{"id":62701,"date":"2021-02-16T11:00:58","date_gmt":"2021-02-16T10:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62701"},"modified":"2021-02-16T09:20:09","modified_gmt":"2021-02-16T08:20:09","slug":"il-culto-del-capitale-di-walter-benjamin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62701","title":{"rendered":"Il culto del capitale di Walter Benjamin"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Kriticaeconomica (Jacopo Sala)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb ls-is-cached lazyloaded td-animation-stack-type0-2\" title=\"m_god-money-1\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-696x365.jpg\" alt=\"Il culto del capitale di Walter Benjamin\" width=\"696\" height=\"365\" data-srcset=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-696x365.jpg 696w, https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-768x403.jpg 768w, https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-150x79.jpg 150w, https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-800x420.jpg 800w, https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1.jpg 1000w\" data-src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/m_god-money-1-696x365.jpg\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il frammento 74, realizzato nella seconda met\u00e0 del 1921 e pubblicato per la prima volta nel 1985\u00a0nelle <em>Gesammelte Schriften<\/em>, rappresenta il fondamento dell\u2019<strong>idea benjaminiana di capitalismo<\/strong>. In\u00a0questo testo di poche pagine dalla densit\u00e0 quasi visionaria, <strong>il capitalismo si presenta come\u00a0una vera e propria religione <\/strong>che tende a potenziare la sua logica di perpetuazione attraverso un\u00a0sinistro meccanismo di <strong>indebitamento e colpevolizzazione da cui non \u00e8 possibile fuggire<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A differenza\u00a0di numerosi studiosi che hanno tentato di dare cogenza teologica al fenomeno economico,\u00a0Benjamin propone <strong>un\u2019interpretazione totalmente innovativa del sistema capitalistico<\/strong>. Egli\u00a0sostiene che il capitalismo non \u00e8 soltanto una conformazione religiosa, ma \u00e8 esso stesso\u00a0essenzialmente un <strong>fenomeno religioso<\/strong> sviluppatosi in modo parassitario nelle societ\u00e0. Questa\u00a0complessa strutturazione religiosa ci consente di mettere a fuoco <strong>la mutazione di superficie e la\u00a0continuit\u00e0 di fondo <\/strong>che caratterizzano il capitalismo moderno: esso si trasforma, ma il suo apparato \u00e8 permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Nel capitalismo va scorta una religione, vale a dire, il capitalismo serve essenzialmente all\u2019appagamento delle\u00a0stesse ansie, pene e inquietudini alle quali un tempo davano risposta le cosiddette religioni. [\u2026] Gi\u00e0 nel momento\u00a0presente possiamo per\u00f2 riconoscere tre aspetti di questa struttura religiosa del capitalismo. In primo luogo il\u00a0capitalismo <strong>\u00e8 una religione puramente cultuale<\/strong>, forse la pi\u00f9 estrema che si sia mai data. [\u2026] Un secondo aspetto\u00a0del capitalismo \u00e8 connesso a questa concrezione del culto: <strong>la durata permanente del culto<\/strong>. [\u2026] Questo culto \u00e8, in\u00a0terzo luogo, colpevolizzante\/indebitante<\/em>\u201d<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><em> Benjamin, \u201cCapitalismo come religione\u201d<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una religione cultuale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dagli appunti di Benjamin si evince che la struttura del capitalismo come religione si articola lungo\u00a0<strong>tre caratteristiche fondamentali<\/strong>. Il primo carattere operativo \u00e8 indubbiamente <strong>il \u201cculto\u201d<\/strong>, da cui poi\u00a0discendono gli altri due elementi. Il capitalismo <strong>\u00e8 una religione che si giustifica solamente attraverso la propria realizzazione cultuale<\/strong>, ossia mediante la ripetizione di pratiche e tecniche rituali: il\u00a0sistema non domanda un\u2019adesione al credo; sono le azioni stesse, la pratica quotidiana, che\u00a0 assumono un carattere religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il complesso di azioni umane fornisce dunque una\u00a0validit\u00e0 teologica al sistema economico<\/strong>: siamo noi a generare la spinta propulsiva che d\u00e0 avvio all\u2019agire frenetico del capitalismo. Le azioni cultuali si configurano come <strong>provvedimenti generatori\u00a0di fiducia <\/strong>da cui risulta