{"id":62768,"date":"2021-02-19T10:22:07","date_gmt":"2021-02-19T09:22:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62768"},"modified":"2021-02-19T14:45:05","modified_gmt":"2021-02-19T13:45:05","slug":"62768","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62768","title":{"rendered":"Darwin e la rivincita della bellezza"},"content":{"rendered":"<p><strong><span class=\"read-time\">di SCIENZA IN RETE (Cristian Fuschetto)<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/36462526125_8e6344d4e1_o.jpg?itok=_8XXEb8z\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1200\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"image-field-caption\"><p>L\u2019orologiaio cieco animato da geni egoisti non esaurisce l\u2019intero spettro della vita, in natura c\u2019\u00e8 spazio per il piacere, il lussureggiare e finanche per il gusto fine a se stesso. Per i darwinisti \u00e8 giunto il momento di recitare una grande mea culpa, e il bello (\u00e8 il caso di dirlo) \u00e8 che il primo interlocutore cui i darwinisti devono porgere le scuse \u00e8 proprio lui, Charles Darwin. Recensione de\u00a0<em>L\u2019evoluzione della bellezza<\/em>, di Richard O. Prum, edizione Adelphi.<\/p>\n<p>Crediti immagine:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.flickr.com\/photos\/antpitta\/36462526125\">Nick Athanas\/Flickr<\/a>. Licenza:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-sa\/2.0\/\">CC BY-NC-SA 2.0<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<blockquote><p>Bellezza \u00e8 verit\u00e0. Questo solo sulla Terra sapete, ed \u00e8 quanto basta<\/p><\/blockquote>\n<p>Con buona pace di John Keats non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 falso e, come se non bastasse, con buona pace anche di Dostoevskij, ma soprattutto di tutti noi, che dio ci perdoni, che senza alcun pudore lo abbiamo chiamato in causa per dare un tono a conversazioni comunque dimenticabili, la bellezza non salver\u00e0 il mondo. Ed \u00e8 questa la sua magia, la bellezza \u00e8 libera, non \u00e8 specchio del vero e nemmeno redentrice del male, non ha che da rendere conto a se\u00a0stessa. La bellezza ha da essere bella, punto. Almeno questo \u00e8 quel che ci insegna la natura e, in particolare, la biologia evolutiva, che dopo aver ridotto tutto alla fitness pare aver finalmente scoperto che c\u2019\u00e8 qualcosa che pu\u00f2 sfuggire alla dura legge dell\u2019adattamento e della selezione, che non ogni carattere delle forme viventi trova la sua ragion d\u2019essere nell\u2019adattivit\u00e0, che l\u2019orologiaio cieco animato da geni egoisti non esaurisce l\u2019intero spettro della vita, che in natura c\u2019\u00e8 spazio per il piacere, il lussureggiare e finanche per il gusto fine a se stesso. Per i darwinisti \u00e8 giunto il momento di recitare una grande mea culpa, e il bello (\u00e8 il caso di dirlo) \u00e8 che il primo interlocutore cui i darwinisti devono porgere le scuse \u00e8 proprio lui, Charles Darwin.<\/p>\n<h2>L\u2019evoluzione estetica, zia matta del darwinismo<\/h2>\n<p>Partorita dal padre dell\u2019evoluzionismo insieme alla teoria per selezione naturale, l\u2019idea di un\u2019evoluzione per selezione sessuale \u00e8 stata lasciata cadere nel dimenticatoio dai suoi stessi seguaci, pronti a considerare \u201cimmorale\u201d e poi semplicemente poco scientifico introdurre il piacere, il fascino, il desiderio e l\u2019ammirazione tra i fattori che governano la natura.<\/p>\n<p>E invece, come dimostra ne\u00a0<em>L\u2019evoluzione della bellezza<\/em>\u00a0(Adelphi) Richard Prum, uno dei pi\u00f9 autorevoli zoologi al mondo, \u00e8 giunta l\u2019ora di riconoscere l\u2019\u201cevoluzione estetica\u201d di Darwin, una teoria sinora \u201ctrattata come una zia matta da tenere nascosta nella soffitta del darwinismo\u201d. Spaziando tra scienza, filosofia e sociologia, Prum riscatta il ruolo del desiderio e apre lo sguardo a una nuova storia naturale incentrata sull\u2019arbitrio (per lo pi\u00f9 femminile) e la ricerca del bello contrapposti alla lotta e al dominio del pi\u00f9 forte. \u201cLa selezione sessuale \u2013 scrive Prum \u2013 ci fornisce una visione elettrizzante dell\u2019evoluzione\u201d.