{"id":62798,"date":"2021-02-22T11:00:38","date_gmt":"2021-02-22T10:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62798"},"modified":"2021-02-20T10:32:00","modified_gmt":"2021-02-20T09:32:00","slug":"leta-delle-macchine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62798","title":{"rendered":"L\u2019et\u00e0 delle macchine"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Francesco Prandel)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/1_voV0s4n6oewS7SH0x6ugzQ-1-kqsF-Rc0CL2IvO9VYCy71jXXlXZP-590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg\" alt=\"\" width=\"535\" height=\"299\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/1_voV0s4n6oewS7SH0x6ugzQ-1-kqsF-Rc0CL2IvO9VYCy71jXXlXZP-590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavit\u00f9 rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l\u2019intera vita, dalla culla alla morte, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non \u00e8 evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">SAMUEL BUTLER (1835-1902)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I mulini a vento, e quelli azionati dall\u2019acqua, risalgono almeno al terzo millennio avanti Cristo. \u00a0Ma fu a partire dalla rivoluzione industriale che gli uomini cominciarono a <em>convivere<\/em> con le macchine. Nel secolo scorso, in particolare durante le due <em>guerre mondiali<\/em> e nel corso della <em>guerra fredda<\/em>, questo processo di meccanizzazione ha conosciuto un\u2019accelerazione e un\u2019intensificazione tali che, ai giorni nostri, il rapporto uomo-macchina \u00e8 divenuto pressoch\u00e9 simbiotico. In particolare la cosiddetta \u201cterza rivoluzione industriale\u201d, quella che a partire dagli anni \u201870 ha sviluppato l\u2019elettronica, le telecomunicazioni e l\u2019informatica, ha reso disponibili macchine il cui impiego va ben oltre il soddisfacimento dei fabbisogni materiali, o il trasporto di cose e persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La diffusione capillare dei computer e dei telefoni cellulari, ma ancor pi\u00f9 quell\u2019informatizzazione totalizzante del nostro vivere dissimulata dal termine <em>digitalizzazione<\/em>, ha profondamente trasformato il nostro modo di pensare e di comunicare. \u00abIl mezzo \u00e8 il messaggio\u00bb profetizzava Marshall McLuhan gi\u00e0 negli anni \u201960. Pare non sia servito a molto se, in tempi pi\u00f9 recenti, Umberto Galimberti si \u00e8 preso la briga di ricordarci che \u00ab\u00e8 necessario far piazza pulita di tutti quei luoghi comuni, per non dire idee arretrate, che fanno da tacita guida a quasi tutte le riflessioni sui media, e in particolare di quella persuasione secondo la quale l\u2019uomo pu\u00f2 usare le tecniche comunicative come qualcosa di neutrale rispetto alla sua natura, senza neppure il sospetto che la natura umana possa modificarsi proprio in base alle modalit\u00e0 con cui si declina tecnicamente nella comunicazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se con Martin Heidegger occorre riconoscere che \u00abil linguaggio parla\u00bb, i termini <em>tipicamente meccanici<\/em> che con grande disinvoltura \u2013 e non senza un certo compiacimento \u2013 utilizziamo per riferirci ai nostri simili e al loro vivere, danno la misura di quanto le macchine ci abbiano plasmati a loro immagine e somiglianza. Ci basti pensare a parole come <em>rendimento<\/em> o <em>efficienza<\/em>, che la termodinamica ha fatto proprie per esprimere le prestazioni delle macchine termiche, e che noi adoperiamo con tutta naturalezza per riferirci alle <em>prestazioni<\/em> (!) di uno scolaro o di una segretaria. O, meglio, alla loro <em>performance<\/em>, come vuole la neolingua di orwelliana memoria, il <em>latinorum<\/em> della rivoluzione industriale, dell\u2019imperialismo e dell\u2019informatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per non parlare del termine <em>resilienza<\/em> che, sulla bocca dei nostri lumi, ha recentemente conosciuto un riscatto a dir poco singolare: da termine che esprime la resistenza