{"id":62910,"date":"2021-02-25T10:00:59","date_gmt":"2021-02-25T09:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62910"},"modified":"2021-02-24T16:45:44","modified_gmt":"2021-02-24T15:45:44","slug":"repubblica-democratica-del-congo-magnifica-torta-da-spartire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62910","title":{"rendered":"Repubblica democratica del Congo: &#8220;magnifica torta da spartire&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DIFESA ONLINE (Julian Carax)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-62911\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/240221-RDC0-300x156.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"156\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/240221-RDC0-300x156.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/240221-RDC0.jpg 580w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I tragici eventi avvenuti nella Repubblica Democratica del Congo sono ormai noti: l\u2019omicidio dell\u2019ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci campeggiano ovunque sulle prime pagine dei giornali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le domande sono molte, e nel tempo continueranno ad esserlo: chi ha qualificato il percorso come sicuro, chi ha gestito l\u2019organizzazione dello spostamento, chi ha ritenuto di poter effettuare questo tipo di attivit\u00e0 che non poteva essere ritenuta esente da rischi, visto che l\u2019Ambasciata stava comunque tentando di approvvigionare mezzi blindati di cui non dispone ancora, quali sono stati moventi e mandanti dell\u2019assalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;attacco al convoglio del WFP, a bordo del quale viaggiavano Attanasio e Iacovacci, \u00e8 avvenuto a nord di Goma, capoluogo della provincia orientale del Nord Kivu, provincia tormentata da violenze endemiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un primo elemento posto in risalto \u00e8 che, di questo quadrante e delle sue vicissitudini, non si hanno particolari nozioni. E questa, per un Paese che per dimensione politica ambisce a porsi tra i primi posti al mondo, \u00e8 una colpa. Imperdonabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La RDC non \u00e8 nuova a questo menage: tra il 1994 e il 2003 \u00e8 stata il teatro di un conflitto che, per portata, partecipazione \u2013 9 Paesi \u2013 e brutalit\u00e0, \u00e8 stato ribattezzato come Prima Guerra mondiale Africana, e che ha determinato circa 5 milioni di vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ufficialit\u00e0 formale conferita alla fine del conflitto non ha tuttavia posto fine ai massacri ed agli stupri di guerra del Kivu, tanto che milizie e gruppi ribelli continuano ad imperversare ad est malgrado nell\u2019area sia presente, una delle pi\u00f9 consistenti missioni di peacekeeping ONU1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La regione, posta al confine con Uganda e Ruanda, offre spazio anche agli scontri tra insorti e forze armate congolesi, per uno dei pi\u00f9 banali e sanguinosi motivi di attrito: il possesso delle risorse pregiate. Il sottosuolo del Kivu \u00e8 infatti ricco di oro, cobalto, nichel, diamanti e, soprattutto, di coltan, fondamentale per la produzione di smartphone e cellulari; \u00e8 nel Kivu, infatti, che si concentra l\u201980% della produzione globale di columbite tantalite. Nell\u2019area protetta del parco nazionale del Virunga, inoltre, sono stati scoperti nuovi giacimenti petroliferi, tanto da far considerare l\u2019area di confine tra Uganda e Ruanda, come uno dei principali accumuli di risorse minerarie del pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I precari equilibri securitari del Nord Kivu contribuiscono a contestualizzare la situazione, con la Monusco, forte di 15.000 uomini con 724 osservatori provenienti da 49 nazioni diverse, ma inane di fronte all\u2019attivismo dei gruppi armati, ed con l\u2019assenza di un effettivo coinvolgimento dei principali attori politici della Regione dei Grandi Laghi, fattore che impedisce qualsiasi tipo di stabilizzazione. A questo si aggiunge la situazione degli oltre 5 milioni di sfollati, un numero tristemente superato solo dalla Siria, e dal carattere transfontaliero di una zona in cui ogni intervento potrebbe determinare la rottura del delicato equilibrio raggiunto con i paesi confinanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi anni, che avrebbero dovuto costituire la sessantesima pietra miliare dalla conquista delle indipendenze di molti Paesi dell\u2019area, si sono aperti su uno scenario inedito, sconvolto dalla pandemia, e che dovrebbe condurre a considerare quanto \u00e8 stato fatto, e quanto invece \u00e8 rimasto incompiuto in termini economici, politici, sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli elementi fondamentali sono diversi; innanzi tutto la regione subsahariana non ha raggiunto gli obiettivi auspicati, non riuscendo spesso a mantenere un avanzamento che mettesse in sincronia politica, tempo e risorse, e conservando un\u2019arretrata omogeneit\u00e0 areale ed economicamente dipendente dall\u2019estero, che ha visto effimere evoluzioni iniziali e marcate regressioni successive, eccezion fatta, ma non brillantemente, per gli anni compresi tra il 1995 ed il 2014. I Grandi Laghi, quindi, sono una regione fondamentale dell\u2019Africa di Mezzo, dove si intersecano progetti geopolitici continentali ed internazionali, con l\u2019insorgere della contesa per le materie prime sempre pi\u00f9 alla portata del Dragone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla RDC si svolge la linea rossa che marca gli equilibri che dall\u2019area dei Grandi Laghi spazia dal Corno d\u2019Africa sull\u2019Oceano Indiano, fino ad affacciarsi sull\u2019Atlantico; un punto di raccordo nella lotta al terrorismo tra Somalia, Eritrea, Etiopia attraverso il Sudan, e con le riserve strategiche di petrolio del Golfo del Benin e del Golfo di