<\/p>\n<h2>\u201cLa vista delle penne del pavone mi fa stare male\u201d<\/h2>\n<p>Darwin introduce l\u2019ipotesi della selezione sessuale gi\u00e0 nell\u2019<em>Origine delle Specie<\/em>\u00a0(1859), dove accanto alla selezione naturale individua nella scelta del partner un fattore chiave per l\u2019evoluzione di caratteri che dal punto di vista della pura lotta per la sopravvivenza non avrebbero alcun senso. Darwin non riesce a spiegarsi, per esempio, la lunghezza della coda del maschio del pavone, evidentemente un impedimento per la fuga di fronte a un predatore ma senz\u2019altro utile per far colpo sulla femmina. E ancor di pi\u00f9 lo ossessionano quei \u201cperfetti ocelli\u201d che ornano la coda del pavone. \u201cLa vista delle penne del pavone quando lo guardo, mi fa star male\u201d scrive nel 1860 all\u2019amico Asa Gray.<\/p>\n<p>Nell\u2019<em>Origine delle Specie<\/em>\u00a0la selezione sessuale \u00e8 tuttavia solo abbozzata, del resto di carne sul fuoco ne aveva gi\u00e0 messa parecchia: l\u2019idea di una natura dominata dal caso e non pi\u00f9 governata da un disegno divino, l\u2019idea di una discendenza comune condivisa da tutti gli esseri viventi e il sospetto parecchio fondato di una conseguente parentela animalesca dell\u2019uomo. Sar\u00e0 l\u2019<em>Origine dell\u2019uomo<\/em>\u00a0(1871) l\u2019opera in cui questa ulteriore idea viene pienamente a galla, \u00e8 qui che traccia fino in fondo la visione per cui accanto alla selezione naturale agisce anche una selezione che fa capo alla bellezza, sottolineando come nel mondo animale la scelta del partner non sia dettata necessariamente dalla prestanza, dal vigore o da un qualunque carattere legato a un pi\u00f9 alto livello di fitness per la discendenza, ma possa essere dettata semplicemente dal gusto.<\/p>\n<h2>La natura \u00e8 cruenta ma sa essere sexy<\/h2>\n<p>A proposito delle fantasiose coreografie di corteggiamento di alcune specie di uccelli, Darwin scrive che<\/p>\n<blockquote><p>\u00e8 certo che i dolci gorgheggi modulati dai maschi durante la stagione degli amori sono ammirati dalle femmine, e se le femmine degli uccelli fossero incapaci di apprezzare la bellezza dei colori, degli ornamenti e della voce dei loro compagni maschi, tutte le fatiche e le cure di cui questi danno prova nel far pompa delle loro grazie agli occhi delle femmine sarebbero spese invano e questo non si pu\u00f2 assolutamente ammettere<\/p><\/blockquote>\n<p>E poi porta come esempio il caso del fagiano argo maggiore\u00a0e delle sue \u201cgrandi piume impressionanti dal punto di vista estetico, ma tali che non permettono alle ali di essere usate per volare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuesto caso \u00e8 sommamente interessante \u2013 scrive \u2013 perch\u00e9 fornisce una buona prova che la pi\u00f9 raffinata bellezza pu\u00f2 solo servire per allettare la femmina e non per alcun altro scopo\u201d. Conta solo la bellezza, niente secondi fini. L\u2019arbitrio di scelte orientate da fascino e attrazione gioca dunque un ruolo evolutivo accanto alla forza cieca della selezione naturale. La natura \u00e8 cruenta ma sa essere sexy. Un\u2019ipotesi dal potenziale cos\u00ec esplosivo da dover essere immediatamente disinnescata.<\/p>\n<h2>L\u2019idea (veramente) pericolosa di Darwin<\/h2>\n<p>In un libro celebre e molto influente pubblicato nel 1995, il filosofo Daniel Denett ha definito la selezione naturale \u201cL\u2019idea pericolosa di Darwin\u201d;\u00a0secondo Prum \u00e8 ora il caso di aggiornare il copione e riservare questo appellativo alla selezione sessuale.<\/p>\n<p>Svincolare le scelte sessuali degli animali dal giogo dell\u2019utilit\u00e0 adattiva significa riconoscere molte cose inaudite. Significa, tanto per cominciare, riconoscere agli animali esperienze sensoriali soggettive pienamente paragonabili a quelle umane, implica la possibilit\u00e0 di poterli considerare come agenti estetici e, cosa forse ancora pi\u00f9 inaccettabile al cospetto dei darwinisti ortodossi tuttora in possesso del pacchetto di maggioranza della biologia evolutiva, significa riconoscere i singoli individui non pi\u00f9 solo come soggetti passivi rispetto alle forze esterne della selezione naturale, quali la competizione, la predazione, il clima, e cos\u00ec via, ma come soggetti attivi nelle proprie traiettorie evolutive.