{"id":62396,"date":"2021-02-03T09:36:35","date_gmt":"2021-02-03T08:36:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62396"},"modified":"2021-02-02T21:19:48","modified_gmt":"2021-02-02T20:19:48","slug":"tutti-mitomani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62396","title":{"rendered":"Tutti mitomani"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Lorenzo Vitelli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">Si dicono giornalisti ma sembrano influencer. Auto-referenziali, egocentrici, mettono sempre se stessi al centro di ogni narrazione. Parlano di tutto ma non sono esperti di niente. Poca credibilit\u00e0 e molti like. Sono i professionisti della mitomania. Ne abbiamo parlato con chi si spende quotidianamente nel &#8220;debunking&#8221; di questo fenomeno.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abSono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi\u00bb cantava Frankie HI-NRG. Era il 1997 e l\u2019mc si riferiva a\u00a0<em>Quelli che benpensano<\/em>. Oggi potremo dire la stessa cosa dei mitomani del web, non tanto diversi dai benpensanti, in fondo, perch\u00e9 come loro \u00absono tanti, arroganti coi pi\u00f9 deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici, guardali, stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere\u00bb.\u00a0<strong>Tra questi, alcuni hanno intrapreso la strada del giornalismo<\/strong>, ma confondono ogni giorno questa professione con l\u2019accumulazione di like, visualizzazioni e commenti sui propri profili social, mettendo il loro Ego di fronte alle notizie, infiltrando\u00a0<strong>l\u2019autocelebrazione in ogni narrazione<\/strong>. A leggere quello che scrivono, quando non si prova imbarazzo e disagio, viene voglia di prendere in prestito la battuta che Dino Risi rivolgeva a Nanni Moretti, a suo dire troppo ingombrante nel lungometraggio\u00a0<em>La stanza del figlio<\/em>: \u00abLevati di mezzo e facci vedere un po\u2019 il film\u00bb, nel nostro caso, i fatti.<\/p>\n<p>Per fortuna \u00e8 nata su Facebook (non poteva essere altrimenti se si vuole combattere sullo stesso piano) la pagina\u00a0<em>Io, professione mitomane<\/em>, un bollettino virtuale a sfondo satirico che svolge l\u2019ingrato ma necessario compito di stanare i giornalisti mitomani e di metterli a nudo. Alcuni li conosciamo, scrivono per grandi quotidiani, fanno comparsate in TV, pubblicano con le case editrici che contano. Altri invece, quelli che non hanno trovato posto a sedere nelle redazioni delle testate giuste, confinati nello spazio di un tweet o sul proprio profilo Facebook \u2013 a cui sperano di apporre la famigerata \u201cspunta blu\u201d, il sigillo della loro autorevolezza \u2013 si vedono costretti a ingigantire il proprio talento per accumulare un po\u2019 di attenzione. Tutti ad ogni modo finiscono per assomigliare pi\u00f9 a degli influencer che non a dei giornalisti, anteponendo all\u2019informazione lo storytelling di se stessi. La pagina\u00a0<em>Io, professione mitomane<\/em>\u00a0si limita a fornirci i ritagli dei post aggiungendo una breve didascalia, oscurando i nomi dei \u201cpesci piccoli\u201d e lasciando quelli dei personaggi pi\u00f9 noti. Non dobbiamo scomodare McLuhan per ribadire che il\u00a0<em>medium \u00e8 il messaggio<\/em>, e che\u00a0<strong>a forza di fare i giornalisti su Facebook<\/strong>, o comunque di utilizzare i social network coma vetrina e terminale del proprio lavoro, quest\u2019ultimo si piega alla\u00a0<strong>logica intrinsecamente narcisista che presiede a queste piattaforme, una logica che invita a mettere l\u2019Io al centro di qualsiasi narrazione per creare pi\u00f9 coinvolgimento possibile<\/strong>. In un\u2019epoca cos\u00ec carente di miti, infatti, puntare tutto sull\u2019auto-mitologia, anche se scadente, sembra un\u2019ottima strategia per accumulare visibilit\u00e0 (ma che si tratti solo di una bolla pronta a esplodere?).