{"id":62574,"date":"2021-02-11T10:00:57","date_gmt":"2021-02-11T09:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62574"},"modified":"2021-02-10T12:59:14","modified_gmt":"2021-02-10T11:59:14","slug":"la-russia-ha-un-problema-ma-non-si-chiama-navalny-lanalisi-di-fulvio-scaglione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62574","title":{"rendered":"La Russia ha un problema, ma non si chiama Naval&#8217;ny: l&#8217;analisi di Fulvio Scaglione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Fulvio Scaglione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62575\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Paneroni-min-1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Paneroni-min-1-300x200.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Paneroni-min-1.png 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La<strong>\u00a0Russia<\/strong>\u00a0ha un problema, e questo lo sanno tutti. Ma non \u00e8 Navalny, e questo invece non sembrano capirlo in molti. C\u2019\u00e8 un clamoroso equivoco di fondo e lo dimostra la definizione ormai diventata d\u2019uso comune quando si parla di Navalny: \u201coppositore politico di Putin\u201d. Ma il blogger non \u00e8 un \u201coppositore\u201d. Non si diventa tali solo perch\u00e9 si critica chi sta al potere. Anche oggi, dopo tutto ci\u00f2 che \u00e8 successo, nessuno sarebbe in grado di definire o\u00a0<strong>riassumere l\u2019idea di Navalny<\/strong>, il suo progetto per la Russia di domani. Via Putin e basta con la corruzione, d\u2019accordo, suona bene. Ma poi? La Crimea alla Russia, come ha ribadito di recente? Rimandare a casa loro gli immigrati dal Caucaso, come diceva qualche tempo fa? E non dimentichiamo l\u2019ultimo test sull\u2019influenza reale di Navalny, certificato dall\u2019autorevole Levada Center di Mosca:<a href=\"https:\/\/www.levada.ru\/en\/2020\/11\/02\/alexey-navalny\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00a0il 20% approva le sue battaglie, il 50% lo detesta e il 18% non l\u2019ha mai sentito nominare.<\/a>\u00a0E se parliamo di base elettorale, siamo onesti: autocrate o no, quella di Vladimir Putin \u00e8 molto pi\u00f9 solida e vasta. I russi putininani esistono e sono ancora\u00a0<a href=\"https:\/\/www.levada.ru\/en\/),\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">tanti a dispetto delle illusioni che circolano in Occidente<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E infatti il nome vero del problema russo \u00e8 semmai questo: Vladimir Putin<\/strong>. Per essere pi\u00f9 precisi, il \u201cn\u00e9 con te n\u00e9 senza di te\u201d con cui ormai la Russia intera, dopo vent\u2019anni di potere putiniano, \u00e8 costretta a fare i conti. Un primo decennio tutto di corsa, con due obiettivi primari. Il primo: riportare sotto il controllo dello Stato le straordinarie risorse naturali della Russia, in primo luogo quelle energetiche. Controllo diretto come nel caso di\u00a0<strong>Mikhail Khodorkovskij<\/strong>, l\u2019uomo pi\u00f9 ricco di Russia, 16\u00b0 nella classifica Forbes dei supermiliardari, arrestato nel 2003 e spogliato della compagnia petrolifera Yukos. Ovvero stroncando gli oligarchi dell\u2019era Eltsin che volevano scendere a patti con i colleghi americani (nell\u2019ottica di Putin, svendere al nemico le \u201carmi\u201d pi\u00f9 potenti della Russia) e nazionalizzando le loro aziende. O indiretto, inducendo a pi\u00f9 miti consigli quelli che potevano essersi montati un po\u2019 la testa, prendiamo ad esempio\u00a0<strong>Roman Abramovich, gi\u00e0 considerato il \u201ctesoriere\u201d dello stesso Eltsin.