{"id":62359,"date":"2021-02-02T11:00:25","date_gmt":"2021-02-02T10:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62359"},"modified":"2021-02-01T18:37:21","modified_gmt":"2021-02-01T17:37:21","slug":"lo-stato-dellarte-tra-fisico-e-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62359","title":{"rendered":"Lo stato dell\u2019Arte, tra fisico e digitale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Davide Sabatino)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ci fosse una classifica delle arti pi\u00f9 bistrattate in Italia al primo posto ci sarebbe la danza: l\u2019arte magnifica dei corpi. Sotto la pittura, sotto il teatro, sotto la musica e persino sotto la poesia, alla fine di tutto c\u2019\u00e8 lei: la danza. Essa \u00e8 la Musa ancestrale che ha dato senso all\u2019agire del corpo umano, ed \u00e8 continuamente relegata ai margini della cultura.<br \/>\nNon servono a nulla le puntate Rai in prima serata, le maratone dei talent o dei reality show dove \u2013 a mo\u2019 di <em>stacchetto<\/em> pubblicitario \u2013 si confezionano movimenti che nel migliore dei casi sono inutili e istintivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019arte dei corpi \u00e8 diventata sempre meno significativa per la cultura e per l\u2019educazione fisica, e basta darsi un\u2019occhiata in giro, porre attenzione alla postura e alla mobilit\u00e0 delle persone che incontriamo, alla nostra, per avere conferma di questa deriva.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 accaduto questo? Perch\u00e9 la danza non ha il rilievo dovuto? Perch\u00e9 anche oggi sottostiamo a questa messa in ombra dell\u2019arte dei corpi? A questo abbandono della formazione coreutica da parte delle istituzioni e dell\u2019opinione pubblica?<br \/>\nQueste sono forse domande meno fondamentali di quelle che ci impone la cultura dominante? Una cultura che tenta in ogni modo di evitare qualsiasi riflessione critica che possa mettere in discussione l\u2019assetto mentale (e fisico) dell\u2019apparato consumistico che l\u2019alimenta.<\/p>\n<p>La danza, come l\u2019arte in generale, continua a rimanere il rifugio di quelli che ancora sperano in un uso del corpo non ai fini di una progressiva mercificazione, o di una superficiale forma estetica di abbellimento, ma come ricreazione e trasformazione dell\u2019intera soggettivit\u00e0 umana. Come la possibilit\u00e0 di superare qualsiasi stagnazione in modo nuovo e radicalmente vivo.<br \/>\nLo vediamo in questo lungo periodo di soffocamento: \u00e8 il corpo a essere martoriato, malato e depotenziato; \u00e8 nel corpo che accusiamo dolori, frustrazioni e impedimenti; ed \u00e8 allora dal corpo che bisogna pensare di ripartire. Soprattutto in un momento storico-culturale come quello che stiamo attraversando \u00e8 impensabile una ripartenza che non si prefigga il compito di elevare lo status di minorit\u00e0 in cui l\u2019immagine del corpo \u2013 in tutte le sue espressioni creative \u2013 \u00e8 piombata da diversi decenni, forse, addirittura, secoli.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una dimensione della realt\u00e0 artistica, teatrale e di luogo pubblico, che \u00e8 insostituibile. In nessun modo il digitale potr\u00e0 essere il surrogato di quell\u2019esperienza diretta quale \u00e8 la vista di un\u2019opera d\u2019arte dal vivo. Un\u2019esperienza che coinvolge l\u2019intera persona umana, con tutti i suoi sensi, e che uno schermo piatto \u2013 per quanto possa essere full HD \u2013 non potr\u00e0 mai porsi come equivalente, o alternativo.<br \/>\nLe ultime manovre politiche non lasciano ben sperare in una risposta che sia chiara e netta su questo punto. Si oscilla fra l\u2019ingenuit\u00e0 di certe posizioni pro-digitale, e il carattere quasi sempre retorico di chi sottovaluta il disagio di una generazione obbligata a stare per ore davanti al monitor di un computer.<br \/>\nL\u2019asetticit\u00e0 della tecnologia non potr\u00e0 mai rimpiazzare il calore fisico; cos\u00ec come l\u2019igienizzazione maniacale, le mascherine e la distanza fisica non potranno mai essere la <em>normalit\u00e0<\/em> in un mondo che si voglia ancora considerare Umano.<br \/>\nCi\u00f2 non significa affatto che non siano tutte protezioni e accorgimenti utili e indispensabili, quelli indicati fin ora, ma solo qualora venissero presi in considerazione per un breve periodo. Altrimenti, se si cerca di procrastinare ad libitum questa sorta di nuovo paradigma (\u201c<em>Great Reset<\/em>\u201d secondo il World Economic Forum), se cos\u00ec fosse, ci sarebbe molto da preoccuparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nIn questo senso mi sembrano fuori luogo tutte quelle iniziative che mirano a dare forma a nuove modalit\u00e0 di \u201cstare insieme\u201d. Non si capisce come mai si debbano istituire delle dinamiche permanenti, come quella promossa dal Ministro Dario Franceschini, per colmare il malessere del non stare pi\u00f9 insieme in luoghi pubblici come teatri, cinema, associazioni, eccetera.<br \/>\n\u00c8 infatti notizia di questi giorni il lancio, da parte del Ministero dei Beni culturali, di una piattaforma online dal nome \u201cITsArt\u201d. Da una notizia Ansa si legge che:<\/p>\n<p>\u201cITsArt sar\u00e0 dunque il <em>nuovo palcoscenico<\/em> virtuale che consentir\u00e0 di estendere le platee e <em>promuovere nuovi format<\/em> per il teatro, l\u2019opera, la musica, il cinema, la danza e ogni forma d\u2019arte, live e on-demand\u201d(corsivo mio).