estremamente difficile estraniarsi. Tale intuizione trova fondamento nella\u00a0sacralit\u00e0 della scritta <strong>\u201c<em>In God we trust\u201d <\/em><\/strong>presente sulle banconote americane che Benjamin definisce mefistofelicamente come \u201cl\u2019ornamentazione della facciata dell\u2019inferno\u201d (\u201c<em>Fassadenarchitektur der\u00a0H\u00f6lle\u201d<\/em>). In questo scenario diabolico, nessun individuo vuole sentirsi escluso dai rituali del culto\u00a0capitalistico che vede come pilastri fondamentali <strong>la produzione e il consumo <\/strong>di beni e\u00a0<strong>l\u2019indebitamento <\/strong>di chi a fatica sgomita per sopravvivere in questo tempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019imprenditore, il\u00a0consumatore, il lavoratore, ognuno a suo modo, esercitano <strong>il culto del capitale <\/strong>in un processo\u00a0alienante che non ha mai fine e nel quale tutto si confonde convulsamente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>L\u2019uomo dell\u2019et\u00e0\u00a0capitalistica vive una disperazione priva di passioni, conduce una vita esangue, in cui contano solo\u00a0gli istinti primordiali del produrre e del consumare, del glamour (seduzione) e del conformismo<\/em>\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><em> Benjamin, \u201cCapitalismo come religione\u201d<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019eterna celebrazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo carattere di questa religione rappresenta l\u2019apoteosi del capitalismo: <strong>la durata\u00a0permanente<\/strong>. Non esiste discontinuit\u00e0 nella celebrazione di questa fede: <strong>ogni giorno prevede lo svolgimento incessante del rito<\/strong>. Per spiegare il movimento economico di questo culto Benjamin\u00a0usa un\u2019interessante espressione francese: <strong><em>\u201csans [t]r\u00eave et sans merci\u201d <\/em><\/strong>(\u201csenza sogno e senza piet\u00e0\u201d\u00a0o \u201csenza tregua e senza piet\u00e0\u201d). Questa locuzione si riferisce alla perentoriet\u00e0, alla persistenza e\u00a0all\u2019inesorabilit\u00e0 del sistema: <strong>nessuno \u00e8 libero di \u201csognare\u201d un destino diverso <\/strong>da quello\u00a0predeterminato; gli individui si ritrovano \u201cincatenati a un processo senza fine, insaziabile,\u00a0totalmente astratto e dissociato dal soddisfacimento dei bisogni di consumo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo eterno\u00a0dinamismo non conta il soddisfacimento individuale presente o futuro, quanto piuttosto l\u2019accrescimento di\u00a0<strong>un\u2019estrema forma di godimento e consumo<\/strong>. Il tempo del capitalismo diventa l\u2019equivalente del\u00a0nostro tempo, come suggerisce il vecchio proverbio inglese: <strong><em>\u201cTime is money\u201d<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Debito come colpa\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il terzo aspetto fondamentale di questa struttura religiosa riguarda <strong>il meccanismo indebitante\/colpevolizzante <\/strong>che si colloca alla\u00a0base del culto. Nella religione del capitalismo <strong>il debito \u00e8 lo strumento attraverso cui gli individui cercano ingenuamente di espiare la propria colpa<\/strong>, senza mai riuscirci. <strong>La \u201ccoscienza dell\u2019essere\u00a0colpevoli\u201d<\/strong> (<em>Schuldbewu\u00dftsein<\/em>) induce ineluttabilmente all\u2019indebitamento come tentativo di\u00a0riparare alla colpa, ampliando e accelerando il moto continuo che anima il\u00a0sistema. La <em>Schuldbewu\u00dftsein<\/em>, non trovando alcuna redenzione, ricorre al credo capitalistico non\u00a0per sanare il debito, bens\u00ec <strong>per renderlo universale, per infiggerlo in profondit\u00e0 nelle coscienze<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La colpa, in quanto debito contratto, diventa il presupposto per un potere alimentato da prestazioni\u00a0impossibili, dove le pulsioni non vengono represse, ma sono amplificate in un movimento senza\u00a0scopi e senza interruzioni a cui le singole vite partecipano inesorabilmente. L\u2019idea stessa di un\u00a0continuo indebitamento da parte delle societ\u00e0 \u00e8 il riflesso del <strong>comportamento normativo <\/strong>di un\u00a0popolo che ha il capitale e il potere da esso derivante come culto religioso. La peculiare connessione tra colpa e debito \u00e8 decifrabile nella parola tedesca <strong><em>\u201cSchuld\u201d<\/em><\/strong><em>,<\/em> che al singolare significa <em>colpa <\/em>e al\u00a0plurale <em>debito<\/em>: questa