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo obiettivo, anche questo pienamente raggiunto, fu di rimettere ordine nella Federazione, farla funzionare, soprattutto ridarle coesione, riaffermare il potere del Cremlino sulle periferie e bloccare le spinte centrifughe. Anche al prezzo di una guerra spietata ma esemplare, quella contro il separatismo ceceno, colpirne uno per ammonirne cento. Di nuovo: una guerra giudicata con orrore in Occidente ma popolarissima presso la maggior parte dei russi, assai felici che ai\u00a0<strong>\u201cculi neri\u201d<\/strong>\u00a0(simpatica definizione per gli originari del Caucaso), per il popolino sinonimo di mafia e terrorismo, venisse finalmente data una lezione. Missione compiuta, come si vede. Il Caucaso resta irrequieto, in grosse citt\u00e0 come\u00a0<strong>Khabarovsk, Ekaterinburg e Yakutsk<\/strong>\u00a0ci sono state manifestazioni di protesta anche imponenti, ma nell\u2019ultima tornata delle elezioni locali in Russia tutti i candidati espressi dal centro, in particolare quelli del partito putiniano Russia Unita, sono stati regolarmente eletti o confermati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di tutto questo in Occidente si \u00e8 capito quasi nulla. Non si \u00e8 voluta vedere una cosa assai evidente: dopo tre anni di instabilit\u00e0 al vertice (Brezhnev mor\u00ec nel 1982, in due anni gli succedettero Andropov e Cernenko), cinque anni di\u00a0<em>perestrojka<\/em>\u00a0e dieci di \u201cterapia di shock\u201d eltsiniana, in sostanza dopo vent\u2019anni di scossoni, colpi di scena e colpi di Stato, cambi radicali di prospettive di vita che portarono a un drastico calo demografico e a un crollo della natalit\u00e0, miseria, salari in ritardo di mesi e sorprese quasi tutte negative, una promessa di legge e ordine, stabilit\u00e0 e quiete, aveva tutto per convincere i russi. Ed era appunto quella la promessa, come si diceva mantenuta, offerta da Vladimir Putin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma il tempo passa e il mondo cambia. I leader qualche volta no<\/strong>.\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/lordine-mondiale-dopo-le-elezioni-negli-usa\/),\">E il secondo decennio di Putin, complice ovviamente la congiuntura mondiale<\/a>\u00a0ha visto un progressivo rallentamento di tutte le dinamiche politiche ed economiche, fino alla melina degli ultimi tempi, che con qualche perfidia potremmo cominciare a chiamare\u00a0<em>zastoj<\/em>, \u201cstagnazione\u201d, il termine che caratterizz\u00f2 gli ultimi e grigissimi anni del periodo Brezhnev, non a caso anticamera dei grandi sconvolgimenti. Ci sono state due profonde crisi economiche, nel 2009 e nel 2015, con relative recessioni, che hanno mandato all\u2019aria l\u2019idea di diffondere pi\u00f9 equamente la prosperit\u00e0 e il sempre sbandierato progetto di portare il tenore di vita dei russi al livello di quello goduto dagli occidentali.\u00a0<strong>I rapporti con l\u2019Occidente sono diventati sempre pi\u00f9 tesi, con l\u2019apice<\/strong>\u00a0(crisi Ucraina nel 2014, intervento armato in Siria nel 2015) proprio a met\u00e0 del decennio incriminato. Risulta in sostanza mancato l\u2019obiettivo di riformare l\u2019economia e renderla meno dipendente dal comparto energetico, che resta l\u2019insostituibile\u00a0<em>asset<\/em>\u00a0non solo per produrre la ricchezza ma anche per dare un senso e un peso alla presenza della Russia sulla scena politica mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questo il problema della Russia, altro che Navalny. E del problema \u00e8 parte importante, come si diceva, lo stesso Putin. Il signore del Cremlino ha perfetta coscienza di quanto sia necessario un cambio di passo. Lo ha dimostrato nel gennaio scorso quando, prima di varare la riforma costituzionale, ha