all\u2019urto dei materiali, l\u2019uomo del XXI secolo ha elevato il suo significato ad un rango ben pi\u00f9 nobile, dall\u2019alto del quale pu\u00f2 ora esprimere la resistenza dell\u2019uomo a quelle forme di usura, note come <em>stress<\/em> e <em>alienazione<\/em>, in buona parte riconducibili proprio alla nostra frequentazione sempre pi\u00f9 assidua del \u00abregno meccanico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se al telefono una voce registrata ci informa che \u00abtutti gli <em>operatori<\/em> sono momentaneamente occupati\u00bb, non dovremmo domandarci perch\u00e9 mai delle <em>persone<\/em> vengano qualificate come <em>operatori<\/em>? Se non lo facciamo, se la cosa ci pare del tutto naturale, se non ci vediamo nient\u2019altro che un mero costume lessicale, abbiamo le carte in regola: siamo a tutti gli effetti uomini dell\u2019et\u00e0 delle macchine. Quando l\u2019ufficio del <em>personale<\/em> diventa l\u2019ufficio delle <em>risorse umane<\/em>, non dovrebbe assalirci il dubbio atroce che l\u2019uomo non sia pi\u00f9 il fine, ma una <em>materia prima<\/em> \u2013 se non un <em>mero<\/em> <em>mezzo<\/em> \u2013 per ottenerlo? Se non rimaniamo perplessi a fronte di queste tendenze linguistiche, e all\u2019indirizzo logico che sottendono, non \u00e8 forse perch\u00e9 la convivenza con le macchine ha profondamente cambiato la nostra percezione di noi stessi e dei nostri simili? A ben vedere, la cosa non pu\u00f2 destare alcuna meraviglia. Sulla scorta del motto \u00abdimmi chi frequenti e ti dir\u00f2 chi sei\u00bb, o del detto \u00aba stare con i lupi si impara ad ululare\u00bb, solo un ingenuo potrebbe pensare che due secoli di convivenza con le macchine non ci abbiano cambiati nel profondo: la nostra capacit\u00e0 di adattamento \u00e8 formidabile, nel bene e nel male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La proliferazione incontrollabile dei protocolli, delle procedure, dei programmi, delle istruzioni, delle griglie, dei descrittori, degli indicatori, di tutti quei controlli che serrano i ranghi e restringono gli umani orizzonti, sono altrettanti segnali che stiamo progressivamente assimilando le macchine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La metamorfosi in atto si lascia avvertire non solo nella crescente meccanizzazione del nostro linguaggio, del nostro pensiero e delle nostre relazioni, ma anche nei <em>valori<\/em> \u2013 o <em>coefficienti sociali<\/em> \u2013 che abbiamo adottato. Quale \u00e8 il <em>valore<\/em> che viene riconosciuto all\u2019uomo nell\u2019et\u00e0 delle macchine? \u00a0Non \u00e8 forse la <em>produttivit\u00e0<\/em>? E che cos\u2019\u00e8 la produttivit\u00e0 se non la prerogativa assoluta delle macchine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando il <em>premio produttivit\u00e0<\/em> \u00e8 un riconoscimento professionale che a stretto giro diventa <em>sociale<\/em>, quando l\u2019uomo comincia a <em>misurare<\/em> lo spessore e la statura dei propri simili sulla base di parametri squisitamente meccanici, l\u2019et\u00e0 delle macchine non evoca alcuno scenario distopico: \u00e8 il nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per cogliere appieno la portata della <em>mutazione antropologica<\/em> in corso occorre tuttavia rilevare che, per quanto meccanizzati, il linguaggio, il pensiero, le relazioni e i valori rimangono (almeno per ora) dei tratti genuinamente <em>umani<\/em>. L\u2019assimilazione dall\u2019uomo alla macchina si perfeziona nella misura in cui il primo fa proprio il carattere pi\u00f9 peculiare della seconda. Secondo Douglas R. Hofstadter, \u00ab\u00e8 una propriet\u00e0 inerente all\u2019intelligenza quella di saper uscire dal compito che sta svolgendo per osservare ci\u00f2 che ha fatto. [\u2026] Fino a che punto si \u00e8 insegnato ai calcolatori a uscire dal sistema? [\u2026] Se si pensa a \u201cil sistema\u201d come a \u201cqualunque cosa il calcolatore debba fare in base al programma\u201d, allora non c\u2019\u00e8 dubbio che il calcolatore non mostra la bench\u00e9 minima