{"id":62685,"date":"2021-02-16T08:30:55","date_gmt":"2021-02-16T07:30:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62685"},"modified":"2021-02-15T22:58:58","modified_gmt":"2021-02-15T21:58:58","slug":"la-forza-della-poesia-cesare-pavese-tra-disagio-esistenziale-e-cortocircuito-con-la-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62685","title":{"rendered":"La Forza della Poesia. Cesare Pavese tra disagio esistenziale e cortocircuito con la natura"},"content":{"rendered":"<p><strong>di BARBADILLO (Sandro Marano)<\/strong><\/p>\n<h2 class=\"entry-header\">La rubrica di Sandro Marano dedicata allo scrittore-poeta piemontese<\/h2>\n<div><\/div>\n<div class=\"entry-header\">\n<div class=\"jeg_meta_container\">\n<div class=\"jeg_post_meta jeg_post_meta_2\">\n<div class=\"jeg_meta_author\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-94857\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Cesare-Pavese1-350x263.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"263\" data-pin-no-hover=\"true\" \/>Cesare Pavese<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00abL\u2019uomo solo si leva che il mare \u00e8 ancor buio<\/p>\n<p>e le stelle vacillano. Un tepore di fiato<\/p>\n<p>sale su dalla riva, dov\u2019\u00e8 il letto del mare,<\/p>\n<p>e addolcisce il respiro. Quest\u2019\u00e8 l\u2019ora in cui nulla<\/p>\n<p>pu\u00f2 accadere. Perfino la pipa tra i denti<\/p>\n<p>pende spenta. Notturno \u00e8 il sommesso sciacquio.\u00bb<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"row\">\n<div class=\"jeg_main_content col-md-8\">\n<div class=\"jeg_inner_content\">\n<div class=\"entry-content no-share\">\n<p class=\"content-inner \">Questi sono i versi iniziali de <em>Lo Steddazzu<\/em> di Cesare Pavese (1908-1950), la poesia che chiude la raccolta <i>Lavorare stanca<\/i>\u00a0(nell\u2019edizione pi\u00f9 ampia del 1943) e che contiene il\u00a0<i>Leitmotiv<\/i> non solo di tutta la sua produzione poetica e letteraria, ma anche della sua vita conclusasi tragicamente col suicidio: un\u2019invincibile solitudine, un disagio esistenziale che via via si approfondisce e diventa insormontabile fino a vanificare ogni comunicazione con la natura e, in particolare, con gli altri uomini e con le donne. \u00abVal la pena che il sole si levi dal mare \/ e la lunga giornata cominci?\u00bb, si chiede il poeta e prosegue: \u00abDomani \/ torner\u00e0 l\u2019alba tiepida con la diafana luce \/ e sar\u00e0 come ieri e mai nulla accadr\u00e0\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h3>La poesia-racconto<\/h3>\n<p>La prima edizione di\u00a0<i>Lavorare stanca<\/i>\u00a0fu pubblicata da Pavese nel 1936 dopo la rielaborazione dei testi scritti tra il 1932 e il 1935 nei mesi passati al confino a Brancaleone Calabro cui era stato condannato per una presunta attivit\u00e0 antifascista. Le poesie di\u00a0<i>Lavorare stanca<\/i>\u00a0si sviluppano come poesie-racconto e costituiscono \u00abil controcanto pi\u00f9 deciso\u00bb (Pier Vincenzo Mengaldo) all\u2019ermetismo e alle altre forme poetiche novecentesche. Il tentativo letterario di Pavese \u00e8 rimasto sostanzialmente isolato nella letteratura italiana, mentre nella letteratura americana la poesia-racconto ha avuto un suo sviluppo soprattutto con Raymond Carver e Charles Bukowski e per certi versi con Jorge Luis Borges. Le poesie sono scritte in un linguaggio colloquiale, prosastico, che simula il parlato, con un ritmo cantilenante dato dal verso lungo ispirato al poeta americano Walt Whitman e dalla metrica adoperata nella quale prevale il verso di tredici sillabe (un senario unito al settenario). Si tratta in genere di brevi storie con vari personaggi \u00abche oscillano tra referto realistico e proiezione dell\u2019autore stesso\u00bb (Pier Vincenzo Mengaldo): dal cugino de\u00a0<i>I mari del sud<\/i>\u00a0che \u00e8 stato in giro per il mondo alla prostituta dei\u00a0<i>Pensieri di Deola<\/i>, dall\u2019eremita \u00abdel colore delle felci bruciate\u00bb (<i>Paesaggio<\/i>) alla donna avvizzita dalle troppe gravidanze (\u00abI vestiti diventano vento le sere di marzo \/ e si stringono e tremano intorno alle donne che passano. \/ Il suo corpo di donna muoveva sicuro nel vento \/ che svaniva lasciandolo saldo. Non ebbe altro bene \/ che quel corpo, che adesso \u00e8 consunto dai troppi figliuoli\u00bb), dal ragazzo che \u00abspiava gli amori dei gatti\u00bb (<i>Avventure<\/i>) all\u2019uomo solo di\u00a0<i>Lavorare stanca<\/i>\u00a0e de\u00a0<i>Lo steddazzu<\/i>.