Guinea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dominare il Congo significa controllare i giacimenti del Cabinda, della Guinea Equatoriale e del Congo-Brazzaville. Frantz Fanon2, immaginando l\u2019Africa come una pistola, fu certo che il grilletto si trovasse nel Congo: una visione avvalorata dalle vicende riguardanti la splendente ascesa ed il tragico, rapidissimo declino di Lumumba, tradito dall\u2019amico Mobutu, dalla secessione del ricco Katanga appoggiato dall\u2019Unione Miniere belga; dal fallimento della missione ONU che port\u00f2 alla morte dell\u2019allora Segretario Generale Dag Hammarskj\u00f6ld; dall\u2019eccidio di Kindu; dall\u2019insediamento voluto da americani e belgi di Mobutu come garante degli interessi occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di Patrice Lumumba rimane il pensiero di un campione dell\u2019indipendenza africana, di Mobutu una dittatura sanguinosa che permette l\u2019accesso dei profughi ruandesi e la presa del potere di Laurent Kabila; a lui succede il figlio Joseph, che dilaziona le elezioni, coopta le opposizioni, e gode dell\u2019appoggio di Francia e Belgio, di volta in volta messi intelligentemente a confronto, degli USA, grazie anche alla politica di Trump che non inasprisce i controlli sui cosiddetti minerali insanguinati, e della Cina, che lascia mano libera alle sue imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli equilibri imposti dal post Guerra Fredda, hanno fatto s\u00ec che i Grandi Laghi Africani costituissero un punto di scontro delle varie istanze continentali; un attrito accelerato dal genocidio ruandese, che oscura l\u2019opera anti apartheid di Mandela, e dalla conseguente Guerra Africana del 98, un confronto razionalmente inspiegabile alla luce delle potenzialit\u00e0, dell\u2019importanza e della ricchezza di un Paese determinante per l\u2019estrazione di uranio, un Paese che avrebbe dovuto essere un punto di ricomposizione geopolitica da preservare nell\u2019interesse di molti, potenti ed interessati attori internazionali. In tempi diversi, il Cuore di Tenebra di Joseph Conrad porta il pur rude Kurtz, dopo che ha visto quel che accade nella foresta pluviale del Congo, a mormorare &#8220;l\u2019orrore! L\u2019orrore!&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La terra del Congo \u00e8 forse ancora intrisa del sangue versato da Leopoldo II del Belgio, che riusc\u00ec ad impossessarsi di un territorio quasi 80 volte pi\u00f9 grande del suo regno, grazie ad un\u2019abile e fraudolento battage filantropico volto ad aggiudicarsi il controllo delle ricchezze congolesi, in primis quelle derivanti dalla raccolta del caucci\u00f9. Un regime fondato sul terrore, di cui Leopoldo II tent\u00f2 di cancellare memoria distruggendo i propri archivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Geograficamente il Congo \u00e8 immenso, grande quanto l\u2019Europa Occidentale, ma ancora poco e mal collegato, dove il mezzo radiofonico fa da padrone mediatico; tra est, ovest e centro sussistono forti differenze, anche sociali e linguistiche; all\u2019est rimane irrisolta la questione hutu \u2013 tutsi, un continuo generatore di violenza. Di fatto un Paese in cui \u00e8 certificato un vuoto di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La legittimita\u0300 statuale e\u0300 minata dall\u2019interno, ed attaccata dall\u2019esterno, visto che alcune regioni spingono per una secessione di fatto. Molte le organizzazioni combattenti: le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FdlR), movimento etnico hutu con esigue disponibilit\u00e0 finanziarie; le Allied democratic forces, che dopo alcuni anni di crisi seguiti all\u2019arresto del leader Mukulu, oggi si proclamano islamiste, ma la cui aderenza ai precetti coranici \u00e8 piuttosto dubbia, e che vengono utilizzate da Kinshasa per ottenere aiuti per la lotta alla Jihad; le milizie di autodifesa chiamate Mai-Mai, attive per lo sfruttamento delle risorse congolesi. In questo contesto trovano spazio anche gli interessi del libanese Hezbollah, grazie ad una rete di alleanze sostenute dall\u2019Iran, in particolare durante la gestione Ahmadi-Nejad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte queste organizzazioni, pur cercando di impadronirsi di giacimenti e foreste, si autofinanziano con i rapimenti sia di maggiorenti locali sia di stranieri, e mal tollerano la presenza dei caschi blu ONU, testimoni del contrabbando delle ricchezze del Kivu, peraltro flagellato dall\u2019ebola, con i Paesi confinanti; il Ruanda risulta essere ai primi posti nella produzione di coltan anche se ufficialmente \u00e8 privo di miniere; da notare che nella capitale ruandese Kigali hanno sede le direzioni di diverse, soprattutto belghe e americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 senz\u2019altro dire che nella RDC \u00e8 presente una nascente geoeconomia collegata agli investimenti infrastrutturali, tenuto conto che i progetti rivestono una funzione geopolitica, senza contare i nascenti interessi dell\u2019ENI, colonna portante della politica estera italiana, che da Brazzaville sta gi\u00e0 guardando alla nuova leadership della RDC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia potr\u00e0 anche apparire come un attore di relativa minor caratura, ma \u00e8 da considerarsi partecipe della vicenda della RDC: una magnifica torta da spartire, citando le parole Leopoldo II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/repubblica-democratica-del-congo-magnifica-torta-da-spartire\">https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/repubblica-democratica-del-congo-magnifica-torta-da-spartire<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DIFESA ONLINE (Julian Carax) I tragici eventi avvenuti nella Repubblica Democratica del Congo sono ormai noti: l\u2019omicidio dell\u2019ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci campeggiano ovunque sulle prime pagine dei giornali. 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