{"id":62297,"date":"2021-01-29T08:30:51","date_gmt":"2021-01-29T07:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62297"},"modified":"2021-01-28T23:29:57","modified_gmt":"2021-01-28T22:29:57","slug":"spunti-su-una-crisi-compatibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62297","title":{"rendered":"Spunti su una crisi \u201ccompatibile\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Laboratorio per il socialismo del XXI secolo (Fabio Nobile)<\/strong><\/p>\n<p>La sensazione di distanza dal dibattito che ho provato nel momento in cui Renzi ha aperto la crisi \u00e8 il punto di partenza del ragionamento che prover\u00f2 a sviluppare.<\/p>\n<p>Nell\u2019eterna transizione italiana dalla prima alla seconda repubblica, che non ha mai visto prendere una forma definita, la gestione di questa crisi evidenzia non solo un basso livello del ceto politico ma soprattutto uno scontro tutto interno a forze politiche \u201ccompatibili\u201d o \u201ccompatibilizzate\u201d con l\u2019ordine esistente. Forse questo aspetto, da molti sottovalutato, \u00e8 ci\u00f2 che emerge con pi\u00f9 forza. In realt\u00e0 questo \u00e8 l\u2019unico, fondamentale e sicuramente il pi\u00f9 importante vero obiettivo raggiunto dalle classi dominanti negli ultimi trent\u2019anni nella lunga agonia delle trasformazioni istituzionali del Paese. A cento anni dalla nascita del Partito Comunista in Italia \u00e8 un dato che va assolutamente sottolineato.<\/p>\n<p>Ma veniamo a quanto sta avvenendo.<\/p>\n<p>In primo luogo, \u00e8 evidente quanto faccia gola alle forze politiche la possibilit\u00e0 di poter gestire nei prossimi due anni i 220 miliardi del Recovery Fund. Tale gestione post pandemia potrebbe garantire un consenso in vista della scadenza naturale del 2023 nonch\u00e9 un posizionamento politico e di potere di cui ora si mettono le premesse. Tra le forze in campo l\u2019indebolimento significativo del Movimento 5 stelle, la lenta ma ineluttabile eutanasia di Forza Italia, rappresentano dinamicamente spazi da riempire senza contare l\u2019enorme serbatoio elettorale spinto verso il non voto o una forte mobilit\u00e0 dello stesso. In gioco tra Conte e Renzi c\u2019\u00e8 probabilmente la volont\u00e0 di occupare uno spazio politico alla stregua di quanto fatto da Macron in Francia. Uno spazio che rassicurerebbe in prospettiva le stanze del potere che abitano il nostro Paese e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che nella partita che si \u00e8 aperta si giocano partite politiche personali e dinamiche di potere pi\u00f9 ampie connesse tra loro. Allo scontro tra Renzi e Conte corrisponde anche un\u2019insofferenza di importanti settori del capitale nazionale e transazionale a cui urgono risposte per affrontare questa fase e quelle successive alla pandemia.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, l\u2019azzardo della crisi aperta da Renzi, con motivazioni espresse evidentemente strumentali, ha proprio Conte come obiettivo. Le elezioni sono l\u2019ultima opzione che Renzi vorrebbe uscisse da tutta questa vicenda, ma allo stesso tempo per lui rimanere nella maggioranza a fare da stampella del premier-avvocato non gli avrebbe garantito la sopravvivenza politica. Da come si stanno muovendo le cose con un altro premier Renzi avrebbe dei vantaggi enormi per ricostruire non solo la sua immagine e la sua forza ma anche per attrarre a s\u00e9 quei settori di destra moderata che mal si conciliano con Meloni e Salvini. L\u2019alternativa \u00e8 il voto. Su questo sono in tanti a tremare, prima di tutti il M5stelle che vedrebbe drasticamente ridotta la propria rappresentanza, subito dopo lo stesso Renzi che non reggerebbe all\u2019urto