{"id":62433,"date":"2021-02-05T10:35:32","date_gmt":"2021-02-05T09:35:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62433"},"modified":"2021-02-04T16:38:28","modified_gmt":"2021-02-04T15:38:28","slug":"una-pandemia-di-plastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62433","title":{"rendered":"Una pandemia di plastica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCIENZA IN RETE (Camilla Tuccillo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/brian-yurasits-_mask.png?itok=8wm1FqLZ\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1043\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"image-field-caption\"><p>Mascherine, guanti, imballaggi e dispositivi monouso: cos\u00ec il Covid-19 riporta alla ribalta una ben nota questione ambientale. E le cose potrebbero persino peggiorare.<\/p>\n<p>Crediti immagine:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/unsplash.com\/@brian_yuri?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Brian Yurasits<\/a>\/<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/unsplash.com\/s\/photos\/marine-litter?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Unsplash<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p>\u201cProtection vs pollution\u201d \u00e8 il titolo di una delle\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/immersive\/d41586-020-03436-5\/index.html?utm_source=Nature+Briefing&amp;utm_campaign=ad624b02ae-briefing-dy-20201214&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_c9dfd39373-ad624b02ae-45951686\">immagini scientifiche pi\u00f9 belle del 2020<\/a>, secondo il team artistico della rivista Nature. La foto \u00e8 stata scattata dal fotografo Mohd Rasfan in Malesia e ritrae due scimmiette che tengono tra le mani una mascherina chirurgica. I dispositivi di protezione sono diventati parte integrante delle nostre abitudini durante la pandemia di Covid-19\u00a0ma, allo stesso tempo, hanno riacceso la sfida con un nemico con cui da poco avevamo iniziato le trattative: la plastica.<\/p>\n<p>La vita moderna sarebbe impensabile senza plastica. L\u2019emergenza sanitaria ha confermato una delle ragioni del suo successo: l\u2019utilit\u00e0 nella tutela della nostra salute e della nostra sicurezza, oggi pi\u00f9 ancora che in passato. Del resto, secondo un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2020\/03\/23\/business\/coronavirus-china-masks.html\">articolo<\/a>\u00a0del New York Times del 23 marzo, gi\u00e0 allora in Cina venivano prodotti 116 milioni di mascherine al giorno. Quello delle mascherine rappresenta solo la punta dell\u2019iceberg di un problema ben pi\u00f9 grande,\u00a0il ritorno della\u00a0<strong>plastica monouso<\/strong>: guanti, salviette detergenti, protezioni per i piedi, cuffie, rivestimenti per sedie, kit di abbigliamento per medici e operatori sanitari. Se da un lato siamo di fronte a un\u2019inedita attenzione per l\u2019igiene, Covid-19 porta con s\u00e9 una serie di effetti collaterali legati all\u2019ambiente. La pandemia, e soprattutto la quarantena, hanno stimolato l\u2019aumento degli acquisti online e con esso gli imballaggi plastici dei prodotti. Le richieste di servizi di consegna di cibo, per esempio,\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.semrush.com\/blog\/market-winners-losers-coronavirus\/\">sono aumentate<\/a>\u00a0in media del 56%, a seconda dell&#8217;azienda: l\u2019assenza di imballaggi protettivi avrebbe potuto diminuire la fiducia delle persone nella sicurezza del proprio pasto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si \u00e8 dimostrato vantaggioso, e necessario, per la salvaguardia della nostra salute \u2013 non solo fisica \u2013 ha avuto per\u00f2 un caro prezzo. E a pagarlo \u00e8 stato l\u2019ambiente. L\u2019estate scorsa, sulla