{"id":62281,"date":"2021-01-28T08:30:10","date_gmt":"2021-01-28T07:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62281"},"modified":"2021-01-28T08:24:48","modified_gmt":"2021-01-28T07:24:48","slug":"citizen-donald","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62281","title":{"rendered":"Citizen Donald"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di: Il pedante<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esclusione dell&#8217;allora presidente uscente degli Stati Uniti d&#8217;America Donald Trump dai pi\u00f9 importanti social network ha suscitato critiche, entusiasmi e sconcerto. La purga, partita da Twitter il 7 gennaio durante i disordini di Capitol Hill, ha poi coinvolto anche Facebook, Instagram, Twitch, Tik Tok, Snapchat, YouTube, Shopify e, indirettamente, anche piattaforme non allineate come Parler, affondato dalla decisione di Apple, Google e Amazon di non fornire pi\u00f9 le infrastrutture tecniche necessarie al suo funzionamento. Gli alternativi Telegram, Signal e Gab resistevano, e di conseguenza imbarcavano milioni di nuovi utenti incassando l&#8217;accusa di ospitare pericolose orde di ultradestra.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che il motivo addotto di questi oscuramenti a catena sarebbe la presunta diffusione di incitamenti alla violenza e di notizie false o controverse sull&#8217;esito elettorale. \u00c8 per\u00f2 vero che gi\u00e0 nel primo video censurato da Twitter, Trump invitava i riottosi del Campidoglio ad<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;andare a casa, ora. Abbiamo bisogno di pace. Dobbiamo rispettare la legge e l&#8217;ordine. Dobbiamo rispettare le persone straordinarie che difendono la legge e l&#8217;ordine. Non vogliamo che ci si faccia male. \u00c8 un momento molto difficile&#8230; \u00e8 un&#8217;elezione fraudolenta, ma non possiamo fare il gioco di queste persone. Abbiamo bisogno di pace. Perci\u00f2 andate a casa.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>E che dopo dodici ore l&#8217;account @realdonaldtrump veniva brevemente riattivato e poi sospeso in via definitiva il giorno seguente, l&#8217;8 gennaio, a motivo, spiegava una nota dell&#8217;azienda, di due tweet nel frattempo pubblicati in cui l&#8217;ex presidente prometteva ai suoi sostenitori (nel primo) che non sarebbero stati \u00abtrattati senza rispetto o ingiustamente, in ogni forma e modo\u00bb e annunciava (nel secondo) che non avrebbe presenziato alla cerimonia di insediamento del suo successore. I censori di Twitter interpretavano questi messaggi come una \u00abglorificazione della violenza\u00bb leggendo, ad esempio, nell\u2019annuncio di non partecipare all\u2019inaugurazione del nuovo mandato presidenziale la volont\u00e0 di non agevolare una \u00abtransizione ordinata\u00bb dei poteri, se non addirittura un \u00abincoraggiamento rivolto ai potenziali violenti\u00bb perch\u00e9 l\u2019evento \u00absarebbe un bersaglio sicuro, non essendo egli presente\u00bb. O ancora, nell\u2019espressione \u00abpatrioti americani\u00bb un sottinteso \u00absupporto a coloro che hanno commesso violenze in Campidoglio\u00bb.<\/p>\n<p>La tenuit\u00e0 del merito getta luce sul metodo. Diversi esponenti del giornalismo, della politica e del pensiero hanno espresso preoccupazioni fondate sull&#8217;entrata \u00aba gamba tesa\u00bb delle aziende informatiche nella massima istituzione della massima potenza mondiale. Perch\u00e9 da l\u00ec, in effetti, \u00e8 tutta in discesa, chiunque pu\u00f2 essere colpito. Solo pochi giorni dopo, l&#8217;amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey avrebbe infatti confermato in una conversazione trapelata online che \u00abla faccenda andr\u00e0 ben oltre un singolo account e si protrarr\u00e0 ben oltre questo giorno, questa settimana e le prossime settimane, e anche dopo l&#8217;insediamento [del nuovo presidente]\u00bb. Gli oltre settantamila account sospesi per avere diffuso o rilanciato tesi favorevoli a Trump, la rimozione di due messaggi dell&#8217;ayatollah Ali Khamenei in cui si definivano \u00abinaffidabili\u00bb i vaccini prodotti in Occidente, le limitazioni imposte al canale Youtube (Google) della testata giornalistica di Claudio Messora, il ban della seguita pagina satirica &#8220;Le frasi di Osho&#8221; da Facebook, per citare solo i casi pi\u00f9 discussi, potrebbero insomma essere la prova generale di una pi\u00f9 sistematica operazione di <i>reshaping <\/i>in tempo reale dell&#8217;informazione e dell&#8217;opinione pubblica.