<\/p>\n<p>\u201cSebbene siano inconsapevoli del loro ruolo, gli animali sono divenuti gli architetti di se\u00a0stessi. Non sono pi\u00f9 ciechi\u201d, osserva Prum. Lasciare spazio all\u2019arbitrio e al capriccio delle preferenze sessuali, dare loro un ruolo nell\u2019evoluzione \u00e8 un\u2019idea assurda e \u201cpericolosa\u201d e, come tale, \u00e8 subito neutralizzata. Ci pensa il primo dei darwinisti, il co-scopritore dell\u2019evoluzione naturale per selezione naturale, Alfred Wallace.<\/p>\n<h2>La bellezza non \u00e8 onesta<\/h2>\n<p>Attraverso una puntuale ricognizione sia dei testi che dei contesti, Prum ricostruisce il percorso tutt\u2019altro che lineare del darwinismo dal giorno stesso della pubblicazione dell\u2019<em>Origine delle specie<\/em>\u00a0e mostra come anche in questa storia accade quello che spesso succede quando esegeti troppo diligenti intendono trasformare in dottrina le idee del maestro. Si crea un canone e, in questo caso, la strana idea della selezione sessuale appare subito fuori registro.<\/p>\n<p>Wallace \u00e8 il primo ad avanzare l\u2019ipotesi ribattezzata da Prum \u201cBioTinder\u201d, oggi ancora prevalente tra biologi, secondo cui la bellezza non serve ad altro se non a fornire informazioni pratiche sul profilo genetico e sulle qualit\u00e0 adattive del potenziale partner: esisterebbe cio\u00e8 una correlazione \u201conesta\u201d tra ornamento e vigore, fascino e capacit\u00e0 di sopravvivenza. Wallace non nega la selezione sessuale, solo che ne fa un effetto secondario della selezione naturale, e cos\u00ec tutti i passaggi di Darwin secondo cui \u201cla pi\u00f9 raffinata bellezza pu\u00f2 solo servire per allettare la femmina e non per alcun altro scopo\u201d vengono neutralizzati.<\/p>\n<p>In un libro che intitola eloquentemente\u00a0<em>Darwinism<\/em>, pubblicato nel 1889, Wallace stabilisce la linea che da l\u00ec in poi diventer\u00e0 l\u2019ortodossia fino ai nostri giorni. Nella prefazione scrive: \u201cNel rifiutare la fase della selezione sessuale dipendente dalla scelta della femmina, insisto sulla maggiore efficacia della selezione naturale. Questa \u00e8 preminentemente la dottrina darwiniana, e per questo motivo il mio libro si fa portavoce del darwinismo puro\u201d. Le \u201cinutili\u201d e \u201csuperflue\u201d considerazioni sulle prestazioni estetiche degli animali e, in particolare, sulle scelte delle femmine, vengono messe in secondo piano e, in nome del \u201cdarwinismo puro\u201d, vengono lasciate morire nel dimenticatoio dell\u2019evoluzionismo.<\/p>\n<h2>Lo strano caso del manachino delizioso<\/h2>\n<p>\u201cA fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno pi\u00f9 puro che ti epura\u201d. Questa frase attribuita a Pietro Nenni pu\u00f2 tornare utile anche qui, del resto la politica non \u00e8 del tutto scevra da logiche darwiniane. A epurare l\u2019ortodossia che da Wallace a Dawkins ha finora messo ai margini il darwinismo estetico sono quelli che Darwin stesso definiva i \u201cpi\u00f9 estetici di tutti gli animali\u201d, gli uccelli, creature \u201cche hanno quasi lo stesso gusto del bello che abbiamo noi\u201d.<\/p>\n<p>Ornitologo a Yale e prima ancora birdwatcher dalla curiosit\u00e0 illimitata, Prum \u00e8 un punto di riferimento mondiale nello studio dei volatili. Geometrie, suoni, colori, versi, acrobazie, veri e propri campi di conquista architettati con precisione certosina, il campionario delle strategie di corteggiamento descritti da Prum \u00e8 appassionante e stupefacente. Tra i tanti esempi ce n\u2019\u00e8 uno che pu\u00f2 aiutarci a epurare i puristi che in nome del \u201cvero\u201d Darwin hanno sacrificato la bellezza all\u2019idolo della selezione naturale.