{"id":62435,"date":"2021-02-05T10:45:32","date_gmt":"2021-02-05T09:45:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62435"},"modified":"2021-02-04T16:46:07","modified_gmt":"2021-02-04T15:46:07","slug":"il-nuovo-mare-nostrum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62435","title":{"rendered":"Il nuovo Mare Nostrum"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE (Francesco Fusco)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>Se l\u2019Italia riuscisse ad acquisire lo status di principale hub commerciale-energetico nel Mar Mediterraneo, vedrebbe il suo peso geopolitico aumentare sensibilmente. E per farlo deve appoggiarsi anche su Turchia e Cina.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Dalla fine della Seconda guerra mondiale la dimensione della politica estera italiana \u00e8 stata, progressivamente, basata su tre pilastri. Primo, l\u2019<strong>europeismo<\/strong>, vale a dire la considerazione assolutamente positiva del processo d\u2019integrazione nella Comunit\u00e0 europea prima e nell\u2019Unione successivamente, necessaria a rinsaldare l\u2019impronta democratica e lo sviluppo economico della neonata Repubblica. Secondo,\u00a0<strong>fedelt\u00e0 incondizionata al dispositivo di difesa atlantico, ossia la NATO<\/strong>, che ha rappresentato negli anni della Guerra fredda l\u2019assicurazione che allontanava pericolose oscillazioni verso il blocco orientale. Terzo,\u00a0<strong>un\u2019attenta vigilanza nel Mediterraneo<\/strong>, funzionale pi\u00f9 che altro a garantire l\u2019approvvigionamento costante di idrocarburi, di cui\u00a0alcuni\u00a0paesi\u00a0litoranei\u00a0sono ricchi.\u00a0Inaspettatamente per la storia politica italiana, questi tre fondamentali di politica estera sono rimasti pressoch\u00e9 immutati fino a oggi, nonostante \u2013 sia chiaro \u2013 diverse maggioranze guardassero alla politica estera con sfumature altrettanto differenti. Nella seconda decade degli anni Duemila, due eventi hanno per\u00f2 costretto i governi a<strong>\u00a0ripensare quel modello<\/strong>, che andava modificato in ragione della Brexit e degli eventi scaturiti dalla Primavera araba.<\/p>\n<p>L\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019UE ha provocato un\u2019alterazione dell\u2019equilibrio intra-europeo, precedentemente fondato sul binomio Germania-Francia\u00a0controbilanciato dalla diade Italia-Regno Unito, con Roma che fidava su Londra per non consegnare del tutto le leve del comando e il capitale politico dell\u2019Unione a Parigi e Berlino. Tuttavia, maturata la Brexit, l\u2019Italia si \u00e8 trovata\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/patto-aquisgrana-francia-germania-macron-merkel\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">priva di un attore di rilievo che evitasse un\u2019eccessiva concentrazione di potere sull\u2019asse franco-tedesco<\/a>. Da un lato, i governi\u00a0Renzi\u00a0e\u00a0Gentiloni\u00a0hanno tentato di rafforzare la cooperazione\u00a0nell\u2019ambito della difesa\u00a0con Francia e Germania tramite un rilancio della\u00a0Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), cui seguirono i vertici di Ventotene e Roma (2016). In seguito, il governo Conte I oper\u00f2 in senso esattamente opposto, aprendo una stagione di netti contrasti con Parigi, culminata con il richiamo dell\u2019ambasciatore francese nel febbraio 2019. Quando, nello stesso anno, fu varato il governo Conte II, la maggioranza mut\u00f2 orientamento, alternando moderate aperture all\u2019Unione a un evidente scetticismo nei confronti di Bruxelles, come dimostrato dall\u2019acceso dibattito su Eurobond, riforma del MES e\u00a0Recovery Fund.<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che attiene\u00a0al\u00a0Medio Oriente, dal 2011 al 2019\u00a0esso\u00a0\u00e8 stato interessato\u00a0da instabilit\u00e0 incrementale e dalla sopravvenienza di conflitti asimmetrici. La superpotenza americana si \u00e8, in un primo tempo, impegnata per favorire il cambio di regime in Siria e Libia, salvo poi disinteressarsi\u00a0quasi\u00a0completamente degli eventi durante l\u2019amministrazione Trump. Conseguenza:\u00a0<strong>il cosiddetto\u00a0<em>Mare nostrum\u00a0<\/em>si era trasformato in un\u2019arena dove potenze rivali cercavano di acquisire maggior\u00a0influenza<\/strong>. Com\u2019\u00e8 ovvio, l\u2019interesse nazionale dell\u2019Italia sub\u00ec un grave pregiudizio principalmente dalla guerra civile in Libia, centro della proiezione mediterranea di Roma. Infatti, Tripoli riveste un\u2019importanza cruciale per due ordini di motivi: immigrazione, visto che il 90% dei migranti diretti verso la Penisola vi giunge\u00a0dalle coste libiche, ed economica, dato\u00a0che l\u2019ENI controlla circa il 45% degli idrocarburi (gas naturale e petrolio) del paese. \u00a0Divisasi tra il governo di unit\u00e0 nazionale di Serraj a Tripoli e il generale Haftar a Bengasi,\u00a0<strong>la Libia diventava uno Stato fallito e gli esecutivi italiani fallirono<\/strong>\u00a0nel consolidare uno sforzo internazionale teso a ottenere una sospensione della guerra tra fazioni. Dinanzi alla tiepida collaborazione di Washington e dell\u2019Italia a favore di Serraj, Haftar era invece sostenuto con decisione da Russia, Egitto, Emirati Arabi e, almeno inizialmente, dalla Francia stessa.