<\/p>\n<p>Restando nei termini istituzionali, \u00e8 evidente il problema della mancata regolazione di mezzi di comunicazione che ormai si qualificano oltre ogni dubbio come servizi pubblici <i>de facto<\/i>, senza per\u00f2 sottostare agli obblighi e alla vigilanza riservati ad altri settori. I margini di autoregolazione di cui godono gli oligopolisti telematici stridono con la fitta trama di standard tecnici, commerciali e contrattuali con cui le authority nazionali si sforzano altrove di imbrigliare il mercato dei servizi essenziali. Questa lacuna oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 drammatica perch\u00e9 le comunicazioni a distanza, dovendosi rispettare i <i>diktat <\/i>sanitari del distanziamento, sono anche imposte per legge e perci\u00f2 irrinunciabili, non sono pi\u00f9 una comodit\u00e0 o un passatempo. Se sui software chiusi e sotto gli occhi giudicanti di queste aziende si diffondono messaggi personali, politici e istituzionali, ci si istruisce, si siglano atti ufficiali, si celebrano processi e si riuniscono i parlamenti, non pu\u00f2 non preoccupare che l&#8217;autorit\u00e0 pubblica costringa la popolazione ad alimentarne sempre pi\u00f9 la penetrazione senza pretendere garanzie speciali.<sup id=\"fnref:1\">[1]<\/sup><\/p>\n<p>Ed \u00e8 sconsolante che una parte della popolazione accetti questa assenza di garanzie nell&#8217;incredibile convinzione che lo status privatistico degli operatori conferisca loro la stessa discrezionalit\u00e0 del pizzicagnolo o della massaia. Perch\u00e9 allora non lasciare che le compagnie elettriche stacchino la corrente di chi spreca energia? O che quelle telefoniche tolgano la connessione a chi diffonde messaggi contrari ai valori aziendali? O che quelle autostradali non alzino la sbarra a chi ne critica la gestione? Le organizzazioni statali nascono precisamente per mettere in equilibrio i vantaggi di ciascuno per il massimo vantaggio di tutti.<sup id=\"fnref:2\">[2]<\/sup> Chi non riconosce questa funzione pu\u00f2 accomodarsi nella giungla e sperare che l&#8217;orso, avendo oggi divorato il lupo, risparmier\u00e0 domani i polli che lo acclamano.<\/p>\n<p align=\"center\">***<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle simpatie politiche, la censura dell&#8217;esuberante Donald dovrebbe far suonare la sveglia per tutti. La prima lezione \u00e8 che i grandi attori politici non istituzionali esistono, agiscono e sono tutto fuorch\u00e9 occulti. Hanno ragione sociale e partita IVA, operano alla luce del sole e sfidano in campo aperto la pi\u00f9 alta carica mondiale brandendo i codicilli dei propri \u00abtermini di servizio\u00bb. Anche senza intrattenersi sui moventi e sui diritti dei censori, l&#8217;episodio basterebbe in s\u00e9 per misurare lo stato comatoso dei poteri politici nelle cosiddette democrazie occidentali, in cui i dispositivi costituzionali si lasciano battere sul tempo dai contratti online e dallo spontaneismo degli \u00abimperativi morali\u00bb.<\/p>\n<p>La seconda lezione \u00e8 che urge mettere una pietra finalmente tombale sulla neutralit\u00e0 di un terreno dove pi\u00f9 o meno tutti, per scelta e per necessit\u00e0, abbiamo affondato le radici. Stiamo giocando in casa d&#8217;altri secondo le regole e le inclinazioni di chi ci ospita, per di pi\u00f9 in una fase storica dove la critica legittima ai messaggi pi\u00f9 accreditati e \u00abcorretti\u00bb non tocca solo il diritto di esprimersi, ma per molti anche quello alla salute, al lavoro, alla dignit\u00e0 e alla sussistenza. \u00c8 perci\u00f2 pessima, davvero pessima, l&#8217;idea di smaterializzarsi e comprimere per decreto la vita pubblica, sociale e professionale nei feudi di pochi signori<i> <\/i>digitali. Perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 autorizzato solo nello spazio