{"id":62528,"date":"2021-02-09T09:00:57","date_gmt":"2021-02-09T08:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62528"},"modified":"2021-02-08T14:26:32","modified_gmt":"2021-02-08T13:26:32","slug":"democrazia-procedurale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62528","title":{"rendered":"Democrazia procedurale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL PONTE (Giancarlo Scarpari)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/RENZI_AGF-kquC-835x437@IlSole24Ore-Web.jpeg\" alt=\"Renzi\" width=\"835\" height=\"437\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pf-content\">\n<p align=\"justify\">Alcuni deputati all\u2019Assemblea costituente avevano coltivato ed elaborato un progetto ambizioso, quello di dar vita non a un semplice Stato di diritto (tripartizione di poteri, pesi e contrappesi istituzionali, rappresentanza tramite elezioni, diritti di libert\u00e0, ecc.), bens\u00ec a uno Stato\u00a0<em>sociale<\/em>\u00a0di diritto, una repubblica, cio\u00e8, che non si limitava ad assicurare a tutti l\u2019eguaglianza formale davanti alla legge, ma che assumeva su di s\u00e9 il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitavano, di fatto, la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa proposta, elaborata da Lelio Basso e formalizzata nel capoverso dell\u2019art. 3, costituiva dunque un impegno rivolto al presente e soprattutto al futuro; introduceva, nell\u2019architettura liberale delle istituzioni del nuovo Stato, un vincolo per governo e parlamento diretto a rimuovere, progressivamente, storiche ineguaglianze e rendere cos\u00ec finalmente concreti quei principi di una democrazia formale destinati altrimenti a rimanere sulla carta. Ma questo impegno, come fu approvato, fu subito disatteso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nettamente contrari a questa norma si dichiararono i giuristi del \u201cpartito romano\u201d, allora egemone in Vaticano, che, chiedendosi allarmati con padre Messineo \u00abquali fossero gli ostacoli di ordine economico e sociale che la Repubblica ha il compito di rimuovere\u00bb, paventavano che alcune forze politiche potessero individuare tra questi ostacoli la propriet\u00e0 e la religione, s\u00ec da spalancare, con questa norma cos\u00ec interpretata, le porte a un vero e proprio \u00abtotalitarismo di Stato\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Usarono accenti diversi, ma non per questo meno decisi, i vertici giudiziari dello Stato italiano ereditato dal fascismo, che con la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, a distanza di un mese dall\u2019entrata in vigore della Carta, delegittimarono in radice questa e gran parte delle norme della Costituzione, definendole meramente programmatiche e quindi, di per s\u00e9, prive di qualsiasi efficacia. Proseguendo in questa direzione altre sentenze, negli anni immediatamente successivi, stabilirono non solo che non vi era l\u2019obbligo per la Repubblica di promuovere forme di eguaglianza sostanziale, ma neppure quello di rimuovere la legislazione repressiva della dittatura fascista.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec, utilizzando i grandi spazi consentiti dalla guerra fredda per congelare la Costituzione, i governi centristi di De Gasperi e Scelba se non realizzarono la Repubblica cristiana auspicata dal \u201cpartito romano\u201d, dettero vita, pi\u00f9 prosaicamente, a una Repubblica a forti tinte confessionali, destinata a caratterizzare tutti gli anni cinquanta e a lasciare molti detriti anche nel decennio successivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo il 1960, con il primo centrosinistra e con la stagione delle progettate riforme, si torn\u00f2 a evocare l\u2019art. 3 capoverso; e anzi, quest\u2019articolo, per i giuristi democratici, divenne la chiave di volta per interpretare la Costituzione, per far dichiarare illegittime le leggi fasciste sopravvissute e per promuovere e radicare nell\u2019ordinamento nuovi diritti pi\u00f9 o meno efficacemente tutelati: quelli dei lavoratori (Statuto, riforma delle pensioni, scala mobile rinnovata, legge sulla parit\u00e0), dei cittadini (divorzio, legge sull\u2019aborto, riforma del diritto di famiglia) e degli \u201cinvisibili\u201d ( riforma delle carceri e degli ospedali psichiatrici). Nuove forme di democrazia sostanziale per qualche anno tornarono a essere un obiettivo verso cui le forze di sinistra dichiararono di indirizzare impegni e progetti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando per\u00f2 cominci\u00f2 a soffiare il vento del neoliberismo e il centrosinistra si present\u00f2 negli anni ottanta come il governo del CAF, quella fase fu rapidamente archiviata, l\u2019art. 3 capoverso rimase la stella polare solo per una ristretta schiera di giuristi, la democrazia divenne un concetto da interpretare restrittivamente e Bobbio declin\u00f2 le regole di una democrazia \u201crealistica\u201d e cio\u00e8 quella procedurale. Basata questa non sui diritti sociali, ma su quelli politici e questi di fatto rappresentati dal diritto di voto, attribuito a un \u00abcittadino liberamente informato\u00bb, in grado perci\u00f2 di scegliere \u00abin una libera gara, tra gruppi politici organizzati in concorrenza tra loro\u00bb, attraverso elezioni in cui doveva prevalere il candidato con \u00abil maggior numero dei voti\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Bobbio forniva una nozione descrittiva e non certo prescrittiva della democrazia. Quella definizione indicava le regole del gioco, il metodo per addivenire alla \u00abscelta dei capi\u00bb, stabiliva chi e come doveva decidere, ma non garantiva affatto il buon esito della scelta; lo stesso Bobbio avrebbe poi aggiunto che senza un ideale egualitario in grado di ispirare i governanti, la democrazia sarebbe risultata \u00abun nome vano\u00bb. Ma questa integrazione fu ignorata, il ceto politico e i media apprezzarono invece la valenza riduttiva di quella definizione, la fecero propria e la democrazia procedurale divenne per i pi\u00f9 la sostanza esaustiva della democrazia\u00a0<em>tout court<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa formula prevedeva comunque partiti e programmi; ma quando i primi cominciarono a ridursi alle figure del leader e i secondi evaporarono sempre di pi\u00f9 con la sostituzione della propaganda ai progetti, anche la valenza virtuosa del processo elettorale cominci\u00f2 ad appannarsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La manifestazione pi\u00f9 clamorosa di questo cambio di paradigma si verific\u00f2, non a caso, quando il partito padronale e mediatico di Berlusconi, inventato tre mesi prima delle elezioni, form\u00f2 un\u2019alleanza di sedicenti liberali con postfascisti e secessionisti padani, una coalizione all\u2019evidenza improbabile, ma che la maggioranza di destra del paese port\u00f2 al successo col \u201cprogramma\u201d di \u00absbarrare la strada al pericolo comunista\u00bb. Il padrone delle televisioni private occup\u00f2, col suo primo atto di governo, anche la dirigenza di quella pubblica, dando cos\u00ec un formidabile contributo alla trasformazione del cittadino nel teleutente e del politico nel personaggio fisso dei talk show: a ci\u00f2 si accompagnarono la svalutazione progressiva del partito tradizionale (diventato, al confronto, una macchina ormai obsoleta per la raccolta dei voti), la conseguente personalizzazione delle elezioni e l\u2019uso quotidiano e ossessivo dei sondaggi per decidere cosa dire e fare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il passo conseguente fu la politica delle bandierine, che questi partiti di nuovo conio presero a coltivare per poter essere identificati e seguiti dagli elettori di riferimento; l\u2019esito pi\u00f9 emblematico di questa nuova politica fu l\u2019approvazione delle leggi simbolo dei quattro partiti della coalizione guidata da Berlusconi nella XIV Legislatura: la riforma \u201cimpiegatizia\u201d dei giudici voluta dal premier, la legge sulla droga di Fini e Giovanardi, la \u201csecessione leggera\u201d della\u00a0<em>devolution<\/em>\u00a0pretesa dalla Lega Nord: tre leggi disorganiche, semplici oggetti di scambio tra i partiti, necessarie peraltro per confermare il patto di potere e sostenute dal mutamento delle regole del gioco: da una riforma elettorale, il Porcellum, volta a rendere difficile l\u2019affermarsi pieno di una diversa maggioranza ( una variante distorsiva della funzione del voto) e, soprattutto, da una riforma che cancellava 50 articoli della Carta e che stabiliva un rapporto di dominio esclusivo tra il primo ministro e la maggioranza della Camera da lui designata: una soluzione, questa, che rendeva praticamente irrilevante le prerogative concesse all\u2019opposizione.