<\/p>\n<blockquote><p>Udii per la prima volta il canto del manachino delizioso nel 1985, nella prima mattina passata a El Placer. Quel giorno, in mezzo ai suoni che componevano il rumoroso coro mattutino nella foresta coperta di muschio, pensai che quelle strane note di musica elettronica fossero le elucubrazioni musicali di un pappagallo e invece rimasi sorpreso nello scoprire che il suono arrivava dal sottobosco e che era opera del leggendario, e allora quasi sconosciuto, manachino delizioso<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel lavoro di studio e raccolta di materiali, Prum si rende conto che a differenza dei loro \u201ccugini\u201d alidorate, alcune penne dei manachini deliziosi presentano una stranissima anomalia, delle ingrossature e delle ispessiture fuori norma di alcune penne. La spiegazione dell\u2019anomalia arriva pi\u00f9 di vent&#8217;anni dopo, il tempo di inventare le telecamere ad alta definizione. E infatti solo rivedendo in sequenza rallentata il movimento delle ali del manachino delizioso si riesce a cogliere che il \u201ccanto\u201d del manachino \u00e8 prodotto dal battito della frequenza di oscillazione delle sue penne. Ma non \u00e8 tutto, perch\u00e9 la frequenza del suono \u00e8 cos\u00ec alta che la sola oscillazione dell\u2019ala non potrebbe giustificarla. Con immensa sorpresa Prum e il suo team scoprono che quello stranissimo suono \u00e8 prodotto per stridulazione, la stessa tecnica utilizzata da cicale e grilli. Quelle strane penne servono a fare da risonatore, come la corda di un violino amplificano il volume del suono.<\/p>\n<h2>Meglio piacere che sopravvivere<\/h2>\n<p>Di fronte a un&#8217;innovazione del genere c\u2019\u00e8 da chiedersi quale vantaggio evolutivo si nasconda dietro l\u2019anomala struttura delle penne del manachino delizioso. Secondo la logica di Wallace e dei darwinisti puri, il successo di una tecnica di corteggiamento \u00e8 sempre il successo di un segnale sulla qualit\u00e0 genetica del suo portatore. Ma nel caso del manachino delizioso non \u00e8 cos\u00ec:\u00a0a differenza di tutte le altre specie di uccelli al mondo finora conosciute, l\u2019ulna deformata di questo uccello \u00e8 l\u2019unica a non essere cava e questo a tutto svantaggio della sua capacit\u00e0 di volare, come se tra\u00a0<em>chances<\/em>\u00a0di sopravvivenza e\u00a0<em>chances<\/em>\u00a0di seduzione avesse optato per questa seconda strada.<\/p>\n<p>\u201cI suoni prodotti tramite stridulazione dal manachino delizioso sono molto di pi\u00f9 di un nuovo, insolito, modo di cantare. Essi dimostrano ancora una volta che la selezione naturale non \u00e8 una forza evolutiva determinante e universalmente valida. Il desiderio sessuale e la scelta del partner possono avere conseguenze evolutive mal-adattive. Conseguenze decadenti. La selezione naturale non \u00e8 l\u2019unica forza che modella le forme della natura\u201d, osserva Prum.<\/p>\n<p>\u201cBellezza \u00e8 verit\u00e0\u201d? Anche no. La bellezza non \u00e8 necessariamente onesta e non dice la verit\u00e0 sulle\u00a0<em>chances<\/em> di sopravvivenza che porta in dote. La bellezza salva il mondo? Anche no. Comportamenti decadenti come quelli del manachino delizioso possono infatti condurre all\u2019estinzione. \u201cOltre a riconoscere il ruolo della selezione sessuale nel promuovere l\u2019evoluzione di nuove specie, dovremmo accettare il fatto che la stessa selezione sessuale possa portare al declino o all\u2019estinzione di una specie. Del resto \u00e8 davvero cos\u00ec sorprendente che molte delle specie con gli ornamenti pi\u00f9 squisitamente elaborati ed esteticamente estremi siano specie rare? Secondo me no\u201d, conclude Prum. La bellezza mente ed estingue, non ha altre ragioni se non quella di essere quello che \u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: http:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/darwin-e-rivincita-della-bellezza\/cristian-fuschetto\/2021-02-17<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Cristian Fuschetto) L\u2019orologiaio cieco animato da geni egoisti non esaurisce l\u2019intero spettro della vita, in natura c\u2019\u00e8 spazio per il piacere, il lussureggiare e finanche per il gusto fine a se stesso. Per i darwinisti \u00e8 giunto il momento di recitare una grande mea culpa, e il bello (\u00e8 il caso di dirlo) \u00e8 che il primo interlocutore cui i darwinisti devono porgere le scuse \u00e8 proprio lui, Charles Darwin. 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