<\/p>\n<p><strong>La crisi dell\u2019editoria tradizionale e la pandemia<\/strong>, infatti, hanno accelerato la digitalizzazione della fruizione di notizie, obbligando gli aspiranti giornalisti in cerca d\u2019autore ad abbandonarsi alla mitomania nella speranza di portare a casa lo stipendio. Auto-referenzialit\u00e0, indignazione a targhe alterne, sensazionalismo d\u2019appendice, polarizzazione del dibattito, mortificazione dell\u2019avversario e poi aneddoti quotidiani romanzati (se non inventati), strumentalizzazione e cannibalizzazione dei morti: ecco gli ingredienti di un\u00a0<em>self made journalism<\/em>\u00a0che sta stravolgendo il modo di intendere il giornalismo e che sta condizionando anche i giornalisti pi\u00f9 \u201caccreditati\u201d. Nel \u201c<strong>capitalismo dell\u2019attenzione<\/strong>\u201d nessuno sembra avere la forza di sottrarsi a questa corsa verso l\u2019abisso lastricata di like e di ricerca di visibilit\u00e0. Ma fino a che punto \u00e8 lecito chiamare giornalismo questo modo di approcciarsi alle notizie?<\/p>\n<p>Ogni giorno\u00a0<em>Io, professione mitomane<\/em>\u00a0cataloga l\u2019orrore prodotto dalla mitomania, e ci aiuta a smascherare questi sedicenti giornalisti. Il confine tra la satira e la messa alla gogna pubblica di questi soggetti \u00e8 labile, ma \u00e8 un rischio che vale la pena correre se pensiamo agli immensi benefici che\u00a0<strong>un simile lavoro di demistificazione comporta, mettendo in ridicolo i mitomani e rompendo la loro\u00a0<em>kayfabe<\/em>\u00a0giornaliera<\/strong>, laddove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una struttura redazionale \u2013 un direttore, un caporedattore \u2013 o semplicemente una dignit\u00e0 che possano frenare o smussare l\u2019egomania dello scrittore. Ne abbiamo parlato direttamente con chi gestisce la pagina.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong><em>Io, professione mitomane<\/em>\u00a0nasce all\u2019indomani del primo lockdown. C\u2019\u00e8 qualche correlazione tra la pandemia e l\u2019inflazione di mitomani nel mondo del giornalismo digitale?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>A voler essere precisi la pagina \u00e8 stata aperta a dicembre 2019, poi per un paio di mesi \u00e8 stata chiusa e infine riaperta a inizio pandemia. Il fenomeno \u00e8 vecchio di anni e il disagio di fronte alle \u201cmitomanate\u201d era crescente. La pandemia, come ogni evento collettivo, ha finito per aumentare e ingigantire la voglia di esibirsi. I racconti autoreferenziali di giornalisti al rientro da Codogno, i primissimi giorni del covid, erano incredibili: sembravano eroi coraggiosi appena scampati dal disastro di Chernobyl.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>Fenomenologia dei giornalisti mitomani. Da dove provengono, che studi hanno fatto, chi vogliono diventare da grandi? \u00c8 possibile tracciare qualche profilo generico per orientarsi nella selva mitomane?