{"id":62963,"date":"2021-02-26T10:30:44","date_gmt":"2021-02-26T09:30:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62963"},"modified":"2021-02-26T00:13:58","modified_gmt":"2021-02-25T23:13:58","slug":"industria-tedesca-un-modello-al-tramonto-lanalisi-di-giacche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=62963","title":{"rendered":"Industria tedesca: un modello al tramonto? L\u2019analisi di Giacch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">-\u201cLa crisi del modello tedesco\u201d \u00e8 il titolo del saggio dell\u2019analista Vladimiro Giacch\u00e9 pubblicato sulla rivista di geopolitica Limes. Una sintesi a cura di <strong>Maria Scopece<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Germania \u00e8 prima della classe tra la economie europee, e viene celebrata dai media italiani come un paese modello nella gestione dell\u2019epidemia da Covid-19. La realt\u00e0, per\u00f2, \u00e8 un po\u2019 diversa da come viene raccontata. Lo spiega l\u2019analista e manager nel settore bancario Vladimiro Giacch\u00e9 nel suo saggio, dal titolo che non ammette equivoci: \u201cLa crisi del modello tedesco\u201d pubblicato dalla rivista di geopolitca Limes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il motore d\u2019Europa in affanno anche prima della crisi pandemica<br \/>\nL\u2019analisi di Giacch\u00e9 \u2013 che da tempo segue e analizza tra l\u2019altro l\u2019economia tedesca \u2013 parte dalla considerazione che gi\u00e0 prima della crisi epidemica la Germania era in ottima salute. \u201cA partire dal 2016 il surplus tedesco di conto corrente in percentuale del pil \u00e8 andato gradualmente riducendosi con un impatto negativo sulla crescita- scrive Giacch\u00e9 -. Alla perdita di slancio nella relazione con l\u2019estero, che \u00e8 rimasta comunque positiva, si sono aggiunti diversi problemi quali le difficolt\u00e0 del comparto automobilistico o l\u2019andamento tutt\u2019altro che brillante del settore bancario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dinamica degli investimenti: un problema per il prossimo decennio<br \/>\nQuesta situazione difficile non \u00e8 stata bilanciata dalla politica fiscale viceversa tra 2016 e 2019 lo Stato tedesco ha registrato un surplus di bilancio, lo stato tedesco, quindi, ha preso dall\u2019economia pi\u00f9 di quanto abbia dato, fatto che ha determinato una crescita limitata al +0,6%.La difficolt\u00e0 nel sostenere la domanda interna ha due effetti, uno di breve e uno di lungo periodo. Prima di tutto la dinamica degli investimenti \u00e8 rallentata nel 2018 per poi mostrare una variazione negativa nel 2019 il che ha contribuito a determinare un generale invecchiamento delle infrastrutture del paese. Nel lungo periodo, guardando ai prossimi 10 anni, ne viene danneggiato il potenziale di crescita dell\u2019economia tedesca nel prossimo futuro. Scrive l\u2019analista su Limes: \u201cMarcel Fratzscher, presidente del DIW, uno dei principali istituti di ricerca tedeschi, valutava in oltre il 40% del pil il valore cumulato dal 1999 al 2011 del gap di investimenti della Germania rispetto alla media dell\u2019Eurozona\u201d. Riassumendo sono tre gli indizi che fanno temere per la crescita dell\u2019economia tedesca: politica fiscale non anticiclica e restrittiva, investimenti insufficienti e stretto legame tra crescita e andamento del commercio globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La produzione delle macchine: la difficolt\u00e0 a innovare e la concorrenza straniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019ultimo punto impatta inevitabilmente su uno dei cavalli trainanti dell\u2019economia tedesca: la produzione di macchine e automobili. Il primo compratore di macchine tedesche per la produzione \u00e8 la Cina, la quale ha sviluppato la tecnologia per poterle realizzare autonomamente ed esportarle verso altri paesi. Nel secondo caso la condizione di dominanza soprattutto nel settore delle auto diesel ha stimolato poco la molla dell\u2019innovazione rispetto alle nuove abitudini di mobilit\u00e0 e alle diverse fonti di alimentazione. Se a questo si aggiunge la guerra dei dazi dell\u2019amministrazione Trump si assiste a un calo del settore del 19% rispetto ad appena tre anni prima. Nel 2020 si \u00e8 avuto un ulteriore calo del 21% rispetto al 2019. \u201cOggi l\u2019automotive, che da solo rappresenta un quinto dell\u2019intero valore aggiunto dell\u2019economia tedesca- aggiunge Giacch\u00e9 -, si trova esposto a due importanti sfide: il passaggio all\u2019elettrico e la digitalizzazione. Verso entrambi i riguardi \u2013 lo ha ricordato di recente il presidente della Volkswagen, Herbert Diess \u2013 