demoniaca ambivalenza d\u00e0 forza all\u2019idea di <strong>una colpevolizzazione che \u00e8 allo\u00a0stesso tempo un indebitamento <\/strong>(o viceversa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tema del \u201cdebito\u201d \u00e8 di scottante attualit\u00e0 e si pone\u00a0al centro di un dibattito di pi\u00f9 ampio respiro: nella recente crisi economica non si \u00e8 esitato a <strong>definire\u00a0\u201ccolpevoli\u201d i Paesi europei maggiormente indebitati<\/strong>, come la Grecia, l\u2019Italia e la Spagna, tanto da sottoporli a coercizioni e sacrifici insostenibili. In effetti, <strong>le politiche di austerit\u00e0 <\/strong>prevalse negli ultimi anni e guidate dalla Germania risultano propugnatrici di una visione colpevolizzante dei Paesi\u00a0indebitati. In quest\u2019ottica il debito si presenta come una sorta di <strong>strumento di <em>governance<\/em> capace di garantire l\u2019ordine economico globale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La frantumazione dell\u2019essere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La religione capitalistica di Benjamin <strong>non \u00e8 una riforma dell\u2019essere, \u00e8 la sua frantumazione <\/strong>(<em>Zertr\u00fcmmerung<\/em>). Questo culto produce la disperazione attraverso molteplici logiche insidiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo\u00a0luogo, il capitalismo, definendo se stesso come <strong>una forma naturale e necessaria dell\u2019economia\u00a0moderna<\/strong>, non ammette alcun differente avvenire, alcuna alternativa: la sua forza \u00e8 irresistibile e si\u00a0 presenta come <strong>un destino inevitabile<\/strong>. Secondariamente, questo sistema religioso relega la vasta\u00a0maggioranza dell\u2019umanit\u00e0 ad <strong>una dannazione terrena <\/strong>in cui non pu\u00f2 esistere alcuna possibilit\u00e0 di redenzione divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitalismo, inoltre, tende a <strong>rimpiazzare l\u2019essere con l\u2019avere<\/strong>, le qualit\u00e0 umane\u00a0con le quantit\u00e0 mercificate, le relazioni personali con quelle economiche, i valori morali e culturali\u00a0con l\u2019unico valore che conta in questo tempo: il denaro. Secondo il culto del capitale, <strong>l\u2019unica\u00a0soluzione consiste nell\u2019intensificazione del sistema<\/strong>, nell\u2019espansione capitalistica, in una sempre\u00a0maggiore accumulazione: questo \u201crimedio\u201d causa solamente l\u2019aggravarsi della disperazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una \u201cvera\u201d speranza\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Benjamin, per\u00f2, <strong>una via di fuga deve essere trovata<\/strong>. Questa possibilit\u00e0 di <em>espiazione<\/em> non va\u00a0ricercata all\u2019interno della religione capitalistica e nemmeno in una sua riforma. Neanche l\u2019abbandono o il rifiuto del sistema si\u00a0presentano come possibilit\u00e0 di salvezza, in quanto si rimane in una relazione di dipendenza con la\u00a0logica della struttura capitalistica. L\u2019abbandono individuale, e non collettivo, non\u00a0riesce poi a frenare il potere del culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unica possibilit\u00e0 di redenzione si concretizza in ci\u00f2 che\u00a0Benjamin definisce <strong><em>Umkehr<\/em><\/strong>, cio\u00e8 <strong>\u201cconversione\u201d<\/strong>. Il frammento del 1921 non contiene indicazioni sulla natura di questa <em>Umkehr<\/em>, ma \u00e8 possibile effettuare alcune considerazioni prendendo\u00a0come riferimento il contesto filosofico e politico in cui si sviluppa la critica benjaminiana al\u00a0capitalismo moderno:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cLiberarsi dalla Schuld non significa pagare il debito n\u00e9 espiare la colpa, ma non sentirsi in debito n\u00e9 in colpa e per far questo bisogna interrompere il meccanismo del capitalismo, il che non pu\u00f2 avvenire se non con la Gewalt, anch\u2019essa nel doppio senso di potenza e violenza\u201d.