{"id":62958,"date":"2021-02-26T08:30:35","date_gmt":"2021-02-26T07:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62958"},"modified":"2021-02-25T22:15:18","modified_gmt":"2021-02-25T21:15:18","slug":"recovery-troppi-italiani-senza-voce-dopo-draghi-serve-un-pensiero-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62958","title":{"rendered":"Recovery: troppi italiani senza voce, dopo Draghi serve un pensiero politico"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di: Striscia Rossa (Di Rosa Fioravante)<\/strong><\/p>\n<p>La nascita del Governo Draghi ha riportato in auge dibattiti dal sapore antico: europeismi e anti-europeismi, stimoli pubblici keynesiani o distruzioni creatrici schumpeteriane, nomine tecniche e nomine politiche. Dibattiti sepolti sotto la mole di provvedimenti per fronteggiare l\u2019epidemia che nell\u2019ultimo anno hanno caratterizzato la discussione politica e quella dell\u2019opinione pubblica, che oggi tornano a galla prendendo il sopravvento anche sulla vicenda del piano vaccinale, del numero dei morti, del diffondersi delle varianti.<\/p>\n<p>Sotto la coltre di \u201csiamo tutti sulla stessa barca\u201d e dei ristori, infatti, un anno \u00e8 passato nella convinzione che esistesse un destino \u201citaliano\u201d nella mondiale questione Covid e che il sistema sanitario nazionale e il sistema produttivo potessero reggere l\u2019urto della pandemia o affondare insieme. La sfida della scrittura e gestione del piano da presentare all\u2019Europa per il Recovery Fund ha invece cambiato radicalmente i termini del dibattito: a chi sono destinati gli aiuti? Chi sar\u00e0 salvato e chi sommerso? Chi peggiorer\u00e0 strutturalmente la propria condizione e chi la migliorer\u00e0?<\/p>\n<h3>\u201cNoi\u201d contro \u201cgli altri\u201d<\/h3>\n<p>Ecco che la presunta unit\u00e0 italiana viene sostituita da una lotta senza quartiere, dai \u201cnoi\u201d contro \u201cgli altri\u201d. Una crisi di Governo aperta al solo scopo di cambiare le maggioranze che si sarebbero spartite i fondi europei ha evidenziato come in questa partita tutti i grandi interessi stiano muovendo le proprie squadre al fine di ricavare una fetta di torta maggiore possibile, anche ovviamente a scapito degli altri.<\/p>\n<p>Il Governo Draghi \u00e8 divenuto cos\u00ec non un governo di progetto (o \u201ca progetto), di ideazione dell\u2019Italia futura tramite un patto tra forze politiche distinte ed eterogenee, bens\u00ec una fotografia dell\u2019esistente e degli interessi gi\u00e0 rappresentati. Le categorie che gi\u00e0 dopo le elezioni del 2018 esprimevano deputati, senatori, forze politiche a salvaguardia dei propri interessi hanno accresciuto la loro rappresentativit\u00e0, le altre continuano ad essere escluse.<\/p>\n<h3>Chi \u00e8 dentro e chi \u00e8 fuori<\/h3>\n<p>Cos\u00ec, da una parte (dentro) troviamo il mondo dell\u2019imprenditoria che chiede sussidi ma chiede altres\u00ec che siano annullati i sostegni al reddito e di contrasto alla povert\u00e0 per lavoratori e disoccupati, dall\u2019altra (fuori) troviamo finte partite iva, freelance, precari, lavoratori a nero che da un anno sono pressoch\u00e9 esclusi dagli aiuti o che ne ricevono abbastanza da sopravvivere ma non da progettare una sostenibilit\u00e0 futura per s\u00e9, per la propria attivit\u00e0, per la propria famiglia; cos\u00ec, da una parte (dentro) troviamo i protagonisti dei ristori, gestori di pub, discoteche, locali, strutture turistiche ecc. e dall\u2019altra (fuori) professionisti dei beni culturali e dello spettacolo, artisti, costumisti, tecnici del suono ecc. che non avendo gi\u00e0 prima contratti dignitosi sono oggi privi di sostegni e avvenire; cos\u00ec, da una parte (dentro) si trovano i manager che vorrebbero indirizzare i fondi per l\u2019innovazione verso le aziende in direzione della privatizzazione della ricerca, dall\u2019altra (fuori) si trovano i dottorandi e ricercatori degli atenei pubblici, da un anno spesso non in condizione di lavorare, ai quali non viene concessa alcuna proroga di borse e assegni, abbandonati all\u2019incertezza pi\u00f9 totale sul futuro e ad una miriade di impedimenti per portare a termine i propri progetti nel quotidiano; cos\u00ec, da una parte (dentro) si trovano gli interessi economici del Nord, dall\u2019altra (fuori) le aree interne e il Sud, dove le conseguenze in termini di aumento di povert\u00e0 e diseguaglianza del virus si fanno sentire pi\u00f9 forti e, specularmente, sono pi\u00f9 ignorati.