parte con molto ritardo\u201d. Le difficolt\u00e0 del settore hanno un riverbero sulle tensioni sindacali, anche nella Volkswagen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli aiuti pubblici all\u2019economia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La soluzione dei problemi del comparto automobilistico passano attraverso gli aiuti pubblici. Lo scorso novembre il governo tedesco ha messo a disposizione del settore 5 miliardi di euro di contributi a fondo perduto per superare la crisi congiunturale legata all\u2019epidemia da Covid-19. Tuttavia, come evidenzia Giacch\u00e9, le turbolenze di questo settore solo in parte hanno a che fare con l\u2019emergenza in corso, e alla luce di questo, essi sarebbero illegittimi in base alla normativa Ue sugli aiuti di Stato. Tuttavia non risulta alcuna istruttoria in corso al riguardo. Ai fondi governativi si uniranno quelli europei di Next Generation EU, tuttavia potrebbero non bastare condurre con successo la transizione elettrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Industria metallurgica: un cavallo azzoppato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro settore in cui la crisi da Covid-19 ha soltanto aggravato dinamiche esistenti \u00e8 quello dell\u2019acciaio. L\u2019analista su Limes riporta che la Thyssen-Krupp ha perso 5,5 miliardi di euro nel periodo dal settembre 2019 al settembre 2020, la perdita pi\u00f9 ingente nella storia della societ\u00e0. La scorsa estate la Thyssen-Krupp ha venduto, con utile, il ramo d\u2019azienda che fabbrica ascensori. Ora sta provando a dismettere anche il ramo che produce acciaio, l\u2019aspirante compratore \u00e8 Liberty Steel, la cessione per\u00f2 sarebbe invece associata a notevoli perdite. Anche dovrebbero intervenire le sovvenzioni statali del Land del Nordreno-Vestfalia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cadono i dogmi del pareggio di bilancio e il divieto di aiuti di Stato<br \/>\nInfine l\u2019analisi di Giacch\u00e9 arriva a una conclusione che \u00e8 un rovesciamento di paradigma. La necessit\u00e0 di affrontare questa crisi ha indotto la Germania ad abbandonare due dogmi imposti a se stessa e agli altri paesi dell\u2019Unione Europea nel decennio passato: il divieto di aiuti di Stato e il pareggio di bilancio. Del resto anche l\u2019uscita dalla crisi del 2008-2009 \u00e8 passata attraverso l\u2019immissione nell\u2019economia di 69 miliardi di contributi alle imprese manifatturiere, nonch\u00e9 da aiuti molto maggiori erogati alle banche tedesche. Senza precedenti \u00e8 la scala dell\u2019impegno finanziario profuso dallo Stato in un tempo cos\u00ec breve. A fine agosto 2020 lo stimolo economico, sotto svariate forme, ammontava a 1.400 miliardi di euro. L\u2019impulso fiscale diretto era pari all\u20198,3% del Pil, le dilazioni di pagamento al 7,3% e garanzie e altri interventi al 24,3%. Nello stesso periodo l\u2019impulso fiscale diretto del governo italiano era pari ad appena il 3,4% del pil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le banche: il rischio delle zombie companies<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le banche tedesche potrebbero diventare a breve il prossimo \u201ccaso\u201d made in Germany\u201d. Come gli altri paesi europei anche la Germania ha provato a riparare i danni causati dall\u2019epidemia da coronavirus attraverso misure legislative e regolamentari. \u201cLa pi\u00f9 importante \u00e8 probabilmente rappresentata dalla sospensione dell\u2019obbligo di notifica delle situazioni di insolvenza delle aziende \u2013 scrive l\u2019economista -. Quest\u2019obbligo \u00e8 stato sospeso fino al 30 settembre 2020 per tutte le imprese e poi prorogato fino a tutto gennaio per i soli soggetti il cui sovraindebitamento fosse dipendente dall\u2019epidemia\u201d. Il calo delle procedure di insolvenza \u00e8 stato ingentissimo, a ottobre siano risultate addirittura del 45,8% inferiori a quelle dello stesso mese del 2019. Il rischio maggiore per le banche \u00e8 quello di subire una vera e propria ondata di nuovi crediti problematici non appena verr\u00e0 rimosso il tappo imposto per legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/industria-tedesca-tramonto-di-un-modello-lanalisi-di-giacche\/\">https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/industria-tedesca-tramonto-di-un-modello-lanalisi-di-giacche\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO -\u201cLa crisi del modello tedesco\u201d \u00e8 il titolo del saggio dell\u2019analista Vladimiro Giacch\u00e9 pubblicato sulla rivista di geopolitica Limes. Una sintesi a cura di Maria Scopece. 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