{"id":62703,"date":"2021-02-16T11:00:20","date_gmt":"2021-02-16T10:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62703"},"modified":"2021-02-16T09:44:28","modified_gmt":"2021-02-16T08:44:28","slug":"nagorno-karabakh-i-droni-e-la-solita-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62703","title":{"rendered":"Nagorno-Karabakh: i droni e la solita guerra"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Report Difesa (Vincenzo Dal Santo &#8211; Generale di Corpo d\u2019Armata Esercito \u2013 Ris)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured wp-post-image wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/af6ff434-df77-42a4-8572-885225005d39-860x450.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Erevan<\/strong>. La guerra nel Nagorno Karabakh ha trovato un nuovo momento di sosta lo scorso 10 novembre. Solo una sosta, infatti, mentre il capitolo finale di questo conflitto deve ancora essere scritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora, una moltitudine di commentatori hanno ritenuto opportuno fare a gara per dire al mondo i cambiamenti significativi che questa guerra avrebbe portato sui campi di battaglia.Alcuni persino immaginando che ci si trovi dinanzi a una nuova rivoluzione negli affari militari (RMA). Tutto ci\u00f2 soltanto in riferimento al massiccio uso di droni fatto dagli azeri. Fuggiamo dagli entusiasmi sensazionalistici dei giornali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 pur vero che Baku abbia impiegato un numero rilevante di questi velivoli, di provenienza israeliana come <em>l\u2019Harop<\/em> o <em>l\u2019Harpy<\/em>, o turca come il <em>TB2 Bayraktar<\/em>. Ma da qui a ipotizzare una rivoluzione negli affari militari ce ne passa. E, tuttavia, \u00e8 molto vero che stiamo vivendo una fase rivoluzionaria legata all\u2019Information Technology (IT), ma non siamo ancora giunti a un livello tale da spingere i militari verso un nuovo modello per la condotta delle operazioni. Sviluppi importanti, certamente, per cui le nuove tecnologie, per lo pi\u00f9 legate all\u2019informazione e alla comunicazione, garantiscono oggi maggiore dispersione e letalit\u00e0, aumento del volume e della precisione del fuoco, maggiore capacit\u00e0 delle piccole unit\u00e0 nel perseguire risultati decisivi e migliori possibilit\u00e0 nell\u2019individuazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma viviamo ancora una terza ondata(1<a href=\"\/\/5B801060-C873-49C7-9174-223D168F3601#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">)<\/a> nell\u2019evoluzione tecnico-militare, quella basata sullo sviluppo di nuove capacit\u00e0 per l\u2019osservazione e il targeting a lunga distanza. Una realt\u00e0 che, per dirla all\u2019anglosassone, \u00e8 caratterizzata da un <strong><em>coherent and comprehensive reconnaisance-strike system<\/em><\/strong>, che comprende munizionamento di precisione, sensori e radar a lungo raggio e un sistema digitale di comando e controllo. Il risultato? Una capacit\u00e0 distruttiva convenzionale generale che pu\u00f2 surrogare e rendere inutile o inaccettabile un intervento nucleare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma niente che non fosse gi\u00e0 in atto prima che Baku prendesse l\u2019iniziativa. Infatti, in riferimento a una possibile definizione di RMA, che si identificherebbe in un maggior mutamento nel carattere della guerra, ottenuto grazie al simultaneo verificarsi dell\u2019applicazione innovativa di nuove tecnologie, dell\u2019utilizzo differente della dimensione spaziale, di cambiamenti significativi nella dottrina militare e nei concetti operativi e organizzativi, ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nel Caucaso ha persino qualcosa riconducibile al passato. Tanto sotto l\u2019aspetto tattico, non ultimo per la presenza di trincee, quanto dottrinale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, pur accettando che occorra oggi minor tempo \u201c<strong><em>from sensor to shooter<\/em><\/strong>\u201d, soprattutto a danno di obiettivi mobili, sarebbe enormemente sbagliato pensare che la sola innovazione tecnologica possa di per s\u00e9 costituire un\u2019intera rivoluzione. Non c\u2019\u00e8 una guerra moderna, c\u2019\u00e8 oggi un modo moderno di condurre la guerra, in tutte le sue salse. Come del resto \u00e8 quasi sempre accaduto nella storia militare, salvo \u201csalti\u201d significativi, come la motorizzazione o il nucleare. Soprattutto, una nuova RMA avr\u00e0 luogo per opera delle grandi potenze, nella loro competizione per conquistarsi il dominio nello, dello e dallo Spazio, requisito indispensabile per avere la leadership su questo pianeta. Non riguarder\u00e0 \u201cgli altri\u201d. N\u00e9, tantomeno, azeri e armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 tuttavia vero che l\u2019ampio utilizzo, in questa guerra, di droni, mini e micro, ha aperto la porta del targeting