Siamo nel bel mezzo di quello che Bruno Latour preannunciava pi\u00f9 di 40 anni fa come l\u2019epoca della distribuzione della soggettivit\u00e0. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l\u2019uomo, oggi i robot ci invitano a ripensarlo. L\u2019ingegneria \u00e8 la continuazione dell\u2019antropologia con altri mezzi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/\u00abrobot\u00bb-cento-anni-allo-specchio-da-kapec-mcewan\/cristian-fuschetto\/2021-01-25<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Cristian Fuschetto) &nbsp; Compie cento anni la parola \u00abrobot\u00bb, formulata per la prima volta dal drammaturgo ceco Karl Capek. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l\u2019uomo, oggi i robot ci invitano invece a ripensarlo: l\u2019ingegneria \u00e8 la continuazione dell\u2019antropologia con altri mezzi. Immagine:\u00a0Pixabay License. \u00abRossum invent\u00f2 l&#8217;operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Elimin\u00f2 tutto quello che non serviva direttamente al lavoro.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gbW","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62244"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62244"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62244\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62246,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62244\/revisions\/62246"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}