\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h3>Tra citt\u00e0 e campagna<\/h3>\n<p>Apparentemente strutturate nel segno del realismo, le poesie hanno pure un valore simbolico. Rivendicando la coerenza formale del suo canzoniere in\u00a0<i>A proposito di certe poesie non scritte<\/i>, uno dei due testi critici posti in appendice all\u2019edizione del 1943, Pavese definiva\u00a0<i>Lavorare stanca<\/i>\u00a0\u00abcome l\u2019avventura dell\u2019adolescente che orgoglioso della sua campagna, immagina consimile la citt\u00e0, ma vi trova la solitudine e vi rimedia col sesso e la passione che servono soltanto a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e citt\u00e0, in una pi\u00f9 tragica solitudine che \u00e8 la fine dell\u2019adolescenza\u00bb. La figura di Gella nella poesia\u00a0<i>Gente che non capisce<\/i>\u00a0\u00e8 a questo proposito emblematica: \u00abGella sa che sua madre da giovane \u00e8 stata in citt\u00e0 \/ una volta: lei tutte le sere col buio ne parte \/ e sul treno ricorda vetrine specchianti \/ e persone che passano e non guardano in faccia. \/ La citt\u00e0 di sua madre \u00e8 un cortile richiuso \/ tra muraglie, e la gente s\u2019affaccia ai balconi. [\u2026] Gella \u00e8 stufa di andare e venire, e tornare a sera \/ e non vivere n\u00e9 tra le case<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>n\u00e9 in mezzo alle vigne. [\u2026] Anche Gella vorrebbe restarsene, sola, nei prati \/ ma raggiungere i pi\u00f9 solitari, e magari nei boschi. \/ E aspettare la sera e sporcarsi nell\u2019erba \/ e magari nel fango e mai pi\u00f9 ritornare in citt\u00e0. [\u2026] Finch\u00e9 le colline e le vigne \/ non saranno scomparse, e potr\u00e0 passeggiare \/ per i viali, dov\u2019erano i prati, le sere, ridendo, \/ Gella avr\u00e0 queste voglie, guardando dal treno.\u00bb<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<h3>La ricerca frustrata dell\u2019unit\u00e0<\/h3>\n<p>Ma se la citt\u00e0 non pu\u00f2 minimamente lenire la sofferenza di chi \u00e8 solo, le vigne, le colline, il cielo stellato che fanno da splendido sfondo a gran parte delle sue poesie, pur continuando a parlare all\u2019uomo, se non altro perch\u00e9 la campagna sembra venire incontro alla ricerca di unit\u00e0 e di felicit\u00e0 dell\u2019uomo, non riescono pi\u00f9 a penetrare nel suo cuore, hanno ormai perso il loro incanto a causa dell\u2019industrializzazione e del conseguente sradicamento: \u00abFuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare \/ sulla larga pianura la terra. Le stelle son vive, \/ ma non valgono queste ciliegie, che mangio da solo.\u00bb (<i>Mania di solitudine<\/i>).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In uno dei suoi testi pi\u00f9 significativi,\u00a0<i>La psicologia dei processi inconsci<\/i>\u00a0(1917), lo psicologo Car Gustav Jung notava come gli uomini di citt\u00e0 siano ormai lontani dalla vita dei campi e dall\u2019attivit\u00e0 variegata del contadino \u00abche col suo contenuto simbolico, gli garantisce una soddisfazione inconscia che l\u2019operaio della fabbrica e l\u2019impiegato d\u2019ufficio non conoscono e non possono mai avere\u00bb.<\/p>\n<p>Il tema della solitudine ontologica dell\u2019uomo, dell\u2019incomunicabilit\u00e0, del male di vivere sullo sfondo di una crisi storica ed epocale \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>lo stesso tema, cui danno voce, a partire dagli anni \u201930, le varie filosofie esistenzialiste o i romanzi filosofici come\u00a0<i>Fuoco fatuo<\/i>\u00a0(1931) di Pierre Drieu La Rochelle,\u00a0<i>La nausea<\/i>\u00a0(1938) di Jean-Paul Sartre,\u00a0<i>Lo straniero<\/i>\u00a0(1942) di Albert Camus e, poco pi\u00f9 avanti, film come quelli della famosa trilogia di Michelangelo Antonioni:\u00a0<i>L\u2019avventura<\/i>\u00a0(1960),\u00a0<i>La notte<\/i>\u00a0(1961),\u00a0<i>L\u2019eclissi\u00a0<\/i>(1962) o come\u00a0<i>8 e \u00bd<\/i> (1963) di Federico Fellini.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/96593-la-forza-della-poesia-cesare-pavese-tra-disagio-esistenziale-e-cortocircuito-con-la-natura\/\">https:\/\/www.barbadillo.it\/96593-la-forza-della-poesia-cesare-pavese-tra-disagio-esistenziale-e-cortocircuito-con-la-natura\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BARBADILLO (Sandro Marano) La rubrica di Sandro Marano dedicata allo scrittore-poeta piemontese Cesare Pavese \u00abL\u2019uomo solo si leva che il mare \u00e8 ancor buio e le stelle vacillano. 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