<\/p>\n<h3>La diseguaglianza di potere<\/h3>\n<p>Questa istantanea cos\u00ec desolante per i giovani, per i precari, per chi vive nel mondo della cultura, dell\u2019arte, dello spettacolo, della musica, del sapere umanistico, della ricerca, ma anche per chi allo sblocco dei licenziamenti andr\u00e0 incontro alla fine di un rapporto di lavoro nell\u2019impossibilit\u00e0 di ricollocarsi, per milioni di persone nel Paese, insomma, l\u2019esecutivo Draghi \u00e8 semplicemente una riconferma della loro inesistenza politica.<\/p>\n<p>Non certo per \u201ccolpa\u201d di Draghi: certo vi \u00e8 molta differenza se egli seguir\u00e0 un indirizzo di politica economica maggiormente teso all\u2019incoraggiamento della domanda interna e ad un significativo mix di investimenti pubblici e privati o no, ma l\u2019indirizzo di politica economica non basta a cambiare i rapporti di forza all\u2019interno della societ\u00e0. Quello che intendo dire \u00e8 che, come insisteva Erik Olin Wright, la lotta tra potere economico e potere politico \u00e8 importante ma esiste un tema di potere sociale altrettanto significativo. La politica economica pu\u00f2 intervenire sulle diseguaglianze di ricchezza e in larga parte di reddito ma lascia ancora scalfita la diseguaglianza di potere, che \u00e8 la fonte della mancanza oggi di rappresentanza della maggioranza degli italiani e delle italiane che per vivere devono lavorare e che vivono di stipendi troppo bassi rispetto agli affitti e al costo della vita.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che incide sull\u2019organizzazione del potere sociale \u00e8 la capacit\u00e0 di sindacalizzazione, di costruzione di legami di solidariet\u00e0 e orizzonti di lotta comune in quei mondi \u2013 atomizzati e frammentati \u2013 che oggi non sono organizzati. Ci\u00f2 che incide sono le prassi di democratizzazione dell\u2019economia: non solo welfare state, non solo investimenti in scuola, universit\u00e0 e ricerca pubbliche ma anche una nuova concezione dei rapporti di produzione che renda i lavoratori protagonisti dell\u2019impresa, che crei spazi affinch\u00e9 questi possano decidere come cosa e per chi produrre.<\/p>\n<p>L\u2019Italia che, dall\u2019inizio della pandemia particolarmente ma gi\u00e0 prima, costruisce reti di mutualismo e che organizza le lotte sul posto di lavoro, semplicemente oggi non dispone di una voce in Parlamento. Non lo fa l\u2019Italia che vorrebbe organizzarsi ma non sa come farlo perch\u00e9 il proprio datore di lavoro \u00e8 un algoritmo o un pulviscolo di committenti che la rendono finto-autonoma ma de facto dipendente senza le tutele dei dipendenti contrattualizzati.<\/p>\n<h3>Un pensiero politico che non c\u2019\u00e8<\/h3>\n<p>Non esiste ad oggi un pensiero politico solidamente fondato sull\u2019idea che il mercato sia un\u2019istituzione sociale e non una sorta di dittatura senza volto, sull\u2019idea che il tessuto produttivo debba essere considerato una rete di attori sociali e non solo economici e dunque dipendere dalle comunit\u00e0 locali e dai lavoratori e non solo dai capitali di rischio che vi si allocano, un pensiero politico che progetti la riconversione ecologica e la messa in sicurezza del territorio insieme ad un discorso sulla qualit\u00e0 della vita che consenta di fermare l\u2019emorragia di forze e talenti da sud a nord, dalle aree interne alle citt\u00e0, dalle citt\u00e0 all\u2019estero.