{"id":62555,"date":"2021-02-10T09:20:53","date_gmt":"2021-02-10T08:20:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62555"},"modified":"2021-02-09T11:16:55","modified_gmt":"2021-02-09T10:16:55","slug":"energie-rinnovabili-nuovo-affare-o-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62555","title":{"rendered":"Energie rinnovabili: nuovo affare o rivoluzione?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCIENZA IN RETE (Silvia Bandelloni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/pannelli.jpg?itok=nwpD_MnD\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1600\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"image-field-caption\"><p>Secondo Our World in Data, le energie rinnovabili sono sempre meno costose, ma nonostante questo l&#8217;energia proviene ancora da carbone, petrolio e gas.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p>Quanto costa l\u2019ambiente? Bench\u00e9 abbia un valore inestimabile, paragonabile a quello della sopravvivenza della nostra specie, in un articolo pubblicato lo scorso 1\u00b0 dicembre\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/ourworldindata.org\/cheap-renewables-growth\">Our World in Data<\/a>\u00a0viene riportata un\u2019analisi sulla sostenibilit\u00e0, non solo ambientale ma anche economica, delle energie rinnovabili rispetto a quelle da combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), che ad oggi rappresentano circa il 79% della produzione energetica mondiale e circa l&#8217;87% delle emissioni totali di CO<sub>2<\/sub>.<\/p>\n<p>Un mondo alimentato da combustibili fossili non \u00e8 evidentemente sostenibile per l\u2019ambiente: mette in pericolo il sostentamento delle generazioni future e della biosfera di cui noi stessi facciamo parte. Ma bench\u00e9 le possibili alternative, come le energie rinnovabili, siano molto pi\u00f9 sicure e pulite, rimane pur sempre il carbone la principale fonte, fornendo circa il 37% dell&#8217;elettricit\u00e0, e il gas \u00e8 al secondo posto, procurando circa il 24% di energia.<\/p>\n<p>Sappiamo che il mondo fa ormai da molto tempo affidamento sui combustibili fossili. Se prendiamo il caso del petrolio, fino a qualche decennio fa l\u2019estrazione non richiedeva tecnologie costose e sofisticate e tutto sommato si trattava di un processo piuttosto economico. Poi, a causa dell\u2019esaurimento dei giacimenti pi\u00f9 semplici da sfruttare, le riserve petrolifere \u2013 da non confondere con le risorse, che, come suggerisce Jeremy Rifkin nel suo datato ma nuovamente attuale libro \u00abEconomia all\u2019idrogeno\u00bb, rappresentano solo una stima teorica di quantit\u00e0 di petrolio in una determinata zona \u2013 sono via via diminuite nel tempo, al punto che oggi si parla di dover cercare il petrolio in zone del pianeta di difficile accesso, per cui sono richieste tecnologie pi\u00f9 avanzate che contribuiscono ad aumentare i costi di estrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, quindi, che la \u00abconvenienza\u00bb di una determinata fonte di energia non sia dovuta solo alla sicurezza ambientale, ma anche alla spesa che comporta il suo utilizzo. Se vogliamo che il mondo sia alimentato da alternative pi\u00f9 sicure e pulite, dobbiamo pertanto assicurarci che tali alternative siano anche pi\u00f9 economiche dei combustibili fossili.<\/p>\n<p>Il costo energetico livellato (LCOE) \u00e8 un \u00abmetro di misura\u00bb che consente di confrontare il costo medio dell\u2019energia prodotta dai diversi tipi di impianto, tenendo conto della loro vita media e delle fonti energetiche che essi sfruttano, e si misura in unit\u00e0 monetarie divise per unit\u00e0 di misura di lavoro dell&#8217;energia prodotta (per esempio, euro\/chilowattora). Il LCOE comprende, cio\u00e8, il costo di costruzione e manutenzione della centrale, il costo operativo, quello del combustibile e il ritorno sull\u2019investimento.