<\/p>\n<p align=\"justify\">La democrazia procedurale, in un contesto cos\u00ec determinato, rivelava in tal modo tutta la sua intrinseca fragilit\u00e0: una maggioranza parlamentare regolarmente eletta aveva varato una legge che svuotava la Costituzione, tutto si era svolto secondo le regole, ma il risultato finale era stato semplicemente eversivo dell\u2019ordine costituito (e solo\u00a0<em>in extremis<\/em>\u00a0e solo dopo la sconfitta di Berlusconi alle elezioni, il referendum popolare avrebbe cancellato quell\u2019esito infausto). Lo scampato pericolo per le istituzioni non indusse allora riflessioni di sorta, anche perch\u00e9, nel frattempo, la minoranza era diventata maggioranza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel frattempo quel modello \u2013 che per funzionare in modo virtuoso prevedeva, oltre ai partiti e ai programmi, anche un elettore \u201cinformato\u201d \u2013 era per\u00f2 andato in crisi da tempo anche sotto quest\u2019ultimo profilo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il processo costitutivo dell\u2019opinione pubblica, infatti, con l\u2019avvento della videocrazia, prima, e con la comunicazione veicolata sui social, poi, era stato sottoposto a sollecitazioni tali da divenire esso stesso un problema: se, come gi\u00e0 avvertiva Sartori alla fine del secolo scorso, la televisione produce immagini e cancella i concetti e i video-giochi allevano \u00abl\u2019uomo che non legge\u00bb, il flusso di notizie contrastanti e inverificabili che ora incontra il comune navigatore in rete rende sempre pi\u00f9 incerti i confini tra il reale e il virtuale, tra il vero e il falso. L\u2019eccesso di informazioni non \u00e8 formativo, la parola \u00e8 comprensibile solo per chi la pu\u00f2 capire, l\u2019opinione pubblica diviene liquida e ondeggiante. Uno scenario del genere favorisce perci\u00f2 le avventure in politica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dell\u2019imprenditore piduista che in tre mesi diviene presidente del Consiglio gi\u00e0 si \u00e8 detto. Del politico che a Bruxelles veniva definito un \u201cfannullone\u201d e che in Italia ha fatto invece lievitare i consensi attorno a s\u00e9 a oltre il 30% solo perch\u00e9 ha \u00abdifeso il paese dall\u2019invasione degli immigrati\u00bb, si \u00e8 parlato diffusamente altre volte. Ma prima di lui un altro \u201cavventuriero\u201d era sceso in campo, affermandosi in un partito in via di dissoluzione, con l\u2019annuncio di volerlo rilanciare nel mercato politico, rottamando quei dirigenti che \u00abnon vincevano mai\u00bb. Sostituendo la contrapposizione di Bobbio (destra-sinistra) col pi\u00f9 innocuo binomio (vecchio-nuovo), pi\u00f9 spendibile sui social, Matteo Renzi entrava agilmente nel mondo della comunicazione con\u00a0<em>slide<\/em>, battute e slogan e, soprattutto, in quello degli imprenditori, dei professionisti e delle partite Iva, conquistati dalla battaglia da lui dichiarata contro il \u201cvecchio\u201d e cio\u00e8 la dirigenza Ds e la Cgil, simboli di una sinistra da sempre poco apprezzata in quegli ambienti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Coloro che possedevano giornali, televisioni (e altro) e i loro opinionisti hanno perci\u00f2 appoggiato convinti l\u2019ascesa del \u201crottamatore\u201d: Panebianco sul \u00abCorriere\u00bb ha salutato il nuovo segretario del Pd affermando che, finalmente, oggi il Pci \u00e8 davvero finito; \u201c\u00abla Repubblica\u00bb\u201d di De Benedetti ha improvvisamente \u201cabbandonato\u201d Bersani per il nuovo astro sorgente; tutte le tv hanno accolto ed esaltato il nuovo \u201cgrande comunicatore\u201d. Renzi, in vista delle elezioni europee, dopo aver scalzato Letta, ha varato con Poletti una legge volta a rendere ancora pi\u00f9 precario il contratto a termine (e Sacconi ne ha rivendicato la primogenitura), ha nominato Guidi, gi\u00e0 dirigente di Confindustria, al ministero dello Sviluppo e ha esaltato a pi\u00f9 riprese l\u2019opera di Marchionne.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vecchi elettori del Pd, ormai esausti, credono ora di trovare una nuova identit\u00e0 nella politica spumeggiante di questo giovane che promette loro la vittoria; molti altri elettori di centrodestra, condividendone, invece, le politiche concrete, lo votano in massa alle elezioni europee e cos\u00ec tutti insieme, supportati a gran voce dai media, che ben ne colgono la valenza, lo portano a un successo clamoroso, con oltre il 40% dei voti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Queste elezioni rivelano un\u2019ulteriore aporia della democrazia procedurale: la competizione riguarda l\u2019Europa, ma, al di l\u00e0 della dichiarata contrapposizione tra chi \u00e8 pro e chi \u00e8 contro l\u2019Ue, i partiti che chiedono il voto agli elettori non hanno programmi concreti da far valere a Bruxelles; il loro scopo precipuo \u00e8 quello di misurare il grado di consenso che ciascuno di essi pu\u00f2 vantare, per poterlo subito spendere nel mercato politico nazionale: tra l\u2019obiettivo dichiarato e il fine perseguito si crea, visibile, una sfasatura, che muta il senso della stessa scadenza elettorale.