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>La casistica \u00e8 veramente eterogenea, dovendo pensare ai pi\u00f9 noti, Scanzi a parte, sono giornalisti o aspiranti tali senza particolare talento che non sono riusciti a entrare nelle redazioni pi\u00f9 quotate e che quindi hanno ripiegato sui social. Dove non hai a che fare con la sovrastruttura, faticosa ma istruttiva, che comporta il fare davvero il giornalista: il rapporto con i colleghi e i capi della redazione, le riunioni, le necessit\u00e0 di coltivare e valutare le fonti. No, ti svegli e scrivi il pensierino su Facebook, e pi\u00f9 \u00e8 banale pi\u00f9 sembra fare i numeri. Comunque alla fine la mitomania riguarda tutti, giornalisti famosi e non. La dopamina dei like \u00e8 la droga del decennio e miete vittime in ogni campo e settore. E per mitomania non intendiamo solo inventare fatti mai accaduti, ma soprattutto la tendenza esibizionistica che i social hanno enfatizzato in molte persone. In generale comunque i giornalisti che davvero si sbattono nel loro lavoro non hanno tempo o voglia di fare questo sfoggio di s\u00e9: cercare le notizie, analizzare i fatti, richiede tempo e concentrazione. La mitomania \u00e8 spesso figlia dell\u2019insicurezza e l\u2019insicurezza \u00e8 figlia di un mancato riconoscimento interiore in primis. E poi c\u2019\u00e8 la mitomania-brand, in questo Andrea Scanzi \u00e8 il maestro: gioca con la propria convinzione di essere il migliore di tutti.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>I mitomani sembrano essere permalosi, hanno la segnalazione facile, spesso bannano i propri follower pi\u00f9 indisponenti. Talvolta, specie con gli utenti che smontano la loro narrazione, si lasciano andare al vilipendio pi\u00f9 scurrile. In questi casi si rompe la kayfabe del giornalista sentimentale dal volto umano, moralista e pedagogico. La mitomania nasconde una fragilit\u00e0, un\u2019insicurezza, \u00e8 la sublimazione della violenza?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>S\u00ec, la mitomania \u00e8 proprio questo: una enorme fragilit\u00e0 e una mancata accettazione di s\u00e9. Le critiche non solo non sono contemplate, ma vengono censurate. \u201cLa pagina \u00e8 mia e faccio quello che mi pare\u201d, ti rispondono: il tuo commento non mi piace, non mi loda, quindi lo cancello. Come un bambino permaloso che si porta via il pallone se sta perdendo la partita. Ed \u00e8 ancor pi\u00f9 ridicolo se ad assumere questi atteggiamenti \u00e8 chi contemporaneamente postula i valori della tolleranza, il rispetto per l\u2019altro, la democrazia. Nei casi pi\u00f9 gravi infine questa mitomania, che poi appare come un disturbo bipolare \u2013 peace &amp; love e poi \u201cammazzati\u201d a chi ti critica -, sembra nascondere dei problemi psicologici, ma bisognerebbe essere psichiatri per analizzare bene il tutto.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>La mitomania, a quanto pare, paga: sembra essere l\u2019ingrediente del \u201ccapitalismo della visibilit\u00e0\u201d, il carburante dell\u2019economia dell\u2019attenzione, soprattutto per chi non ha talento. A forza di dopare la propria immagine, il mitomane riesce a portarsi a casa lo stipendio. Tosa fra un po\u2019 lo vedremo direttore di \u00abRepubblica\u00bb\u2026? O si tratta di bolle speculative pronte a esplodere da un momento all\u2019altro?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Lo capiremo tra qualche anno. I mitomani intanto diventano leader politici nazionali, quindi potrebbero benissimo diventare anche direttori o editorialisti di Repubblica o del Corriere della Sera. Giornalisticamente parlando vedere un signor nessuno come Tosa pubblicato da Mondadori d\u00e0 da pensare: se l\u2019obiettivo \u00e8 solo vendere un prodotto o almeno provarci, senza pensare poi alla sostanza, allora i mitomani e i propagatori di retorica sono i giornalisti con pi\u00f9 chance di emergere nel futuro.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>L\u2019accusa di mitomania pu\u00f2 rivelarsi deleteria? Dopotutto questo disturbo della percezione di s\u00e9 ci ha regalato tante personalit\u00e0 di spicco, tanti artisti, tanti geni. Carmelo Bene e George Best, per citarne due, erano dei mitomani veri e propri. Il mitomane \u00e8 anche colui che produce miti, il mito di s\u00e9 stesso e la mitologia in generale. In una societ\u00e0 cos\u00ec carente di miti, cos\u00ec poco prolifica sul piano palingenetico, ad accusare costantemente di mitomania non rischiamo di compromettere la nascita di mitomani di razza?