<\/p>\n<p>Facendo un confronto dei costi relativi alle diverse fonti energetiche, soltanto dieci anni fa era molto pi\u00f9 conveniente costruire una centrale elettrica a combustibili fossili piuttosto che un nuovo impianto fotovoltaico o eolico: quest\u2019ultimo era del 22% pi\u00f9 costoso del carbone e il solare del 223%.<\/p>\n<p>Ma, mentre nel 2009 l&#8217;elettricit\u00e0 prodotta dal fotovoltaico su scala industriale \u2013 ovvero, l\u2019energia prodotta da impianti fotovoltaici con potenza maggiore di un megawattora \u2013 costava 359 dollari per MWh (megawattora, cio\u00e8 1.000 chilowattora), in appena dieci anni il prezzo \u00e8 diminuito dell&#8217;89%, raggiungendo un costo di 40 dollari per MWh. Anche il prezzo dell\u2019elettricit\u00e0 da energia eolica \u00e8 passato da 135 dollari per MWh a 41 dollari per MWh, con una diminuzione del 70%. Una leggera decrescita dei prezzi si \u00e8 verificata anche per il gas (da 83 a 56 dollari per MWh), mentre il carbone ha mantenuto un costo di circa 110 dollari per MWh. \u00c8 aumentato, invece, il costo del nucleare (da 123 a 155 dollari per MWh), per le ragioni di sicurezza che noi tutti conosciamo e per la conseguente diminuzione di centrali nucleari negli ultimi anni, che ha ridotto enormemente la capacit\u00e0 delle catene di fornitura di competere sul mercato mondiale.<\/p>\n<p>In altre parole, in soli dieci anni la situazione si \u00e8 capovolta: il costo medio dell\u2019energia elettrica prodotta da una centrale a carbone, \u00e8 oggi significativamente superiore a quello dell\u2019energia prodotta da un impianto eolico o fotovoltaico. Qual \u00e8 il motivo di una cos\u00ec rapida diminuzione dei costi delle energie rinnovabili?<\/p>\n<p>Mentre la produzione di elettricit\u00e0 da combustibili fossili e da energia nucleare deve fare i conti con i prezzi delle fonti e con i costi di esercizio delle centrali, nel caso degli impianti di energia rinnovabile questi ultimi sono relativamente bassi e inoltre non deve essere pagata alcuna materia prima: le loro fonti sono infatti il vento e il sole, che non devono certo essere estratti dal terreno. Ci\u00f2 che invece determina il costo dell&#8217;energia rinnovabile \u00e8 lo sviluppo della tecnologia necessaria all\u2019efficiente funzionamento, eccezion fatta per l\u2019idroelettrico, che richiede bassa tecnologia pur trattandosi di energia alternativa e rinnovabile, ma che necessita di un\u2019olografia adeguata e della presenza di regolari precipitazioni. L\u2019abbattimento dei prezzi del fotovoltaico, verificatosi nell\u2019ultimo decennio, dipende infatti da una repentina diminuzione dei costi della tecnologia utilizzata. Un vantaggio economico che abbiamo visto negli ultimi anni, ma che viene da lontano.<\/p>\n<p>Il primo prezzo dell\u2019energia da solare riportato nell\u2019articolo di Our World in Data risale, infatti, all&#8217;anno 1956, quando il costo di un solo Watt era equivalente ai 1.865 dollari del 2019. Se pensiamo che oggi un singolo pannello installato sul tetto di una casa produce circa 320 Watt di potenza, significa che al prezzo del 1956 costerebbe 596.800 dollari (pi\u00f9 di mezzo milione di dollari). Un costo particolarmente oneroso, dovuto ai pi\u00f9 moderni e sofisticati processi industriali di allora: si trattava, infatti, di un genere di tecnologia che veniva impiegata in USA e in URSS per fornire elettricit\u00e0 ai satelliti nello spazio, il primo dei quali fu Vanguard I nel 1958.<\/p>\n<p>La crescente domanda ha tuttavia innescato negli anni un incremento di produzione che, oltre a un miglioramento dell\u2019efficienza tecnologica, ha portato a un conseguente calo dei prezzi, che a sua volta ha prodotto un aumento della domanda.