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo momento, il potere di Renzi raggiunge il massimo, tanto che straparla di un Partito della nazione e, per durare, include nel governo la destra di Alfano e vara una nuova legge elettorale. Ma quando progetta di riformare anche la Costituzione, coloro che hanno gi\u00e0 ottenuto la pratica abolizione dell\u2019art. 18 dello Statuto e la libert\u00e0 di licenziamento per i nuovi assunti si ritengono soddisfatti dei risultati conseguiti e con la stampa e le televisioni di supporto tornano ai vecchi referenti, iniziando a sgonfiare la bolla che avevano creato attorno allo statista di Rignano (e il teleutente ora \u00e8 spinto a scorgere nel grande comunicatore il bulletto inventato da Crozza); Renzi fa il resto, personalizzando al massimo il referendum e ricompattando cos\u00ec contro di lui una destra gi\u00e0 disgregata e in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non pi\u00f9 sostenuto dall\u2019onda mediatica, perde nettamente il referendum del 4 dicembre 2016; lungi dal ritirarsi, come annunciato, si dedica al partito, puntando sulla fedelt\u00e0 pi\u00f9 che sulle competenze, ma gli entusiasmi si sono spenti, i delusi di sinistra lo abbandonano e i nuovi arrivati da destra sono tornati a casa: la caduta del Pd continua e il 4 marzo 2018 i candidati di Renzi dimezzano i precedenti consensi del partito, portandolo al di sotto della soglia del 20%; in compenso, il restante elettorato in parte si ridistribuisce a destra, rafforzando la Lega a scapito di Forza Italia, ma in massa si schiera con il M5S, soprattutto nel Centro-Sud e nei collegi uninominali, attratto da nuove soluzioni che annunciano un\u2019improbabile democrazia diretta e un reddito di cittadinanza interpretabile a seconda delle convenienze.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il voto del 2018 registra la crisi del sistema: documenta le profonde oscillazioni che scuotono l\u2019elettorato, che continuano, e anzi si intensificano, dopo le elezioni (col travaso di consensi, in un solo anno, dal M5S alla Lega); e ribadisce, ancora una volta, l\u2019inutilit\u00e0 dei \u201cprogrammi\u201d sbandierati, come platealmente dimostra l\u2019accordo di governo concluso tra M5S e Lega, le cui propagande erano profondamente diverse e, sotto alcuni profili, addirittura opposte.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche in tale occasione, per durare nel tempo, i contraenti sono ricorsi allo scambio politico, basato su eterogenee bandierine (il reddito di cittadinanza, per l\u2019uno, il contrasto agli extracomunitari, per l\u2019altro); ma l\u2019arroganza e l\u2019insipienza di Salvini e l\u2019imprevista, ferma, opposizione di Conte al suo proclama sui \u201cpieni poteri\u201d, portano alla rottura della coalizione; il primo a cogliere l\u2019occasione \u00e8 il senatore di Scandicci, che offre al M5S, al Pd e a LeU la prospettiva di formare un governo comune per portare a termine la legislatura e partecipare, da protagonisti, all\u2019elezione del prossimo capo dello Stato.<\/p>\n<p align=\"justify\">La crisi del sistema si approfondisce ulteriormente con una variante inedita: oltre a dar vita alla seconda edizione di un governo sostenuto da formazioni politiche contrapposte, dedite all\u2019insulto reciproco sino al giorno prima, questa torsione registra la conclusione di un patto, che tutto sorregge, volto a escludere l\u2019eventualit\u00e0 di elezioni politiche almeno sino al 2022, quando appunto si dovr\u00e0 scegliere il successore di Mattarella. Per cementare l\u2019accordo politico si \u00e8 cos\u00ec, in via preventiva, disinnescato il principale strumento della democrazia procedurale, che ora, per i contraenti, diviene addirittura una minaccia; e questa si ingigantisce per quei nominati, una volta che viene varata la legge sul taglio dei parlamentari, cosa che rende assai problematica la loro futura ricandidatura alle Camere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Blindata in tal modo la prima parte della legislatura, Renzi, il giorno dopo la costituzione del governo, ottenuti due ministeri, esce dal Pd, portando con s\u00e9 24 deputati e 13 senatori, ma lasciando varie mine vaganti all\u2019interno della compagine parlamentare (del resto in gran parte da lui nominata); e, sin da subito, inizia una guerriglia contro il M5S, alla ricerca di tutti i temi che potevano essere divisivi (la riforma della prescrizione, innanzitutto).