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreview def\">\n<div class=\"image\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>In un certo senso\u00a0\u201ctradita\u201d\u00a0dagli alleati occidentali\u00a0(in particolare\u00a0dagli Stati Uniti)\u00a0riguardo\u00a0alla Libia, nel marzo 2019 il governo Conte I firm\u00f2 un accordo con la Repubblica Popolare Cinese mediante il quale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/nuova-via-della-seta-cina-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u2019Italia entrava a far parte della\u00a0<em>Belt and Road Initiative<\/em>\u00a0(BRI)\u00a0o Vie della Seta<\/a>, il progetto di Pechino mirante a realizzare una rete di infrastrutture (soprattutto) portuali\u00a0e\u00a0avente lo scopo di facilitare l\u2019espansione dei\u00a0traffici\u00a0commerciali cinesi in tutto il mondo.\u00a0Gli investimenti cinesi potrebbero rappresentare un grosso volano per la crescita economica italiana, che ancora non ha superato appieno il disastro del 2008 ed \u00e8 uno dei\u00a0due paesi pi\u00f9 indebitati dell\u2019Eurozona. C\u2019\u00e8 anche un altro punto che vale la pena sottolineare: l\u2019irrobustimento delle infrastrutture italiane, in ragione della partecipazione alla\u00a0<em>BRI<\/em>, rafforza la posizione italiana nel Mediterraneo in quanto<em>\u00a0hub<\/em>\u00a0di smistamento dei flussi commerciali provenienti da Suez e non solo. In tal modo, \u00e8\u00a0<strong>l\u2019intera posizione geopolitica dell\u2019Italia che ne esce avvantaggiata<\/strong>, ancora di pi\u00f9 dopo\u00a0l\u2019inizio della collaborazione con Ankara sul corridoio marittimo Turchia-Italia-Tunisia, che promette di essere la nuova maggiore rotta dell\u2019interscambio tra Europa, Africa e Medio Oriente e il cui perno centrale \u2013 operativo\u00a0in tal senso\u00a0dal luglio 2020\u00a0\u2013 \u00e8 il porto di Taranto.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed-twitter wp-block-embed\">\n<div class=\"wp-block-embed__wrapper\">https:\/\/twitter.com\/IntDissidente\/status\/1350129510486781952?s=20<\/div>\n<\/figure>\n<p>Quanto appena esposto, seppure nella sua brevit\u00e0, invita a una riflessione critica sugli indirizzi strategici di lungo periodo. Sicuramente, Roma non ha perso l\u2019abitudine di concedere giri di valzer ai pretendenti pi\u00f9 fascinosi, in conseguenza di ci\u00f2, talune variabili rimangono fisse (NATO, UE, Mediterraneo), ma altre sono soggette a mutamenti significativi. Si \u00e8 fatto un gran parlare della scarsa considerazione turca per i diritti umani, eppure l\u2019Italia non si \u00e8 fatta sfuggire la possibilit\u00e0 di intessere proficue<strong>\u00a0<\/strong>collaborazioni con<strong>\u00a0Ankara<\/strong>. Stessa cosa per quanto concerne la\u00a0<strong>Repubblica Popolare Cinese<\/strong>, il cui rispetto dei suddetti diritti e segnatamente di quelli relativi alle minoranze non-Han al suo interno risulta quanto meno evanescente. Su questo indirizzo, si consideri altres\u00ec\u00a0la\u00a0<em>special\u00a0relationship<\/em>\u00a0tra Roma e Il<strong>\u00a0Cairo<\/strong>, la quale, sebbene intaccata dai casi Regeni e Zaiki, non ha subito ripercussioni\u00a0rilevanti.\u00a0ENI controlla il 50% della piattaforma gasiera egiziana di Zohr, la pi\u00f9 grande del Mediterraneo, l\u2019Italia \u00e8 il quinto partner commerciale dell\u2019Egitto, verso il quale esporta anche armi, nonostante il generale divieto di fornire armamenti a quei paesi che si macchiano di gravi violazioni dei diritti umani. Stesso discorso vale per la Federazione Russa, per la quale l\u2019Italia rimane partner commerciale di riferimento, a dispetto delle riserve occidentali circa l\u2019effettivo godimento dei diritti politici da parte dei cittadini russi.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-137449\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/maxresdefault.