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>I miti non diventano tali perch\u00e9 cercano di vendersi per quel che non sono, ma perch\u00e9 hanno effettivamente qualcosa in pi\u00f9 rispetto agli altri. Qualit\u00e0 umane, ideali, artistiche, professionali. I migliori giornalisti della storia recente, si pensi a Enzo Biagi o Giorgio Bocca, avevano per caso bisogno di mettere in piazza le proprie qualit\u00e0? No. Perch\u00e9 erano l\u00ec, chiare a tutti, non c\u2019era bisogno di sponsorizzarle minuto per minuto. La promozione poi ci sta: la fanno gli uffici stampa delle case editrici, o i giornali stessi. Ci sta anche la gioia per un successo personale da condividere con i lettori. Ma non \u00e8 un atteggiamento ossessivo, non \u00e8 l\u2019assillo del telemarketing, n\u00e9 l\u2019ansia di aumentare like, condivisioni e cos\u00ec via. Senza dimenticare che anche l\u2019umilt\u00e0 \u00e8 una qualit\u00e0 fondamentale per crescere professionalmente, e questa \u00e8 davvero merce sempre pi\u00f9 rara.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>Tutti i giorni ci fornite un catalogo degli orrori e delle uscite pi\u00f9 infelici dei professionisti dello storytelling. C\u2019\u00e8 un\u00a0<em>topos<\/em>\u00a0ricorrente nelle loro storie, un format sempre identico, al di l\u00e0 di piccole variazioni letterarie, una struttura che viene replicata all\u2019infinito nella composizione dei post e che sembra ormai rodata nel rastrellare like?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Gli incipit:\u00a0<em>e niente, e poi, succede che<\/em>. I tormentoni come stay tuned, o chiedo per un amico. La retorica \u00e8 un ingrediente fondamentale. C\u2019\u00e8 quella dei buoni sentimenti, oppure quella del cattivismo, due facce della stessa medaglia. Ci sono gli indomiti nemici di mai specificati poteri forti, o quelli contro il politicamente corretto. Ma sempre specularmente, i maestri che ti insegnano quel che si pu\u00f2 dire e quello che no. Sono tutti in cattedra, insegnanti di vita senza mai mostrare alcun dubbio. Il pi\u00f9 scadente \u00e8 comunque il tipico post necrofilo. Utilizzare la morte altrui per parlare di s\u00e9: \u00e8 qualcosa di rivoltante ed \u00e8 ormai una moda diffusa. In pratica si riduce il ricordo di una vita altrui alla parte nella quale quella vita ci ha toccato: non \u00e8 egolatria ma molto di pi\u00f9.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>La coppa Scanzi deve il nome al noto giornalista che avete eletto a Vate della mitomania, pioniere dell\u2019egotismo digitale, profeta dell\u2019autoidolatria. Ci allegate qui il suo post pi\u00f9 emblematico, l\u2019elegia scanziana che ha inaugurato questo fenomeno?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Servirebbe un libretto a parte, il suo autodefinirsi giornalista pi\u00f9 potente dei social \u00e8 molto divertente. Ma per tornare a quel che dicevamo prima, i suoi commenti con su scritto \u201cammazzati\u201d o \u201csparati\u201d a persone che lo criticavano sono da antologia. Ma come, basta un insulto di uno sconosciuto per scatenare reazioni di questo tipo? Ci si pu\u00f2 mai abbassare al livello altrui, se si \u00e8 un personaggio pubblico? Si dir\u00e0: magari ha un social media manager spostato, forse non \u00e8 lui. Nessuno per\u00f2 ha cancellato quelle risposte. E il nome che compare \u00e8 comunque il suo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-137423\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/129180173_218835262950941_272698196120438215_n.