informatico <i>esiste <\/i>solo in virt\u00f9 del suo essere ammesso in quello spazio. In queste condizioni, chi gestisce il palcoscenico virtuale \u00e8 investito di un potere poietico che nel concedere la riproduzione ammessa delle cose non discrimina tra il vero e il falso, ma <i>tra<\/i> <i>ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che non \u00e8<\/i>. Non distribuisce patenti di verit\u00e0, ma certificati di esistenza. La rappresentazione del mondo diventa mondo e chi vi partecipa lo spendibile ologramma di un quarto potere che sovrasta gli altri riplasmando la cognizione con una facilit\u00e0 e un&#8217;efficienza che nessun governo potrebbe eguagliare.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima evoluzione della rete internet, quella di un servizio pubblico obbligato e occupato da pochi operatori che intervengono nel flusso della rappresentazione secondo regole proprie, segna insieme un punto di normalizzazione del nuovo e di superamento del vecchio. La concentrazione dei mercati telematici ha trasformato una manciata di prodotti in agor\u00e0, in luoghi pubblicamente e anche legalmente riconosciuti dove si assembrano miliardi di persone. Coi musi perennemente incollati alle schermate delle solite app, queste moltitudini replicano nella rete le dinamiche gi\u00e0 proprie del medium televisivo: pervasivit\u00e0, dominio dei grandi network, omologazione dei palinsesti e dei messaggi \u00abbuoni\u00bb.<\/p>\n<p>Dal luogo anarchico delle origini al sogno libero della sua adolescenza, il web maturo si \u00e8 allineato alla fruizione televisiva e di quest&#8217;ultima ha reclamato il ruolo anche politico, attirando a s\u00e9 le attenzioni, le preoccupazioni e le brame di chi vuole incidere nell&#8217;opinione delle masse organizzandone le emozioni e i discorsi. Ma non si ferma qui. Come quella immaginata da Orwell, la televisione-rete risolve l&#8217;asimmetria soggetto-oggetto del suo antenato coinvolgendo gli spettatori e assorbendone l&#8217;identit\u00e0 per restituire contenuti e servizi personalizzati. E come quella, non si pu\u00f2 spegnere. Ma pu\u00f2 spegnere chi non accetta i suoi copioni.<\/p>\n<div class=\"footnotes\">\n<ol>\n<li id=\"fn:1\">Con il Digital Services Act (DSA) presentato in bozza lo scorso 15 dicembre, la Commissione Europea si \u00e8 riproposta di definire le prerogative e i doveri in carico agli operatori e introdurre nuovi obblighi di servizio, anche contro la moderazione arbitraria. In astratto, il provvedimento va nell&#8217;unica giusta direzione possibile, ma impiegher\u00e0 anni prima di tradursi in legge e potrebbe persino introdurre nuovi rischi. Nel frattempo il ruolo dominante delle piattaforme continuer\u00e0 a crescere e a influenzare i dibattiti, la percezione del pubblico e inevitabilmente anche il processo di definizione delle nuove regole. Degna di nota \u00e8 la scelta del governo polacco di dotarsi a breve di una normativa propria per contrastare le azioni censorie dei grandi <i>social media<\/i>. Il fatto che l&#8217;iniziativa parta da un Paese a guida conservatrice assai disallineato dalla <i>Weltanschauung <\/i>progressista generalmente abbracciata dall&#8217;industria digitale (ad esempio sui diritti degli omosessuali, o sull&#8217;aborto) illustra molto bene il punto ultimamente politico di queste tenzoni nominalmente incentrate sulla \u00ablibert\u00e0\u00bb, la \u00abverit\u00e0\u00bb, la \u00absicurezza\u00bb ecc.<\/li>\n<li id=\"fn:2\">Se \u00e8 vero che per la nostra Costituzione \u00abl&#8217;iniziativa economica privata \u00e8 libera\u00bb, essa \u00abnon pu\u00f2 svolgersi in contrasto con l&#8217;utilit\u00e0 sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert\u00e0, alla dignit\u00e0 umana\u00bb (art. 41).<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> http:\/\/ilpedante.org\/post\/citizen-donald<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di: Il pedante L&#8217;esclusione dell&#8217;allora presidente uscente degli Stati Uniti d&#8217;America Donald Trump dai pi\u00f9 importanti social network ha suscitato critiche, entusiasmi e sconcerto. 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