rivista Science of the Total Environment, sono stati pubblicati due\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC7324921\/\">studi<\/a>\u00a0che hanno fornito una panoramica delle politiche in atto contro l\u2019inquinamento causato dalla plastica e dei loro riaggiustamenti durante l\u2019emergenza sanitaria. La sconfitta maggiore, si evince, \u00e8 che le misure preventive hanno messo un freno ai recenti progressi fatti in materia di sostenibilit\u00e0 e gestione dei rifiuti. Per paura di diffondere il virus, in molti casi, si \u00e8 fatto insomma un passo indietro: alcuni Paesi hanno ritirato i divieti di utilizzo della plastica monouso e ristretto l\u2019uso di articoli riutilizzabili. Solo nel 2018, infatti, l\u2019Unione europea aveva messo al bando i dieci prodotti di plastica monouso pi\u00f9 diffusi entro il 2021. L\u2019anno successivo il Canada aveva lanciato un\u2019iniziativa simile nel tentativo di ridurre i rifiuti oceanici. Sempre nel 2019 il Ministro dell\u2019Ambiente del Per\u00f9 aveva vietato l\u2019accesso alle 76 aree naturali e culturali protette ai visitatori in possesso di oggetti in plastica monouso.<\/p>\n<p>La pandemia, invece, ha ostacolato l\u2019ambizione globale di ridurre la plastica. Alcuni Paesi, tra cui il Regno Unito, hanno sospeso l\u2019addebito obbligatorio per i sacchetti di plastica per le consegne online. Negli USA molti Stati hanno limitato la possibilit\u00e0 di usare sacchetti per la spesa portati da casa, altri hanno reso gratuiti quelli forniti dai negozi. Anche alcune catene di cibo e bevande hanno vietato l\u2019uso di bicchieri e contenitori riutilizzabili e sono temporaneamente passati a quelli usa e getta.<\/p>\n<p>E ovviamente c\u2019\u00e8 chi ne approfitta: nella sezione Covid-19 della Plastics Industry Association, un&#8217;associazione di categoria che rappresenta l&#8217;industria delle materie plastiche, si legge che questo materiale \u201cdiventer\u00e0 sempre pi\u00f9 vitale per aiutare a mantenere le nostre famiglie sane, il nostro cibo fresco e protetto e il nostro personale sanitario al sicuro\u201d.<\/p>\n<p>A differenza di quanto possano pensare i produttori, sarebbe auspicabile che l\u2019allentamento dei divieti di uso della plastica monouso non alteri in maniera prolungata la percezione n\u00e9 il comportamento dei consumatori. Abbiamo il diritto di tutelarci ma allo stesso tempo il dovere di non compromettere l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019ambiente\u00a0pi\u00f9 di quanto non sia gi\u00e0 successo. Sono bastati pochi mesi, infatti, dall\u2019inizio della pandemia, perch\u00e9 il sistema di gestione dei rifiuti si ritrovasse sull\u2019orlo del collasso. A Wuhan, per esempio, gi\u00e0 a marzo i rifiuti sanitari erano aumentati dal livello normale di 40 tonnellate al giorno a circa 240, superando di cinque volte la capacit\u00e0 massima dell\u2019inceneritore di provincia, che \u00e8 di 49 tonnellate al giorno.<\/p>\n<p>Il fattore pi\u00f9 critico \u00e8 costituito dalla\u00a0<strong>pericolosit\u00e0 di alcuni rifiuti<\/strong>: a causa della persistenza e della contagiosit\u00e0 dei virus, quelli sanitari e quelli domestici provenienti da case di persone positive o in quarantena obbligatoria sono stati classificati come infetti. Per ridurre il timore di trasmissione involontaria e a causa della composizione mista della plastica, il riciclaggio \u00e8 stato disincentivato; al contrario, accumulo in discarica e incenerimento \u2013 previa sterilizzazione \u2013 hanno avuto la priorit\u00e0. Ancora una volta l\u2019effetto \u00e8 duplice: contenimento del rischio per la nostra salute e aumento dell\u2019impatto ambientale. Seppellire o bruciare materiali plastici si traduce, infatti, in perdita dell\u2019energia usata per