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>Sono pi\u00f9 mitomani a destra o a sinistra? Oppure: qual \u00e8 la differenza tra il mitomane di destra e quello di sinistra? Si pu\u00f2 azzardare un confronto o queste categorie non hanno senso per interpretare il fenomeno?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>La mitomania \u00e8 di destra, di sinistra, di centro. Anzi, il mitomane in genere si veste di un colore politico per atteggiarsi, ma dietro c\u2019\u00e8 davvero ben poca coerenza e ben poco pensiero strutturato. L\u2019ignoranza anche politica trasuda nei post dei mitomani, il che fa pensare che appunto, la collocazione politica sia semplicemente un ornamento, o un target al quale rivolgersi. Fateci caso: non c\u2019\u00e8 mai un reale travaglio personale, intimo, in questi personaggi. Sono tifosi: Conte con la Lega \u00e8 un burattino, Conte con il Pd \u00e8 un gigante. In mezzo non c\u2019\u00e8 nulla, non c\u2019\u00e8 una riflessione, zero. La mitomania \u201cdi sinistra\u201d \u00e8 comunque la pi\u00f9 fastidiosa, perch\u00e9 utilizza dei tassi di retorica molto superiori a quelli di destra, dove invece il pensiero \u00e8 in genere pi\u00f9 spicciolo.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>Il giornalismo morir\u00e0 di mitomania, o la mitomania \u00e8 la nuova frontiera del giornalismo? In un disastrato mercato editoriale dove le grandi testate non possono pi\u00f9 permettersi una redazione n\u00e9 dei collaboratori fissi, e dove una ristretta cerchia barricadera di giornalisti della vecchia scuola non \u00e8 disposta a cedere quote di visibilit\u00e0, la mitomania sui social non \u00e8 forse l\u2019unica strada percorribile per un aspirante giornalista?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Si tratta di una scorciatoia totalmente autoreferenziale. Il mercato editoriale \u00e8 in crisi e cos\u00ec anche il giornalismo, ma questi fenomeni social che di giornalisti hanno solo il titolo ne aumentano il discredito generale in cambio di un qualche spazietto di notoriet\u00e0 personale. Il buon giornalismo per\u00f2 alla lunga emerge sempre, inteso come servizio alla collettivit\u00e0 e non a se stessi. Non morir\u00e0 quindi, anzi ce ne sar\u00e0 sempre pi\u00f9 bisogno, nei grandi giornali, in televisione, in rete, nei modi e nelle formule che ci saranno in futuro.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>\u00a0Perch\u00e9, malgrado tutto, questi personaggi hanno seguito? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un pubblico che non compra pi\u00f9 i giornali ma \u00e8 disposto a dare credito a dei perfetti sconosciuti il cui unico merito \u00e8 saper usare i Seo? E perch\u00e9 all\u2019aumentare della mitomania questi autodidatti guadagnano in visibilit\u00e0? La sfiducia nei mezzi di informazione tradizionali, finita l\u2019epoca mitica dei grandi giornalisti, dei reporter di guerra, dei cronisti scomodi, ha fatto s\u00ec che le persone cercassero qualche mitologia, non importa se scadente, altrove?