cambiato in blocco il Governo. Negli uomini, certo, ma soprattutto nella sostanza politica. La compagine di ministri specializzati nella gestione dell\u2019austerit\u00e0 e dell\u2019autarchia \u00e8 stata sostituita da un manipolo di tecnocrati che, a partire dal primo ministro\u00a0<strong>Mikhail Mishustin<\/strong>, grande riformatore del sistema fiscale russo, avevano il compito di varare una politica espansiva e di redistribuzione della ricchezza sulla base degli enormi investimenti pubblici previsti dai\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quadrantefuturo.it\/paesi\/%E2%80%9Cnacproetkij%E2%80%9D-il-piano-quinquennale-di-vladimir-putin.html\">Progetti Nazionali<\/a>, il piano quinquennale 2019-2024 che si proponeva, tra l\u2019altro, di dimezzare il numero dei russi che vivono in condizioni di povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nello stesso tempo,\u00a0 Putin varava la riforma costituzionale che, per farne estrema sintesi, garantisce continuit\u00e0 al suo sistema di potere e offre a lui stesso la possibilit\u00e0,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/referendum-russia-putin-da-qui-alleternita-26811\">volendolo, di restare al Cremlino a vita<\/a>. Poi, per\u00f2, \u00e8 arrivato il Covid<strong>, i grandi investimenti pubblici sono diventati impossibili<\/strong>\u00a0e di tutto l\u2019astuto piano (cambiamento nella continuit\u00e0) \u00e8 rimasta solo la parte conservatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Personalmente non sono convinto che, al momento di avviare il processo \u201cnuovo Governo-nuova Costituzione\u201d, Putin si proponesse di occupare il Cremlino vita natural durante. Penso piuttosto che si immaginasse dietro le quinte, a fare lo stratega, a muovere le pedine, lasciando ad altri la ribalta e la gestione quotidiana del potere, con le relative grane. Ad imporgli di restare al suo posto \u00e8 stato il Covid e soprattutto le sue conseguenze. E\u2019 vero che,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2020-09-08\/russia-s-economy-doing-better-in-pandemic-than-many-feared\">come ha sottolineato anche Bloomberg<\/a>,\u00a0<strong>l\u2019economia russa in questa crisi se l\u2019\u00e8 cavata meglio di quanto molti temessero<\/strong>. Ma il calo del reddito reale disponibile dei russi (3,7% nel 2020) non \u00e8 stato poca cosa, arrivando dopo anni di crescita almeno asfittica. E nel 2020 sono state chiuse 500 mila piccole e medie imprese, in coda a un calo (<em>vedi tabella<\/em>) che procede inalterato dal 2015, cio\u00e8 che non si \u00e8 fermato neppure negli anni di discreta crescita economica. Una realt\u00e0, quella della piccola e media borghesia che fa una tremenda fatica a manifestarsi in Russia,\u00a0<strong>che fa a pugni con il proposito di affrancarsi dal dominio del settore energetico<\/strong>, di distribuire in modo pi\u00f9 equo la ricchezza e di portare la vita quotidiana dei russi su standard pi\u00f9 simili a quelli occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, mentre la Russia \u00e8 come inchiodata al \u201cn\u00e9 con te n\u00e9 senza di te\u201d a proposito di Putin, lo stesso Presidente sembra paralizzato in un \u201cvorrei ma non posso\u201d sempre pi\u00f9 evidente. Si capisce qual \u00e8 l\u2019incubo del Cremlino: una seconda\u00a0<em>perestrojka<\/em>. Nel senso di un processo riformatore pieno di buone intenzioni ma poi totalmente sfuggito di mano ai suoi stessi promotori.\u00a0<strong>Quando pensa a Mikhail Gorbaciov<\/strong>, Putin non ricorda il leader che voleva aprire al multipartitismo e alla libera opinione ma piuttosto il segretario del Pcus che non voleva la dissoluzione dell\u2019Urss e pure dovette subirla.