di precisione ben oltre il predominio delle grandi potenze. Per cui \u00e8 pacifico che interventi in situazioni asimmetriche dovranno fare i conti con questa nuova realt\u00e0. Giusta \u00e8 infatti la preoccupazione del Generale McKenzie Jr (CENTCOM), che considera quello dei droni come lo sviluppo tattico pi\u00f9 preoccupante, perch\u00e9 rappresenta la pi\u00f9 grande minaccia dall\u2019ascesa dell\u2019ordigno esplosivo improvvisato (IED). Lui si riferisce al Medio Oriente, ma non c\u2019\u00e8 dubbio che questa minaccia non abbia confini. Man mano che i droni diventeranno pi\u00f9 economici, pi\u00f9 facili da modificare e pi\u00f9 accessibili al pubblico in generale, finiranno senza dubbio nelle mani di gruppi militanti e altri attori ostili, ponendo pi\u00f9 alti rischi per la sicurezza di forze, istituzioni governative, infrastrutture, civili e cos\u00ec via. \u00c8 gi\u00e0 accaduto con strumenti pi\u00f9 rudimentali nelle mani dell\u2019ISIS. Con la necessaria e indilazionabile corsa a investire di pi\u00f9 nella tecnologia contro-droni. E, devo dire, che in questo l\u2019Italia, grazie al nostro Comando di Artiglieria Controaerei \u00e8 all\u2019avanguardia in ambito europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma, attenzione! Gli azeri non hanno vinto questa \u201cpuntata\u201d della guerra solo grazie ai droni. Di certo, questa tecnologia ha costituito un fattore incrementale verso il successo. Ma ci sono altri elementi che, a distanza di qualche mese dai fatti, ora possiamo considerare per inquadrare correttamente gli eventi. Innanzitutto, la disattenzione armena. Gli azeri avevano testato gli attacchi gi\u00e0 a partire dal 2016 e lo avevano fatto ripetutamente. Una brigata di \u00e9lite azera, la paracadutista, era stata persino trasferita sulla linea del fronte, dove, insieme ad altre unit\u00e0, Baku era riuscito a schierare ben 2 \u201cstrike corps\u201d. Avevano costruito inoltre magazzini e depositi molto vicini alla linea di contatto e persino una condotta per il rifornimento del carburante. Insomma, tutte cose che potevano tranquillamente essere notate con un solo binocolo. L\u2019intelligence armena non si era nemmeno preoccupata di annotare che tipo di armamenti gli azeri stessero acquisendo e in che quantit\u00e0, incluso il sistema israeliano LORA (missile balistico), il cui CEP (errore circolare probabile) \u00e8 dell\u2019ordine di 10 metri soltanto. Un niente in confronto a quelli dei loro SCUD-B e SS-21 Scarab.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non basta. Il nuovo governo armeno, guidato dal filoccidentale Nikol Pashinyan, aveva fatto di tutto per recidere i contatti tra il suo apparato militare e quello russo. A detrimento dell\u2019attivit\u00e0 informativa militare. Anzi aveva decapitato l\u2019organizzazione dell\u2019intelligence ponendone al vertice personaggi russofobi e provveduto a far congedare in massa ufficiali la cui preparazione professionale fosse stata compiuta presso istituti di formazione russa. Un disastro annunciato, insomma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 appena ora il caso di accennarlo qui. Non ho dubbio alcuno che in questa sconfitta ci sia lo zampino di Putin, il quale io ritengo abbia avuto voglia di mollare uno schiaffo all\u2019attuale \u00e9lite politica armena. Gi\u00e0 quando era solo membro del parlamento, infatti, Pashinyan aveva sottolineato la necessit\u00e0 che il Paese uscisse dall\u2019Euroasian Economic Union, a guida russa, per abbracciare un approccio pi\u00f9 occidentale. Un qualcosa che Putin non poteva dimenticare facilmente. E non l\u2019ha fatto. Giudico, infatti, impossibile che Mosca non conoscesse non solo di cosa Baku si stesse dotando, sia sul canale israeliano, il predominante con il 60% delle importazioni belliche azere (per inciso, Israele riceve da Baku il 40% del petrolio attraverso l\u2019oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan), sia su quello turco, ma anche di cosa avesse in mente. Insomma, strategicamente, la potremmo definire una sconfitta pilotata da Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E possiamo anche dire che l\u2019accordo sul cessate il fuoco del 10 novembre sia stato, in qualche senso, il \u201cbacio della vita\u201d di Putin, prima che gli armeni collassassero completamente. Un atteggiamento, quello russo, che conferma Mosca, al di l\u00e0 degli apparenti imbarazzi iniziali, come il principale trionfatore strategico nel cortile di casa sua. Sul piano tattico? Quando, lo scorso 27 settembre, le ostilit\u00e0 iniziarono da parte azera, gli armeni, in trincea, resistettero dignitosamente. Come da aspettarsi, gli azeri ebbero forti perdite in uomini e materiali, anche carri armati. Ma gli armeni pensavano che avrebbero combattuto come negli anni \u201990, con metodi e mezzi dell\u2019ex impero sovietico, alcuni acquistati a peso d\u2019oro persino