<\/p>\n<p align=\"justify\">Poi arriva, non prevista, la variabile Covid e una tragica realt\u00e0 \u2013 decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di ammalati \u2013 fa irruzione nel mondo piatto e opaco di questa politica, costringendo ciascuno ad assumersi le proprie responsabilit\u00e0. Altrove abbiamo indicato le modalit\u00e0 con cui l\u2019 opposizione di destra ha dato, in questa occasione, la peggiore prova di s\u00e9, attaccando l\u2019Ue e auspicando quotidianamente la caduta del presidente del Consiglio nel momento stesso in cui stava trattando gli aiuti a Bruxelles (un penoso rilancio del \u201ctanto peggio, tanto meglio\u201d); e sottolineato, di contro, i risultati positivi (inaspettati, date le premesse) ottenuti dal governo Conte, supportato dall\u2019asse Gualtieri-Gentiloni, che in Europa \u00e8 riuscito a cementare alleanze, ha contribuito a imprimere un cambio di rotta nella distribuzione delle risorse e ha ottenuto, per l\u2019Italia, tra prestiti e stanziamenti a fondo perduto, 32 miliardi per le imprese, 20 miliardi per chi perdeva il lavoro e ben 209 miliardi del\u00a0<em>Recovery Fund<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">La pandemia ha inciso profondamente sulle altre abituali forme della democrazia procedurale (l\u2019attivit\u00e0 del parlamento e l\u2019iter formativo delle leggi in particolare), consentendo al presidente del Consiglio di conseguire un\u2019anomala centralit\u00e0 istituzionale e mediatica con una produzione normativa attraverso Dpcm delegati. I sondaggi ne hanno registrato una rapida crescita dei consensi, alimentando, al contempo, un\u2019ostilit\u00e0 crescente nei suoi confronti da parte dei politici messi in ombra; la diminuzione estiva dei contagi ha suscitato un\u2019improvvida, generale, euforia, che ha condotto il governo a sottovalutare i rischi della \u201cseconda ondata\u201d, pur ampiamente annunciata (molti rilievi su questi \u201critardi\u201d sono risultati fondati, anche se non tutti i critici \u2013 alcuni dei quali inneggiavano in agosto ad \u201caprire tutto\u201d \u2013 avevano le carte in regola per farle).<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma \u00e8 stato quando in autunno si \u00e8 cominciato ad affrontare il Piano da presentare in Europa per allocare le risorse assegnate in estate, che l\u2019opposizione al governo Conte sui media \u00e8 diventata diffusa, facilitata dall\u2019incertezza oggettiva creata da una situazione sanitaria grave e cangiante, che rendeva difficili le previsioni e agevoli le critiche\u00a0<em>ex post<\/em>\u00a0(incertezza alimentata anche dall\u2019intreccio venutosi a creare tra le competenze del governo, delle regioni e dei Tar); l\u2019opposizione si \u00e8 poi trasformata in un coro assordante quando la critica rivolta da Bonomi a Conte di non avere \u201cuna visione\u201d \u00e8 stata ripresa da pi\u00f9 parti, diventando un luogo comune (la visione ritenuta necessaria era quella di versare \u201cincentivi\u201d a fondo perduto alle imprese, mentre i modesti sostegni distribuiti ai milioni di persone in stato di povert\u00e0 avevano trasformato il paese, secondo il lessico sprezzante del rappresentante della Confindustria, in una sorta di \u00abSussidistan\u00bb).<\/p>\n<p align=\"justify\">I 38 miliardi di euro, invece, che questo governo \u201costile\u201d aveva gi\u00e0 erogato, in pochi mesi, alle imprese come \u00absaldo netto da finanziare\u00bb, evidentemente a Bonomi sono sembrati poca cosa rispetto al \u201ctesoro\u201d di 209 miliardi che le varie\u00a0<em>lobbies<\/em>\u00a0ora avevano fretta di spartirsi secondo i criteri tradizionali. Ed \u00e8 a questo punto che Renzi, come sempre interprete di questi\u00a0<em>animal spirits<\/em>, entra rumorosamente in campo, pronto a dare battaglia su tutto pur di cambiare il governo, sostenuto nuovamente dalla grancassa dei media e garantito dal patto del \u201cnon voto\u201d concluso a suo tempo, favorevole perci\u00f2 alle pi\u00f9 spericolate manovre.