<\/p>\n<p>Se venga prima l\u2019uovo o la gallina, cio\u00e8 se la mancanza di pensiero politico derivi dalla mancanza di organizzazione sociale o viceversa, \u00e8 difficile a dirsi ma, come nel noto adagio, il fuoco si fa con la lega che si ha.<\/p>\n<p>Dunque, per chiunque abbia a cuore un modello di societ\u00e0 fondato sull\u2019articolo 3 della Costituzione, \u00e8 tempo di concentrarsi sui nodi strategici del potere sociale. Un compito reso solo pi\u00f9 arduo dal non disporre di voci istituzionali che cerchino di dirottare i fondi europei sulle realt\u00e0 che sono realmente in difficolt\u00e0 e, soprattutto, sulle realt\u00e0 che pi\u00f9 potrebbero contribuire allo sviluppo culturale, intellettuale e materiale del Paese se fossero sostenute.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, per fare una valutazione di quali queste siano, servirebbe un\u2019attrezzatura umanistica di cui quasi nessun esponente del Governo dispone e di cui anche nel Paese si cerca continuamente di far smarrire le tracce: la capacit\u00e0 di valutare \u00e8 infatti una capacit\u00e0 che prevede un apparato concettuale antropologico, sociologico, teorico di cui \u201ci tecnici\u201d sono sprovvisti e a cui le forze politiche sembrano impermeabili, schiacciate su visioni di brevissimo periodo e di tattica spiccia. Serve un\u2019attrezzatura umanistica anche per interpretare il mandato europeo della transizione ecologica, perch\u00e9 essa ha a che fare con questioni di carattere filosofico etico e di sociologia culturale almeno quanto ha a che fare con il sapere ingegneristico.<\/p>\n<h3>La necessit\u00e0 di nuove regole<\/h3>\n<p>Per fortuna, i limiti del Parlamento non sono i limiti della societ\u00e0. Non \u00e8 oggi impossibile che dalle comunit\u00e0, dai lavoratori organizzati, dalle reti di solidariet\u00e0 e dai lavoratori della conoscenza venga una spinta all\u2019utilizzo della crisi come opportunit\u00e0 per i molti per costruire nuove regole, invece che come alibi per i pochi nel continuare l\u2019accentramento di potere e ricchezze. In questo senso, \u00e8 tempo che ciascuno si chieda, dal proprio schermo, dal proprio lockdown, dalla propria quarantena, come dare il proprio contributo. Ricordando quello che Lelio Basso suggeriva gi\u00e0 molto tempo fa:<\/p>\n<p>\u201cD\u2019accordo, l\u2019Italia \u00e8 un Paese dove cambiare le cose \u00e8 molto difficile, dove c\u2019\u00e8 una tendenza indomita al pasticcio, dove non c\u2019\u00e8 un retroterra culturale, dove tutto sembra incrostato d\u2019un indifferentismo impenetrabile. D\u2019accordo. E io devo ammettere di non essere riuscito a realizzare neanche una piccola parte degli scopi che m\u2019ero prefissi, delle aspirazioni che avevo da giovane militante socialista. Su tutto questo d\u2019accordo. Ma guai se un uomo di sinistra si rassegna. E poi non \u00e8 vero che in Italia non cambia nulla. [\u2026] A sinistra bisogna battersi senza stancarsi, vigilare e battersi ininterrottamente. Anche se si sa che a uno sforzo cento corrisponder\u00e0 un risultato dieci o cinque o magari uno. Molti anni fa fui colpito da un motto di Guglielmo il Taciturno, che m\u2019\u00e8 rimasto impresso per tutta la vita e che in una certa misura ho cercato di fare mio: \u201cNon occorre sperare per intraprendere, non occorre riuscire per perseverare\u201d.\u201d (Lelio Basso,<em> La mia utopia<\/em>, \u00abPanorama\u00bb, 16 mar. 1972, n. 308, pp. 68-76.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.strisciarossa.it\/recovery-troppi-italiani-senza-voce\/\">https:\/\/www.strisciarossa.it\/recovery-troppi-italiani-senza-voce\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di: Striscia Rossa (Di Rosa Fioravante) La nascita del Governo Draghi ha riportato in auge dibattiti dal sapore antico: europeismi e anti-europeismi, stimoli pubblici keynesiani o distruzioni creatrici schumpeteriane, nomine tecniche e nomine politiche. 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