<\/p>\n<p>Siamo davvero sicuri che l\u2019online si possa definire, seppur con l\u2019aggettivo \u201cvirtuale\u201d, un <em>palcoscenico<\/em>? Siamo sicuri che l\u2019arte abbia bisogno di <em>nuovi format<\/em>? Io credo assolutamente di no. Per lo meno, non in questa direzione.<br \/>\nPenso, al contrario, che si debbano rianimare le fondamenta del concetto di opera d\u2019arte, di cosa sia davvero artistico e cosa invece una pura masturbazione edonistica.<br \/>\nQuesto spostamento dalla dimensione reale alla dimensione virtuale, quasi come fossero la stessa cosa, dovrebbe far riflettere sulle conseguenze che tutto ci\u00f2 pu\u00f2 avere non solo sul piano dalla fruizione di uno spettacolo teatrale, ma anche sull\u2019incapacit\u00e0 sempre pi\u00f9 acuta dell\u2019essere umano di agire \u2013 <em>fisicamente<\/em> \u2013 per il cambiamento della propria situazione sociale e politica.<\/p>\n<p>Il caos di questi ultimi dieci mesi ci dovrebbe almeno spingere a riconsiderare ogni ambito artistico come insufficiente e corrotto (gi\u00e0 da prima della pandemia), e a tentare una riformulazione che abbia l\u2019ambizione di riportare in auge il linguaggio artistico quale <em>potenza creatrice capace di dare senso nuovo al modo di stare al mondo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019arte dei corpi, a mio modesto avviso, fa proprio questo: mostra all\u2019uomo le sue capacit\u00e0 fisiche e di totale libert\u00e0 da ogni schema, forma e spazio oppressivi e coercitivi.<br \/>\nEcco perch\u00e9 nel teatro-danza, e nella danza contemporanea pi\u00f9 in generale, la messa in mostra della devastazione fisica, di una scomposizione e deformazione dei corpi in movimento continua a essere una delle esposizioni di denuncia (cos\u00ec la leggo io) pi\u00f9 evidente ed esplorata, almeno a partire dalla met\u00e0 del secolo scorso a questa parte.<\/p>\n<p>Per fare un solo esempio: sul finire dell\u2019anno 2020, la compagnia di danza Hofesh Shechter Company, dell\u2019omonimo coreografo israeliano, in occasione del decimo anniversario di uno dei suoi principali lavori artistici, ha ripresentato il suo spettacolo dal titolo \u201cPolitical Mother Unplugged\u201d.<br \/>\nOltre alla ricerca coreografica e all\u2019originalit\u00e0 della realizzazione teatrale, quello che colpisce \u00e8 il tema di fondo della creazione, ovvero: l\u2019impossibilit\u00e0 di fuggire dalla politica, dalle sue \u201cmassive structures\u201d \u2013 come le chiama l\u2019autore \u2013 che travolgono ogni persona in modo violento e ideologico.<br \/>\nAlla fine dello spettacolo quello che resta al pubblico \u00e8 una domanda molto semplice: esiste un modo di fare politica che non sia demagogico, totalitario e guerrafondaio? Domande che sono, e saranno, inevitabilmente, sempre pi\u00f9 all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno di andare oltre la fastidiosissima retorica a cui siamo purtroppo tutti i giorni abituati. \u00c8 diventata davvero insopportabile. Come \u00e8 insopportabile quest\u2019amministrazione dei Beni culturali che mira esclusivamente a \u201csalvaguardare\u201d l\u2019esperienza artistica realizzando una piattaforma che consenta di fare un viaggio virtuale fra le citt\u00e0 d\u2019arte, i borghi, le quinte e i musei, per essere attrattivi e innovativi nei confronti del \u201cpubblico di tutto il mondo\u201d (come si legge dal sito di ITsArt). Questo \u00e8 un modo di pensare ottocentesco: altro che futuro!<br \/>\nConsiderare l\u2019arte sempre e solo a partire dai musei, dalle statue, dai palazzi \u00e8 davvero una cosa che annoia e stufa infinitamente. C\u2019\u00e8 bisogno di una rivoluzione totale di questo modus operandi, che implicher\u00e0 una visione pi\u00f9 ampia e meno \u201cstatuaria\u201d della dimensione artistica. Vanno bene le sperimentazioni tecnologiche, l\u2019online e le infinite contaminazioni virtuali, ma non bastano per rilanciare il senso di una creativit\u00e0 mediterranea e continentale che solo l\u2019Italia possiede. Non si pu\u00f2 tirare a campare per sempre sulle opere e sui reperti dell\u2019antichit\u00e0. \u00c8 il nuovo che deve avanzare! Un nuovo che sia del tutto fisico, estroverso, dinamico, e che si faccia carico del reale senza ripiegamenti n\u00e9 distorsioni. La danza, sotto questo punto di vista, ha molto da insegnare. Vedremo se nel prossimo futuro qualcuno se ne accorger\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/01\/26\/lo-stato-dellarte-tra-fisico-e-digitale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/01\/26\/lo-stato-dellarte-tra-fisico-e-digitale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Davide Sabatino) Se ci fosse una classifica delle arti pi\u00f9 bistrattate in Italia al primo posto ci sarebbe la danza: l\u2019arte magnifica dei corpi. Sotto la pittura, sotto il teatro, sotto la musica e persino sotto la poesia, alla fine di tutto c\u2019\u00e8 lei: la danza. Essa \u00e8 la Musa ancestrale che ha dato senso all\u2019agire del corpo umano, ed \u00e8 continuamente relegata ai margini della cultura. 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