produrli, emissioni significative di gas serra e dispersione nel suolo di sostanze nocive. Inoltre, i sistemi di raccolta e smaltimento spesso si sono rivelati inadeguati alla gestione di ingenti quantit\u00e0 di rifiuti \u2013 anche per mancanza di personale a causa della stessa pandemia. Il risultato \u00e8 stato un\u00a0<strong>aumento della dispersione nell\u2019ambiente<\/strong>: mascherine e guanti sono oggetti molto leggeri e quando vengono lasciati, per esempio, in discariche a cielo aperto o semplicemente in cestini per strada possono essere trascinati via dal vento molto facilmente.<\/p>\n<p>Non sono state ancora fatte delle stime numeriche accurate, ma previsioni e reportage fotografici s\u00ec. Gi\u00e0 ad aprile, il WWF ha rilasciato un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.wwf.it\/scuole\/?53500%2FNello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita\">report<\/a>\u00a0in cui si legge che se anche solo l\u20191% delle mascherine prodotte venisse disperso si tratterebbe di ben 10 milioni di pezzi. Considerando che il peso di ognuna \u00e8 di circa 4 grammi, significherebbe caricare sulle spalle della natura 40mila chilogrammi di plastica. Da febbraio l\u2019organizzazione OceansAsia\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/oceansasia.org\/beach-mask-coronavirus\/\">documenta<\/a>\u00a0la loro presenza sulle spiagge delle Isole Soko, a largo di Hong Kong. E non \u00e8 tutto, perch\u00e9 la sperata ripresa da questa malattia globale potrebbe aumentare anzich\u00e9 ridurre il problema. Minori restrizioni significa maggior circolazione di persone e con esse plastica monouso e dispositivi di protezione. Inoltre, la ripresa economica, in nome del recupero della produttivit\u00e0 persa, potrebbe non prevedere strategie a basso impatto ambientale.<\/p>\n<p>Serve un\u00a0<strong>piano d\u2019azione globale<\/strong>\u00a0perch\u00e9 questa rinascita possa essere un\u2019opportunit\u00e0 e non una minaccia. Dipender\u00e0 dagli investimenti stabiliti per il decennio 2020-2030: ritorno ai combustibili fossili oppure stimoli green \u2013 deboli, moderati o forti. Per quando riguarda l\u2019industria della plastica, per esempio, una delle strategie possibili \u00e8 quella di\u00a0<strong>disaccoppiare la produzione dalle risorse non rinnovabili<\/strong>, sia come materia prima che come fonte di energia. Oltre che da un capo, quello economico e politico, il cambiamento pu\u00f2 originare dall\u2019altro: quello dei consumatori. Cambiando le nostre norme sociali (l\u2019insieme di regole di comportamento non scritte) cambieranno le nostre abitudini e di conseguenza le alternative offerteci dal mercato. Per passare all\u2019azione, dobbiamo esserne consapevoli: la risoluzione della crisi causata da Covid-19 non pu\u00f2 avvenire a discapito di altre questioni che l\u2019umanit\u00e0 fronteggia ormai da parecchio tempo. Se prima della pandemia ogni tre tonnellate di pesce nuotava nel mare una tonnellata di plastica, pensare a quello che potrebbe succedere in un mondo post-coronavirus mette i brividi. Come intitolato da un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/2020\/jun\/08\/more-masks-than-jellyfish-coronavirus-waste-ends-up-in-ocean\">articolo<\/a>\u00a0del Guardian uscito nell\u2019estate 2020, in futuro non lontano nel mare potrebbero esserci \u201cpi\u00f9 mascherine che meduse\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/pandemia-di-plastica\/camilla-tuccillo\/2021-02-01<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Camilla Tuccillo) &nbsp; Mascherine, guanti, imballaggi e dispositivi monouso: cos\u00ec il Covid-19 riporta alla ribalta una ben nota questione ambientale. E le cose potrebbero persino peggiorare. 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