<\/p>\n<p>Rendere la tecnologia a basse emissioni di carbonio a buon mercato \u00e8 un obiettivo politico che non solo riduce le emissioni nel proprio paese, ma ovunque, in quanto nei prossimi anni la maggiore crescita di domanda non proverr\u00e0 dai paesi sviluppati, ma da quelli in via di sviluppo. Al buon prezzo dovr\u00e0 anche aggiungersi un discreto aumento dell\u2019efficienza dei materiali utilizzati e delle tecniche di conversione in energia elettrica. Un problema che richiede ulteriore progresso tecnologico.<\/p>\n<p>Impianti tecnologicamente sofisticati richiedono tuttavia del personale preparato, in grado di gestire l\u2019inevitabile complessit\u00e0 tecnologica, e, come gi\u00e0 detto, costi di esercizio relativamente bassi. Potrebbe voler dire che l\u2019utilizzo di tecnologie avanzate e la mancata necessit\u00e0 di estrarre e affinare la materia prima portino a una diminuzione della forza-lavoro? In altre parole, potremmo raggiungere il paradosso teorizzato da Karl Marx? Figlio di altri tempi, certo, ma le contraddizioni di cui parlava erano proprio legate al progresso tecnologico: per aumentare la produttivit\u00e0, il sistema capitalista avrebbe investito sempre di pi\u00f9 in tecnologia, necessitando sempre meno di forza-lavoro, che tuttavia \u00e8 l\u2019unica fonte che produce plusvalore, e cos\u00ec facendo il sistema avrebbe progressivamente diminuito il profitto. Al di l\u00e0 della provocazione, \u00e8 seria la riflessione da fare sulle scelte socioeconomiche che dovranno accompagnare una giusta e necessaria transizione energetica.<\/p>\n<p>Ultimo ma non da ultimo, dovremo tenere conto anche della conversione dell\u2019intera rete di distribuzione energetica, assicurarne il potenziamento in certe zone, garantire le interconnessioni fra paesi e chiederci cosa comporterebbe sul mercato mondiale una \u00abgenerazione distribuita\u00bb. Se la volont\u00e0 fosse quella di mantenerla centralizzata, cio\u00e8 di prevedere comunque la realizzazione di grandi centrali che vendono e distribuiscono l\u2019energia proprio come adesso, i mercati sarebbero, con ogni probabilit\u00e0, in grado di superare la transizione senza eccessivi sconvolgimenti: si pensi al gigante Shell, il cui nuovo piano consiste nella riduzione dei costi di produzione di gas e petrolio e concentrarsi sul mercato dell&#8217;energia rinnovabile ed elettrica; o a Eni, il cui progetto \u00e8 non solo quello di riconvertire le relative infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio permanente della CO<sub>2<\/sub>, ma anche di sviluppare nuove tecnologie per le energie rinnovabilie. In altre parole, con la preparazione alla transizione energetica delle grandi compagnie di petrolio e gas, l\u2019ambiente diventa il nuovo dominio di profitto per il capitalismo finanziario.<\/p>\n<p>Se, invece, optassimo per una \u00abgenerazione distribuita\u00bb, cio\u00e8 non pi\u00f9 grandi centrali collegate a grandi reti, ma una moltitudine di piccole e medie unit\u00e0 produttive distribuite sul territorio, a basso voltaggio e direttamente collegate all\u2019utenza finale, un tale passaggio risulterebbe una totale rivoluzione per il mercato mondiale. Ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale, un passaggio che non ha precedenti e che deve generare domande e trovare risposte. Una transizione energetica indispensabile per noi e per il sistema terra, che richieder\u00e0 un cambio di paradigma.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/energie-rinnovabili-nuovo-affare-o-rivoluzione\/silvia-bandelloni\/2021-02-07<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Silvia Bandelloni) &nbsp; Secondo Our World in Data, le energie rinnovabili sono sempre meno costose, ma nonostante questo l&#8217;energia proviene ancora da carbone, petrolio e gas. Quanto costa l\u2019ambiente? 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