capacit\u00e0 di uscire dal sistema\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 del tutto evidente che l\u2019uomo del XXI secolo sta rapidamente perdendo la capacit\u00e0 di \u00abuscire dal compito che sta svolgendo per osservare ci\u00f2 che ha fatto\u00bb, che \u00abnon mostra la bench\u00e9 minima capacit\u00e0 di uscire dal sistema\u00bb, anche se i dati disponibili indicano chiaramente che dovrebbe farlo, e in fretta. La mega-macchina che ha messo in moto corre come il Titanic verso un iceberg avvistato da tempo, ma il suo timone \u00e8 troppo piccolo se commisurato alla stazza iperbolica e alla velocit\u00e0 del bastimento, e i musicanti sul ponte continuano ad intrattenerci. Dal canto suo la politica, che ha perso la visione angolare e ridotto l\u2019orizzonte temporale della decisione, non pu\u00f2 correre ai ripari: in queste condizioni non le resta che navigare a vista tra le secche dell\u2019opinione pubblica e gli scogli dei mercati finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abForse questo ti sembrer\u00e0 strano, ma la ragione ti ha un po\u2019 preso la mano, ed ora sei quasi convinto che non pu\u00f2 esistere un\u2019isola che non c\u2019\u00e8\u00bb cantava Edoardo Bennato: l\u2019esistente esaurisce il possibile. Qualcuno sosteneva che le utopie sono come le stelle per i naviganti: nessuno pensa di raggiungerle, ma indicano la direzione, permettono di mantenere la rotta. La progressiva scomparsa delle utopie \u00e8 forse il sintomo pi\u00f9 evidente di una convivenza uomo-macchina che sta smorzando il <em>fattore umano<\/em>. Non \u00e8 necessario convocare Don Chisciotte, n\u00e9 \u00e8 il caso di appiccare improbabili focolai neo-luddisti. Potrebbe essere pi\u00f9 utile, prima che le macchine ci riducano ad un branco di androidi neoprimitivi, prendere qualche distanza e guardarsi un po\u2019 le spalle. Tanto per essere concreti, potremmo cominciare col risparmiarci la prossima diavoleria che il \u00abprogresso del regno meccanico\u00bb metter\u00e0 in vetrina. Potremmo cominciare col dire \u00abNo grazie, pu\u00f2 bastare cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Zi-Gong, dopo essersi recato nel principato di Chu, tornava verso quello di Jin. Passando a sud del fiume Han, vide un vecchio intento a lavorare il suo orto.\u00a0Quell\u2019uomo scendeva lungo un tunnel fino al pozzo, ne usciva con la giara colma d\u2019acqua e la vuotava nel canaletto delle sue aiuole. Lavoro faticoso e di scarso risultato. Zi-Gong gli disse: \u201cSe aveste una macchina che riuscisse a irrigare cento aiuole al giorno, non\u00a0vorreste\u00a0servirvene?\u201d\u00a0\u201cCome \u00e8 fatta?\u201d chiese il giardiniere levando lo sguardo su Zi-Gong. \u201c\u00c8 una macchina di legno cavo, pesante dietro e leggera davanti, con la quale si tira l\u2019acqua come si potrebbe fare con la mano, ma cos\u00ec velocemente che l\u2019acqua trabocca ribollendo dal secchio: questa macchina si chiama pozzo a bilanciere\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il giardiniere si adir\u00f2, cambi\u00f2 colore e con scherno disse: \u201cHo imparato questo dal mio maestro: chi si serve di macchine, usa dei meccanismi e il suo spirito si meccanizza.\u00a0Chi ha lo spirito meccanizzato non possiede pi\u00f9 la purezza dell\u2019innocenza e perde la pace dell\u2019anima. Non ignoro i pregi di questa macchina, ma avrei vergogna a servirmene\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Zhuang Zhou,\u00a0<em>Zhuang-Zi<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/02\/14\/leta-delle-macchine\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/02\/14\/leta-delle-macchine\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Francesco Prandel) Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavit\u00f9 rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l\u2019intera vita, dalla culla alla morte, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non \u00e8 evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi? 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