\u00a0<strong>E la perdurante stagnazione dell\u2019economia rende l\u2019incubo ancor pi\u00f9 difficile da superare<\/strong>. L\u2019eventuale processo riformatore non potrebbe nemmeno essere sostenuto da un\u2019adeguata distribuzione di cioccolatini sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo, per\u00f2, Putin sta pian piano atrofizando il proprio ruolo. Sembra sempre meno il propulsore del processo politico russo e sempre pi\u00f9 il mediatore tra gruppi di potere che manifestano questa o quella insoddisfazione. Non \u00e8 un segreto per nessuno che la politica di confronto aperto con gli Usa e l\u2019Europa, e dei suoi corollari come la \u201cdedollarizzazione\u201d dell\u2019economia, \u00e8 ritenuta, negli ambienti dell\u2019imprenditoria russa, una palla al piede per il Paese. Due anni fa, al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, vanto e orgoglio di Putin, lo disse apertamente\u00a0<strong>Aleksej Kudrin<\/strong>, che guarda caso fu il ministro delle Finanze nel decennio d\u2019oro (2000-2011) del putinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Kudrin \u00e8 presidente della Corte dei Conti, un cimitero degli elefanti che gli consente per\u00f2, insieme con il vecchio prestigio, di giocare al grillo parlante. Dal suo scranno, Kudrin ha criticato la politica estera del Paese, sostenendo che ogni sforzo andava fatto per diminuire la sfida imposta dalle sanzioni economiche occidentali. Poi \u00e8 passato al welfare, discutendo la riforma delle pensioni e l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile che tanto sono costati a Putin e al Governo in termini di gradimento. Infine, come si diceva durante il Forum di San Pietroburgo, Kudrin ha invocato la riforma del sistema giudiziario e degli organi preposti all\u2019ordine pubblico, mettendo sotto accusa l\u2019attuale assetto in quanto dannoso per l\u2019economia. In poche parole: meno\u00a0<em>siloviki<\/em>\u00a0(personaggi usciti dai ranghi dei servizi segreti e delle forze armate) nei posti-chiave e pi\u00f9 imprenditori. Meno ossessione per la forza e la sicurezza e pi\u00f9 relazioni commerciali. Meno nazionalismo e pi\u00f9 apertura. Non a caso Kudrin, l\u2019anno scorso, fu tra i primi ad applaudire la nomina di Mishustin alla guida del Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altri indizi di polemiche interne al sistema arrivano anche dalle periferie del \u201ccaso Navalny\u201d.\u00a0<strong>Il blogger sar\u00e0 pure aiutato dai servizi segreti occidentali per interposti siti di \u201cgiornalismo investigativo\u201d,<\/strong>\u00a0ma la prova di dilettantismo degli agenti dei servizi segreti \u00e8 stata clamorosa. Possibile che, nel Paese che arriva per primo al vaccino anti-Covid e sperimenta armi sempre pi\u00f9 sofisticate e micidiali, gli uomini dell\u2019Fsb usino i cellulari personali e Whats\u2019app per coordinare i pedinamenti e si facciano poi beccare al telefono o a casa come dei polli? Possibile che poi la cosa si ripeta pari pari con il reparto speciale del ministero dell\u2019Interno che organizza e protegge gli spostamenti dei quaranta Vip della politica russa, Putin compreso<a href=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/2021\/01\/03\/cosi-i-movimenti-di-putin-finivano-in-chat\/)\">? Possibile che l\u2019agenda dei vertici russi venga discussa e gestita su una chat<\/a>\u00a0cui possono accedere duecento persone? Non \u00e8 che bolle qualche germe di scontento, o di preoccupazione, anche nella pancia dei\u00a0<em>siloviki<\/em>, le truppe fedeli e predilette della lunga stagione putiniana?