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Perch\u00e9 queste persone non stanno mica cercando un contenuto giornalistico. Si stanno semplicemente intrattenendo sul proprio smartphone e tra un selfie di un amico e la canzone di un\u2019altra, ti appare il post finto impegnato o con un contenuto intellettuale, farlocco, lo leggi e metti mi piace, oppure condividi in grandi linee e \u201ccondividi\u201d. L\u2019ignoranza generale sul giornalismo fa s\u00ec che tu non sappia nemmeno chi sia davvero e cosa scriva e su quali giornali quel personaggio: hai capito che si definisce giornalista, vedi che si d\u00e0 le arie giuste, gli dai il credito necessario per stare a leggerlo 30 secondi. Hanno capito qual \u00e8 il format per fare grandi numeri: scrivere quanto basta per calamitare pochissimi attimi di attenzione. Ma chi se lo legge oggi un reportage da un luogo di guerra? In Italia eh, chi \u00e8 che si mette proprio l\u00ec a leggerlo riga dopo riga, fosse anche sul Corriere della Sera: 10 mila persone? C\u2019\u00e8 proprio una diffusa incapacit\u00e0 di attenzione sulle cose, quei post l\u00ec funzionano perch\u00e9 agiscono sulla falla.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>\u00c8 possibile fermare tutto questo, ridimensionare le velleit\u00e0 e le speranze di questa classe disagiata di aspiranti giornalisti che non hanno trovato posto a sedere nelle redazioni dei grandi giornali e che adesso hanno deciso di diventare i reporter di s\u00e9 stessi, facendoci la telecronaca dei loro presunti successi quotidiani?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>I mitomani seriali vivono una realt\u00e0 alternativa difficilmente modificabile e certamente non si radicalizzano nell\u2019amore per se stessi a causa della nostra pagina. Questi personaggi sono in qualche modo anche gustosi per il lettore, sono il junk food dell\u2019informazione. Bisogna conviverci, basta evitarli o comunque rendersi conto di cosa si ha davanti, cio\u00e8 un prodotto scadente, fallato, intrattenimento a basso costo. Per poi andarsi a cercare altro, avendo ben in mente cos\u2019\u00e8 il giornalismo: raccontare la complessit\u00e0 della societ\u00e0, non se stessi. Non vendere retorica, ma delle idee in un quadro di onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>La critica che questa pagina ha sollevato nei confronti di questo fenomeno,\u00a0non rischia di allestire una gogna pubblica? E se anche fosse, ritenete necessario correre questo rischio?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>La gogna \u00e8 un pericolo e infatti i nomi di chi non ha una certa visibilit\u00e0 vengono tolti. Per gli altri no per\u00f2. Perch\u00e9 se ti definisci o ti senti o ti atteggi da personaggio pubblico, devi poterti aspettare la pubblica critica e anche il pubblico sarcasmo. Senn\u00f2 \u00e8 come giocare sempre in casa e sotto la propria curva. Su Facebook manca il tasto \u201cnon mi piace\u201d. Al mitomane, all\u2019egolatra, raramente un amico va sotto a svelargli la verit\u00e0 con un commento negativo. Ti prendi solo i mi piace. Questo fuorvia anche il mitomane stesso, che si ritrova rafforzato nella propria immagine idilliaca di s\u00e9. Con ironia, tentando di rimuovere ogni tipo di commento insultante dei lettori,\u00a0<em>Io, professione mitomane<\/em>\u00a0tenta di regalare un sussulto di realt\u00e0, o comunque una rappresentazione diversa, a queste persone. Spesso sono loro stesse le prime a scherzare sotto i post, \u00e8 buon segno, significa che non sono andati del tutto. Comunque il rischio va corso, rispondendo alla tua domanda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/tutti-mitomani\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Lorenzo Vitelli) &nbsp; Si dicono giornalisti ma sembrano influencer. Auto-referenziali, egocentrici, mettono sempre se stessi al centro di ogni narrazione. Parlano di tutto ma non sono esperti di niente. Poca credibilit\u00e0 e molti like. Sono i professionisti della mitomania. Ne abbiamo parlato con chi si spende quotidianamente nel &#8220;debunking&#8221; di questo fenomeno. &nbsp; \u00abSono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi\u00bb cantava Frankie HI-NRG. 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