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>L\u2019ISPI, presieduta da Giampiero Massolo, e diretta da Paolo Magri, \u00e8 tra i \u201cthink tank\u201d pi\u00f9 importanti al mondo secondo l\u2019ultimo report del \u201cGlobal go to think index report\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Pennsylvania. A contribuire al successo dell\u2019Istituto \u00e8 stata sicuramente l\u2019organizzazione di MED, i Mediterranean Dialogues promossi, dal 2015, in collaborazione col ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che hanno portato a Roma pi\u00f9 di 150 capi di Stato e ministri da oltre 70 Paesi diversi e oltre 250 speaker.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sembrerebbe che la politica estera italiana viaggi su binari di estremo realismo politico, la cosiddetta\u00a0<em>realpolitik<\/em>, da un lato procedendo a una compartimentazione dei\u00a0<em>dossiers<\/em>\u00a0pi\u00f9 scottanti, dall\u2019altro alla\u00a0realizzazione\u00a0di proficue intese economiche.\u00a0Per chi \u00e8 a digiuno di storia nazionale ci\u00f2 potrebbe stupire, per tutti gli altri no:\u00a0\u00e8\u00a0dalle\u00a0<em>guerre d\u2019Italia<\/em>\u00a0(1494-1559), senza voler andare\u00a0oltre, che\u00a0i principati e le repubbliche\u00a0della Penisola<strong>\u00a0si appoggiano a potenze straniere per ottenere un beneficio specifico, concedendosi al migliore offerente<\/strong>. Sia chiaro: nell\u2019Italia dell\u2019epoca\u00a0queste temporanee alleanze erano necessarie per preservare\u00a0l\u2019integrit\u00e0 territoriale e\u00a0l\u2019indipendenza\u00a0degli Stati italici preunitari, data la\u00a0loro\u00a0debolezza\u00a0militare e demografica. Tale politica \u201coscillatoria\u201d \u00e8 divenuta il carattere intrinseco della politica estera dopo il 1861, durante il fascismo e ancora oggi.<\/p>\n<p>Un approccio freddo,\u00a0calcolato e insensibile fino un certo punto alle professioni di fede (atlantismo, europeismo, Stato di diritto e cos\u00ec via), ma utile a salvaguardare l\u2019ascesa economica di un Paese che gode di uno straordinario capitale geopolitico,\u00a0in quanto situato al centro di uno dei bacini marittimi pi\u00f9 trafficati al mondo.\u00a0Inoltre,\u00a0<strong>lo sviluppo di una politica pi\u00f9 assertiva\u00a0in Europa\u00a0<\/strong>passa inevitabilmente per l\u2019acquisizione di un maggior peso commerciale nel\u00a0Mediterraneo, un obiettivo che alla Farnesina viene evidentemente giudicato cruciale, a prescindere dalle maggioranze governative. Peraltro, il rafforzamento della\u00a0sua posizione marittima risulta,\u00a0strategicamente, \u00a0avere\u00a0una\u00a0<strong>finalit\u00e0 compensativa<\/strong>\u00a0rispetto alla concentrazione di potere franco-tedesca. Qualora, nel corso dei prossimi anni, Roma riuscisse ad acquisire lo status di principale\u00a0<em>hub<\/em>\u00a0commerciale-energetico del\u00a0<em>Mare<\/em>\u00a0<em>nostrum<\/em>, vedrebbe il suo peso geopolitico aumentare sensibilmente. A quel punto la maggior parte di merci e risorse \u2013 in partenza e in uscita dalla frontiera\u00a0meridionale del Continente \u2013 potrebbe (condizionale obbligatorio) transitare attraverso l\u2019Italia, rendendola ancora pi\u00f9 influente di quanto lo sia oggi nell\u2019ambito degli equilibri europei e mediterranei a un tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/il-nuovo-mare-nostrum\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETUALE DISSIDENTE (Francesco Fusco) &nbsp; Se l\u2019Italia riuscisse ad acquisire lo status di principale hub commerciale-energetico nel Mar Mediterraneo, vedrebbe il suo peso geopolitico aumentare sensibilmente. E per farlo deve appoggiarsi anche su Turchia e Cina. &nbsp; Dalla fine della Seconda guerra mondiale la dimensione della politica estera italiana \u00e8 stata, progressivamente, basata su tre pilastri. Primo, l\u2019europeismo, vale a dire la considerazione assolutamente positiva del processo d\u2019integrazione nella Comunit\u00e0 europea prima e nell\u2019Unione&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":37788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/intellettuale-dissidente-e1474974730908-320x320-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gf1","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62435"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62435"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62435\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62437,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62435\/revisions\/62437"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62435"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62435"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62435"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}