con i propri parlamentari che rischiano di saltare non avendo al momento grandi chance elettorali. In questo senso non sorprenderebbe una corsa di molti parlamentari a spostarsi da una parte all\u2019altra per trovare una qualsiasi maggioranza. Una sensibilit\u00e0, quella di evitare il voto, che corrisponde anche alla volont\u00e0 dei settori dominanti impauriti da scenari pi\u00f9 scomodi. In ogni caso se nascer\u00e0 un nuovo governo, come probabile, dopo le dimissioni di Conte prender\u00e0 vita un corpaccione ancora pi\u00f9 moderato e ancora pi\u00f9 attento e sensibile alle richieste di Confindustria e UE. Questo sia se Conte terner\u00e0 in sella sia se lo sostituir\u00e0 qualcun altro.<\/p>\n<p>In fin dei conti la visione che accomuna la variegata maggioranza che ha sostenuto Conte e potrebbe allargarsi, a parte qualche singulto ancora presente nei 5stelle, \u00e8 l\u2019europeismo, l\u2019atlantismo e una visione compatibile con gli interessi del capitale sovranazionale. Probabilmente esistono sfumature diverse sulla politica internazionale ma la vittoria di Biden, come confermato dall\u2019esplicita citazione di Conte nella relazione alle Camere, terr\u00e0 ancora pi\u00f9 saldamente tutti, almeno formalmente, sotto l\u2019ombrello atlantico. Come non c\u2019\u00e8 dubbio che i vincoli europei sullo sfondo, all\u2019indomani dell\u2019utilizzo del Recovery Fund, torneranno ad essere perno su cui il cemento centrista prover\u00e0 a tenere il suo ruolo egemonico.<\/p>\n<p>L\u2019altra parte del parlamento \u00e8 la destra cosiddetta \u201csovranista\u201d che, come primo compito, ha quello di essere lo spauracchio contro cui il campo \u201cprogressista\u201d viene spinto a compattarsi. Come sempre la destra pi\u00f9 radicale mostra la sua essenza nell\u2019essere una conseguenza, un \u201cgas di scarico\u201d, dei limiti egemonici delle classi dominanti. In forme pi\u00f9 moderate e con una destra pi\u00f9 aggressiva si ridefinisce una comoda dicotomia sotto l\u2019etichetta del \u201cpericolo della destra\u201d. La grande spinta del PD sull\u2019antifascismo in questi anni sta l\u00ec a dimostrarlo.<\/p>\n<p>La stessa denominazione \u201csovranista\u201d diviene il brand di un contenitore reale fatto da vasti settori di ceto medio impoverito, proletario e sottoproletario massacrati da anni di deriva neoliberista sotto l\u2019insegna della UE e che oggi si sentono spinti verso ci\u00f2 che nel panorama politico nazionale si oppone, almeno apparentemente, al proprio massacro.<\/p>\n<p>In tale contesto \u00e8 evidente il motivo della distanza a cui facevo riferimento all\u2019inizio dell\u2019articolo. In Parlamento non esiste una rappresentanza coerente degli interessi dei lavoratori e proletari. Potr\u00e0 esistere qualche episodica sponda ma la costruzione di quella rappresentanza e soprattutto della propria autonoma forza passa fuori da quelle stanze. In questa fase \u00e8 cos\u00ec e credo lo sar\u00e0 ancora per un tempo non brevissimo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 da sapere ora l\u2019esito finale di questa crisi. La certezza \u00e8 che il piatto avr\u00e0 un accento ancora pi\u00f9 amaro di quello servito fino ad oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/spunti-su-una-crisi-compatibile\/\">http:\/\/www.laboratorio-21.it\/spunti-su-una-crisi-compatibile\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Laboratorio per il socialismo del XXI secolo (Fabio Nobile) La sensazione di distanza dal dibattito che ho provato nel momento in cui Renzi ha aperto la crisi \u00e8 il punto di partenza del ragionamento che prover\u00f2 a sviluppare. 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