dalla Giordania. La presunzione gioca cattivi scherzi. E infatti, le perdite armene erano distribuite non solo sulla fronte, ma anche in profondit\u00e0. Tutto sommato, nel combattimento ravvicinato gli armeni si erano fatti valere, ma gli azeri, con il fuoco in profondit\u00e0, preciso e letale, condotto grazie ai loro nuovi sistemi, riuscivano ad interdire di fatto le retrovie, colpendo posti comando, la logistica ed elementi di manovra, man mano che questi si avvicinavano per rinforzare la prima linea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, il concetto operativo delle forze azere non \u00e8 stato niente di rivoluzionario, replicando in scala la dottrina USA dell\u2019AirLand Battle, con forte pressione sul terreno e su tutta la fronte e intensi attacchi aerei in profondit\u00e0, nelle retrovie, grazie a uno stretto coordinamento tra forze di terra ed aeree. Quanto necessario per battere un avversario ben trincerato, quindi in una posizione di apparente vantaggio, privandolo dell\u2019alimentazione tattica e logistica. In poche parole, una quasi \u201cBlitzkrieg\u201d. Qualcosa di gi\u00e0 avvenuto nel Golfo contro gli iracheni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Niente di pi\u00f9. Siamo nel campo tattico. Come detto, con un modo moderno di fare la guerra grazie a ritrovati tecnologici che, peraltro, non sono affatto nuovi. I droni israeliani hanno debuttato negli anni \u201990, per esempio con l\u2019Harpy venduto alla Cina nel 1994. Ma l\u2019Harop era gi\u00e0 stato utilizzato dagli azeri nel 2016, tanto per rimarcare la disattenzione armena. Va da s\u00e9 che, come accennato, noi \u201coccidentali\u201d, che presumiamo di possedere indiscussa superiorit\u00e0 militare, non potremo pi\u00f9 considerare sicure le nostre retrovie o le nostre basi, anche quando ci confrontiamo in situazioni asimmetriche. L\u2019attacco di precisione, che sia condotto e guidato dal \u201c<strong><em>loitering munitions<\/em><\/strong>\u201d ovvero da missili balistici, non \u00e8 pi\u00f9 monopolio dei \u201cgrandi\u201d. Tra l\u2019altro, questi armamenti sfuggono potenzialmente alle attuali contromisure sfruttando i confini tra la difesa aerea e quella missilistica. Troppo in basso perch\u00e9 vengano intercettati dai vettori della difesa missilistica e troppo in alto per essere ingaggiati da quelli della difesa aerea. E le loro dimensioni li rendono difficili da intercettare data la bassa radar cross section (RCS).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, nella realt\u00e0, niente di concettualmente nuovo ma, di certo, come lezione da mettere in pratica, la necessit\u00e0 di provvedere, anche in situazioni di bassa conflittualit\u00e0, nel dotare i contingenti di strumenti per potenziarne le conseguenti capacit\u00e0 di difesa, soprattutto contro i droni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, abbiamo un altro conflitto \u201csospeso\u201d, questo del Caucaso, con l\u2019ultimo round a favore di Baku, dopo la sua rovinosa sconfitta degli anni \u201890, all\u2019indomani del collasso dell\u2019Unione Sovietica. Ma, come detto, il capitolo finale deve essere ancora scritto, bench\u00e9 dovrebbe essere chiaro a tutti chi sia a tirare le fila in quel quadrante. Non \u00e8 Ankara, non si prendano abbagli, \u00e8 sempre Mosca. Una guerra, come descritto, condotta da una sola parte in modo moderno, contro un avversario che non si era rinnovato, adagiato sui ricordi del passato, innalzando cos\u00ec, in modo esponenziale, le probabilit\u00e0 di una sua dolorosa sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non una rivoluzione. Solo un\u2019evoluzione tattica, pur sempre in trincea, di cui tenere buona memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>(1)<\/em><\/strong><strong><em> La prima era caratterizzata dalla \u201cmotorizzazione della guerra\u201d, con l\u2019uso dell\u2019aviazione e di armi chimiche. Esordita durante la 1^ GM e poi maturata nelle 2^, perch\u00e9 incorporata nella Blitzkrieg tedesca, nel concetto britannico del bombardamento strategico e, infine, nella introduzione delle portaerei, come attuato da USA e Giappone. La seconda avvenne con lo sviluppo dei missili balistici e delle armi atomiche. Maturata poi negli anni\u201970 con il conseguimento della parit\u00e0 strategica nucleare tra USA e URSS.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/nagorno-karabakh-i-droni-e-la-solita-guerra\/\">https:\/\/www.reportdifesa.it\/nagorno-karabakh-i-droni-e-la-solita-guerra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Report Difesa (Vincenzo Dal Santo &#8211; Generale di Corpo d\u2019Armata Esercito \u2013 Ris) Erevan. La guerra nel Nagorno Karabakh ha trovato un nuovo momento di sosta lo scorso 10 novembre. Solo una sosta, infatti, mentre il capitolo finale di questo conflitto deve ancora essere scritto. 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