<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li><em> Benjamin, \u201cCapitalismo come religione\u201d<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Addentrandosi in questa visione, allora si pu\u00f2 pensare di identificare la <em>Umkehr <\/em>con la politica:\u00a0<strong>solamente una \u201cvera\u201d politica <\/strong>(<em>wahre Politik<\/em>) pu\u00f2 essere in grado di\u00a0<strong>interrompere la temporalit\u00e0 della logica debito\/colpa <\/strong>e di dare<strong> avvio a una vera e propria svolta epocale<\/strong>. Una possibile via di redenzione sarebbe, quindi, auspicabile invertendo il dominio della logica capitalistica con <strong>una nuova \u201cpotenza\u201d politica <\/strong>in grado di abbattere la realt\u00e0 esistente e di\u00a0definire una nuova storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il compito della politica mondiale diventa quello di edificare\u00a0\u201cl\u2019ordine profano\u201d per <strong>contrastare l\u2019ortodossia religiosa del capitalismo <\/strong>e di orientare l\u2019uomo verso\u00a0una dimensione diversa da quella puramente economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019attualit\u00e0 di Benjamin<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una prospettiva pi\u00f9 ampia e attuale, il pensiero di Benjamin si configura come <strong>un\u2019accesa\u00a0critica al neoliberismo <\/strong>di questi anni. Il termine \u201cneoliberismo\u201d comprende numerosi filoni di pensiero accomunati da un\u2019ideologia di fondo: la libert\u00e0 dei mercati \u00e8 il mezzo migliore per appagare\u00a0le aspirazioni dell\u2019uomo. Essa assurge dunque a valore dominante e si oppone al controllo degli Stati e della\u00a0politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tesi neoliberista discende dall\u2019<strong>idea smithiana di liberoscambismo <\/strong>in cui la ricchezza di\u00a0una nazione \u00e8 determinata dalla capacit\u00e0 dello Stato (o del tipo di governo vigente) di lasciare l\u2019economia libera di autodeterminarsi e di autoregolamentarsi. <strong>Il neoliberismo si regge su un\u00a0dogma inconfessabile<\/strong>, smascherato ogni giorno di pi\u00f9 dalla cruda osservazione dei tristi accadimenti\u00a0del nostro tempo, secondo cui tutto andr\u00e0 bene se ci sar\u00e0 pi\u00f9 mercato e meno Stato, se ciascun\u00a0individuo sar\u00e0 lasciato libero di contribuire allo sviluppo della societ\u00e0 dando sfogo ai propri istinti e\u00a0sentimenti \u201cmorali\u201d e, quindi, economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Benjamin, l\u2019ottimismo e la fede nel <em>\u201claissez-faire\u201d<\/em>, che\u00a0caratterizzano questa teoria, sono il residuo di una concezione teologica di ordine antico: \u201c<strong>la <em>mano\u00a0invisibile <\/em>non armonizza un bel nulla, ma incrementa invece all\u2019infinito colpa e debito<\/strong>\u201d. L\u2019eredit\u00e0 di\u00a0Benjamin ci spinge, quindi, a pensare ad <strong>un\u2019\u201dinversione\u201d del meccanismo neoliberista<\/strong>, a\u00a0concretizzare un\u2019alternativa politica che sia in grado di favorire i nobili tentativi di combattere la\u00a0disperazione, di infondere coraggio e di impedire l\u2019asservimento al culto del capitale. La \u201cvera\u201d\u00a0politica deve procedere in senso \u201cinverso\u201d rispetto a questa struttura religiosa, realizzando <strong>una\u00a0\u201cconversione\u201d in comune delle vite dei singoli individui <\/strong>e <strong>un\u2019\u201cinversione\u201d dell\u2019interiorit\u00e0 in\u00a0esteriorit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/culto-capitale-benjamin\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/culto-capitale-benjamin\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Kriticaeconomica (Jacopo Sala) Il frammento 74, realizzato nella seconda met\u00e0 del 1921 e pubblicato per la prima volta nel 1985\u00a0nelle Gesammelte Schriften, rappresenta il fondamento dell\u2019idea benjaminiana di capitalismo. In\u00a0questo testo di poche pagine dalla densit\u00e0 quasi visionaria, il capitalismo si presenta come\u00a0una vera e propria religione che tende a potenziare la sua logica di perpetuazione attraverso un\u00a0sinistro meccanismo di indebitamento e colpevolizzazione da cui non \u00e8 possibile fuggire. A differenza\u00a0di numerosi studiosi che&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58073,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Kritica_Economica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gjj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62701"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62701"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62701\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62702,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62701\/revisions\/62702"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58073"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62701"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62701"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62701"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}