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se nel gennaio dell\u2019anno scorso, con le mosse sul Governo e sulla Costituzione, Vladimir Putin si era ripromesso di innovare senza rischiare, ora pare bloccato contro voglia in una specie di conservazione\u00a0<em>sine die<\/em>, come chi cerca di tenere insieme tanti fogli che il vento prova a disperdere.\u00a0<strong>Ed \u00e8 qui che l\u2019agitatore Navalny ha saputo inserirsi, per sottolineare un problema che esisterebbe anche senza di lui<\/strong>. Come si diceva prima, i russi che hanno vissuto da adulti i terremotati anni Ottanta e Novanta continuano ad apprezzare l\u2019idea di una Russia relativamente ordinata, prevedibile, stabile, anche un po\u2019 noiosa, capace di farsi rispettare all\u2019estero. Ma chi ha conosciuto solo Putin o poco pi\u00f9, quindi non porta sulle spalle il peso di quella lunga stagione di imprevedibilit\u00e0 generale e asprezze quotidiane, considera tutto ci\u00f2 al massimo normale e vuole qualcosa che in giro non trova o trova poco: novit\u00e0, movimento, modernit\u00e0, cambiamento, riforme, innovazioni, occasioni. Il fatto \u00e8 che i russi della prima categoria, anche solo per ragioni anagrafiche, sono in diminuzione. Mentre quelli della seconda, che oggi sono i giovani di belle speranze ma domani saranno ni gangli vitali della societ\u00e0, sono in aumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si vede lontano un miglio che il sistema osserva, condanna ma soprattutto non sa bene che cosa fare. La Duma, negli ultimi tempi, ha sfornato una serie di leggi destinate a contenere e limitare l\u2019attivit\u00e0 delle Ong, la cosiddetta \u201cpropaganda gay\u201d, in genere la libert\u00e0 di associazione e di espressione.\u00a0<a href=\"https:\/\/letteradamosca.eu\/2021\/02\/03\/cellulari-senza-segreti-se-passa-la-legge\/\">L\u2019ultima iniziativa l\u2019ha presa il ministero dello Sviluppo Informatico, progettando una legge<\/a>\u00a0che consentirebbe a polizia e servizi segreti di ottenere le informazioni sulle chiamate dei cellulari direttamente dagli operatori telefonici, senza nemmeno chiedere l\u2019autorizzazione del magistrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 ancora che la volont\u00e0 di reprimere il dissenso, tutto questo sembra rivelare un ritardo rispetto ai fenomeni sociali che potrebbe presto diventare critico. I russi sono un popolo molto social. Pi\u00f9 di met\u00e0 della popolazione (quindi stiamo parlando di 73 milioni di persone su un totale di 145 milioni) usa quotidianamente Internet e i vari Tik Tok, V Kontakte, Odnoklassiki e gli altri social. Prima delle recenti manifestazioni pro-Navalny, la polizia ha fermato e multato decine di adolescenti che, dai loro telefonini, postavano messaggi per invitare i coetanei a scendere in piazza. Come se fossimo ancora ai tempi del\u00a0<em>samizdat\u2019<\/em>, quando un\u2019irruzione ben combinata poteva far sequestrare i manoscritti \u201cpericolosi\u201d e antisovietici. Ma spedire i poliziotti a fermare Internet \u00e8 senza speranza. Peggio ancora, \u00e8 fuori dal tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/russia-navalny-putin-scaglione\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/russia-navalny-putin-scaglione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Fulvio Scaglione) La\u00a0Russia\u00a0ha un problema, e questo lo sanno tutti. Ma non \u00e8 Navalny, e questo invece non sembrano capirlo in molti. C\u2019\u00e8 un clamoroso equivoco di fondo e lo dimostra la definizione ormai diventata d\u2019uso comune quando si parla di Navalny: \u201coppositore politico di Putin\u201d. Ma il blogger non \u00e8 un \u201coppositore\u201d. Non si diventa tali solo perch\u00e9 si critica chi sta al potere. 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