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec, accreditato di poco pi\u00f9 del 2% di consensi, nel mese di dicembre dilaga su giornali e televisioni e, con 26 interviste e 4 ore di apparizioni in video, supera di gran lunga la presenza mediatica di ogni altro politico, persino di Salvini, ancora in ottobre il pi\u00f9 gettonato (!); e pu\u00f2 cos\u00ec portare a termine la campagna d\u2019inverno contro gli alleati di governo, rimasti, per conto loro, troppo a lungo incerti e passivi; campagna culminata, a gennaio, con la rappresentazione televisiva delle dimissioni delle ministre e l\u2019attacco personale indirizzato a Conte, accusato dallo statista di Rignano di essere un \u201cvulnus\u201d per la democrazia (<em>sic!<\/em>).<\/p>\n<p align=\"justify\">Subito dopo Renzi innesta una retromarcia (\u00abparliamoci\u00bb), alternandola con battute provocatorie (\u00abvolete Mastella?\u00bb); la destra, che \u00e8 tornata a vezzeggiarlo e che lo usa come un ariete contro il governo, lo sostiene in forme varie (\u00abRenzi ha fatto anche cose buone\u00bb), sorvola sull\u2019oscenit\u00e0 dell\u2019operazione (una crisi politica \u201cal buio\u201d, prodotta per interesse personale nel bel mezzo di una crisi sanitaria e sociale devastante) e \u201csi indigna\u201d per la compravendita dei senatori, prassi peraltro instaurata e ben accetta da quel settore politico quando a guidare il mercato, anche con moneta sonante, era il loro premier, Silvio Berlusconi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma tant\u2019\u00e8. Conte si presenta in parlamento, ignora la figura di Renzi, ma non la gravit\u00e0 del suo operato: chiude al senatore di Scandicci, rivendica acriticamente l\u2019azione del governo, incassa il consenso pi\u00f9 o meno convinto delle altre componenti della coalizione, invoca il soccorso esterno (\u00abaiutateci\u00bb), rivolgendosi ai parlamentari \u00abliberali, popolari, socialisti, europeisti\u00bb (poco pi\u00f9 di un eufemismo) e offre loro la prospettiva di una legge elettorale proporzionale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Renzi, per evitare defezioni e misurare le altrui debolezze, blinda il gruppo, decidendo per l\u2019astensione. La spallata non riesce, il governo ottiene la maggioranza assoluta alla Camera, quella relativa al Senato. I soccorsi sono giunti alla spicciolata, come singoli e non nella forma auspicata di un nuovo gruppo parlamentare. Renzi, abbandonato da ultimo anche da Nencini, termina la sua parabola minacciando di votare con Salvini e Meloni nelle commissioni parlamentari (\u00abio all\u2019opposizione mi diverto\u00bb, ha commentato col suo solito stile).<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo passa il convento: le regole della democrazia procedurale sono state rispettate; l\u2019esecutivo non deve dimettersi; rimane il dubbio di fondo: potr\u00e0 anche governare? e se s\u00ec, con quali risultati?<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/02\/05\/democrazia-procedurale\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/02\/05\/democrazia-procedurale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Giancarlo Scarpari) &nbsp; Alcuni deputati all\u2019Assemblea costituente avevano coltivato ed elaborato un progetto ambizioso, quello di dar vita non a un semplice Stato di diritto (tripartizione di poteri, pesi e contrappesi istituzionali, rappresentanza tramite elezioni, diritti di libert\u00e0, ecc.), bens\u00ec a uno Stato\u00a0sociale\u00a0di diritto, una repubblica, cio\u00e8, che non si limitava ad assicurare a tutti l\u2019eguaglianza formale davanti alla legge, ma che assumeva su di s\u00e9 il compito di rimuovere gli ostacoli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":99,"featured_media":37654,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/il-ponte.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ggw","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62528"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/99"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62528"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62528\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62529,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62528\/revisions\/62529"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37654"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62528"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62528"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62528"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}